Entra nella sala bassa una persona di statura medio bassa, occhiali, capelli abbastanza corti, neri. L’amica ci lascia soli al tavolino, con la persona si dirige  verso i microfoni, si siedono sulle sedie appoggiate alla parete. Le luci si abbassano, o meglio, ne vengono spente alcune.  La poetessa in  milanese inizia a declamare le sue poesie. Scruto la persona,  ha aperto la giacca, ha una maglia, potrebbe quasi avere il seno, poco. La sbircio, sento che mi osserva. Penso che sia una donna cui piacciono le donne, poco fortunata nell’aspetto esteriore.
"Te si vede che sei un uomo" bisbiglio al mio vicino. Ride… piano, leggono le poesie non si deve disturbare. Io le ascolto, un po’ mi perdo però, come sempre quando ascolto leggere, e come mi succedere per i testi delle canzoni, se cerco di ascoltarli attentamente, se cerco di coglierne le parole scindendole dalla musica. Lo stesso nel comprendere il dialetto milanese, la lingua milanese come l’hanno chiamata i due poeti… mi restano nel pugno le parole che stanno dicendo, e quelle prima han fatto puff. Quando si va ad una lettura, sarebbe bello anche avere il testo, per una zuccona come me.
Un po’ mi perdo anche perchè osservo la sua mano, la mano del mio vicino, e penso che non ho avuto prima tanto modo di fare questa conoscenza tattiloftalmica, tattile con gli occhi, cioè. Scelgo oftalmica invece di visiva perchè sono reduce dalla visita oculistica, il cristallino si tiene ancora.
Un po’ mi perdo anche perchè le mani ora stanno imbrigliate sotto il tavolino, la mia e la sua, e si carezzano, e penso quanto è dolce, ed incredibilmente normale questa sensazione.
Succede anche che la serata finisce, e le luci si riaccendono, e comunque stiamo vicini a parlare con gli altri, e  poi usciamo,  e  arrivati alla mia macchina sembri impossibile lasciarsi… è come una telefonata, in cui si dice ciao ci sentiamo, e poi torna in mente qualcosa da dire, e si riprende, e nessuno fa click. Ma un click alla fine deve esserci, però sorrido, mentre avvio la macchina, sorrido perchè rivedo il suo,  di sorriso, che è buono, e penso come siamo semplici, è questo che è incredibile.

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