Archivio mensile:luglio 2006

Si avvicinano le ferie, quelle di tutti gli anni, e mi sento come se stessi per subire violenza. Ho l’angoscia e non voglio e devo.

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Pensieri semplici.
Non so se è il caldo, la stanchezza, l’ansia per le tensioni familiari, le decisioni che devo e non so prendere, ma ogni tanto mi sento stanca anche del blog. Nel senso che forse non riesco a stare al passo, e comincio anche qui a sentirmi diversa e ad avere bisogno di isolarmi. Cosa che poi rimpiangerei subito, una comunicativa come me non resiste a lungo, isolata. Però è così.
L’altra notte non avevo sonno e ho girato un po’, sono passata da tutti gli amici e ho cercato di curiosare dei blog nuovi, ed è stato lì che ho cominciato ad avere di nuovo la mia sensazione di diversità, di non stare al passo, che le cose si stanno evolvendo anche qui in un modo che me ne terrò o verrò lasciata fuori.  Io non capisco, se si scrive, lo si fa per essere letti,magari anche compresi, ed allora non so perchè ci devono essere tutti quei template ridondanti, dove fai fatica a trovare il testo, o dove è scritto piccolissimo a caratteri scuri sul nero, o quelli con le scritte a fondo colorato. Si’ libera espressione, arte, ma non mi sento stimolata alla lettura, anzi, distratta. E poi tanti pensieri contorti, non per incapacità a scrivere, quasi ci fosse l’ansia di voler essere diversi speciali, di voler stupire, di volersi distinguere. Non pensocambierò mai il template, liscio  e standard di Splinder,  mi sento rispecchiata nel mio blog, e mi piace vedere davanti la pagina bianca e lasciarmici andare, lasciarci cadere i miei pensieri. La pagina bianca è senza condizioni, mi dice "va dove vuoi". La mia porta semplice dice entra tranquillo, chiunque tu sia. Non ho una vita particolare diversa dai più, cerco di rendere speciali le cose di tutti i giorni, di trovarci un momento di ironia, di sorriso, di tenerezza. 
Non giudico, mi sento diversa, il solito "cane sciolto", fuori dal tempo.

Oggi qui nei pascoli sono venuta a recuperare mia figlia, ed il cane. Sono contenta di riportarla a casa, non ci sarà il solito silenzio, verrà all’improvviso ad abbracciarmi, e mi canterà apposta le canzoni che non mi piacciono. E sentirò la voce del capofamiglia   e dirò “Cos’hai detto? Non ho capito!” e lui mi dirà “Parlavo con il cane”.

Mi  sono messa a prendere il sole, e le sue carezze, alle mie spalle rumore di tuoni mentre  nuvole di cotone si dipanavano  nel cielo davanti a me. Gocce di pioggia tenera, ed una carezza del sole sui miei pensieri ad occhi chiusi. Una volta non lo amavo, ora ho un punto in condivisione con le lucertole.

 

Ero arrivata in ritardo in ufficio ieri, oggi invece anche.

Mi sono ritrovata in un ingorgo pazzesco sulla circonvallazione, credo di averci messo 35minuti per arrivare a meno di un chilometro da casa.

Ovviamente come ho messo in moto la macchina sono partiti i tergicristalli, ormai, per chi mi legge, è un   fisso.Doveva essere la conseguenza dell’ultima volta che sono stata in piscina, cioè mercoledì. Ero uscita a razzo dall’ufficio per essere lì per le 18, in modo da poter nuotare un po’ e prendere una briciola del mio sole (il sole è mio!).

 

Accaldata ero scesa dalla macchina precipitandomi  alla cassa, mi ero cambiata, ero uscita all’ all’aperto e un vento da bufera mi aveva investito,  il cielo era nero e si sentivano i tuoni.

Mi sono buttata in acqua lo stesso, bagnata per bagnata…

Ho nuotato un po’ però poi ho cominciato a pensare ai fulmini… a Fantozzi… a Murphy e alle sue leggi, e sono uscita.

Mi sono seduta su una panchina a sgocciolare, e sono stata arpionata dal padre di una compagna delle elementari di mia figlia, che mi aveva sempre dato un senso di fastidio fisico anche solo al vederlo in piedi ad aspettare la figlia davanti a scuola.

Tornando all’ingorgo, mi chiedevo cosa diamine potesse essere successo… e poi ho visto:

rifacevano la segnaletica, due belle freccione bianche, riparate dai cippini di plastica (non mi ricordo come si chiamano) in mezzo alla carreggiata di una via cruciale per il traffico, alle otto di mattina.

Sono stata premiata, e ho un po’ recuperato… perchè dopo di traffico non ce ne era più per la strada, era tutto fermo alle freccione.

Gelato al pistacchio, finalmente, ne avevo voglia da un po’,  e già che c’ero, pistacchio e bacio. Cono elegantissimo, intonato al mio abbigliamento di oggi, gonna tabacco e canotta verdolina.

Quando M. nell’intervallo va in piscina, noi due bancari meno bancari ci diamo appuntamento  davanti al Kebab di Corso Lodi, il più buono di Milano si dice (posso scriverlo o è pubblicità occulta?). Kebab completo con patata cipolla e piccante su panchina al sole nel bel mezzo di Corso Lodi, sbrodolamento incluso. E dopo, il gelatino!

A dir la verità la panchina soleggiata è un’innovazione,  da quando nel locale tengono acceso una specie di candela profumata a non so che cosa, forse per tenere lontani insetti importuni… ed io ed M infatti ce ne teniamo alla larga, io poi che sono sensibilissima agli odori!

Ecco, nei giorni scorsi mi è arrivato il CD di un amico,  che non conosco di persona ma per me è un  amico. Sono brani suoi, brani e briciole di musica, di colonna sonora, tanti. Per sentirlo bene sono andata spesso in ufficio in macchina in questi giorni, è il momento in cui riesco ad ascoltare con più attenzione, e più intimità che in casa, sembra ridicolo ma è così.

E ascoltando,  e pensando a lui, sento arrivarmi da questa musica  ogni volta qualcosa di diverso, colgo un qualcosa in più, un attimo della sua ironia, tanto della sua solidità. E mi sembra che la musica sia un dono meraviglioso,  crearla comporla sentirla erompere dentro di te… un’immagine, una sensazione che non descrivi con le  parole, o coi colori. Mi chiedo come ci si senta dentro, come funzioni … glielo chiederò quando torna dalle vacanze. Sarà un po’ come lo scrivere, o il disegnare, ma mi sembra più vicino al cielo. Più facilmente immagino cosa  si provi ad eseguire un brano musicale,   precisione e  divertimento ed entusiasmo e soddifazione, senso di libertà credo…

E la musica  mi ha portato anche la sua presenza,  in un attimo in cui mi sentivo strana e qualche  lacrima voleva venire giù. Grazie.

Oggi sono arrivata in ufficio col  Melobruco, il nuovo filobus, tutto verde… in ritardo come ultimamente mi capita. Però ha due difetti… non ha ebbrezze di salite e discese del mini-ottovolante dell’infanzia di mio figlio, ed ha dei sedili in stoffa. Non oso pensare alla fauna che presto li abiterà, per non dire delle macchie….

 

Sempre per il post di domenica, ai pensieri sulla vecchiaia,  ecco pensavo anche all’illusione… vedendo mia madre che lavava la sua tazzina del caffè… e rimaneva la patina marroncina sul fondo ma non era in grado di vederla. Probabilmente soddisfatta di sè perchè alla sua età è autonoma. Ma in fondo a ogni età in un modo o nell’altro siamo illusi di qualcosa. E gli altri che lo sanno  guardano sorridono scuotendo la testa e non hanno il coraggio di dircelo.

Timidezze…a proposito di chat.
Sabato sera breve improvvisato incontro con un amico di chat di passaggio a Milano (in luogo pubblico  ovviamente!)
Insomma, mentre attendevo in macchina, ho  praticamente adescato un giovane che non c’entrava nulla , mentre l’Atteso,  che era tre passi dietro al giovane, non ha potuto non farmi immediatamente rilievo per le mie equivoche intenzioni.
Ovviamente, poi,  per dargli la mano  non potevo non dare un colpo alla leva dei tergicristalli, e si sono messi ad andare all’impazzata sia quello davanti che quello dietro e non riuscivo più a bloccarli, non mi ricordo mai le posizioni della leva… come anche l’abbagliante, lo odio ,quando lo cerco non lo trovo e quando non lo voglio abbaglia senza sosta.
Detesto queste macchine complicate rivoglio la Pandina che mi avevano prestato un’agosto, con tutti i comandini lì belli facili visibili.
Perchè devo tenere gli occhiali per la guida adesso, e così se guardo tutte le gradazioni e rotelline dei ventilatori e qualunque simbologia sul cruscotto non ci vedo una mazza.
Devo aspettare per le lenti vicino-lontano che mi si stabilizzi la vecchiaia, no, volevo dire, il calo della vista dovuto all’età.

Chat.
Un pensiero.
Quando si deve scegliere lo "stato personale" puoi opzionare  "In linea".
Perchè non viene lasciato "In linea" e viene invece sostituito da  "Disponibile" che può avere tutto un altro significato …

OooooH… un refolo d’aria entra dalla finestra aperta.

Evvai Princess! Sei forte! La mia bambina inaffondabile, quella che affrontava le onde a due anni con salvagente, braccioli e paperella.
E’ andata con un amico a Intra, non sapevano che fare, hanno comprato una palla e giocato sul lungolago. La palla è ovviamente finita nel lago e mia figlia si è tolta le scarpe per prenderla ma intanto la palla si allontanava…Un bel bagno vestita.  Spedita subito dalla mamma sotto la doccia.

Oggi qui nei pascoli è una giornata stupenda, il cielo è azzurro limpido, come i miei occhi (purtroppo ho un’età in cui i complimenti devo farmeli da sola).

Poiché ho dimenticato la salsa di noci a Milano, invece che la strada “alta” ho pensato di fare il lungo lago per arrivare al supermercato ed inventare un secondo succulento sugo per la famiglia che ci aspettava oggi, il capofamiglia ed io. Il lago increspato, e la corolla di montagne erano uno spettacolo stupendo, e sfrecciavano coloratissimi windsurf. Pensavo che l’acqua è sempre bella ed affascinante, che penso sempre al mare, ma che anche i laghi e i fiumi hanno le loro suggestioni.

Come al solito è stato triste arrivare a casa, appena entrati dal cancello con la macchina, mia sorella ci ha visto due sacchetti del supermercato e prima ancora di fare ciao commentava negativamente che avessi portato la spesa. Dicevo che era roba nostra e poi il necessario per il sugo, ma il sugo lo fa L (suo figlio)dice lei. Ma la mamma mi aveva detto di portare la salsa di noci mi sono dimenticata e ho pensato di rimpiazzare con panna speck e zafferano.Ma non importava! E io che ne sapevo, sono per strada, mi sono dimenticata non volevo creare difficoltà. Mia madre: non voglio che vieni qui e lavori sei già sempre stanca. Insomma, niente saluti e già mi sarei girata e tornata a Milano. E’ un po’ che sono così, insofferente. Un bel po’ ormai. Detesto tutto quello che genera problema e che non c’entra con i miei figli ed i miei animali. Mi sono stancata di mettere le pezze alle manchevolezze ed alle pigrizie degli adulti della famiglia. Di stare dietro alle loro beghe. Anche i nipoti ormai sono uomini e donne, possono essere in grado di lasciare la casa provvista di carta igienica e non perdere le chiavi. Per qualunque cavolata vengo tirata in mezzo, ora è un po’ che ringhio. Devo mettere a posto la mia vita, l’ho scoordinata parecchio.Voglio vivere la mia vita, non so quanto me ne resta, prima di invecchiare troppo. La morte. Io alla morte non penso mai, non mi spaventa. Perché penso che dopo sarò morta e di sicuro non mi preoccuperò.  E prima di morire voglio vivere, libera il più possibile: perché mi spaventa invece la vecchiaia, con i limiti che comporta, inesorabili e ineluttabili. E l’agonia, che porta via tutto a tutti,anche a chi ti sta intorno. Brrr. Che pensieri che mi ispirano il cielo il verde il venticello che ci sono qua. No non sono loro, è il sentire la voce di mia madre, ripetitiva nei suoi concetti di sempre,  nel suo corpo di novantaduenne.

Scroscio di caldo notturno.
Oggi ce l’avevo fatta, ero fuggita dall’ufficio abbastanza presto, ero arrivata in tempo utile alla piscina, un’oretta per sguazzare prima della chiusura. Avevo sollecitato l’immancabile collega che ti telefona al momento di uscire, cosa c’era, sbrigarsi , perchè temevo che si sciolgliesse la cuffia al sole in maccchina.
Uno shock. Cartello. Temperatura dell’acqua 22°.*
Ma come! è passato un sacco di tempo, ha fatto caldone, sono anche stata al mare dove l’acqua era calda, perchè ancora quei terribili 22°.
Evabè, mi sono tonificata un  po’. Ho nuoticchiato.
Ma  è stato bello anche sognare avvolta nel sole sul bordo della vasca, e il riflesso del sole sull’acqua balenava tra le palpebre socchiuse.
Pensavo allo stare bene  con se stessi, che sì si starà bene ma c’è sempre un supporto esterno… l’affinità del sole, un buon libro, un materasso comodo….io davanti allo specchio mi annoio, mi divento anche un po’ antipatica.

*.propongo un bue e un asinello ai lati della vasca.

Risveglio con Radiopopolare.
In Cina uno scimpanzè che doveva esibirsi fumando una sigaretta  era arrivato a volerne fumare 20 al giorno.
Per farlo smettere hanno dovuto curarlo con birra e semi di girasole.
Avrà cominciato a bere?
Molti punti di riflessione. Devo dirlo alla Princess.