Archivio mensile:agosto 2012

non è addio al lago

Ho finito di fare gli scatoloni, ho disfatto la casetta che mi piaceva tanto. Non è proprio ancora distrutta,  ha una sua funzionalità stile campeggio, con slalom tra pile di scatole, per tornarci un ulteriore week end.
In questi giorni mi hanno fatto compagnia il caldo e la malinconia.
Il lago, non lo perdo, neanche le paperelle e gli svassi, che  perpetueranno qui le loro stirpi.
Perdo un angolo mio, semplice e non lussuoso,  dove stavo tranquilla, dove nessuno mi distruggeva nulla,  a parte le oche  del porticciolo scomparse, erano sette quando sono arrivata qui nel febbraio 2010, e le sparizioni dei cigni pulcini.
Un posto bello, e dico sempre che il bello fa bene.
Esci di casa, c’è la piazza, il lago, l’imbarcadero, una pianta di  camelia fiorita anche d’inverno, le azalee in primavera, gli oleandri e le magnolie d’estate. L’ aria profuma di fiori o di legna dei camini, le rondini fanno casino al mattino, e verso sera i gabbiani, di notte l’usignolo.Spuntano  in primavera, come le primule sui prati, le barche sullo sullo scivolo del lungolago, e quelle ormeggiate alle boe. d’inverno le sostituiscono i gabbiani, che restano a terra. I piccoli svassi, li vedevo ieri dal mio tavolo del bar dell’imbarcadero,  hanno perso il piumaggio picchiettato e hanno ora le penne e i colori dell’adulto, un abbozzo di ciuffo, ma pigolano ancora chiedendo il cibo al genitore, sempre più  spesso però si tuffano sott’acqua in cerca. Non ho fatto gite, escursioni, le nuotate le conto sulle dita di una mano. A me basta guardare il luccichio e i colori dell’acqua, i contorni del panorama che conosco sin da bambina,  è uno strano senso di protezione che mi pervade, che non ho più da quando è mancato mio padre, tantissimi anni fa…è qui che ti ritrovo, papà, in questo mondo qui… per questo non sono mai venuta al cimitero, non eri lì, no.

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Verso il Carroponte

Laura passa a prendermi sotto casa, l’aspetto al semaforo, così salto su e via, verso il Carroponte, dove Guido Catalano declamerà poesie – o farà il cabarettista, a seconda che lo ascolti un cabarettista, o un poeta.
Come decido che è meglio aspettarla dall’altro lato del semaforo, Laura arriva e si ferma giusto dov’ero due minuti prima, si ferma anche perchè c’è il semaforo rosso, e questa è già una buona cosa che non è detto si ripeterà sempre. La vedo, ma lei agita le mani e spiaccica i palmi contro il vetro,  le faccio un segno, riattraverso, la raggiungo, mi siedo in macchina  e lei mi dice ridendo: “ti stavo facendo segno di aspettarmi l! “…” e io ho capito di venire lì, vedevo segni strani”  Il finestrino è completamente giù, no, non mi dà fastidio, solo che Laura mi caccia in mano un navigatore, che non so come riesco a far sì che prediliga la direzione Sesto S.Giovanni, probabilmente era già impostata,dall’ultimo utilizzo, invece dei WXZ che mi scappavano digitati.  L’aggeggio parla, ma mica si sente molto quello che dice coi finestrini aperti, e così comincia il viaggio, con me che faccio la ripetitrice  del navigatore, ci dice sempre dove andare, ma tante volte ci sembra che sbagli, e allora facciamo qualche altra strada, in conflitto  con lo strumento, che non si arrabbia mai. E’ incredibile! Siamo arrivate! “Il Carroponte,  lo vedi? ” Mi dice Laura. Vedo infatti una strisciolina di rosso dietro  a delle costruzioni. Postaggiata l’auto, ci entriamo, ci sono delle aiuole e queste gigantesche impalcature, nel mio immaginario carroponte mi faceva pensare a una specie di nave petroliera, ed invece dicasi carroponte un argano installato su un carrello o un paranco, ed un ponte costituito da una trave,  i cui usi più comuni .sono all’interno delle fabbriche e dei magazzini per il trasferimento di semilavorati e di prodotti finiti tra un reparto e l’altro o verso l’area di carico e scarico; vi sono anche carriponte destinati all’uso siderurgico con funzioni di parco rottami, carroponte da carica o per movimentazione billette: così in sintesi da  Wikipedia.   Lì effettivamente c’era la Breda. Un attimo di commemorazione compunta. Gli operai, la fabbrica, le considerazioni sull’adesso.C’è una prima parte coperta, escono voci e musica, ma costeggiando la costruzione color infuocato, si arriva al prato, a un gazebo dove si sta esibendo Andrea Cola, e alla base di un pilone è seduto solitario il Poeta, con fogli bianchi tra le mani, che aspetta le ore 22.00, che sono anche passate. Il prato è occupato da tavolini e da divanetti fatti con  pallets, e assi per schienali.  Non ce ne è uno libero.  Laura segnala la panca lontana, occupata da un solo individuo. Che però si alza. La panca è libera! con passo felpato e velocissimo ce ne appropriamo.  La spostiamo in centro, sul  fondo. No, meglio che andiamo un po’ più avanti.
Ci sediamo. No, un po’ più a destra adesso. Ora c’è Catalano nel gazebo, implora che la gente vada più vicino al palco, obbediscono in tantissimi, il prato si è riempito, e noi.. zac, là vicino con la panca. E poi che dire? l’aria era fresca, si stava bene, Guido Catalano ha dato il suo meglio tra foglietti svolazzanti , e, per il veloce ritorno nella notte,  come  cavalli verso la stalla, il navigatore l’abbiamo lasciato dormire nel suo angolo

Storie vive.

Il mio lago non è solo lo scintillio dell’acqua sotto il sole, e i battelli d’antan, ed il colore dei fiori, e le inquadrature offerte dalle lunghe palme. Ho imparato a conoscerlo come una sorta di teatro, il domestico lungolago di Pallanza racconta un’infinità di storie, se ti fermi a guardare.
Nel porticciolo nuotava giorni fa una papera madre di tre pulcini, ed uno di essi si allontanava sempre, restava indietro, andava avanti…  la madre sembrava incurante,  il piccolo si era perso tra le barche  ormeggiate e non la trovava più,  nuotava pigolando disperato,  ma il resto della famiglia sembava non sentirlo. Ero preoccupatissima. Finalmente ha scorto  la madre,  sull’altro lato del porticciolo, ed ha  fatto una traversata che sembrava un minuscolo motoscafino, con tanto di onde ai lati, per raggiungerla.  L’altro giorno, una papera nuotava con tre piccoli nel lago aperto, ed uno si allontanava sempre… ma non c’erano le barche a nascondergli la mamma e i fratellini, mi sembrava di conoscerli. O no?