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Un film in orizzontale.

Youth, la giovinezza.
Nelle Alpi Svizzere, anche le mucche al pascolo assurgono alla gloria cinematografica…tant’è che l’apatico direttore d’orchestra  sorride dirigendo il suono dei campanacci.  Perchè lui dice d’essere apatico, e poi si guarda dal di fuori,  e si chiede conferma della sua apatia.  Così apatico che non perde una sfumatura di quello che gli accade intorno, o di ciò che dovrebbe invece accadere.
Nel centro  benessere nella Alpi Svizzere gli ospiti sono un po’ di tutte le età,  certo per la maggior parte anziani, sempre meno anziani dei due bambini che li ascolti e son già vissuti e disincantati, pratici.
In questa sorta di casa di riposo per super ricchi  dialogano concisamente tra loro gli amici e consuoceri Fred e Mick, ovvero l’apatico e il sognatore,  il regista che sta scrivendo le scene del suo ultimo film, la figlia di Fred abbandonata di punto in bianco dal figlio di Mick, Jmmy attore di successo che deve immedesimarsi nella nuova parte,  la tosta musa di Mick  Brenda Morel,  gli sceneggiatori , la massaggiatrice, il medico, Sua repellenza la controfigura di Maradona,  e Miss Universo, che tenta di cogliere tutti di sopresa, esprimendo concetti probabilmente arguti.
Gli altri personaggi son tutti silenziosi, si muovono ieratici , anche la coppia che non si parla mai al tavolo del pranzo  è ieratica,  eccezion fatta per l’ululato che erompe dalla signora durante un  coito, diciamo furtivo ma spiato per caso dai nostri due protagonisti, contro il tronco di un abete nel bosco, ma state sereni, la coppia riprende subito la sua ieraticità.
E’ un film  prevalentemente orizzontale perchè molti dialoghi, pensieri, sogni  nascono in posizione supina, il musicista mentre dorme con la figlia piangente vicina, o mentre  le sue carni invecchiate vengono massaggiate con esperienza, il regista Mick con i giovani sceneggiatori pensano il finale del film sdraiati sui lettoni prima di dormire, o gli ospiti si avviano in fila silenziosa ed ordinata per sdraiarsi negli  idromassaggi.
La storia è fatta di niente,  ma come spesso capita, a Sorrentino e ad altri,  il filo esile di narrazione serve a presentare affreschi e personaggi, momenti, come si avessero in mente prima le scene, e poi si sia pensato a collegarle in modo più o meno plausibile.
Caine e Keitel stupendi nella loro familiarità, ingombrante il Maradona (sarà che è un personaggio che mi ispira disgusto, non me ne vogliano lui o i tifosi napoletani)  curiosa la figlia del musicista infatuata dallo scalatore svizzero, al quale avrei imposto “vuoi avere una storia con me? tagliati metà del materasso che hai per barba” e sì che mi piacciono barba e baffi) e dai con ‘sta cosa della piscina dove si immerge miss Universo tutta nuda, e i due vecchi amici la guardano, come una visione…questa foto in locandina, e ovunque, certo vistosa, si nota, attira, come ormai sederi perfetti e seni di tutte le forme non siano in mostra ovunque…forse è il momento top della loro vecchiezza, potrebbe avere questo significato. Banale, però, d’altra parte è un film pieno di luoghi comuni e dialoghi comuni. Comunque bello, bello per le musiche di Lang, bello per la fotografia minuziosa di Bigazzi, bello per la bravura degli attori. Un film che non ti scompone. Non è immediato trovarvi un senso, un messaggio, ma non è obbligatorio trovarlo, o riceverlo, e ci si accontenta della piacevolezza, del godimento nell’immediato, e già non è poco.

prossimi da vedere, Il racconto dei racconti, e  Taxi Teheran.

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Complicatissimo

Difficile definire fronte e retro in una casa che sembra stare di profilo.
Nella casa in Oltrepò il bagno dà sul retro, che è anche la facciata più in ombra.  Il fronte, col soggiorno, la zona pranzo, con le due porte d’ingresso e il prato  davanti,  è invece molto soleggiato, dalle dieci di mattina sino al tramonto.
Quando ci si andava a lavare le mani, capitava di trovarsi  con le mani sciacquate sgocciolanti e  mancava sempre l’asciugamano. Allora ci si arrangiava con l’accappatoio del bagno, penso lo facessimo tutti noi, tranne il capofamiglia suppongo; delle volte invece andavo sul fronte della casa, e con piglio risoluto prendevo  l’asciugamano steso al sole sullo schienale di una sedia, e lo riportavo in bagno: sapevo che era inutile, presto sarebbe tornato steso fuori.  Altre  volte, più arrendevole, andavo a prendere un altro asciugamano pulito nell’armadio, e lo sistemavo in bagno: sapevo che poco più tardi, gli asciugamani stesi fuori sarebbero stati due.
A Milano succede lo stesso, ma in un appartamento le distanze sono più brevi, l’asciugamano può essere, se è inverno, sul calorifero, se è estate nel balconcino della cucina, appeso con le mollette ai fili  per il bucato.
Però a Milano, se non trovi il cordless, e non risponde ai richiami, non è detto che sia scarico e disperso per casa,   prima di mettersi a cercarlo in ogni dove,  conviene dare un’occhiata nel freezer, può essere che sia stato riposto ivi in terapia  perchè il display a cristalli liquidi non si leggeva più bene.

domenica

Mezza pagnotta di grano duro, mezzo salame, una busta di mortadella, una banana, una mela in un sacchetto dell’Esselunga.  Le chiavi della casa là.  Il cane, il guinzaglio, si può andare. Non ho più la stessa abnegazione. Forse l’abnegazione non può essere di diversi tipi, la stessa o diversa:  o c’è o non c’è. Ecco, non c’è più l’abnegazione di un tempo, e ora non sono abnegata per niente.
Il cane quando si avvicina alla casa si agita e comincia a uggiolare, infatti, sorpassati tre ciclisti,  due curve,  ci siamo: arriveremo giusto in tempo perchè Boris, aperto il bagagliaio,  li insegua abbaiando, i poveretti pedalano in salita. Stranamente Boris questa volta non presta molto attenzione ai ciclisti, solo un abbaio veloce,  ha il suo daffare, deve segnalare tutti i confini, acciocchè il microscopico cane dei vicini sappia.
Il chiavistello del cancello è nascosto dalla rosa canina troppo cresciuta, che cerca di trattenerti per i capelli  quando passi, guardinga, l’erba è alta, altissima, e nasconde i quadratoni di sassi del sentierino.
Non è il castello della bella addormentata, non ha le torri ma un  lucernario al quale manca una tegola, e quando entri,  potrebbe essere, che la vita a un certo punto si è fermata, la piscinetta di Luca è capovolta semisgonfia sui due ombrelloni chiusi, ad asciugare, dalle vacanze di due anni fa.
Prima del crollo del tetto, e dopo il crollo.
Prima che io mi allontanassi, e dopo.
Una nuova crepa nelle piastrelle del pavimento, corre dalla porta del salotto alla finestra verso la strada, quella che il capofamiglia non vuole mai tenere aperta di giorno, neanche gli scuri, perchè “essi” vedono dentro e rubano. Fisime, sono entrati tante volte a rubare lo stesso, e la strada è una provinciale in collina, a piedi non passa praticamente mai nessuno.
Prendo i guanti, le forbici, taglio le velleità dell’alloro  di diventare albero, no, te siepe devi restare. Le rose gialle, sono bellissime, taglio quelle sfiorite, sopra un formicaio, ed in un attimo i miei piedi pullulano  aggrediti.  Il caprifoglio corre per terra sul cemento.
Il rastrello, la scopa, il forcone.
Il sole, il vento, le nuvole, qualche goccia di pioggia, il sole.
Ora, davanti è ripulito, Luca ora potrebbe giocarci, davanti, subito fuori dalla porta, e sotto il gramo nido delle tortore,  tra il glicine e la rete
Dentro casa non ci so stare, il timore che mi incuteva ormai  è diventato grande.

“Impresa semplice”

Tornare nella casa in Oltrepò oggi non è stato così spaventoso. Con le piogge  dell’anno scorso, in primavera, che proprio poco distante dalla casa del Capofamiglia avevano causato l’esondazione di torrentello e una  vittima, il tetto sopra il fienile, e quindi sopra la cucina, aveva deciso di arrendersi e inabissarsi. Per fortuna il trave portante si era spezzato senza rompere il soffitto della cucina, forse era stato frenato dalla mille carabattole ammassate nel fienile. Ora dell’inizio di agosto il tetto era stato rifatto, ma nessuno ci ha passato le vacanze. Con enorme piacere ho costatato che parte delle macerie erano ancora fuori dalla cucina, cosicchè ho inviato una lettera minatoria al geometra. Non ho potuto lavare le cose degli armadietti di cucina, su cui aveva sgocciolato acqua tutta la primavera scorsa, perchè non si poteva aprire l’acqua: il gelo aveva rotto il rubinetto esterno e un piccolo tubo in bagno,  il Capofamiglia, nonostante gliene avessi fatto memoria, non aveva ritenuto di venire a chiudere l’acqua prima del profondo inverno, come avevamo fatto per tutti gli anni passati. Oggi non abbiamo quindi potuto provare se funzionava lo scaldabagno, e neanche la lavatrice. L’intonaco di parte del soffitto della cucina, del bagno e del loro corridoietto era già caduto a suo tempo, quasi in testa a mia figlia, tanto che l’anno scorso aveva paura a venirci, e il Capofamiglia diceva che ero io a suggestionarla contro la casa: secondo me, era di più  l’intonaco. Io ho solo paura a star lì da sola, di notte non parliamone, ma da qualche anno anche di giorno, e degli scorpioni che per altro ho imparato ad affrontare con disinvoltura.
La metà di casa sotto l’altro tetto, quello non crollato,  che ha una crepa nel pavimento del salotto (sotto c’è il vuoto della cantina),  appariva immobile, con le sue crepe di sempre anche nei muri, e tante ragnatele, quelle più di sempre.
I pali di quella che era la vigna, sono tutti inclinati,  come la rete che ci separa dalla  strada provinciale: poi, con le piogge primaverili, ricomincerà anche a crescere l’erba, come nella foto.
Ho potato le rose vicino alla casa, e abbiamo regolato il glicine, che anche quello era sceso all’altezza del nostro naso. Dai nostri vicini produttori di vino abbiamo comprato, finalmente, del riesling, della bonarda e del barbera, un sollievo tornare a berli.

CUORE

CUORE

Stamattina aprendo la scatoletta per il cane ho ripensato all’agosto di  qualche anno fa., quando con la Princess andavamo a dare da mangiare ad un gruppetto di quattro cani randagi che stazionavano in una curva un po’ prima di casa nostra.

C’era un segugio come il mio, che si lasciava avvicinare con molta diffidenza, e tre femmine, piccoline, bastardine. Gli mettevamo la pappa e stavamo a vederli mangiare, una notte che c’era il temporale eravamo preoccupate per loro, ma la mattina dopo erano ancora lì.

Poi un giorno il segugio non c’era più, qui in zona sono quasi tutti vignaioli e cacciatori, probabilmente qualcuno se lo era portato via…. Speriamo che non lo abbia poi riabbandonato … Ci sono tanti cani da caccia nei canili,  che non si sono dimostrati all’altezza…

Anche il mio segugio era randagio, infatti  ha paura degli  spari, e nelle orecchione lunghe ha  un sacco di granini, pallini di fucile ha detto la veterinaria. Qui si dice che i cani inadatti alla caccia o li fanno fuori o li abbandonano sparandogli  dietro per farli allontanare.

Certo che qui i sentimenti verso gli animali sono un po’ diversi rispetto i nostri “cittadini”…  

Una volta mi avevano detto che davano fuoco ai porcospini, perché rubavano le uova dei polli, io non ci credevo fino a quando non ne ho trovato uno semicarbonizzato morto nel nostro prato.

Ora è tanto che no trovo porcospini qua ( a dire il vero non ne vedo neanche schiacciati per strada, accadeva spesso)  erano così carini, una volta uno caduto in una buca si è fatto coccolare, ovviamente sul pancino. E credo che uno ci passasse  tutte le notti davanti a casa, trovavo la “traccia” (eufemismo) lo sapevo perché ho comprato un libretto con le tracce degli animali e avevo trovato la foto.

Tornando ai cagnolini, le femmine sono state lì ancora un giorno o due da sole, dopo non c’erano più. Una me la sono ritrovata sul nostro terreno, corteggiatissima dal cane dei vicini, Ugo,  e ambita a distanza dal nostro.

Così le davo sempre la pappa e le mettevo l’acqua, e Ugo la lasciava devotamente mangiare, cosa eccezionale visto che da noi cerca sempre di rubare tutto: da giovane l’ho perfino trovato sul nostro tavolo dentro casa che si faceva una nostra torta.

Mi sono accorta poi che la cagnolina mi aspettava, quando andavo via in macchina, e la notte c’era la sua ciambellina sotto l’ippocastano davanti a casa, ma non si lasciava mai avvicinare più di tanto.

Poi un giorno si è lasciata accarezzare, e mi ha sorriso, giuro che mi ha sorriso, perché poi  lo ha fatto spesso, mettendomi una zampina sul braccio, però senza mai farsi prendere.

Se andavo dalla vicina lei mi seguiva a distanza ed  aspettava davanti alla porta.

Ricordo che avevo chiesto al telefono a mio figlio “Tua madre è  pazza se arriva a Milano con una cagnolina che le sorride?“

Siamo partiti per tornare a Milano, senza la cagnolina, razionalmente… ma la Princess ed io in macchina ci siamo ritrovate a piangere come fontane.

Poi mi ha telefonato la vicina che la cagnolina dormiva ora sempre contro la nostra porta, non più sotto la pianta,  e che ogni tanto andava a lasciarle da mangiare, e che non riusciva a prenderla, se no l’avrebbe tenuta lei.

Così il sabato sono tornata per cercare di prenderla, sono riuscita a infilale un collare,  l’ho portata dalla vicina, si è liberata, è tornata a casa nostra. L’ho ripresa, mi ha visto entrare dalla vicina, dopo è più o meno stata lì, mi sono sempre chiesta, forse perché  mi aveva visto  solo entrare ma non uscire da quella casa. Poteva essere?

E’  morta pochi giorni dopo schiacciata da un camion nella curva tra casa dei vicini e la nostra… da un altro vicino che non ha chiamato in tempo il veterinario per non  spendere i soldi, ha detto. E l’ha lasciata lì così… per quanto?

E’una cosa che non mi so perdonare, lei mi aveva scelto, avessi seguito il mio cuore.