Archivio mensile:marzo 2010

Gesù, le elezioni, dei pensieri.

Quelli che può sembrare abbiano perso, però in fondo no, un piccolo avanzamento lo vedono. In fondo fanno bene a cercarlo, questo avanzamento… devono trovare la forza di andare avanti, quante volte anch'io trovo forza ida qualche apparente inezia. E' che bisogna andare avanti, e i capi devono essere trainanti e incoraggianti. Ma anche vigili.
Ha vinto l'astensionismo. L'astensionismo è una forma di idealismo. Il mondo, le persone non sono come vorrei, allora resto inerte. L'astensionismo sarebbe la medicina per la nostra politica, solo se lo facessimo tutti. E se il risultato delle elezioni fosse 1, 1, 1… hanno votato solo i candidati, per sè, ovviamente. Ah no, che non si può scegliere il nome.
Uno che si astiene, lo fa perchè si sente un numero, il suo contributo alla società è inutile perchè non porta nessun cambiamento, perchè non si riconosce in nessun candidato, in nessuno schieramento.
Beh, gli schieramenti non sono ad personam (beh, uno così c'è) e le persone non sono tutti pregi e niente difetto (tranne uno, però)… non è che si può pretendere, insomma, un po' bisogna adeguarsi.
Ecco, i politici dovrebbero pensare a quanto uno si può adeguare, nel voto, che c'è un limite. Dovrebbero tenersi i loro filmati su you tube, e riguardarseli ogni tanto. Ricordarsi le cose che hanno detto, per non rimangiarsele, e accorgersi quando sono un po' ridicoli.
Ho cominciato con Gesù perchè guardavo al tiggì della Chiesa alle prese con la pedofilia, ed i discorsi a tavola, e la figura di Gesù, che c'entra Gesù con i preti, e la Chiesa… se uno pensa a Gesù, lo pensa che scaccia i mercanti dal tempio, che dà tutto ai poveri, tocca i lebbrosi. E pensavo che forse c'è un nesso tra il pensiero della figura di Gesù e l'immagine della cupola di San Pietro e l'astensionismo.

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Cadorna è nato in via Cadorna 18, o 20.

Non saprei dire esattamente, la lapide è proprio a metà tra i due numeri civici, per altro poco distanti tra loro. C’ è poi un’altra targa, L’Oca Giuliva, Wine Bar e Cucina, ma questo è il n.20 di sicuro, si capisce guardando dentro l’antico cortile con il portico e con le volte. Chissà se le fiabe cominciano con c’era una volta, perchè adesso le volte si usano meno, e raccontano di castelli maghi sotterranei draghi e principesse, che anche quelli non ci sono più, come una volta (appunto).
Nell’aria di questo pomeriggio ancora indeciso se darsi alla pioggia o no, senti il profumo di legna, che brucia in qualche camino. La strada è semideserta, la carreggiata di ciottoli è scomodissima,li posso contare attraverso le suole anche se non consunte, meglio stare nelle strisce di granito per i pnenumatici. Incontro solo persone anziane… che sia per questo che ho scelto questa città, senza rendermene conto?
Faccio un po’ di spesa. L’addetto al banco,  in fondo, scherza con i clienti " prima non c’era nessuno, adesso mi arrivate in dieci"e poi "Mi sa che domani piove e niente pesciolata,dovevamo andare con le barche a pulire le rive, sa che buttan giù di tutto nel lago, le carcasse di biciciletta e cose così, e dopo facciamo la pesciolata".
Alla cassa del supermarket dico che pago col Bancomat, e la cassiera mi dice "Allora dobbiamo andare di là" Un po’ perplessa la seguo nel retro negozio.
"Permesso permesso permesso" due bambinetti semisdraiati su uno skateboard in discesa in via Ruga, verso il lago, dove c’è la mostra della camelia. Ruga, perchè si dà questo nome a una via, forse un corrucciamento toponomastico? Le camelie sono fiorelloni bellissimi,
bianchi rossi rosa e screziati inondano di colore le sponde dei laghi,. Quanta gente in giro con un sacchetto di cellophane con dentro una pianticella di camelia. Io non la compro, non so dove tenerla, e poi, è fiorita per una settimana, dieci giorni, poi resta il cespuglione. Quando sfioriscono, i petali caduti a terra diventano un tappeto color ruggine.
Mi siedo sulla panchina a guardare il lago, delle bucce d’arancia galleggiano. Poche papere, un cigno. Uno svasso, anche.
Arriva in volo un altro cigno, maestoso, lento… rimaneun attimo fermo nell’aria, sospeso… abbassa le zampe nere palmate e comincia l’ammaraggio, e le zampe a contatto con l’acqua poco dignitosamente,  fanno flap flap flap flap, come in un cartone animato…ora gallegggia e si ridà un tono, sistemandosi le piume sul dorso.

Lui, lei, l'altro.

Lui è divorziato, Lei è sposata, L'Altro, è suo marito.
Lei credo fosse la segretaria di Lui.
Lei e Lui passavano lunghi periodi insieme.
Lei non si è mai separata.
Lei partecipava con Lui alle cene di Natale ed altre ricorrenze con la famiglia della ex moglie di Lui.
L'altro era al corrente, si diceva.
Lui si è ammalato gravemente, Lei gli è sempre stata vicina.
Lui è mancato, Lei appariva sciupata, accanto al feretro;  L'Altro parlava con i portantini, chiedeva spiegazioni sulla strada per il cimitero.
I presenti rivolgevano parole di condoglianza a Lei, come ha fatto anche il celebrante durante la funzione religiosa .
Al cimitero Lei era vicino alla fossa, con i parenti, L'altro sostava con alcuni nel vialetto.
Lei, immagino si sia  allontanata da lì con L'Altro.

Per anni, fino all'odierno epilogo,  ho avuto sott'occhi questa vicenda, e non ha mai cessato di stupirmi.  Non godevo però dell'intima confidenza nè di Lui nè di Lei, e non avevo mai visto L'altro prima di oggi.
Mi sono sempre chiesta perchè Lei non lasciasse L'altro, o L'altro non lasciasse Lei. Quale forma di enorme amore, o di debolezza, o di forza cementasse questo matrimonio. O perchè Lei e Lui non vivessero insieme.
Non saprei dire… sono curiosa, non scandalizzata.
Secondo mio fratello, basta essere un po' moderni: a me  questa spiegazione pare semplicistica, e a dire il vero un po' demodè.

Per sempre

Per sempre è un termine che mi spaventa, non mi dà nessun affidamento, mi riempie di  dubbi.
Mi provoca diffidenza verso i tatuaggi e tormenti angosciosi nello scegliere le piastrelle.
Oggi mi ha incuriosito, concettualmente, un articoletto apparso sul free press Metro: Google metterà on line un milione di testi conservati nelle biblioteche nazionali di Roma e Firenze, frutto di un accordo siglato con il Ministero dei Beni e Attività Culturali "la digitalizzazione delle opere consentirà di valorizzare e conservare per sempre i capolavori della letteratura dall'antichità al 1868."
Questo "per sempre"… vuol dire che si ha assoluta fiducia che questa rete impalpabile su cui si appendono lettere a formare parole, sarà eterna, indistruttibile? 
Diciamo che è una sicurezza di conservazione in più. Diciamo che non si lasceranno ditate sui libri.
Non vorrei che il Ministero poi si sentisse implicitamente autorizzato a tagliare i fondi alle biblioteche consentendo ai topi lauti pasti.
Immagino le  pagine tabagiste vergate con inchiostro, leggeri i tratti in curva, i rettilinei più marcati. Decorazioni, illustrazioni nei loro colori vivi un po' appassiti. I libri sono anche particolari da toccare, soprattutto quelli vecchi, con il titolo inciso color oro nelle copertine, delle più varie consistenze. Che poi i libri vecchi, le loro parole,  non perdono i denti, nè hanno le rughe, nè hanno bisogno di stampelle. No, qualche ruga, potrebbero avercela, per colpa della moda, si sa che anche i pensieri si possono indossare.
Non dice nulla, l'articoletto, su come si potrà accedere a queste opere.
Di sicuro, e questo è una delle comodità della rete, non si dovrà andare a Roma o Firenze apposta, che non tutti si possono permettere un viaggio.

questa mattina è partita un po' così….

"Mamy il passeggino te lo lascio vicino al portone, piegato e senza fermi, così ci metti un attimo!

Così’ disse la Princess, ed uscì, cartella a tracolla, dopo avermi catturato un ticket restaurant. Restavo sola con lo Tsunami, ovvero il Principino, che stava passando il suo aspirapolvere rosso e giallo: dimostra attitudini certo non ereditate dai genitori, il suo gioco preferito tra i regali di Natale era stato il mocio vileda formato baby che avevo trovato.

Devo dire che l’accrescitivo, per il nostro ingresso condominiale, è spropositato. Infatti il passeggino si è aperto a metà del portoncino,  incastrandosi. Mi ha aiutato un vicino che usciva – era anche suo interesse, uscire dal portone-  mentre l’altra volta che avevo portato io il nipotino al nido mi aveva aiutato ad estrarre il trabiccolo all’esterno un omino dei traslochi che era dall’altra parte del marciapiedi. Per terra c’erano tutti i gessetti con cui il fanciullino si divaga ai giardinetti. Ma quanti diminutivi si usano parlando di pargoli.

Mi sentivo oramai al sicuro sul filobus diretta in ufficio, quando arriva un sms da un numero non memorizzato "Saluti da Parigi  ", ho risposto "chi sei?".  "Sono Marco, uno dei tuoi figli".  Ah.

Il filobus è fermo, a metà strada dall’ufficio, non riparte proprio. Il conducente si alza e chiede aiuto agli uomini di buona volontà. E’ rimasto senza corrente e solo se qualcuno spinge il filobus per qualche metro riesce a rimetterlo in moto. Quelli che aspettavano il tram guardavano allibiti lo spettacolo.

il 13 marzo….

andrò a questa mostra qui:

13 Marzo, alle ore 17.00

“Galleria degliArtisti”

Via Nirone, 1 Milano

Mi piacciono un sacco i quadri di Francesca, vuoi per le loro vita, anche nelle ombre,  vuoi perchè sento nel suo pennello quello che io vado cercando con la mia macchinina fotografica. E anche se ci siamo sempre incontrate di corsa sul web. è una di quelle persone che "sento",  con le quali non servono tante, o troppe, parole.