Archivio mensile:settembre 2009

Parole nel tempo.

Ci sono tante cose che volevo sempre fare, tipo andare al Salone del Libro di Torino, tipo andare a vedere la cittadina che si chiama come me…  mica che fossero cose impossibili, anche se lo sembravano.
Oggi è toccato al Castello di Belgioioso, oiù di vent’anni che ci passo spesso davanti, diciannove anni che ci fanno rassegne libristiche, mi pare.
Non ho avuto tanto l’impressione di stare in un castello, se non quando guardavo fuori dalle finestre, ed allora vedevo mattoni rossi e travi, e merli, e piccioni, che non stavano sui merli, ma in fila su rilievi del muro. Nel giardino, piccolo per un Castello, c’erano un sacco di statue orientali, due monete da € 0,05 di cui una del 1999, un quadrifoglio e tantissimi semi rossi di magnolia, ne ho presi tre.
L’esposizione non era affollata nè di libri nè di visitatori. C’è da chiedersi, se sia la concomitante manifestazione di Bancarelle a Torino, se il settore sia veramente in crisi o l’italiano automunito in una splendida giornata di sole non preferisca andare a fare grigliate sul  Ticino.
Pochi libri hanno suscitato i miei desideri, per altro prevenuti col portare pochissimi soldi. C’erano opere minori di Stevenson, Goethe e qualcun altro che mi sarebbe piaciuto prendere, mi sembra che possano rendere la loro conoscenza più autentica, ma avevano prezzi improponibili per quelle poche pagine, nonostante il pagamento dei diritti d’autore sia scaduto da tempo. Certo i piccoli editori non si possono permettere prezzi stracciati, ed i grandi forse hanno altri progetti. Secondo me una collana di opere minori di autori classici a tre euro andrebbe via come il pane.
Curiosi libri come i Simpson e la filosofia, oppure la scienza dei Simpson, cioè, curioso come questi cartoni, spesso biasimati, ma molto  più spesso amati, siano oggetto di studio più o meno serio.
In ogni caso, ho comprato solo "Il coccodrillo come fa", con CD.

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L’acqua della doccia è calda, piacevole, in questa fine estate. Scorre sui capell, sulla nuca, sul viso, si porta via le  stanchezze, la confusione.
Sono nella casa coniugale, sorseggio un bicchiere di latte, il cucciolo Boris, che non è il mio cane, pende dai miei movimenti, come dovessi porgere a lui il bicchiere da un momento all’altro. Ho svuotato la lavapiatti, ho preparato il tavolo per la colazione del mattino dopo, come ho fatto per anni, e come faccio per me sola nella mia casa single. Qualcosa è cambiato, il capofamiglia prende ora il thè, non più yoguth caffelatte e miele. E preparo anche il bicchieron ( una specie di bicchiere biberon) per Baby Herman, che sarà anche Principe, ma ha un’inarrestabile tendenza al salire.  Ieri voleva arrivare al citofono tenendosi a me e con i piedi sulla parete.
Quando sono qui è quasi come se non mi fossi mai allontanata, è casa mia. Ma anche quando sono nella mia casa da sola, sono a casa mia, nel mio silenzio, con le mie cose, quelle indispensabili, e sto bene, e ho una vita parallela.
Però forse non dovrebbero  esser parallele, dovrebbe essere una sola, il miracolo geometrico.

Riesco a mettermi a scrivere solo ora, sullo spunto offertomi ieri da Metro, il giornale free press che ogni tanto riesco ad afferrare.
Penso alle polemiche sul rinvio di Ballarò. 
E’ vero, è una scemata spostarlo, anche Ballarò potrebbe seguire il trasloco degli sfollati, una voce in più, un altro pubblico. Si parla di censura, di libertà d’espressione, ma secondo me non è questo il punto, almeno questa volta. Nulla impedisce che Ballarò possa fare un servizio la prossima volta, che i giornali possano scriverne, in un secondo momento.
Il problema è la manipolazione dell’informazione, l’utilizzo  – palese – del mezzo televisivo per fare propaganda (di regime).
Nessuno deve essere distratto da questo spettacolo, che immagino, che prevedo già.
Bisogna ingurgitare la medicina buona che ci porgono sul cucchiaio.
Vorrei guardarlo solo per vedere se ho, se abbiamo ragione.
Metro non parlava di Ballarò, parlava del freddo che fa già da quelle parti.
Diceva che quelli che andranno in una casa, stasera,  sono una minima parte.
Che gli alberghi si svuotano dagli sfollati, chi si è deciso ad andare da parenti o amici, o chi è riuscito a ristrutturare da solo la propria casa.
Che gli altri accampati andranno a riempire queste camere d’albergo.
Che ristrutturare da soli è quasi impossibile, i mutui a fondo perduto costituiti dalle banche vengono da queste concessi quando si è già fatto il 75% dei lavori, e quelli che hanno la casa in fascia A (lievemente danneggiate) sono obbligati a ristrutturarle e lasciare le tende.
Su Metro erano scritte queste cose, e si citava un giornalista free lance, Alberto Puliafito,  che non riesce a parlare con gli sfollati, non può fotografare la tendopoli, nè raggiungere all’interno del campo  chi si era detto disponibile all’intervista, e lo scrive su un blog, www.ikproduzioni/blog/ .

presolana…

Come è, come non è… forse sono un po’ ripetitiva con le foto… ma a me sembrano sempre diverse… o no?
Insomma questo abbraccio, non è suggestivo?


e questo  nero su bianco?


e la pulizia delle ali con le zampette?


ecco, e questo fiore con vespina in visita, non lo ho mai visto prima, stava a 1300 metri slm.


e le stesse vespine, in due sullo stesso fiore, una  vista di faccia… la individuate?


e questo bombo, che mi era sempre sfuggito sulla pianta di lavanda, ora immortalato sulla budleia:


La budleia non a caso è detto albero delle farfalle (ma anche degli aponi, direi)

A milletrecento metri slm invece non ho visto farfalle variopinte, solo queste:

beh poi c’era il croco che si riapriva dopo la pioggia, vedevo i petali alllargarsi ma non sono stata pronta a riprendere con un filmato, non ci ho pensato:


poi c’era un abbeveratoio con dentro i girini… ormai direi gironi, vedendo le zampotte.

e poi un parapendiista (si dice così?) che per quanto aspettassi ed aspettassi, non è rimasto impigliato in nessun abete: è atterrato regolarmente in mezzo alle mucche, troppo lontano per riprenderlo, e comunque non ci  doveva essere  nessun toro:


stupendi scenari di alberi e di nuvole:

e due asinelli che guardavano passare le macchine


e poi c’erano anche i giocatori di scacchi, ma di questa specie parlerò a parte.