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Nei sogni c’è sempre un pizzico di realtà.

Ieri sera chiedevo ad una amica romana  in Facebook se era risolta la vicenda tra i suoi gatti, perchè la micetta, seconda arrivata, dopo un lungo periodo di feeling con il gatto di casa, era diventata incontenibilmente aggressiva nei suoi confronti, tanto da doverli tenere separati e vivere aprendo e chiudendo porte facendo attenzione che la micia sgattaiolasse e andasse ad attaccare il micio. Ora la micia è seguita da uno psichefelinanalista, prende un calmante ma pare che il problema sia lontano dall’essere risolto.  Nel contempo un’altra amica ligure pubblicava la foto di un gatto che sostava da ore fuori dalla sua finestra e non sapeva che fare, e ognuno diceva la sua sul da farsi, senza accorgersi che, dai commenti alla foto del tappetino che si era deciso di mettere  al micio, questo se ne era andato, e chissà se è tornato, all’asciutto, stanotte.  Intanto si era fatta viva, dopo un sacco di tempo,  un’amica lombarda raccontava della sua precarietà e cassa integrazione
Fatto sta che stanotte ho sognato che mi assumevano,  per il recupero crediti, in una azienda dove c’erano un sacco di lenzuola cuscini per terra, quasi come gli impiegati dormissero lì,   però non credo che fossero cinesi, i colleghi di lavoro non comparivano proprio, non c’erano volti.  Insomma, ora di sera avevo già sgomberato una buona parte del pavimento e fatto due lavatrici.
Poi mi ritrovavo a casa, che non era la nostra, questa dove sono adesso, era una casa in prestito, con grandi vetrate. Il nostro cane veniva nominato nel sogno ma non si vedeva, e lo stesso i nostri due gatti neri. Era situata sul lago a Rapallo, e questa è un po’ una stranezza, lo ammetto, perchè si vedeva il lago dalle finestre ma uscendo a comprare le scatolette per i gatti mi sembra fossero le strade di Rapallo che conoscevo da ragazzina, e non so perchè andavo verso il cancello con una sedia, e la lasciavo al cancello, e il custode la riconosceva e diceva che era del Museo, di lasciarla pure lì, che l’avrebbe riportata dentro lui (quale Museo?mah!).  Andavo a comprare le scatolette –  perchè nella casa in prestito era comparso, entrato chissà come, un micio-  e mi accorgevo per strada di essere senza portafoglio e tornavo indietro. Il Capofamiglia invece aveva trovato un cagnolino, che stava impaurito sotto il divano,  e  poi scappava via da sotto il divano, e usciva in giardino, chissà come, ed allora lo vedevo anch’io, marroncino di taglia piccola, che mi ricordava un po’ la cagnolina di anni fa, che non avevo adottato ed era morta travolta da un camion.
Il micio arrivato era bianco, però aveva delle righe colorate sul pelo, in oro e fucsia,  disposte come i cordini di un pacco regalo di Natale, con tanto di fiocco  colorato sul pelo, pelo che nelle parti colorate era parecchio ruvido. E’ molto affettuoso, e dico a mia figlia che lo teniamo, e lei obietta che magari non va d’accordo con gli altri due, ed io dico se non va d’accordo, all’ultimo arrivato gli troveremo un padrone, e che secondo me ha fatto bene ad andarsene da dove lo avevano vestito a pacco regalo.
Mi sono svegliata elucubrando  su cuore e ragione, che ad aver seguito il cuore invece che la ragione, la cagnolina randagia anni fa non sarebbe morta, e che mentre il cuore a volte ha ragione, la ragione spesso non ha cuore.

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