Archivio mensile:settembre 2014

Su, più gentili!

 Stavo scendendo le scale della metrò di Brenta quando sento la voce di una bambina di circa quattro anni, dietro di me:
– Mamma, non sono gentili con me, non mi trattano bene, mamma –  drizzo le orecchie, la bambina credo fosse sudamericana, stavo per scoprire gravi ingiustizie? la soldina di cacio continua
– Mamma le cose me le possono dire gentili.
La madre si preoccupa un  po’ – Ma cosa ti dicono?
– Continuano a dirmi scrivi qui, colora lì… potrebbero essere gentili, no?

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IL LUOGO COMUNE

 Ormai è certo, sentir parlare in un certo modo di Milano mi infastidisce assai. Premessa d’obbligo, non penso che Milano sia esente da difetti, storture, insufficienze, sarebbe folle pensarlo, una tesi insostenibile.
Milano è grigia.
Oggi, per esempio, c’è un cielo azzurro limpidissimo, e non è infrequente, neanche d’inverno.  Capita di girare in bicicletta, e sentire il profumo dei gelsomini, oppure di erba tagliata. Grazie forse all’apposito reparto dei supermercati, i balconi e i davanzali si sono riempiti di piante e di fiori, procurarseli è diventato più facile, un po’ come i ravioli, che una volta erano piatto della festa, oggi sono un primo veloce e sostanzioso.
Quando rientro a casa verso sera attraversando i giardinetti, i grilli mi accompagnano per un tratto. Al Parco Sempione ci sono gli scoiattoli, e i gabbiani nel Naviglio, nelle risaie alle porte di Milano gli aironi cinerini. A Trenno c’è una fattoria dove si insegna equitazione circense, ed oltre a cavalli di ogni misura, ci sono animali di varie specie, e vendono prodotti biologici, ed ospitano scolaresche. Poi non so, quante altre cose che altri sanno, ed  io non conosco.
E Milano non è certo grigia per la mente, piena di iniziative culturali, e sportive: credo che ci sia la possibilità di fare quasi qualunque cosa  ginnica o culturale desideri fare.  Con i suoi negozi offre la possibilità di acquisto per ogni tasca, dal superlusso al tutto a un euro.
Mi è capitato di provare una sorta di risentimento un sabato pomeriggio sotto i portici di piazza del Duomo,  quando  cercando di procedere a gomitate verso un cinema, ho sentito una signora accanto a me esclamare “Ah, io a Milano non ci vivrei, meglio mille volte Garbagnate”.
Mi son ritrovata a difendere mentalmente Milano.
” E brava, però venite tutti qui, per i cinema, le mostre, i negozi e per lavorare… e l’economia gira, anche grazie a questo, non lo nego. L’altro modo di vedere le cose è: venite qui tutti, affollate, inquinate, trovate tutto quello volete, e poi dite che brutto che casino che sporco meno male che vivo da un’altra parte” .
Mi sono vista Milano come assaltata dalle cavallette, che se ne vanno lasciando desolazione e mi sono accorta di apprezzare la mia città, nella quale sono cresciuta e ho vissuto sognando anche io la casa col giardinetto, e un altro tipo di vita meno brulicante.
Un’altra cosa che ho scoperto irritarmi. è quel disprezzo della  vita impiegatizia (tanto milanese…)  che chi ha velleità intellettuali, atteggiamenti da “alterntivo” manifesta… o si sente costretto a disprezzare, guardare dall’alto in basso.  Come se una vita ripetitiva, dedita alla famiglia e al lavoro, attenta alla gestione del tempo e del denaro, per evitare disguidi e imprevisti, sia meno meritevole di rispetto della vita vissuta a “genio e sregolatezza”, i vestiti stirati meno di quelli sdruciti.
Come sempre, non vivo le cose in modo alternativo, l’aut aut, il bianco o il nero, i Beatles o i Rolling Stones, ma come coesistenti, come due modi di essere diversi, ognuno con le sue prerogative, non uno migliore e uno peggiore, spesso complementari.  E non è detto che un travet non sia più aperto di mente di un alternativo… alle volte la cocciutaggine di voler essere diverso, di cercare il diverso, ti impedisce di accorgerti, o ti induce a rinunciare, a piccole bellezze a portata di mano.
Penso a me irrequieta e scontenta…alle volte, il luogo comune è una riscoperta.

 

186 e non dimostrarli.

Cercavo qualcosa per celebrare Tolstoj, dapprima mi stavo perdendo rileggendo qua e là  Guerra e Pace, e l’incipit in francese e la tosse della Pavlovna, e l’epilogo,  e la descrizione di Bolkonskij… poi mi son detta, no, una foto, e poi la tentazione del suo motto sull’uomo indifferente alle mostruosità più mostruose (quanto è vero) e poi ne ho trovata una in cui era in posa. Lo scultore era Troubetzkoy… che a me è familiare perchè avevamo delle sue sculture, e anche un paio di quadri nella villona del nonno a Baveno (quella della mia infanzia sul lago, fino ai 12 anni)  e non ultimo lui poi ha vissuto a Suna, a un passo da Pallanza, c’è quella che era  la sua villa, e gli è dedicato un viale lunghissimo. Leggevo Tolstoj adolescente,  mi sembrava di conoscerlo e gli volevo bene,  con la sua barba così, era una specie di persona ruvida e buona, tra un nonno di Heidi e un Santa Klaus. La mia immagine… poco letteraria.

Beh, postare Tolstoj e Troubetzkoy per me ha un significato, tutto mio.

DRAGON TRAINER 2 evvabè, lo so che c’è appena stata “Venezia”

Sono andata a vedere questo film solo per far felice il nipotino… non amo molto il fantasy, e neanche la nuova generazione di cartoni animati, ovvero quelli con personaggi mostri, e storie violente, sono rimasta agli orsi Baloo e alle principesse di Disney… non che le fiabe scherzino, quanto a cattiverie di ogni tipo.
Solo, i personaggi, i colori erano più soft, armonici di tanti cartoni propinati ora e che mi attirano poco, pur non avendo nulla contro il genere, non lo trovo necessariamente riservato ai bambini.
Così, sono rimasta piacevolmente sorpresa, non solo il film mi è piaciuto, ma me lo sto portando dietro,  cioè, ancora oggi ci sto pensando su.  O la bambina che è in me, ci sta sognando su.
La sensazione come se fosse stato tutto vero, ed è evidente che no: indubbiamente mi sono sentita partecipe della vicenda e della sorte dei draghi e del villaggio vighingo di Berk.
Naturalmente nulla sapevo del film Dragon Trainer, il primo, e che i due film  sono tratti,  a regia e sceneggiatura di Daniel Des Bois,  da una trilogia di romanzi scritti da tale Cressidra Cowell, il terzo seguirà nel 2016 o 2017.
Nel primo film i Vichinghi erano in lotta con i draghi acerrimi nemici, poi tramite il figlio del capo Hiccup, che aveva fatto amicizia (in questi film non si parla di contatti FB)  con un drago della specie “furiabuia” arrivò la pace e la convivenza: anzi, i draghi diventarono i destrieri onnipotenti degli abitanti del villaggio.
In questo secondo episodio la pace viene minata dal solito cattivo che vuole impossessarsi e dominare tutti i draghi, e tra situazioni comiche, dolori e gioie, si svolge l’abituale conflitto tra il bene e il male, e naturalmente vince il bene.  Correggo, che vinca il bene sta diventando sempre meno cosa naturale.
Un film piacevolissimo da vedere, una storia ben articolata, personaggi umani dai sentimenti veri, i draghi stessi ricordano i nostri animali domestici,  il furiabuia protagonista, Sdentato, non si discosta molto dai miei due gattonibui.
Il film  manda molti messaggi – messaggi, non chissà che di originale, ma messaggi positivi, un sollievo, ogni tanto – ai ragazzini, e forse anche agli adulti che amano il genere.
Il ragazzo eroe, Hiccup,  è privo di un piede,  ha un animo grande e un grande coraggio, e compie la sua impresa.  La madre, ritrovata dopo venti anni, si scopre che è una donna che voleva la pace  ma restava inascoltata anche dall’adorato marito capo del villaggio, e trasportata lontano da una draga che le si era affezionata, ha realizzato i suoi ideali pacifici  nel nido di draghi: felice di ricongiungersi alla famiglia visto che il dialogo ora era possibile, e che quello in cui lei credeva, e propugnava inascoltata, era ora una realtà nel villaggio.
L’apparenza, la diversità, l’amicizia, e il perdono, il furiabuia soggiogato dal drago cattivo Alfa che ha questo potere sugli altri, uccide il padre al posto del giovane eroe Hiccup, e rinsavito capisce  cosa ha fatto, asuo modo chiede perdono, ma Hiccup addolorato lo respinge, e al drago amico non resta che andarsene con gli altri, comandati dal drago Alfa cattivo. Poi Hiccup capisce che Sdentato ha agito non in sè,  riesce a recuperarlo e a far pace, nonostante il dolore grosso per il padre, e insieme affrontano il drago Alfa… Sdentato, sconfiggendolo, diventa a sua volta drago Alfa, e tutti i draghi vivono felici e contenti.
Ora, qui si aspetta il terzo episodio.