Archivio mensile:febbraio 2010

blam!

Mission, trovare il Bar BLAM, in via Ronzoni 2. Che ero contenta fosse vicino a casa, ma poi era Ronzoni e non Ranzoni.
Mamme coi bambini che passano…
"scusi mi può dire dov’è via Ronzoni?"
"Ma sarà li, quella è la Ronzoni."
Un edificio. Bene. Ma è via Arena.
Una padrona di cane non può non sapere, eppure si rivolge ad un’altro che passa.
Lui lo sa, dov’è via Ronzoni. Era troppo grande per vederla, in pratica un giardino, e stavo in mezzo. Senza cartelli ovviamente.
E’ là, c’è un recinto per cani,  una luce dietro un albero,  e poi si vede  Fefè con un calicione da vino, vuoto, tra le dita.
Situazione da bicchiere in mano, quelle che mi provocano il desiderio di fuga, che si sta lì in piedi e si deve dire qualcosa, e a me non viene niente. E non fumo neanche.
E forse a qualcuno creo imbarazzo, mi salutano, mi conoscono, qualcuno solo di vista, e magari dentro di sè pensa "non riesco a ricordarmi cosa ha scritto quella".
Niente, non ho scritto niente che abbia una copertina, o addirittura un indice.
Un sollievo quando si prende posto nella saletta, seduti sulla luce di  cubi e onde.
Mi è piaciuta l’atmosfera che si è creata, praticamente in cerchio, mancava la cattedra, e sono state subito risate.
Risate, ma non quelle risate rumorose tipo Ah Ah Ah, quell’ilarità cameratesca,  che ti fa sorridere di qualunque cosa. 
L’opera, Il magazzino delle Alghe, ed. Eumeswil, è un’antologia camuffata. La realizzazione di quello che avevano consigliato al mio corso di scrittura "Ragazzi, le antologie non tirano, se volete mandarne una ad un editore chiamatela in tutti i modi ma non dite che è un’antologia"
Eppure questa mi attirava… per i nomi, alcuni familiari,  che avevano collaborato, e che restavano solo sulla copertina, è un passo importante questo,  all’interno i racconti non erano più distinti e firmati. I racconti non avevano un argomento prefissato…e Marino Magliani li ha legati insieme con un’idea originale…anzi, forse non è originale, è quello che potrebbe fare mio fratello,  se in pensione non ci fosse già. Che poi a mio fratello avevo suggerito io  di mandare le sue sinossi a Giulio Mozzi… ed allora mi è sembrato indicato prendere una copia de libro anche per lui. Spero non me la scaraventi contro.
Insomma la traccia del libro è questa, prendo quella ufficiale che faccio prima:
«Un uomo ha deciso di scoprire dove finiscono i manoscritti che manda a un consulente editoriale di nome Giulio Mozzi. Un’ossessione che lo porterà a cambiare città e lavoro: diventerà postino, si trasferirà a Padova, e col tempo riuscirà a farsi assegnare la via dove abita il lettore delle sue prose, e si vendicherà sottraendo ogni tanto alla sua posta le grosse buste sigillate che contengono le speranze di altri scrittori. Il giorno in cui il postino va in pensione decide di mandare un’ultima lunghissima lettera a Giulio Mozzi, confessando il suo piccolo crimine e offrendogli un campionario di voci, come prova dei suoi furti. Estratti di romanzi, racconti, saggi, plagi. Alcuni di questi scrittori nel frattempo sono diventati Autori di valore».

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Nostra signora dei calzini

Ecco… stasera sono andata al circolo Sud, di via Corsico 5, ad ascoltare il reading di questa poetessa… Alessandra Racca. Veramente deliziosa… sottile, ironica.
Poi, nell’ultima poesia, indossava un salvagente rosa della misura che cercavo quest’estate per il nipotino e non lo trovavo. Però ho potuto comprare solo il libro, che, nel caso, consiglio. Per sorridere, anche.