Archivio mensile:giugno 2013

Sughero

Ora, vorrei stare in un posto con l’acqua, magari a pescare, non importa se non prendo niente, mi basta aspettare che il tappo si muova, e pazienza se mi hanno già mangiato l’esca e sto lì come una scema a guardare il tappo, e l’acqua, e penso.

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Economia spicciola (la mia)

Perchè l’economia riprenda, occorre che la gente abbia soldi da spendere, sia ottimista, cioè deve avere un reddito, un lavoro e i prezzi devono essere accessibili, devono riprendere i consumi.
Nel prezzo di una camicia, è compreso l’aumento dell’IVA che il fabbricante di bottoni ricarica al confezionatore vendendoglieli,  idem per il filo, la tela, la confezione, il trasporto al negozio.  Chi compra il prodotto finito nel prezzo si becca tutti i ricarichi. Quindi se il prodotto è caro si vende meno e le aziende sono in difficoltà.
Allora, per non bloccare l’economia, aspettiamo ad aumentare l’Iva, ma il ministro Saccomanni avvisa che per farlo ci saranno tagli dolorosi alla spesa pubblica. Non saprei quali aspettarmi.  Diminuiscono ancora i letti negli ospedali? Ci sarà un insegnante ogni tre classi? I pubblici ufficiali debbono portarsi le biro da casa? Insomma, tutto questo per rinviare l’Iva e potersi comperare la camicia. Ma alla fine siamo sempre noi, gli stessi soggetti, a pagare, o in salute o in soldi, che sia Iva aumentata o taglio doloroso. Non so se una camicia salva più vite di un elettrocardiogramma. Siamo sempre noi. Si tratta solo di scegliere di che morte morire, insomma.
Invece, far ridare i soldi a chi ha rubato? Evitare seriamente che si possa rubare ancora denaro del contribuente? far pagare penali a chi ha stanziato denaro pubblico in opere inutili o non terminate? Su, un po’ di fantasia, occorre cambiare i soggetti paganti, i soldi da qualche parte sono, se sono sparite dalla tasca della popolazione saranno in qualche altra tasca.

Perchè poi a me girano le balle per questo pacchetto lavoro per i giovani e vecchi disoccupati, che intanto lascia a piedi la generazione in mezzo,  sembra essere proprio data per persa, quella dei quarantenni. Poi non capisco perchè avere uno sconto per un anno di € 650 mese dovrebbe invogliare un’azienda a pagare contributi e oneri per altri 40 anni assumendo un giovane. Usare questi soldi per un appalto  obbligando  l’assunzione dei lavoratori, cui possano partecipare aziende che abbiano chessò tot  assunti non è meglio? Alla maniera italiana, ci sarà chi troverà il trucchetto, lo spiraglio, per mangiarsi i fondi destinati al pacchetto.
Poi, altra cosa, il pacchetto  che riguarda i giovani che  abbiano tra i 18 e i 29 anni, siano privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi, siano privi di un diploma di scuola media superiore o professionale e viva solo con una o più persone a carico. Insomma, mia figlia che ha 24 anni, un diploma, un bambino di 5, sta cercando di laurearsi, lavora tutto il giorno con contratto apprendistato a 800 € mese ed è indietro due mesi con la paga perchè in ditta non entrano soldi, vive con bambino e compagno con noi perchè non ce la fanno ad andare da soli, insomma mia figlia, che ce la mette tutta, non merita aiuti,  non ha diritto a nulla, posso solo pregare che regga il traballante posto di lavoro di noi genitori. O forse li dobbiamo buttare fuori di casa, così trova un vero lavoro?

voce del verbo andare

Forse a tutti capitano quei momenti in cui non sei a posto da nessuna parte, e ti senti dentro un’angoscia continua che ti stringe, e non sai bene se vorresti urlare, o dormire, o essere accarezzata, o abbandonarti a un fluire di giornate tranquille anonime,  ad evitare lo schianto.
Sono quei giorni che ti sembra di essere al mondo solo per arrivare al momento sbagliato, per dire la cosa sbagliata, anzi metà, perchè non te la lasciano neanche finire, come quello che sognavi di essere, di fare. Senti di aver dato tutto, e non hai più nulla che non sia vecchio, scontato, stanco,  senti che comunque non basta, non basta mai. Vorresti andartene, e non lo sai fare davvero, non hai il coraggio, non sono solo l’età, la salute, il denaro, a fermarti. E’ questa l’insoddisfazione?

Murphy ed io

Quando al mattino ti svegli perchè il tuo gatto per imperscrutabili motivi atterra sul tuo posteriore, ivi aggrappandovisi…
quando vai da tua cugina senza ombrello, e si mette a piovigginare, e stai da lei finchè la pioviggina smette, e quando decidi di tornare a casa perchè ha smesso, giri l’angolo e arriva l’acquazzone
alla 23 di sera non puoi che  scoprire che tuo figlio, già rientrato a Ginevra, ha smarrito la tua auto, che  serve al mattino, e allora esci  nella notte a cercarla, mentre piove il piovibile.
Murphy mi ha concesso di ritrovarla, dopo quasi un’ora di giri per le  strade,  ma sono certa per un solo scopo: poterla riperdere.

La Grande Bellezza

Ho un problema: non mi ricordo molto Roma, La Dolce Vita  già di più,  Amarcord parrebbe c’entrare niente, parrebbe, e guardando La Grande Bellezza mi è venuto invece in mente il Satyricon, un film che non ho mai visto.
Giocoforza, cercherò di arrangiarmi senza fare paragoni con Fellini, e cercherò anche di spiegare perchè, uscendo dal cinema, ho pensato “Ma questa è una summa”, non lo so bene neanche io perchè ho pensato questo, e cosa volessi dire con “summa”.
A Roma sono andata spesso, ma non la  conosco come ce la presenta Sorrentino,   l’ho girata a piedi e in motocicletta, senza incontrare mondani, e la gran bellezza trasuda da ogni sasso: ogni erbaccia che cresce su un mattone assume una bellezza sua, diversa dalle erbacce che crescono su mattoni altrove.
Servillo/Jep Gambardella ci accompagna, col suo sguardo, la sua voce,  in giro per Roma, quella sua, cammina da solo, di notte, per vie quasi deserte, una Roma senza romani, praticamente, e senza traffico.  I “romani” che vediamo sono quelli che gravitano intorno alla cosiddetta mondanità, una sorta di insettini fastidiosi che con le loro miserie disturbano le grandi-ose e le piccole bellezze di Roma, ci si muovono, anche le posseggono, con noncuranza, persi nel loro cazzeggiare.  Romani sono i nobili Colonna, decaduti, che sopravvivono facendosi noleggiare  ai ricevimenti in qualità di nobili, e che in un guizzo d’orgoglio si rifiutano di spacciarsi per gli  Odescalchi, altra casata di lignaggio,  contro la quale avevano combattuto per secoli. Caricaturale la Chiesa, col Cardinale appassionato di cucina che evita accuratamente qualunque discorso affine alla spiritualità, la Santa, simil-Madre Teresa, che si nutre di radici e rivela “le radici sono importanti”, che arriva in Italia accompagnata da una sorta di prelato manager, simil-rana dalla bocca larga, per salire in ginocchio una lunghissima scalinata, quasi una metafora della vita (ma anche della morte, la vita non è forse un cammino verso la morte?), un contorno di personaggi infelici e contradditori…di tutte le citazioni colte, ricordo in particolare questa, credo di ricordarmela appunto perchè non è colta affatto, ma efficace e veritiera  ” quanto sono belli i nostri trenini… sono belli perchè non portano da nessuna parte”,  un giudizio emblematico di quel vivere, di feste,  sniffate,  di balli, quella finta allegria che nasconde il vuoto e la disperazione, la solitudine.  La grande bellezza arriva nella vita, non è detto si fermi molto… Le camminate di Jep sono un po’ a ritroso, lo portano a ritrovare l’amico  Egidio che gestisce il locale hard, reincontra l’amico che farà sparire una giraffa “Fai sparire anche me” lo prega Jep, e l’amico gli risponde che è un trucco, che se fosse vero farebbe sparire per primo se stesso, mica starebbe lì a far queste baracconate per vivere (però intanto non ci dice come ha fatto sparire la giraffa, un po’ grandina rispetto i consueti giochi di presdigitazione),  Jep ripensa alla sua prima storia d’amore, che stava per essere l’unica.
Non è per niente facile fare una sintesi di questo film… i personaggi sono moltissimi, e con uno sguardo non superficiale, si colgono un’infinità di particolari, forse è stata questa la sensazione di “summa”, che non ti può lasciare indifferente,  sembra un gran casino, un’accozzaglia presuntuosa, invece ha un suo ordine e perfino una sua dolcezza, nonostante i quadri che Jep presenta con la sua voce che non cambia mai tono, spietato, rassegnato, senza fette di salame sugli occhi.
Credo siano situazioni universali, e che non esistano solo a Roma… perchè Roma, dunque? Perchè è bella, e ridondante, e universale, è una grande madre… una madre  cagna, afflitta dalle pulci, molte verranno grattate via.  Ha superato il Nulla, Jep, ora  forse  scriverà il fantomatico altro libro, quello di cui tutti gli chiedono, dopo il successo del suo primo, e unico,  di  quarant’anni prima.
Di questo film, come di Servillo,  ho sentito parlare bene, e anche molto male, Sorrentino lasci in pace Fellini  etc etc, le aspettative di chi va a vederlo sono alte, ma bisogna anche capire cosa poi  si aspettava di vederci.
Io, non mi aspettavo nulla, dopo This Must Be the Place anzi, ero diffidente, e su questo film mi sono ricreduta.
Servillo, che non ricordo di aver visto all’opera altrove, ha un viso simpatico e un sorriso contagioso. Verdone, in chiave tragicomica, sfodera un naso che mi sembrava maggiorato, ma forse no, è semplicemente ingrassato.  Vedendo Serena Grandi disfatta e imbruttita. ho pensato quanto possa essere dura la vita dell’attrice, sicuramente deve essersi sentita chiedere se voleva fare la parte di una attrice sulla via del tramonto, e nel film le signore, vedendola, questo bisbigliavano di lei.
Ma quanti attori c’erano? in questo film c’è proprio tanto di tutto, al prezzo del biglietto è un buon affare, portarsi via tutto questo.

trailer: https://www.youtube.com/watch?v=jttrBCyqnEU

Ora la paura

Era stanca di stare al pc,  anche un po’ annoiata, voleva andare a letto a leggere un po’; inoltre sentiva un indolenzimento al ginocchio, quello col menisco che fa un po’ gli affari suoi, ed aveva voglia di allungare le gambe. Le solite tappe prima di raggiungere il cuscino,  preparare le tazze e le caffettiere per la colazione, il  bagno, questa volta senza bucati da stendere, accendere la luce del comodino,  mettere in carica l’esoso android.
Conquistate finalmente le lenzuola, il libro di Rossana Campo da cominciare, stava leggendo la quarta di copertina, un po’ impicciata dalla fascetta rossa e dalle cartoline di Minimal Incipit che le avevano regalato comprandolo,  quando il capofamiglia, che era già a letto, si sveglia prestissimo la mattina, si gira brontolando dall’altra parte del letto, bofonchiando contro la luce, e dice di andarsene a leggere in salotto, ma lei dice di no, che dopo si addormenta là e ci dorme male. Tanto, sapeva che non avrebbe resistito a lungo con gli occhi aperti, la stanchezza prevale sempre.
Tempo tre minuti, si alza risentito e va sul divano in salotto, apostrofandola e portandosi la sveglia:  lei rimane un attimo interdetta, le viene da piangere, ma non è giusto che lui dorma scomodo che per andare al lavoro ha un viaggio lungo.  Lo raggiunge in salotto, ma lui non vuole saperne di tornare a letto.
Lei si siede al suo pc, ed accende la lucina smorzata che illumina i tasti:
“Dai vai a dormire comodo nel letto, sto qui, ascolto un po’ di musica come faccio di solito” lo diceva per convincerlo a tornare di là, pazienza se non leggeva, pazienza per la gamba, lo diceva piangendo, non le sembrava giusto che fosse così arrabbiato per una cosa così stupida e che non ci fosse verso di rimediarvi, se non con lui incavolato e scomodo sul divano, che non voleva tornare nel letto sgombro.
In risposta si alza dal divano “Ora ti spacco tutto!”  come, ti spacco tutto, e lei pensa al  cellulare in carica, che non potrebbe permettersi di ricomprare, lo segue, lui appare sulla porta del ripostiglio con un attrezzo in mano,  e si dirige al salotto,  la figlia esce dalla sua stanza, lo apostrofa, perchè la mamma  non deve poter leggere a letto se è stanca, tu lo fai sempre e lei non dice niente, lei sempre piangendo disperata corre nel salotto a prendere il pc, chiude il coperchio, lo stacca, resta immobile sulla sedia, chiude gli occhi, è esausta, ha paura, paura, paura…
Lui si sistema sul divano, lei torna nel letto, in preda a un pianto che sembra inarrestabile, piange il pianto di tutto il mondo, che quando ci si sente così, ci si prende addosso la tristezza di tutto.
I litigi, il dialogo impossibile, le minacce, sono cose di sempre… ultimamente  però la violenza non è più solo quella ricattatoria, psicologica, onnipresente,  da un po’ di tempo, è comparsa la paura, quella lacerante, e fisica.

Beatles-Live at BBC versus Rolling Stones-Stellavox

30 maggio 2013, ore 21, Legend 54, via Fermi 98,  Milano. Il navigatore di Beppe non prendeva in memoria numeri civici superiori al 27, così abbiamo seguito le indicazioni per il 27, l’importante, si diceva, era arrivare in via Fermi.  Il 27 non lo abbiamo visto fatto sta che seguendo una freccia sbagliata, che per il navigatore eravano arrivati, siamo finiti fuori da via Fermi, anche perchè il 27 è dispari e cercavamo un numero pari, quindi l’altro lato di questa sorta di autostrada cittadina. Il mio android aveva piantato la sua bandierina  “98” e indicava il percorso da farsi,  avessi avuto una lente di ingrandimento sarebbe stato meglio, in ogni  caso aveva questa freccina semovente salvifica… solo che , arrivati al punto della bandierina, c’erano solo prati. E qui mi ripongo la domanda che mi ritrovo a domandarmi  sempre più di frequente, e cioè, l’informatica è finalizzata a servire l’uomo o ad asservirlo?  In ogni caso, il Legend 54 era poco dopo, effettivamente è al bordo del sino allora per me sconosciuto Parco Nord, nel quale non ho visto esquimesi ma solo parecchi sportivoni che facevano le loro corsette felpate.  Sembra un bel posto, questo Legend. In una sorta di veranda, protetta dalle piogge invadenti, si stava svolgendo sicuramente la pizzata di fine anno di una classe delle elementari. All’esterno, nel giardino, gazebi ed amache, e tavolini, insomma,  un luogo accogliente per molte occasioni, mi è parso, peccato così lontano da casa mia, per una frequentazione più frequente.  Ad un tavolino c’erano due o tre uomini, uno grande e grosso, il cassiere, ho pensato, perchè mi ha detto che la cassa apriva alle nove, e un altro, coi capelli lisci un po’ lunghetti, il collo fatto su in una sciarpa leggera, che ci ha invitato al tavolo in quanto ho detto che  Beppe è rollingstoniano, ma stavamo ancora cercando Paolo, Beatlesiano. Poco dopo avrei saputo che si trattava di Mick Jagger, cioè, il cantante degli avversari, Andrea Pagano: potevo indovinarlo dalla sciarpa, tutto sommato, visto che questa estate incipiente ha le temperature ottobrine.  Poi, con Anna, abbiamo deciso di entrare, e di cominciare a prendere il posto, cosa che è assai imbarazzante quando è ancora tutto libero.  Poi è successa una cosa curiosa, scelto con Anna il posto che mi sembrava migliore per scattare fotografie con libertà di movimento, tra l’altro  vicino alle mogli beatlesiane ,  il marito Anna e Beppe si sono poi  seduti altrove, a un tavolino , e vabbè.  Anzi, due cose curiose, la seconda, che il presunto cassiere era in realtà Charlie Watts, infatti era assiso alla batteria rollingstoniana.
Nella sfida si alternavano le canzoni, una dei Beatles e una dei Rolling, praticamente tutte conosciutissime, e trovo anche superfluo elencarle, uno, perchè i titoli non me li ricordo mai, due, perchè appunto chi non conosce i loro ineguagliabili  maggiori successi? Paint it Black, Con le tue lacrime, Ruby Tuesday, Chains, Love Me Do, A Ticket to Ride sono solo i primi che mi vengono in mente di un elenco che minaccia di essere infinito.
Il finale prevedibile della disfida tra i Beatles/ Live at BBC e i Rolling Stones/Stellavox  è stato il pareggio, ed anche le opposte tifoserie non erano per niente accanite, e men che meno io, che per quanto adoratrice dei Beatles, fui acquirente adolescenziale anche di un paio di LP dei famigerati Rolling.
Certo i Beatles , che appunto finirono Baronetti (un colpo mortale inferto loro dai regnanti britannici)  erano più compostini e rassicuranti,  almeno all’apparenza, dei Rolling Stones , che si portavano dietro un’aura di dissolutezza.
Parimenti, i Live suonavano serafici, ed  gli Stellavox  avevano Mick Jagger che abbracciava il microfono, interpretava con la voce e con il corpo, muovendosi a suo agio e disinvolto in scarpette rosse per tutto il palco. E sicuramente pareggio giusto e meritato,  ben conoscendo i Live at BBC, gli Stellavox sono stati una bella scoperta.
O Beatles, o Rolling Stones, poi quando diventi grande, diventano The Beatles e The Rolling Stones, due espressioni diverse di innovazione, aria nuova, e sicuramente storia della musica nonostante quello che borbottavano i genitori anni ’60.