Archivio mensile:aprile 2006

AMICIZIA.
Per effetto dei commenti al post di oggi avrei voluto parlare di amicizie e di amicizia, invece mi accorgo di non essere pronta.
Mi accorgo che è un sentimento così complesso, per certi versi più dell’amore.
Mi accorgo che mi ritengo amica di alcune  persone, per ognuna delle quali provo un sentimento diverso.  Posso parlare della stessa cosa ad ognuno di loro, ma lo faccio in modo diverso ad ognuno di loro.
Mi accorgo che un amico sincero non ti blandisce ma ti mette in discussione.
Mi accorgo che l’amicizia ti può far soffrire profondamente, anche se magari non ti sconvolge tutta la vita come un amore che finisce.
Mi
accorgo di sentirmi stringere dentro per la sofferenza di un amico, e sentire il trasporto, il desiderio di far sì che possa essere  felice,  come fosse amore, ma non è amore.
Mi accorgo che quando mi sento solidale e in sintonia,  e mi sento di dire: ci sono, ci sono poi davvero sempre.
Altre cose per ora non so.  Oh sì, da poco so un’altra cosa, mi ha illuminato mio figlio chattando sere fa. Dovrei  cioè imparare a essere contenta di quello che gli altri sono in grado di darmi. In poche parole, senza farmi un film di come mi piacerebbe fossero le cose, che sarebbe il modo preciso per restare delusa. Questo nell’amicizia, ma anche nell’amore non farebbe male tenerlo presente.

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UNHAPPY HOUR
Compleanno di mia cognata, festeggiamento con happy hour in un posto vicino a casa sua. Le ho preso in regalo una borsa estiva di una tonalità verde che non mi piaceva per niente, suscitando infatti il suo sincero entusiasmo. Ci credo, che fosse sincero, perchè è arrivata con una giacca di pelle verde pisello chiaro,  e sotto aveva una camicia bianca con disegni verdi.
La voglia di andare era poca, ma ho pensato che, anche se non era il top, magari per the Princess era meno triste che passare il sabato sera in casa, dopo il 405esimo lasciamento col ragazzo, questa volta pare definitivo. Giovedì sera lei gli aveva coraggiosamente dichiarato che non intendeva vederlo mai più, almeno finchè la cosa non le sarebbe passata,  ma poco dopo ha dovuto prendere appuntamento con lui alle sette e mezza del mattino di venerdì perchè il portafoglio con l’abbonamentoATM era rimasto nella sua  macchina.
Un locale, con aria vagamente esotica,  aperto da poco un po’ in periferia su una strada larga con elevato passaggio di auto, mi sono chiesta quale poteva essere la fauna che lo frequentava in ora più tarda mi dava un po’ quell’idea lì.  Forse in precedenza era l’officina di un meccanico.  C’era un ingresso piccolo dove ti indirizzava il buttafuori, in questo caso di Milano semideserta si era trasformato in un buttadentro – perchè dovessimo entrare da lì, me lo sono chiesta, visto che erano aperte tutte le vetrate della facciata davanti. Già la presenza di un buttadentro/fuori mi reso un po’ perplessa, ma forse c’è perchè non è una zona di abitazioni e di passaggio pedonale. Comunque il posto non era brutto, non dava quell’idea di chiuso che detesto dei locali, anzi era praticamente all’aperto ed era consentito quindi fumare. Io non fumo.
Abbiamo ordinato, solo che lì non è che ti andavi a servire, portavano loro ciotole e piattini. Arrivava il cameriere dello Shrilanka che ti diceva "zinque" e tu dovevi dargli subito i cinque euri della consumazione. Vino bianco Zinque!, Campari Orange Zinque! Sex On The Beach Zinque! "Cos’hai ordinato?!"  Il collettivo femminile di amiche di mia cognata era tutto in solluchero davanti all’ordinazione della Princess. Inizialmente  eravamo 12 elementi dotati più o meno di femminilità e ben 2 elementi di supposta mascolinità. In un buon numero hanno  voluto assaggiare il  Sex on the Beach di mia figlia, e mi sono chiesta in base a cosa pensassero che le facesse piacere che tutte loro emerite sconosciute bevessero dal suo bicchiere. L’aspetto, il colore, il profumo, mi ricordavano un bagno schiuma.  Io vado tranquilla sul mio Campari Orange, soprattutto ora che ho imparato come si chiama,  non so mai cosa ordinare, e non amo gli alcoolici. E nessuno lo voleva assaggiare perchè non era forte. Con una così vasta rappresentanza femminile in più o meno singletudine, mi sono fatta delle domande, nel caso che io decidessi infine di scindere la mia vita dal capofamiglia ai soli fini anagrafici.
Verso fine serata eravamo diventati 15 a 4.Neanche con tanto campionario il capofamiglia si è dimostrato attratto da nessuna. Nel frattempo era scoppiato un temporale  e nel locale entrava il rumore dello scrosciare dell’acqua portato da folate di vento. Sono stata lì a lungo, troppo a lungo con la schiena girata verso l’apertura.
Alle 4.43 del mattino non riuscivo più a dormire, è arrivato anche il micio a mordicchiarmi perchè dovevo girarmi sul lato sinistro, e ho realizzato che ero tutta indolenzita. Ho anche realizzato che c’era solo il micio e non la micia, ed il dubbio è sempre che sia rimasta chiusa in un armadio. No, ieri notte quando sono andata a dormire non ho aperto armadi e mi guardavano tutti e due dal tavolo.
Mi sono alzata perchè nel letto stavo troppo scomoda, era ancora buio, Il cielo era sereno con le stelle, e si sentiva qualche uccellino da chissà dove. Ho preso un Nimesulide. Ma non mi ha ancora fatto effetto.

             

Forse sto camminando all’indietro, non so se è sbagliato o meno. Non so,  forse uno deve trovarsi andando avanti, io invece è un po’ che faccio il gambero. Sto andando a ritrovarmi. Ci sono cose che facevo e che non ho più fatto. Mi assordavo con la musica, per esempio. Poi i dischi non si sono usati più. Poi il giradischi non funzionava più. Poi c’era la stanchezza e la televisione. E allora ho letto poco. E allora non scrivevo più. E allora non pasticciavo più sui fogli da disegno. Ho sempre rimandato a dopo… dopo. Quando i figli crescono… quando.
ADESSO E’ DOPO.
Mi accorgo che non ho lacune da colmare, ma oceani. E il tempo adesso mi sembra troppo poco.
Non sono un mostro di cultura, sono un raffazzonamento di cose che mi hanno incuriosito e mai approfondite. Troppe. Ci sono quei cervelli che immagazzinano rapidamente di tutto. Il mio immagazzina, mescola, le cose ci dormono dentro, escono a sensazioni. Non sono mai certa di nulla, mentre tutto mi sembra.
Così tanto per gradire oggi mi sto approvvigionando di Vivaldi e Tschaikowsky … ho lanciato qualche maledizione all’ordine e alla natura delle consonanti del caro Pjiotr Iljitsch ma alla fine le ho domate, giusto quando pensavo di arrendermi e cercare Borodin, senza acche cappe e vudoppi. Ho giocato d’astuzia, ho impostato Patetica, e poi ho copiato.
 
   


Sarà la primavera.
Sarà l’autunno.
Vorrei sentirmi innamorata.
Un’ondata di tenerezza.
I coccolezzi, diceva una mia amica un po’ siciliana un po’ romana,  non so se fosse un vezzo suo o un modo di dire di là.
Invece niente. e non è che son cose che ti puoi inventare.
O forse sì, ma allora si chiama malattia.
Chiederò ai miei gatti se facciamo cambio.Ma non so se gli conviene.Per me non accettano, mica sono scemi, sono felini.

   Solitudine

Cosa che non faccio spesso, oggi sono andata a mangiare da sola nell’intervallo. Uscendo mi sono accorta di avere lasciato il badge in ufficio e, quando sono ridiscesa, non ho avuto voglia di raggiungere gli altri al Self Service. Già amo poco quel posto, quando se ne esce si sa tutti di lasagna, andarci senza neanche seguire il gregge…Sono andata al baretto,  mi sono seduta ed ho preso un panino, e una spremuta d’arancia. Penso sempre che mangiare da soli e per di più seduti sia triste. Invece no. La Paola del bar, che abita dalle mie parti, mi parlava della nuova esselunga che devono aprire. Non me ne importava nulla, ma ho apprezzato la familiarità. Il  socio milanista del bar- se non erro i soci sono ben assortiti, un milanista, un interista, un juventino,  servizio completo per il clienti,  sia che voglian conforto sia che voglian pigliare per i fondelli, hanno il tifoso ad hoc – serviva i caffè col collo avvolto in una sciarpa del Barcellona, dono del giorno di un cliente affezionato, mooolto affezionato.  Mi sono assorta nei miei pensieri, ma se dovessi dire quali fossero, non saprei dire bene.  Il mio amico denominato l’Impaziente, quello con cui ogni tanto c’è qualche scazzo, la parola non è bella ma trovo sia quella che rende meglio gli aggiustamenti tra i nostri caratteri  molto simili, mi dice sempre tante cose cui inizialmente mi ribello poi penso che alla fine ha ragione, mi conosce meglio di quel che voglio ammettere. Mi dice che devo imparare a star bene con me stessa, ed io gli dico che sono abituata a stare da sola. Ma ha ragione,  non è la stessa cosa, un conto è la solitudine obbligata un conto è la solitudine per scelta. Devo imparare a vivere la solitudine obbligata e sfruttare le risorse che ho dentro di me, che poi non sono neanche poche,  invece di lasciarmi andare allo sport preferito, la sega mentale con conseguente rotolamento in lacrime sul divano. Però pensavo che stavo migliorando. Speriamo. Capita di rado, e non più tutti i venerdì sera all’inizio del week end. Poi, le ultime volte che ho pianto, ero in piedi in cucina. Nel bar stava suonando Penny Lane, forse avevo dimenticato ancora una volta che intanto era passata una trentina d’anni.

        

   NON MI SONO PIACIUTI


 

Una bandiera credo non si debba bruciare mai.
Sono stati lesi i suoi diritti di cittadina italiana, positiva la sua presenza alla manifestazione, un insulto alla democrazia gli insulti a lei rivolti. Un solo dubbio: l’anno scorso c’era lei o la badante?
PER  CERTE COSE LA MIA MILANO COMINCIA A PREOCCUPARMI…

   MI SONO PIACIUTI

PER ALTRE NO

https://i2.wp.com/www.onemoreblog.org/images/022.jpg

Ieri sera naturalmente non poteva mancare "Bella ciao" e mi è tornato alla memoria, lontano lontano, che non si poteva cantare o ascoltare in presenza di mio padre, " si irritava". E poi quando la mia compagna Patrizia mi portoò da ascoltare il 45 giri di Lotta continua, mio padre fece irruzione nella mia camera urlando che in casa sua c’era pace e non lotta continua.
Di pace non ce n’era poi molta, con le separazioni sue con la mamma, e il correre a casa di  mia sorella che beveva.
Mio padre resta nel mio ricordo con un affetto e una stima profonda, giusto e onesto come nessuno. Lo ricordo nella sua poltrona pochi giorni prima che morisse. "Sono stanco" mi aveva detto, ed eravamo stati un po’ in silenzio, e poi " Sei l’unica per la quale non sono preoccupato".
Vorrei tanto parlargli ancora parlargli adesso, mi fiderei di tutto quello che mi direbbe.

Invece,  nel mio piccolo, il 25 aprile coincide con l’inizio della abbandono della casa dei genitori per iniziare la mia vita da sola, il 25 aprile 1980.
Un’esperienza durata poco, perchè in giugno abbandonando i miei sogni d’amore romani iniziava la convivenza con l’attuale capofamiglia ai soli fini anagrafici.
Col senno di poi, i sogni bisogna cercare di realizzarli.
Di quel breve periodo ricordo che un po’ mi mancava che nessuno mi facesse menate per gli orari, e di non dover rendere conto a nessuno.
Adoro il silenzio,  ma lo temo.
 

L'immagine “https://i2.wp.com/www.url.it/pagine/musica/band/img2/beatle.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.   Miracolo a Milano – anzi in provincia.
Stasera sono uscita col capofamiglia ai soli fini anagrafici …
Tra i compagni del corso di scrittura dell’anno scorso con cui sono rimasta in  contatto c’è I, una persona favolosa (sono favolosi anche F ed S, e Vì anche se frequentava  in un altro orario, sono persone che ho care e non lo dico perchè so che mi leggono qui :-P) I suona, canta, compone canzoni, scrive testi,  musica poesie,  oltre ad essere,  ritengo, un buon marito e padre  ed ad avere un lavoro impegnativo (non so come ce la faccia a far tutto). E credo che sotto la "rude scorza" sia anche una persona dolcissima. O per lo meno questa è la sensazione che mi è sempre arrivata.
E’ da un bel po’ che volevo andare a sentire qualche spettacolo del suo gruppo di ex sessantottini ricostituitosi da qualche anno, ed I coscienziosamente mi teneva informata ma tra tutti non si riusciva mai a combinare. Spesso erano però occasioni in cui suonavano un solo pezzo, il clou era questo, con i canti della resistenza, uno spettacolo completo. Morale, S è riuscito per il rotto della cuffia ad andare sabato,  e stasera c’era una replica in un altro comune vicino a Milano, ma non ho trovato nessuno che mi accompagnasse. Non mi piaceva l’idea di avventurarmi fuori Milano di sera per zone che non conosco, soprattutto per il ritorno. Così nel tentativo di arruolare la figlia come compagna, non ho potuto non dirlo al capofamiglia. La figlia ovviamente ha glissato… così siamo rimasti i due piccioncioni, come ha detto S.
Lo spettacolo meritava, come aveva anticipato S sono veramente bravi, belle anche le canzoni che avevano scritto e composto loro. Da "La Staffetta" scritta da I
 " E provate voi gente normale
A tentare ogni giorno la sorte
Senza mai imbracciare un fucile
A guardare negli occhi la morte "
Non è stato scontato come sotto sotto temevo, nè noioso come forse  temeva chi non mi ha accompagnato. Bello anche perchè traspariva il divertimento l’affiatamento del gruppo. E il pensiero che quelli del ’68 siamo noi coi capelli che ingrigiscono…
E anche con il capofamiglia è filato tutto nella norma… siamo arrivati puntuali,  non  ha fatto le solite deviazioni,  ha perfino imboccato  l’autostrada sostentendo l’esborso di un euro e qualcosa.  Era presto e  mi sono seduta vicino all’ingresso su una poltroncina lato corridoio, per potermi muovere liberamente per salutare I.  Però non vedo più  il capofamiglia….si era seduto nella fila dietro, lato opposto, per non ingombrare chi arrivava, ha detto. Morale ho dovuto raggiungerlo io: abbiamo assistito allo spettacolo con una poltrona libera tra noi due e senza dirci una parola. Nella norma, appunto.
Al ritorno le solite devianze stradali: imbocca la strada sbagliata, "Ma puoi aiutarmi" "Ma  l’aiuto te lo avevo dato, ti avevo detto di tornare indietro che era sbagliato, ma tu indietro non ci torni mai"  "Bell’aiuto"  .
Allora  pensavo: in fondo questa persona mi sta sopportando dal 1980,   nel bene e nel male è ancora qua. Se avessi dovuto contare sui " nuovi acquisti" … avrei dovuto andare da sola, o non sarei andata neanche questa volta. In fondo lui è disponibile, sembrava anche contento che fossimo usciti.
Il problema sono io. Il silenzio che una volta era suo è diventato anche mio. Ho parlato solo della strada da fare e di dov’era lo spettacolo. Non gli ho raccontato nulla di I, cosa rappresenta I per me, del corso di scrittura etc.Non mi viene infatti  da raccontargli nulla dei miei amici, dei miei progetti, di quando sto male dentro, quando sono serena. Non è un problema non raccontargli nulla,  non mi chiede mai nulla. Quando ho cercato di dirgli di noi due, non mi ha preso sul serio.  

Tanti blogger mettono nei loro post testi di canzoni.
E’ una cosa che mi mette un po’ a disagio, mi sforzo un po’, poi "salto".
Innanzitutto  perchè l’inglese lo so un po’ più che scolastico (per scolastico intendo il biennio del ginnasio, risaliamo al mesozoico).
Ora va bene fare il blogger, ma già una volta per capire  Sifossifoco sono andata a rileggermi un canto della Divina Commedia. Non ho mai usato tanto come adesso i vocabolari
(notare il plurale) da quando ho finito di studiare.
Poi, il mio aggiornamento musicale è scandito da quello che mia figlia scarica su Itunes, dai Red Hot Chili Peppers alla  nostalgica "il coccodrillo come fa" .
Difficilmente  ricordo i titoli, figuriamoci se riconosco i testi.
Difficilmente mi sono soffermata a distinguere le parole,  anche per i testi  in italiano, la voce si mescolava alla musica era un tutt’uno, mi piaceva così, non avevo bisogno di più.
Giusto dell’amato ineguagliabile Faber mi sono fermata a leggerne un po’.  E  "sei nell’anima" che mi  subbuglia dentro, chi l’avrebbe detto. E "convivendo" che mi faceva scendere le lacrime un paio d’anni fa, mentre guidavo,  vacanza  silenziosa d’agosto, tra le colline. Quando ne ho cercato il testo, non ci ho capito niente, no, sarò onesta, povero Antonacci, mi ci sono messa con impegno, qualcosa ho decodificato.
Come logica conclusione… ecco il testo di una canzone stupenda, che non so come fare per farla sentire qui (abcdnews mi fai un corso? vengo da te la domenica mattina alle 7, adesso c’è meno nebbia, va bene?) ma tanto la conoscono tutti.
E’ dolcissima, è semplice…come quello che vorrei tanto, sembra semplice invece è così difficile.

Perfect Day  – Lou Reed  (dal film Trainspotting)

Just a perfect day

drink Sangria in the park

And then later

when it gets dark, we go home

 

Just a perfect day

feed animals in the zoo

Then later

a movie, too, and then home


Oh, it’s such a perfect day


I’m glad I spend it with you

Oh, such a perfect day

You just keep me hanging on

You just keep me hanging on



Just a perfect day

problems all left alone

Weekenders on our own

it’s such fun

 
Just a perfect day


you made me forget myself

I thought I was

someone else, someone good

 

Oh, it’s such a perfect day

I’m glad I spent it with you

Oh, such a perfect day

You just keep me hanging on

You just keep me hanging on

 

You’re going to reap just what you sow

You’re going to reap just what you sow

You’re going to reap just what you sow

You’re going to reap just what you sow


 

Una cosa che odio. Anche se ne apprezzo il forte impegno sociale e civile.
La colazione del capofamiglia ai soli fini anagrafici comprende uno yogurth, che deve essere preferibilmente contenuto in vasetti di plastica riciclabile. Pare che a volte io abbia acquistato delle marche che non avevano il simbolo di riciclabilità sul contenitore. O era un’osservazione pungente perchè butto il vasetto di quelli che mangio io nella pattumiera normale sono un verme, lo ammetto.
Insomma, alla mattina c’è anche questo rito: si tolgono con attenzione dal vasetto  i residui della copertura di alluminio, lo si risciacqua, lo si asciuga e lo si butta nel sacchetto coi  ricicli della plastica, sul balcone. Cosa c’è di male? Assolutamente nulla, fa benissimo, è PERFETTO.
Detesto la lentezza dei movimenti, detesto il tempo che ci mette a compiere queste operazioni con cura avendo un’opportunità in più per criticarmi.
Quando  per  far fronte a tutto è una vita che  devo sempre coordinare un po’ di cose insieme progettando intanto le successive, e sono sempre indietro, e devo fare tutto in modalità "un  colpo al cerchio ed uno alla botte".
Infatti sono stanca e da quando ho deciso di dedicare il tempo anche a quello che mi piace l’ordine della casa è degenerato parecchio. E saremmo tutti adulti o pressochè tali.

Di solito dormo con la porta aperta, sono leggermente claustrofobica. Appena posso spalanco le finestre che il capofamiglia ai soli fini anagrafici immediatamente richiude, quando fa freddo,  e quando non fa freddo le richiude lo stesso. Comunque con la porta aperta i gatti vengono a darmi il buon giorno, ognuno ha il suo rito. La micina fa il giro sul cuscino intorno alla mia testa, poi comincia a "fare la pasta"  sul mio decollete polpastrellosa e pungente, poi si accoccola  con la testa sotto il mio mento, spinge un pochino per essere bella aderente e le fusa mi rintronano le orecchie. Il micione arriva, le sue fusa sono con il silenziatore, è stato malatissimo da piccolo è un gatto un po’ difettato ma gli vogliamo bene così, e mi si sdraia contro sul lato sinistro. Se io sono girata sul fianco destro mi mordicchia, mi giro ed allora à tutto ok. Dopo un pochino se ne vanno. Sono le cinque di mattina.

Ora io mi chiedo.
E’ una giornata splendida di sole.
Sono in casa quando il resto del mondo probabilmente se lo sta godendo.
Con questo spirito, nonostante la tristezza che già mi tallonava, riesco a ritrovare la forza di volontà di affrontare un altro mucchietto di carte, e mi metto a giocare alle figurine.
Bolli auto là, ricevute della posta per i rifiuti campagna e Milano lì, canoni tv là, multe lì….
PERCHE’ arriva un micio che lascivamente si sdraia sulle carte, e una micia che mi passeggia su e giù sul tavolo strusciandosi e fermandosi alla fine ordinatamente seduta naso contro naso, e così la vedo tutta strana da dietro gli occhiali, e anche lei mi scruta e annusa  queste cose di vetro trasparente…e mi fa anche un po’ di solletico. Perchè?

P.S. delle ore 18.54… perchè dovevano avere già fame…

Ho preso le ferie perchè dovevo assolutamente staccare con l’ufficio e perchè volevo fare un sacco di cose in casa, con calma, senza assilli. Mi sto sentendo così poco assillata che mi sembra di avere dei ritmi da bradipo,  i giorni di ferie finiranno  e sarò al punto di prima.  Come tutti i miei propositi…

ORA HO DUE GATT. A UNO GLI HO FATTO TOGLIERE LA O E ALL’ALTRA LA A.
Comunque la micia appena finito l’addormentamento dell’anestesia e dopo aver mangiato un boccone ha ripreso subito energia. Stranamente l’altro micio non la ignora: quando era stato operato lui, lei non lo riconosceva, forse per  gli odori di medicinale.