Archivio mensile:ottobre 2012

Conversione.

Vado dai buddisti, disse un giorno il capofamiglia. Questo gruppetto buddista si riunisce sempre a pregare non so perchè proprio sempre all’ora di cena. A volte, dopo, vanno a mangiare la pizza insieme. Il capofamiglia si è messo a leggere librini e librini. Per un po’ non è più andato, ora ha ripreso alla grande.  La mattina presto, che già si alzava alle sei, si mette alla scrivania di mio figlio, che vive all’estero, con una lucina accesa e blatera litanie, e lo stesso la notte, che io non mi ricordo di questa cosa e nel buio mi spavento, i buddisti non me li immaginavo così, che sembrano riti satanici, anche i nostri gatti neri stanno bene alla larga. Il cane attende rassegnato di uscire, allungato per terra, mi guarda alzando un sopracciglio.
Ora, il capofamiglia ha espresso il desiderio di comprare  il papiro giapponese con le preghiere, che non va toccato con le mani  e va tenuto in una teca (il cane geloso lo inghiottirà con tanto di teca), e poi si prega con l’incenso (che spesso mi provoca il mal di testa), un vaschettino d’acqua che deve star lì tutto il giorno (verrà rovesciato dai gatti)  e due candele, che mi auguro non mandino a fuoco la casa, con l’abitudine al disguido che abbiamo, spero possano stare spente in sua assenza.
Ier sera torno a casa dal lavoro, mia figlia e i suoi sono già a tavola, mentre  il capofamiglia gira per casa con tre buddisti, e  fa vedere la stanza di qui, e i bagni, e mi viene in mente tanto scientollogy ,  ” i quadri e l’argenteria sono miei” . Lo scopo  della ricognizione è trovare un posto per collocare la teca, idoneo alla preghiera “vedrai che lo troviamo” dicono,  io penso di no, la casa è piena come un uovo, non si può più appoggiare niente da nessuna parte, anche  camminare sovente non è una certezza.  Il covatore supremo di fuffa è proprio il capofamiglia… che sia la volta buona che ci dirigiamo risolutamente alla ricicleria con circa mezza casa nel bagagliaio?
Il gruppetto buddista nell’ultima stanza si ferma a pregare, mi allarmo un attimo quando sento parlare di offerta, cerco di dominarmi, penso a Tom Cruise. Dopo una mezz’oretta escono, ci salutano, e dicono al capofamiglia ” Vedi, per la teca, devi sentirlo tu il posto, quello giusto per te”  Ad impossibilia nemo tenetur,  vale per tutti, anche per i buddisti.
Più tardi, sul comodino di mio figlio trovo un ananas, e chiedo ” ma cosa fa qui un’ananas in camera??”  ed il capofamiglia mi risponde ” Era l’offerta per il muro”
Ecco, io non pensavo che il buddismo fosse queste cose curiose, ma sono molto poco religiosa e pochissimo ultraterrena.

 

 

 

 

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Lo zoo di vetro

Domenica scorsa ho conosciuto il Teatro Frigia 5, che si trova in via Frigia 5, nella zona di Precotto, a Milano.  Una porzione di fabbricato industriale, una porticina, predomina il bianco e il nero.  Nero il teatro, pareti, pavimenti, sedie, la porta di ingresso,  e la porta di uscita su una terrazza dove ci hanno offerto, a noi spettatori, un aperitivo. Nessuna finestra, e tutto nero, per un’ aspirante claustrofoba par mio non era il massimo.  Sufficiente senz’altro a creare quella sensazione di muta angoscia richiesta dall’opera di Tennessee Williams, suona così bene, Tennessee Williams, che non si può non scrivere,  un nome che dà quel tot di culturale, ma senza strafare… di Tennessee Williams, sì, buttato lì con nonchalance.
La famiglia Wingfield ricordata da Tom Wingfield adulto e fuori campo veste di bianco, il mondo esterno a colori. La scena è al minimo, molto elegante, il nero, le sedie trasparenti, lo zoo di vetro rappresentato da calici, alcuni dei quali illuminati da un  led, il candeliere, lo specchio in fondo che rappresenta il ritratto del padre che se ne è andato senza far sapere più nulla di sè, sarà un caso che sia uno specchio, e non un ritratto di un qualunque volto maschile?  Una leggera intelaiatura li divide dal mondo esterno.
La vicenda,  sospetto sia molto nota, tratta di Amanda, una madre frustrata dall’abbandono del marito e dalla mancanza di prospettive  della sua attuale esistenza, persa nel ricordo della vita dorata di un tempo si preoccupa in modo tanto assillante per i figli, da diventarne la persecutrice. Laura, la figlia, leggermente claudicante, si è rifugiata nella collezione di animaletti di vetro e nell’ascolto di vecchi dischi, il figlio Tom scrive poesie di nascosto durante il suo lavoro al magazzino di calzature, e sogna le avventure che vede al cinematografo. Dietro le insistenze della madre,che vorrebbe un marito per la figlia,  porta a casa un collega di lavoro  che, coincidenza  Laura conosceva dal liceo, era l’amore segreto che portava dentro… Laura si lascia un po’ andare, gli regala l’animaletto preferito, l’unicorno, che il ragazzo romperà, ma Laura non se la prende, l’unicorno senza il corno starà meglio con gli altri cavallini, e non si sentirà più solo. Jim le rivela che sta per sposarsi, Laura piange, Jim si congeda,  Amanda si infuria con Tom, Tom questa volta se ne va davvero, e sarò per sempre perseguitato dal rimorso di questa azione.
Quale sia stata la sorte delle due donne, Tom non la dice.
Bravi tutti, il regista Stefano Fiorentino, gli attori, Stefania Carcupino, alla sua prima esperienza in un ruolo drammatico,  Federico Lapo, Paola De Gregorio, Luca Levi e Davide Soncini.

Live after Live for Van Ghè

The show must go on. “ho dimenticato il plettro, tu ne hai uno? ” no non fumo e non suono la chitarra  “quando arrivi fammi uno squillo” , “sei lì?  chiedi al bar di fianco se ci possono dare del ghiaccio, solo se possono, poi arriviamo noi” “sì possono” “siamo in ritardissimo, riesci a fare andare la lavapiatti per spolverare i bicchieri?” No, non riuscivo, tasto “eco”, manopola, ma “on”? La manopola non faceva scattare nulla, il contatore era sul rosso, le spine erano dentro…  Un pensiero, all’inizio le poesie,  le poesie recitate su rumore di lavapiatti dietro il sipario,  siamo troppo avanti qui al Van Ghè… Per fortuna l’intervento del primo uomo arrivato  – una ragazza pisolava sul soppalco, si era svegliata, ma non avevamo risolto-  schiaccia il tasto giusto, di fianco a quello “eco”. Poi arrivano gli strumenti… tutto pieno di strumenti. Laura si allunga sul trabattello a orientare le luci, i leggii sbocciano come fiori in primavera, si allungano i gambi. Perfetto, siamo pronti, peccato che le cibarie son bloccate in tangenziale. Comincia ad arrivare gente, e poi ancora gente, tutti che si salutano, si riconoscono, si abbracciano … ma ci guardo:  siamo tutti noi, ma dico, uno di pubblico, uno? Arrivano le cibarie, e il buon vino, e il registratore di cassa a riempire la tavola decorata con fiori, origami colorati creati dalla ragazza che non pisolava più. E del meccanismo dei  buoni e tagliandini, si capisce nulla, è la prima volta che proviamo a far così per le consumazioni. La scaletta, il mio memo degli artisti scritto su un pezzo di carta, poco più che un francobollo, tutta rigirata che nessuno ci capiva più niente.
Ma alla fine ci siamo stati tutti, e il pubblico, e il violoncello, e l’insolito piattino di taleggio e cachi della Divinacomida, e grazie alla poesia di Francesca Genti,  Manuela Dago e Paolo Gentiluomo, a Roberto Deangelis, a Patrizio Luigi Belloli, alla recitazione di Camilla Barbarito   e di Pasquale Conti, alla musica di Giangilberto Monti, Alessio Lega, Balen’ Arrubia, Matteo Passante, Cesare Livrizzi, agli accompagnamenti di Fabio Marconi e Guido Baldoni, e il gruppo Monteforte, Tripodi, Viganò,  Minguzzi sempre disponibile a coccolarci  mirabilmente con le loro note. Ma grazie davvero!

LIVE for VAN-GHE’

LIVE FOR Van-Ghè

L’ Ambulatorio d’Arte Van-Ghè organizza e promuove spazi e tempi di godimento delle arti, nell’intento di promuoverle a lavoro quotidiano.

Van-Ghè raccoglie, dagli ambiti di riabilitazione psichiatrica in cui lavora, l’esperienza della cura quotidiana e trasversale per un pensiero che si adoperi a restituire la realtà, sostenendola.

Venerdì sera 5 ottobre 2012 a partire dalle 19.00 al Van-Ghè verranno a trovarci tanti amici affezionati e sostenitori,
Camilla Barbarito, Patrizio Belloli, Pasqualino Conti, Manuela Dago, Roberto Deangelis, Francesca Genti, Alessio Lega, Cesare Livrizzi, Giovanni Monteforte, Mimmo Tripodi, Matteo Passante, Maddalena Bianchi, Mino Di Martino, Christian Sgarella ed altri ancora…
Ed anche tu, ci contiamo!
Gli artisti si alterneranno in compagnia di buon cibo e ottimo vino.
La serata è organizzata per raccogliere fondi per l’attività dell’associazione.
Il prezzo del biglietto sarà di € 10,00, comprensivo della tessera associativa valida un anno; il prezzo delle consumazioni sarà a partire da 1 euro per il vino e 2 euro per le vivande. Ci sarà anche la possibilità di acquistare abbonamenti per la stagione 2012/2013.
Al Van-Ghè ti aspettano!  passa-parola!

Via privata Bastia 15 -Milano
(zona Ripamonti, angolo via Serio)

tram 24, filovia 90-91, 92