Archivio mensile:luglio 2010

aggiornamenti… per chi legge questo blog almeno dal gennaio 2008

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capita in FB: ho scoperto che non sono umana!

Sono andata a ricercare un blog in splinder, tanti non vengono più coltivati, mi era tornato in mente un blogger con cui avevo avuto qualche scambio anche in chat, chissà, forse ci scriveva ancora.
Lo trovo, scopro che è su FB, gli dico se si ricorda di me, come blogger, gli chiedo l'amicizia.
Accetta, ieri.
Oggi trovo questo messaggio in posta:
"scusami ma io cancello chi non ringrazia
ho pochi amici e tutti umani,
ciao."
rispondo
"se questa è la tua misura per valutare le persone, fai bene a cancellarmi. Il fatto che mi ricordassi di te, ti avessi cercato su splinder e vedendo il tuo nome (ricordavo solo il nick, ai nomi faccio poco caso, che siano Nomi o nomi) avessi ricollegato al vederti qui, dovrebbe essere sufficiente perchè fossi tu a ringraziare me, semmai.

Ma io a queste cose non faccio caso, cancello invece i contatti inesistenti, quelli che fanno raccolta di figurine, si fanno pubblicità, pubblicano solo link e citazioni, non interagiscono e non frequento di persona. Un giorno ne ho cancellati 120.
Mi spiace, fai come credi. "
risponde immediatamente.
"ho fatto bene a cancellarti."
Per quanto ci sia rimasta umanamente male, sono orgogliosa di essere stata cancellata.
Mi accorgo ora che mi ha anche bloccata, volevo per curiosità vedere quanti amici abbiamo in comune.
Ma visto che lo incontravo nei commenti, senza sapere che era il blogger che bloggisticamente conoscevo, di certo ne abbiamo, amici che gli hanno detto grazie.

UBI UPIM

Del reparto vestiti da donna, è rimasto pochissimo, l'abbigliamento intimo è sparito, se non fosse per un paio di pantofole di spugna lilla, appoggiate lì per terra. Sono rimasti i costumi da bagno, i cestini: la frutta di stagione, insomma.
Scendo per la scala mobile, avevo pensato di lanciarmi sulle ultime padelle, avvoltoio tra gli avvoltoi a scarnificare la carcassa, laggiù dove gli sconti sono come l'amore, più di ieri e meno di domani.
Sabato chiude, dice una dello staff, ora  hanno la maglietta con scritto staff, mentre tratta con una signora  l'acquisto non della merce ma di alcuni scaffali espositivi.
Un barboncino grigio,  un po' tosato e con un ciuffo giovanile sugli occhi, si siede accasciato contro il mobile delle casse, la padrona è in coda. Un signore gli dice come sei bravo, ma io invece sono perplessa, al cane si vede un po' di pisello rosa, non si può non notare nel grigio del pelo, e poi mio malgrado noto sempre tutto. Chissà cosa lo eccita, nella desertificazione dell'Upim. In ogni caso si lecca,  e la questione rientra. La padrona gli dice stai fermo lì.
Un'anziana signora   a spasso per il grande magazzino col marito incontra una giovane, forse amica della figlia, molto amica, credo, perchè cerca di giustificare l'acquisto che ha in mano. " ma sì, ho preso una cornice, l'aveva presa anche mia figlia ed aveva una forma che mi piaceva così tanto" e ripone una confezione incellophanata rettangolare in una scatoletta di cartone rettangolare. Mi resterà la curiosità tutta la vita.
In ogni caso esco dall'Upim con tre cuscini per il divano, che nulla hanno a che fare con le padelle che pensavo, ma è sempre un po' così che va quando ci sono le svendite.
L'Upim è sempre stata portata come termine di paragone, in senso spregevole,  tra l'alta moda e la moda a buon mercato. Eppure ho indossato spesso capi dell'Upim, ed anche della Standa, la Standa com'era fino a una dozzina di anni fa, e qualcosa dura ancora, per non parlare di casalinghi e telerie, e i vestiti per i bambini.
Dicono che verrà rimpiazzata dall'Oviesse, mi spiace un  po', non è lo stesso…l'Oviesse sì ha tante stranezze, l'Upim aveva una sua classicità e praticità.
Anche in un grande magazzino, come in una sartoria, bisogna saper scegliere, non è il peso della banconota che fa: nella vita invece non è detto.

scene da un matrimonio

Lo sento, che non vuole fare colazione con me presente.
Mette la bustina del the nella teiera, non ricompare sinchè non ho terminato il mio caffelatte. Forse saranno coincidenze, ma nei week end, se ci svegliamo alla stessa ora, capita così.
Entrambi mangiamo gli oro saiwa,  sono confezionati in cellophane, tre righe da otto biscotti.
Io faccio una disordinata zuppetta, consumando due file di biscotti.
Lui ne mangia 4, che mette in fila sul coperchio della scatola di latta, con la marmellata di arance amare, che si fa lui stesso.
Mi sono chiesta, se io di biscotti ne mangiassi 11? o 17?
Ammetto, sono crudele.

fulgida stella

 
 
Bright Star, dunque.
Ero attratta dal film  sia per il  nome della regista, Jane Campion, che dall’ambiente “Austeniano”, non per nulla ho divorato tutti i suoi romanzi, lamentandomi che ne avesse scritti così pochi.
La trama è assolutamente banale, la storia d’amore di due giovani, casualmente uno poeta,  ed è la cosa fastidiosa ed ingombrante del film… nel senso che i due attori non mi hanno trasmesso nulla della grandezza di questo amore, li osservavo e pensavo, ma perché due così dovrebbero innamorarsi?  Due corpi estranei, assolutamente non in sintonia…
Ed è così che ho abbandonato la storia, seguendo invece  i personaggi non protagonisti  e guardando  i quadri che lo schermo generosamente offriva, assaporando i colori, gli accostamenti ed i contrasti, le trasparenze. Rifulgevano  le scarpe di Fanny e di Keats, i lampi  di gelosia di Mr. Brown, la rassegnazione affettuosa di Mamàn, e gli occhietti scrutatori della sveglissima Toots.
Fantastico Mr. Brown quando descrive l’attività del poeta, affinché non venissero disturbati, lui e Keats. “se anche ci vedete passeggiare, o sdraiati sull’erba, stiamo meditando”, le parole non erano esattamente così, ma il concetto emerge ugualmente.
Avrei voluto ritrovare in video, su “Gogol”, le riprese iniziali del film, l’ago che infila gomene con  l’occhio della telecamera che via via si allontana riportandoci ad un delicato ricamo, il villaggio inglese con le file di panni stesi, il cortile con le oche, eppure niente di tutto ciò, quello che del film deve venire diffuso sono quelle poche immagini che ritraggono i protagonisti, mentre in quelle che cercavo io erano protagonisti i panni, i colori ocra, i fiori, il bianco.