Archivio mensile:ottobre 2011

L’ineffabile.

Mamma (anni 97,5):Ieri sera ho visto quello che faceva ridere dal Michele, c’era anche Della Valle, cosa spende i soldi per il Colosseo invece di mettere a posto la crisi,com’è che si chiama? Speriamo ci sia ancora venerdì.
Io: Non lo so, è Crozza, mamma, ma è al martedì, all’inizio di Ballarò!
Mamma: Ma allora col Michele chi c’è?
Io: nessuno, c’erano Travaglio e ospiti vari.
Mamma: Ah ecco, sì, Travaglio.

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Carnage

Se voglio andare al cinema, finisco quasi sempre all’ Apollo, devo aver un feeling col programmatore,  quello che vorrei vedere, lì di solito lo danno. Un altro approdo  è il cinema Ariosto, me lo ricordo ancora cinema parrocchiale con le poltrone di legno, ed ora invece rigorosamente imbottite e vellutate, rosse, mi pare, consone  alla serietà della limitrofa chiesa di Santa Maria Segreta, dove si sposò mio fratello ed io, eight years old,  feci la damigella in solitaria. Feci anche casino con il riso da lanciare, nascosto nel cuscinetto delle fedi,  non si apriva la cerniera: arrivai con il lancio del riso quando nessuno se lo aspettava più,  e l’effetto, secondo me, fu migliore.
Rientro nel passato prossimo.
La sala Urania del cinema Apollo è sottissimo, una  discesa agli inferi, per fortuna guardando i film non penso alla claustrofobia.
Pensavo infatti, guardando questo film di Polansky, che forse l’avevo già visto, cioè non il film, ma quello che vi succedeva, anzi, quello che vi si succedeva, almeno il meccanismo.
Ma qui il meccanismo delle reazioni  umane è intensamente studiato, brava Yasmina Reza.
Succede magari nelle riunioni di condominio, o magari in coaìda al supermercato.
E’ difficile raccontare la trama, cioè, in poche parole lo puoi fare, ma se entri nel dettaglio, rischi di rovinare l’attesa  che domina il film, nel quale non è importante il finale quanto appunto il succedersi delle situazioni.  Infatti il finale è un’interruzione, un cambio di quadro.
Il riassunto è presto fatto: al parco giochi un ragazzino rompe due incisivi all’altro con un bastone, i genitori della “vittima” si incontrano con l’altra coppia, con lo scopo pacifico di far riconciliare i figli tra loro.  Di affabilità in affabilità, cadono le maschere, ed in un crescendo di tensione, sono ora alleati i coniugi, ora le donne, ora gli uomini, ora sono tutti contro tutti, ed ognuno è solo. Il problema dei ragazzini è sempre più distante, ed in fondo, nessuno di loro desiderava veramente occuparsene.
E’ sorprendente, chi impersona la soavità e la perfezione sarà quella che verrà alle mani, nel  momento in cui vede infrangersi  il suo castello di perfezione, mentre il cinico dominatore si accascia temendo la perdita del suo cellulare, dove ha racchiuso la sua esistenza. mentre la donna d’affari, controllata e composta, avverte una psicosomatica nausea che via via monta in ribellione, e chi è mediocre, resta mediocre, e si guarda in giro.
E lo spettatore, che durante il film  si dimentica dei ragazzini meno dei genitori cinematografici,  coglie il dubbio di Nancy Doodle ” e se fossero colpevoli entrambi”, in effetti se lo stava chiedendo, come fosse in realtà andata, tra  Zachary il colpevole ed Ethan la vittima: magari ancora una volta, le cose non sono come si vuole sembrino..
Una battaglia senza vinti e vincitori, perchè alla fine  nuotavano tutti nello stesso mare.
Come noi spettatori.
Che dire della regia, degli attori? E’ buona norma dire qualcosa. Tratto dall’opera teatrale di Yasmina Reza, Le Dieu du carnage, e quindi imperniata sui dialoghi, mi sembra che questi abbiano  retto benissimo alla trasposizione cinematografica,  nella quale ogni parola  viene usata dai quattro con la circospezione di una mossa di scacchi,  e pesa come un macigno.
Kate Winslet, qui è per me irriconoscibile, mi sembra sia diversa in ogni film. Gli attor uomini danno un loro valido contributo, recitando benissimo la loro parte di… uomini.

Una cosuccia così, sbrigativa, da due parole. Ha suonato il citofono, ho risposto pronto chi è (non aspettavo nessuno).
"Scusi, secondo lei Dio si interessa a noi?
Ehm… ho ritirato il pronto. Non ero pronta.
Anche il chi è.

in questa sera d’estate, primo ottobre

Alla Cooperativa ci andiamo per giocare a boccette. L’insegna porta la scritta Sala Biliardi, la vetrata Paradiso dello spruzzo, un albero del dehors ha un cartello, Zona agricola scopatoria. C’è anche il calciobalilla.
Alla sera del sabato non cucinano, ed a dire il vero neanche le altre sere, a mezzogiorno sì, e magari si mangia bene: però  quando andiamo,  sui due piedi ci organizzano un’insalata, un piattone di affettati, ma non sabato scorso, perchè avevano finito il pane
Sono di una cordialità unica, ed ormai ci riconoscono. Non so se perchè siamo rimasti gli unici giocatori di boccette sull’ultimo tavolo di boccette di Milano, o se perchè siamo così schiappe che lo sa tutto il quartiere.
Perchè di quartiere si tratta, o proprio di vita da bar, sembra che lì si conoscano tutti, e solo noi veniam da fuori: a uno sputo da SanSiro, si sente nell’aria il profumo – per alcuni magari è tanfo- di concime.
Questa sera c’era una festa….una serata speciale. a dieci euro. Ho chiesto cosa si festeggiava, e mi han detto Non lo so! Boh… così! Pagata la somma, ti davano un buono per ritirare un’ostrica, e ti mettevano un timbro sul dorso della mano – un leoncino, probabilmente  sottratto alla figlia dei titolari-  e potevi servirti al buffet,  e di champagne a volontà sino alle 10 e mezza. E poi ci sarebbero state anche le danze.
A me dell’ostrica piace giusto la conchiglia, il contenuto mi fa senso e nessuna golosità o curiosità.
Nella zona buffet mi hanno servito  riso coi funghi,  goulash, peperone, di crostini al formaggio con le erbe,  e al pathè, involtino di pancetta  che avvolgeva  non ho indagato cosa – era già buio – una mappazza al purè ,e riso alle patate.
Tutto buono, tranne il riso alle patate, che ho avanzato: c’erano le cozze, e delle cozze, neanche la conchiglia mi piace, da bambina le trovavo sempre sulla spiaggia, e non hanno quindi particolare attrattiva, nonostante il loro nero violetto.
Le danze erano poco convinte, a parte le bambine presenti ed una massaia in ciabatte.
Poi, deus ex machina, è arrivato tra le donne Rocco, l’animatore…smilzo con mcapelli lunghi e biondastri, ha tenuto per un po’ il ritmo, Bomba, Waka Waka… anche con lui ballavan sole donne, o esseri similari. Quando questo Rocco si è stancato, le donne si sono sedute, e sono subentrati tre uomini, diversamente semoventi,  uno dei quali aveva uno stile tra la baiadera e un indiano Disney che cammina con circospezione, e gli altri due gli facevano il verso.
A boccette ho perso, e da quando sono tornata a casa mi sono lavata già qualche volta le mani, ma il timbro con leoncino  sembra destinato a durare.

in questa sera destate, primo ottobre

Alla Cooperativa ci andiamo per giocare a boccette. L'insegna porta la scritta Sala Biliardi, la vetrata Paradiso dello spruzzo, un albero del dehors ha un cartello, Zona agricola scopatoria. C'è anche il calciobalilla.
Alla sera del sabato non cucinano, ed a dire il vero neanche le altre sere, a mezzogiorno sì, e magari si mangia bene: però  quando andiamo,  sui due piedi ci organizzano un'insalata, un piattone di affettati, ma non sabato scorso, perchè avevano finito il pane
Sono di una cordialità unica, ed ormai ci riconoscono. Non so se perchè siamo rimasti gli unici giocatori di boccette sull'ultimo tavolo di boccette di Milano, o se perchè siamo così schiappe che lo sa tutto il quartiere.
Perchè di quartiere si tratta, o proprio di vita da bar, sembra che lì si conoscano tutti, e solo noi veniam da fuori: a uno sputo da SanSiro, si sente nell'aria il profumo – per alcuni magari è tanfo- di concime.
Questa sera c'era una festa….una serata speciale. a dieci euro. Ho chiesto cosa si festeggiava, e mi han detto Non lo so! Boh… così! Pagata la somma, ti davano un buono per ritirare un'ostrica, e ti mettevano un timbro sul dorso della mano – un leoncino, probabilmente  sottratto alla figlia dei titolari-  e potevi servirti al buffet,  e di champagne a volontà sino alle 10 e mezza. E poi ci sarebbero state anche le danze.
A me dell'ostrica piace giusto la conchiglia, il contenuto mi fa senso e nessuna golosità o curiosità.
Nella zona buffet mi hanno servito  riso coi funghi,  goulash, peperone, di crostini al formaggio con le erbe,  e al pathè, involtino di pancetta  che avvolgeva  non ho indagato cosa – era già buio – una mappazza al purè ,e riso alle patate.
Tutto buono, tranne il riso alle patate, che ho avanzato: c'erano le cozze, e delle cozze, neanche la conchiglia mi piace, da bambina le trovavo sempre sulla spiaggia, e non hanno quindi particolare attrattiva, nonostante il loro nero violetto.
Le danze erano poco convinte, a parte le bambine presenti ed una massaia in ciabatte.
Poi, deus ex machina, è arrivato tra le donne Rocco, l'animatore…smilzo con mcapelli lunghi e biondastri, ha tenuto per un po' il ritmo, Bomba, Waka Waka… anche con lui ballavan sole donne, o esseri similari. Quando questo Rocco si è stancato, le donne si sono sedute, e sono subentrati tre uomini, diversamente semoventi,  uno dei quali aveva uno stile tra la baiadera e un indiano Disney che cammina con circospezione, e gli altri due gli facevano il verso.
A boccette ho perso, e da quando sono tornata a casa mi sono lavata già qualche volta le mani, ma il timbro con leoncino  sembra destinato a durare.
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in questa sera d’estate, primo ottobre

Alla Cooperativa ci andiamo per giocare a boccette. L’insegna porta la scritta Sala Biliardi, la vetrata Paradiso dello spruzzo, un albero del dehors ha un cartello, Zona agricola scopatoria. C’è anche il calciobalilla.
Alla sera del sabato non cucinano, ed a dire il vero neanche le altre sere, a mezzogiorno sì, e magari si mangia bene: però  quando andiamo,  sui due piedi ci organizzano un’insalata, un piattone di affettati, ma non sabato scorso, perchè avevano finito il pane
Sono di una cordialità unica, ed ormai ci riconoscono. Non so se perchè siamo rimasti gli unici giocatori di boccette sull’ultimo tavolo di boccette di Milano, o se perchè siamo così schiappe che lo sa tutto il quartiere.
Perchè di quartiere si tratta, o proprio di vita da bar, sembra che lì si conoscano tutti, e solo noi veniam da fuori: a uno sputo da SanSiro, si sente nell’aria il profumo – per alcuni magari è tanfo- di concime.
Questa sera c’era una festa….una serata speciale. a dieci euro. Ho chiesto cosa si festeggiava, e mi han detto Non lo so! Boh… così! Pagata la somma, ti davano un buono per ritirare un’ostrica, e ti mettevano un timbro sul dorso della mano – un leoncino, probabilmente  sottratto alla figlia dei titolari-  e potevi servirti al buffet,  e di champagne a volontà sino alle 10 e mezza. E poi ci sarebbero state anche le danze.
A me dell’ostrica piace giusto la conchiglia, il contenuto mi fa senso e nessuna golosità o curiosità.
Nella zona buffet mi hanno servito  riso coi funghi,  goulash, peperone, di crostini al formaggio con le erbe,  e al pathè, involtino di pancetta  che avvolgeva  non ho indagato cosa – era già buio – una mappazza al purè ,e riso alle patate.
Tutto buono, tranne il riso alle patate, che ho avanzato: c’erano le cozze, e delle cozze, neanche la conchiglia mi piace, da bambina le trovavo sempre sulla spiaggia, e non hanno quindi particolare attrattiva, nonostante il loro nero violetto.
Le danze erano poco convinte, a parte le bambine presenti ed una massaia in ciabatte.
Poi, deus ex machina, è arrivato tra le donne Rocco, l’animatore…smilzo con mcapelli lunghi e biondastri, ha tenuto per un po’ il ritmo, Bomba, Waka Waka… anche con lui ballavan sole donne, o esseri similari. Quando questo Rocco si è stancato, le donne si sono sedute, e sono subentrati tre uomini, diversamente semoventi,  uno dei quali aveva uno stile tra la baiadera e un indiano Disney che cammina con circospezione, e gli altri due gli facevano il verso.
A boccette ho perso, e da quando sono tornata a casa mi sono lavata già qualche volta le mani, ma il timbro con leoncino  sembra destinato a durare.

A otto anni avevo una tartaruga che si chiamava Patrizia, e me l'hanno buttata via perchè era morta. Non ero convinta, ma io ero piccola e gli altri grandi. Non lo saprò mai, se era solo in letargo.