Archivio mensile:settembre 2008

avatar manga

Passando ieri a sbirciare da  Gaja ho provato, sinora avevo sempre resistito… e facevo bene.

NON ECCOMI
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non sono affatto così….

Vi ricorderete di sicuro che sono così….

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Notte, mi sveglio, sotto il plaid leggero, sul divano. Silenzio, rotto dalla lavapiatti, e dal gatto cinese di plastica dorata che alza una zampa,  un "portafortuna" inflitto dal figlio nel trasloco da Berlino. Luce, la lucetta vicino al pc.
Pensieri con i quali mi sono addormentata e con i quali mi risveglio. Mi sento viva e pienamente donna. Mi sento uno spirito libero e giovane, ma mancano pochi anni all’età nella quale questo spirito verebbe giudicato ridicolo. Che poi chi se ne frega di come verrebbe giudicato.
Dico chi se ne frega, ma è che come ti giudicano, quando poi  devi, e vuoi, muoverti dentro la  vita, ti rende tutto più difficile, come se tu fossi poco credibile a sentirti giovane e dire ho sessantanni.
Che poi quando mi ci troverò, magari sarà come è adesso.
Ho delle idee e delle velleità, ed ancora tanti sogni. Non voglio lasciarmi spegnere.
Buona notte, mi trasferisco nel letto.

grazie cilvia!

che mi hai premiato con questo:


ed io con vergogna me ne sono accorta dopo una settimana… meno male che nella motivazione scrivi questo:
" ladyg, anna e tiptop a pari merito, donne che vivono la giornata in pieno come mamme, mogli e lavoratrici"
Ed anche ronfando, aggiungo io. Che ora è tardi, e direte che fai ancora al pc a quest’ora,ma è che in realtà ho già dormito quattro ore!
Ovviamente, non nomino nessuno, come di consueto quando c’è da premiare, perchè qui dentro apprezzo e sono affezionata ad un mare di persone, per cui nomino quelli che leggo…e quelli che leggo e non commento e non sanno che li leggo,e gli amici insomma, perchè in questo periodo fatico a passare a leggere…
Grazie Cilvia!


C'era una volta

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L’uomo coi capelli grigi scende dalla macchina posteggiata sulla ghiaia del giardino, entra dalla portafinestra e ne riesce con una matita col gommino dietro e la settimana enigmistica, e si accomoda infine sulla veranda, vista verso il giardino ed il cancello. Ha appena accompagnato la moglie all’albergo del paese, al suo consesso di carampane giocatrici di carte.

I  ragazzini si stanno invece preparando per andare a fare il giro nel bosco con la mamma e con la zia. Nel sottoscala recuperano gli stivali per tutti, in un angolo vicino alla porta di ingresso i bastoni, riportati dalle scorse passeggiate.

Tutti sistemano il golf  legato in vita, il cane li osserva e attende, timoroso di essere lasciato a casa. E poi i sacchetti, i sacchetti per i funghi, chissà quanti se ne troveranno.

Si avviano, il bastardello biondo corre avanti a tutti, ma la natura di canide maschio lo rallenta,  a furia di fermarsi ad alzare la gambetta e qui e poi là. Che poi è una cosa curiosa, come fanno i cani, annusano, prendono la mira, stanno per …e invece no, si bloccano, ispirati, si girano, e alzano l’altra,  il perché mica si sa, noi uomini.

Sosta d’obbligo ad una vasca che raccoglie l’acqua di un ruscello, la vasca delle salamandre, più di una volta se ne è vista dentro qualcuna, nera e gialla, e si prosegue per la stradina, ora sulla sinistra il prato è stato sostituito da felci faggi e castagni, e sulla destra, a monte, minuscole piantine  di mirtilli, e mirtilli  altrettanto minuscoli.  

Si arriva agli “animali”, una cascina disabitata dove qualcuno tiene un cavallo ed un asino, e  qualche capra e pecora, una situazione corale, in effetti ci si stava dimenticando del gallo e di qualche gallina.

E’ da qui che, lasciando a sinistra i prati acquitrinosi,  si scende  al guado del torrente e si risale l’altra sponda, dove si alternano radure  con l’erica violetta ed i boschi, e i ragazzi chiamano entusiasti peri funghi che trovano, che sono quasi sempre sconosciuti, gli si dice di lasciarli lì, che magari li raccoglierà chi sa se son buoni. La zia che spela e rosicchia qualche castagna prematura, come fosse un ghiro..Qualche boleto si sacrifica  e si fa trovare, mentre  i funghi di Biancaneve sono sempre vanitosi,  sbucano dalle felci,  mai che ci sia invece  il loro compagno buono.

 

Fosse stato per loro, ogni mese si sarebbe dovuto assegnare ad ognuno una quota fissa di parole. Tutti dovevano sapere che ogni parola proferita attingeva a una risorsa preziosa, come l’acqua potabile o il terreno fertile, e che ogni volta che ciascuno parlava, la sua razione inevitabilmente si assottigliava.

Da  IL PALAZZO DELLE PULCI  di Elif Shafak.

Semplicemente.

Mi sembra che le cose funzionino così: se tu “crei” qualcosa che ad altri  non piace, è spontaneo che  venga da chiedere, da chiedersi,   perchè, che cosa non va. Però, se tu fai qualcosa che piace, è come se il "successo" fosse dato per scontato, raramente viene da chiedersene il perchè, eppure sarebbe un’esplorazione non meno interessante.

Un creatore creativo risponde ad una sua esigenza personale,  insegue una sua idea, un suo progetto,  e non si fa o non si dovrebbe   far condizionare da quanto e come la sua opera verrà accettata, giudicata dagli altri.

Mi piace essere messa in discussione e sono grata a chi lo fa,  apprezzo  tantissimo i giudizi e gli insegnamenti quando li avverto come una crescita, un arricchimento,  mentre divento ritrosa quando non sento  in essi un tono propositivo ma  una sorta di imposizione, di condizionamento.

Anni fa, una persona per me tra le più care nella mia vita, alle mie rimostranze per una sua critica severa nei miei confronti, mi disse " Sono un amico, non un cortigiano": fu allora che imparai, o meglio, capii. 

Vorrei allontanarmi piano piano
senza far rumore
una penna  sul tavolo
accarezzata pensierosamente
le palpebre socchiuse
una sensazione
c’è qualcosa che non c’è
non è possibile
non lo è
vorrei.

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 Al gabbiotto delle informazioni la ragazza solleva dalla rivista il viso abbronzato, agosto non è  finito da molto.

-E’ il primo padiglione a sinistra, proprio qui dietro.

Dietro, gli edifici dietro  sono a destra, rispetto la strada. Il primo, è una costruzione recente, il Centro di Nonsochecosa, non credo che valga come padiglione. Il secondo è vetusto, certamente un padiglione. Si. C’è una minuscola targhetta all’angolo, in fondo ad una specie di cortile c’è una porta, una porta che non sembra un Ingresso, con la I maiuscola, forse è sull’altro lato. Tanto vale provare.

Dalla porta esce un uomo con un grosso sacco dell’immondizia. Ecco, errore, è la porta di servizio.

-Scusi, dov’è l’Ingresso?

È stranito. – Ma qua, no?

Non c’è un’indicazione, non c’è nessuno. Un grosso cartello su una porta d’ascensore metallico ne rivendica l’uso per le  lettighe.

Cerco le scale, almeno le scale, per arrivare al secondo piano.

Le scale disvelano l’ascensore universale.

Ora, individuare la stanza.

In fondo a sinistra,  aveva detto la nonna. In fondo.. in fondo,  ma le stanze sono solo due, a lei che cammina poco sarà sembrato in fondo,  le stanze sembrano tutte e due qua, sarà la seconda.

          Sono qua!

Era nella prima, la nonna cammina ancora meno di quel che si pensi.

Nel letto di sinistra, una donna multiottantenne, con la mascherina per respirare, accudita da una donna rotonda, sudamericana. La donna geme ”Mamma”….

“Poi arriva” dice la sudamericana, che poi scopriremo essere una cinese cicciotta.

La MAMMA  di quella signora arriva?

Poi la donna cinese  spiega che  la “mamma”è in realtà sua figlia.

Poi si scopre anche che la signora, che si è addormentata, è la mamma di un personaggio dello spettacolo, ed a riprova della piccolezza del mondo, la donna dell’altro letto ci aveva avuto a che fare per lavoro in gioventù, ed anche alla visitatrice  era di  conseguenza  capitato di incontrarlo, bambina,  ricavandone uno sganascino sulla guancia scendendo dalle scale mobili delle Messaggerie Musicali.

La donna dell’altro letto.

Gli occhi sono segnati, il naso aquilino appare più evidente. Ma appare sorridente, viene da chiedersi dove trovi quella forza, o forse è la vita sfortunata che l’ha temprata e non ce ne si era mai accorti.

Chiede sorridendo all’infermiera del Servizio Sanitario Nazionale se è vero che la possono aiutare a farsi la doccia e lavarsi i capelli, e sì, possono e l’indomani mattina lo farà. Mi indica il bagno soddisfatta, è completamente rinnovato.

Racconta che la signora anziana urla tutta notte, ma perché ha paura del buio, non si riesce a farle prendere il giro giusto, stare sveglia di giorno e dormire di notte, ma ora lei si è rifornita di tappi per le orecchie.

– Sono più di là che di qua, – dice.

          Io ti  vedo che sei di qua,

E’ che lei ancora non sa tutto, ne sa solo un po’ e sorride, come quando forse si pensa che la storia non è la tua, e si vuole incoraggiare il protagonista.

sogno

Un sogno strano.  Ero al mare, con i miei figli, il capofamiglia e mio nipote, con la moglie e la prima bambina, ed hanno deciso di passare da una scogliera. Io mi ricordavo di esserci già passata ed avevo paura,  e dove si  camminava, contro la roccia, era stretto stretto per me. Comunque li ho seguiti, dicendo che tutt’al più mi buttavo in acqua. E mentre andavo, tutta paurosa, mi sono trovata vestita con un Loden verde sopra il costume, e pensavo che non è che da una scogliera ti puoi buttare da qualunque punto, bisogna conoscerli un po’ i posti. E mi sono svegliata,  e ho cercato di restare sveglia, perchè questo sogno non volevo rischiare di riprenderlo, che mi spaventava troppo, chissà magari come finiva, e poi soffrivo di vertigini anche nel sonno.
Che poi da ragazza qualche tuffo dalla scogliera, nel tratto tra Sestri Levante e Moneglia, lo ho anche fatto.

anche a Milano capita

Di Milano si parla sempre male,  anch’io lo facevo, ed ora mi ritrovo sempre più spesso a prenderne le parti. Eppure anche a Milano capitano cieli sereni con le nuvole che ci vengono a giocare, e cieli dove la luna si esibisce, a spicchi, pallida, o rotonda e vestita di rosso.
Poco fa era così, e ho fatto un po’ di prove di fotografia, che quelle di notte non mi vengono mai. Per gli scatti con il notturno ci vuole tutto l’ambaradan, e quando una cosa diventa una scienza non mi piace più. Ho provato invece a fotografare la luna con il macro, macro e panorama, poi macro e ritratto. Non sono delle meraviglie, per me comunque una conquista.

che sembra nera nera ma non lo è…bisogna trovare l’inclinazione dello schermo, o inclinatevi voi.

ecco.

saldi di fine estate


E’ apparso il lago ad un certo punto, la sua acqua era grigia, grigia e lucente, e di grigi chiari era fatto  il cielo,   più luminoso nello sfondo, braccia montuose che si sporgevano nell’acqua alternadosi tra una riva e l’altra, giocando come una cerniera slacciata.
A casa invece il cielo ci era venuto incontro.

I fiori cominciano ad arrugginire


Non tutti,  però.


E questi fanno capolino brillanti e lucidi della pioggia appena finita.

ars photographandi

Avevo pensato che i colori autunnali sono belli anche nella fruttiera,
 ma non è facile fotografarli
con i gatti sul tavolo


la micia che si viene a strusciare

ma infine ce la faccio!
notare l’eleganza dello scottex e la pessima inquadratura… ma ne ho eliminate 14 coi gatti!

Semplicemente mi sto guardando intorno, sto soppesando. Quel che vorrei lasciare, quello che non vorrei lasciare, quello che posso portare con me e quello che spero di trovare, o che spero di non trovare.
Mi sembra di aver raggiunto un punto, e poi succedono cose che non avevo previsto, tipo.
Tua madre di 94 anni che ti telefona per sentire se è libero l’appartamento sopra al tuo, non vuol più vivere con quella figlia, e vuole andare a stare da sola.
Senti il fratello al telefono che disereda la madre, e che si arrangi.
Ti telefona la sorella, ovvero quella figlia, che sospetta di essere gravemente malata.
Guardi il saldo del conto corrente, e ti arriva l’ultima rata del condominio.
Quando avevi pensato, faccio un anno di prova a vivere da sola, se no non capirò mai cosa voglio veramente, se accettano la prova bene, se no sarà definitivo.
E poi fai i conti e dici rischio di fare la fame, vabbè, appunto, tanto devo dimagrire.
E allora messo tutto insieme pensi forse è meglio che torni all’altro pensiero, trovare qualcosa in prossimità di Milano, dove rifugiarmi quando il  bisogno di stare da sola esplode, quando ci si sente assalita e sanguisugata e stanca, e da dove possa pendolare in ufficio, e che magari possa essere bello per le vacanze.
Chessò, Arona, Luino. Un posto con dell’acqua, comunque, giusto perchè il mare è lontano.
Poi capita che la dirigenza stravolga i team, e tu  che avevi il capo migliore di tutta l’azienda, e ci lavoravi da una vita,  ti ritrovi con dei capi che non conosci,  e che pensi che destabilizzarsi anche in ufficio era l’ultima cosa che desideravi e ti aspettavi in questo periodo della tua vita.
E capita che il pomeriggio stesso ti chiami quello che è stato uno dei più grandi amori in gioventù e della tua vita (in fondo cosa sono 34 anni trascorsi, uno a Milano, l’altro a Roma, e sentirsi ancora?), quello che è  apparso  un giorno  dello scorso inverno a Milano e ci sei uscita a cena ogni settimana fino a primavera, ed è stato bello ritrovare dal vivo quei lineamenti noti, anche se ingrigiti, e le espressioni e le parole che sapevi già interpretare. E gli racconti brevemente, e ti dice "Tu hai questa cosa dentro e non starai bene finchè non la farai." e poi ride del mio modo di esporre le cose, e dice che sono unica ed irripetibile, e che non smetterà mai di seguirmi perchè la mia vita è meglio di un libro, e vuole sapere come va a finire, e ride, ridiamo.