Archivio mensile:aprile 2010

Una ragazza madre si arrangia come può.


Le uova azzurre,  sole, sono al sole però


Fotografare uno svasso non è facile… o per lo meno questo, galleggiava un attimo poi spariva sott'acqua e non ci indovinavo mai, dove sarebbe sbucato.


Ma perchè tutti dicono che il lago è triste?


Idea… invece che cercare un autobus, per tornare a casa, perchè non il battello? Ho l'imbarcadero sotto casa…


I posteggi di taxi milanesi non sono così…


Dunque, si diceva, essere miliardari deve essere un diritto sancito dalla Costituzione

Rodo dendro….


O pescator che peschi.. mica alle due del pomeriggio, però. Infatti non prendevi niente e te ne sei andato.

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'mmore.

Ci sono coppie che tenaci si chiamano l’un l’altro ‘mmore. A volte lo dicono in modo affettuoso, sorridendosi complici. Altre volte risuona come un vaffan…. ringhioso e sordo, però sempre ‘mmore si dicono.

Lui guarda la televisione in cucina, partita di calcio. Lei era sul divano in salotto a guardare una sit comedy.
Lei si alza e va in cucina
"’mmore vieni qui" dice lui, indicando le sue ginocchia
Lei si accomoda " Ma cosi mi rompi" dice lui 
"Allora andiamo di là" dice lui, eccolo,  lo sguardo complice
"Però guardiamo un’altra cosa" dice lei.
Dal salotto provengono rumori  televisivi di tifoseria.
Lei è in cucina, guarda un’altra cosa, con un libro davanti.

foto domenicali

Dalla Piazza Garibaldi si dipartono numerosi vicoletti… Vicolo delle Fragole, dei Nobili e dell’Assunta, i nomi che ricordo…anche perchè avevo fotografato le targhe. La cosa curiosa è che quasi in ogni vicoletto ci sta una toilette, pertinenze dei locali fronte lago, direi,  ma hanno un loro che.  Una rosa, discreta, un monito, un imperio…ed infine, la disperazione "questa non è la porta del bagno!"

Poi le casette della colonia felina, con i nomi sulle casette, Mio, Mao, Meo, ed il vicolo tradizionale, con lampada pendula.  una scalinata ti porta alla Società operaia mutuo soccorso ed istruzione (notare, sopra, la scritta stinta Osteria) e proseguendo al termine della scalinata, a destra si apre una via in cui vedresti camminare Don Abbondio, se non fosse storia di un altro lago.  E poi che dire, le notti qui sono d’oro ( o doro?)

 

Mine vaganti.

Il cinema di Verbania è un bisala, cioè un multisala piccolo.
Al contrario del solito, il cassiere è un uomo che ti raccomanda di tenere con te l'ombrello e ti racconta che lui non ha il problema perchè è in moto e al ritorno si piglierà tutta l'acqua, mentre è una  signora, anziana, che strappa i biglietti mezzo metro più in là, e mi chiedo se in un cinema che è tutto raccolto lì, il rito abbia un senso. Per quanto riguarda l'ombrello, capisco  sia un rischio, il cinema è di fianco al penitenziario, e per quanto riguarda la signora, capelli grigi, golfino qualunque con lo zip e pantaloni, mi chiedo quanto poco  ancora mi manchi per esser come lei, già siamo vestite uguali.
Le poltroncine verdi hanno una conformazione anatomica tale che, se mi ci abbandono, il mio sguardo è portato al soffitto e non allo schermo. Mi risistemo un po' meglio.
Le luci finalmente si spengono, e si sentono i rumori del film, un crepitio, dei passi concitati. Si attende l'immagine, ma si riaccendono le luci.  Non era una genialata del regista, allora.
All'inizio ho un po' di difficoltà a collocare  ambiente e personaggi, poi la cosa  si fa scorrevole, anzi, non tardano ad essere familiari.
Due fratelli gay che hanno tenuto nascosto la loro natura sentono la necessità di lasciarla emergere, e seguire la loro strada, in un ambiente  non  ancora avvezzo ad accettare queste diversità, un ambiente ricco, anche se non ostentamente opulento. Una famiglia dove c'è tutto un campionario di personaggi, mancava solo un parente ecclesiastico. Le ciglione vellutate di Scamarcio, un cognome dispregiativo che fa da contraltare ad  una oggettiva bellezza,  l'espressione meravigliosa di Ilaria Occhini – magari invecchiassi con un viso così…  La stravaganza di zia Luciana, che ci fa, non ci è.  Non mi piace tanto scrivere le trame, anche perchè un film lo si deve vedere, e non si deve "riconoscere" .
Ozpetek apre dei discorsi offrendone dei quadri, nulla che sia nuovo, o che dia delle soluzioni. Diciamo che il filo conduttore del film è la scelta, la libertà, la capacità e la forza di scegliere,  e anche di accettare le scelte altrui: non è un discorso nuovo, appunto. Certo è tutto più facile in un ambiente dove non ci sono problemi economici,   del fratello che si allontana a tasche vuote, nulla si sa come se la cavi, a cosa lo abbia portato la sua scelta,  se non nel campo sentimentale. Ma è un film di sentimenti, la concretezza non è richiesta, sono io che sono abituata a portare sempre tutto nel pratico.
Ripensarci su, a queste questioni,  comunque non fa mai male, ed il film è piacevole in una giusta miscela di ironia  ed emozioni,  anche se ci  sono alcune scene surreali: il giovane Tommaso vuole fare lo scrittore, ha mandato il suo manoscritto a un (solo) editore, e riceve una lettera di rifiuto da questo editore (si vede una busta con tanto di bollo di posta prioritaria).

Antipatica.

Sono seduta sul filobus, si liberano due posti davanti al mio. Un giovane sale, raccoglie la copia di un free press da terra, lo dispiega, lo legge, dopo qualche fermata si alza, scende.

Sale una signora trafelata con quei tipici capelli tinti disordinati,  di un colore bianco ingiallito, fa per sedersi, si gira verso di me "ma che mondo! Uno legge il giornale, non può portarselo via e buttarlo nella carta?"  e intando fa scivolare il giornale a terra, evidentemente abbandonato dal giovane di prima, tra la parete del filobus ed il sedile.  Io non le rispondo, e lei mi indica dei giornali per terra vicino alle porte,  e dice  "vede? vede che scempio?"  Io rispondo "Adesso è a terra anche quello"  dico facendo  un segno col mento, al suo sedile, ma non ho voglia di sprecarmi. Lei non capisce, dando evidentemente per scontato che fossi dalla sua parte, perchè ancora mi dice "Che gente, che gente". Una pausa, e ricomincia. "Sono stata ai Coltivatori Diretti " – effettivamente era salita alla fermata di via Ripamonti "Ah sì fanno…" mi interrompe. "Sì, il mercoledì e il sabato, ma hanno aumentato i prezzi"

Non le rispondo più, guardo fuori dal finestrino polveroso. Capitano passeggeri che hanno voglia di ciciarare, e alle volte ci sto, e si parla del tempo e della salute e come va il mondo adesso che non si capisce più niente neanche le stagioni. Ma questa non mi piace, scommetto che se è sposata suo marito è uno di quegli omini piccolissimi  con i baffetti, che passa le sue giornate sulla poltrona riparato dai larghi fogli del quotidiano che legge minuziosamente.

nuovamente bici

Era tanto che non riprendevo la bicicletta. Un po' perchè nel mio anno sabbatico abitavo sopra la metropolitana, un po' perchè spesso dopo l'ufficio restavo fuori.   E oltretutto mi ero allontanata dall'ufficio di almeno un quarto d'ora ciclistico.  E poi in questi ultimi week end (dico gli ultimi 4 mesi almeno) ha sempre  piovuto. Ci sono persone che escono in bici con la pioggia e con l'ombrello,  dicono che ripara, ma non sono mica tanto convinta, a me sembra che nonostante  l'ombrello le gocce le vai invece ad agguantare. Dovrei provare, ma mi vergogno un po', per me è come mettere il cappello o fumare, mi sembra di avere tutti gli occhi addosso. Comunque adesso cercando una foto da mettere qui ho  trovato anche  questo, e le  considerazioni le lascio a chi legge.
In ogni caso oggi c'era un bellissimo sole.
Mi sono diretta al Parco di Trenno, che ha dei bei viali lisci e dritti dove un sacco di persone fanno footing e non tengono la destra.
Sono un filo sensibile agli odori e vedendo correre verso di me questi atleti di città con le loro bracciotte al vento mi sono repentinamente chiesta se sarei stata avvolta dalla loro nuvoletta di sudore, ma invece no.
Uno che mi veniva incontro marciando, un piede sinuoso dopo l'altro e con il busto sembrava un'anguilla.
Un vecchio alto e distinto correva in un modo che sembrava fermo, con l'auricolare alle orecchie, chissà cos'ascoltava; ho pensato che un'equivalente di sesso femminile di quell'età e a quell'ora avrebbe forse potuto ascoltare la messa. Pensieri che mi vengono così, da soli, non posso farci niente. Beh sì, potrei tenerli per me.
Un crampo al polpaccio, i mocassini senza calze che non sopportavo più, sono ritornata a casa, non senza fare una scoperta:
Sono passata spesso davanti alla caserma, ma non avevo mai notato questa mirabilia.
Così in bicicletta anzichè in auto,  mi sono accorta solo oggi di un nuovo giardino  con i giochi, dietro una cancellata, aperto al pubblico, non lontano da casa mia. Entusiasta l'ho detto subito alla Princess per portarci il piccolo Tsunami:  mia figlia però lo conosceva già, perchè, se io vado in bici, lei comunque si muove a piedi.

Italian Sharia

Ieri sera sono stata alla presentazione di questo libro, a proposito del quale avevo già letto un’intervista all’autore Paolo Grugni.

Come solitamente e appositamente accade, si parla del libro, oltre all’autore erano presenti un arabista islamologo e la fautrice dello sciopero degli immigrati (mi perdonino se non ricordo i nomi) e Carlo Monguzzi. Non mi sto a dilungare in quello che poi si ritrova anche nella quarta di copertina, o in Internet, sulla trama, anche perchè non avendolo ancora letto (però intanto l’ho comprato) potrei dir poco di mio in più. E poi non sono una vera e propria recensora.

Mi piace fare degli appunti estemporanei, per esempio si è detto della facilità  con cui imparano l’italiano gli  extracomunitari  (meglio di tanti itagliani?)  acquisendo in breve una buona proprietà di linguaggio, e mi è uscita la battutina, forse perchè non stanno a guardare la televisione. Però chissà se è vero.

A furia di sentir dire che questo libro è crudo, è documentato, la storia è fiction calata in un contesto veritiero, che non è nè pro nè contro gli immigrati, mi sono soffermata a pensare sul fatto che non essere nè pro nè contro fosse decantata come una peculiarità, mentre forse dovrebbe essere uno status normale, poi hai le passioni, e allora sì che ti accendi e sei pro o contro.

Invece ripensandoci mi sembra che siamo sempre messi  di fronte ad una scelta alternativa, quasi mai mediata: se non sei pro, allora sei contro, o con me o contro di me. Un po’ ci sta allevando così la politica, destra e sinistra, che si riversa su di noi da mille canali, e la pubblicità: di tutto dovremmo farne un culto una passione, dal formaggino all’ultimo film in 3D. Non possiamo restare indifferenti…o medi, ci piace così così. Per  il mio carattere, è diffcilissimo essere pro o contro, a parte che penso sempre tanto sulle cose, è difficile che parta lancia in resta. E poi,  i miei anni saranno pure serviti a qualcosa, tipo comprendere che  non c’è niente di tutto giusto e bello, o tutto brutto e sbagliato, e quel che va bene a me, del tutto legittimamente può non andar bene a te.

E così anche gli immigrati, mica sono tutti uguali. Che sia colpa dell’insiemistica? Ai miei tempi alle elementari non si insegnava.

 

METRO MILANO, ma anche le filovie non scherzano.

Volevo scrivere un paio di cose sul libro di Paolo, che ho terminato oggi di leggere, e cercavo su Google la foto della copertina da mettere qui, ho digitato semplicemente Melissi.
Melissi Beach Hotel, Melissi Camping, the Melissi digital (ci stiamo avvicinando?) e, dopo un "Purchase Melissi"con figurina del carrello con la spesa , finalmente appare egli.
Non sono una recensora, sono solo una lettrice, e il libro lo ho letto in filobus, quello che prendo tutte le mattine e che mi ispira tanti pensieri, che non so se sia più esatto definire surreali, o sia più semplicemente astrazioni. Un filo di pensieri e considerazoni che sarebbero da annotare subito, poi non si riesce più qualche istante dopo a ricostruirne la consecutio…
Paolo ne ha scritto, è riuscito a raccontare.
Lo immagino in metrò che osserva. Cioè, non osserverebbe, continuerebbe a leggere il suo libro, sono i particolari che vanno a stuzzicarlo, lui passerebbe senza guardare il manifesto, ma il signore che osserva per un tempo milanesemente eterno un formaggino spalmabile, non puà lasciare indifferenti. I
Il regolamento, trasferito dallo specifico all’assoluto, suona assurdo.
Il sig. Pasculli, e Marcovaldo.

Ho detto a Paolo che sento alcuni sguardi in comune.
Per esempio, vorrei scrivere delle ritualità che regolano i posti a sedere, c’è tutto un gioco di sguardi…
La metropolitana, quella gialla, la prendo per solo due fermate, qualche volta mi è capitato di stare pronta alla porta, e non scendere alla mia fermata, è che pensavo. Poi non trovo le scale al loro solito posto, e mi riscuoto. Scendere a Portodimare penso sia una delusione.
Anch’io ho scritto della metropolitana, un racconto, lo trovate qui nel blog.

Buona Resurrezione

Mai come quest'anno ho sentito vuoti di senso gli auguri di Buona Pasqua, son come si dicesse Buone Vacanze, si risponde con considerazioni sul tempo e su dove si andrà. Però la Pasqua celebrerebbe la Resurrezione, ed un pensierino sul risorgere non ci fa male, di questi tempi, mi sembrano tante le cose che hanno bisogno di risorgere, ognuno ha le sue, qualcuna è collettiva. Buona Resurrezione, perciò!

detesto fare benzina al self

Mi sento sempre un po’ imbranata davanti ai congegni automatici, anche quelli delle merendine. Poi, leggendariamente, mangiano le banconote.

Mi sono letteralmente incazzata per questo articolo, pensando che combattere la speculazione sia fare in modo di controllare il saliscendi del prezzo della benzina, non che sale a decine di cents e poi grandi clamori perchè scende di un cent. Non so se prevedono di controllare questo, quella parte dell’articolo non l’ho capita molto.

Ho capito però che un progetto di rete di distribuzione della benzina gestita all’80% di self e iper-self service sono altri posti di lavoro che saltano, invece che essere incrementati.  Un personale grazie.

Questa foto l’ho trovata online, sul sito www.areadiservizioonline.it