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Qual è il senso?

E’ un periodo di insoddisfazione, che non mi sento di definire come una soglia di depressione, perchè non sono passiva,  arresa, continuo anzi a guardarmi in giro, pensare, arruffarmi in cerca di soluzioni e strade
Il fatto è, che da quando ho smesso di lavorare, la casa mi va stretta.
Non amo  le faccende domestiche, non mi dispiacciono, preferisco però quelle dove si può esercitare un po’ di creatività,  come cucinare, riordinare,   mi piacevano ricamo uncinetto ferri… mi piacciono ancora, ma non ci provo neanche, fino a che non avrò ripassato tutta casa per svuotarla di cose, è grandina ma piena di cose, e fino a che avrò urgenze che mi chiamano fuori; per fortuna,  non  mi annoio mai, e una vita anche intellettuale non mi manca.
La casa mi  va  stretta perchè vorrei avere un panorama, magari d’acqua, meglio di tutto il mare, o almeno uno stagno con una famiglia di paperelle.. un panorama che si muova. Vorrei avere un fazzoletto di giardino, non troppo grande, invecchio, non ringiovanisco, non mi vedo a dissodare zolle, ma a tagliare l’erba sì,  seminare,  togliere qualche erbaccia, seguire la crescita delle piante, lo sbocciare dei fiori, la farfalla, e Zampi e Frecciarossa felici che puntano lucertole e uccellini, senza acchiapparli,  e il Boris che invecchia al sole roteando le orecchie. Magari far colazione fuori invece che in cucina. Mi andrebbe bene anche una terrazza, una veranda, non il piccolo balconcino di cucina, non la casa in oltrepo piena di crepe, che è là, ma io vivo qua, non il parchetto pubblico sotto casa.
Non so bene dove lo voglio, questo. Vorrei stare al mare, ma il nucleo della famiglia sembra aver bisogno che stia qua, e poi là, sarei troppo sola forse..invecchio, non ringiovanisco.
Ho bisogno un po’ di vita naturale, fatta di cose semplici, non il naturale dei preparati che vendono in erboristeria, di prodotti biologici.
Guardo la vita come si vive adesso,  migranti migranti deficit tasse bilanci clima animali in estinzione incendi siccità, mi chiedo, ma era quello che voleva Dio quando ci ha creato? non so,  non credo che ci volesse tutti all’inferno.
Quale è il senso? la terra si evolve, le specie  scompaiono, gli uomini infestano,  noi da agricoltori pastori ci stiamo robotizzando, sempre più persone pare scelgano di inserirsi microchip, tra un po’ sarà una moda come tatuarsi, certo scelgo di restare s-tatuata e s-microchippata, resiste il più  forte, il diritto a esistere e respirare sta diventando un privilegio…
che sia una grande gara, l’ultimo che rimane  su una briciola di pianeta Terra galleggiante nello spazio – uomo o topo che sia –  ha vinto? vinto cosa? forse, lo attendono  a giocare su un altro pianeta per le finali?

 

Un paese sperduto

Lorenzo mi aveva scritto in sms, è un paese sperduto, di quattro o cinque case, una è caduta quest’inverno.
22587_10206822128540200_4898488285298768796_nEra vero.  Uscita dall’autostrada ad Arquata, giri a destra e praticamente vai sempre dritto costeggiando lo Scrivia, che non ricordo di aver mai visto con più acqua che il rivolo che scorre anche oggi in quel letto ampio.  Eppure, vedo anche un cartello, Pesca Sportiva.
Vai sempre dritto, costeggi lo Scrivia, e il mondo sparisce, si diradano le case, le macchine, si corre tra le montagne ancora brulle, un leggero accenno di verde, le immagino verdissime tra un paio di settimane. Dobbiamo arrivare a un tale ristorante, fare uno squillo all’anfitrione, che ci verrà incontro sulla strada. Così facciamo, ristorante, sosta, squillo, si riparte.
Terrore, per me… strada in salita – che dopo sarà in discesa – ripidissima strettissima, con curve a gomito, sgarrupata, che sembra di fare la curva e non trovare magari l’asfalto sotto la ruota anteriore a valle… Il mio  supplizio è durato per un po’ di curve, fino a quando non abbiamo visto Lorenzo  e le due bimbe che ci aspettavano.  Ho anche ringraziato il cielo di aver costretto il capofamiglia ai soli fini anagrafici a far benzina, non lo sapevamo ancora , ma eravamo all’ultimo distributore sulla strada che dovevamo fare, e quasi in riserva.
Ci siamo avviati, noi cinque ospiti e il cane Boris,  dietro  Lorenzo… la casa in rovina, era in vendita per ben cinquemila euro, prima di accasciarsi.  Andiamo ancora poco oltre, ecco, la casa di Lorenzo, acquistata da suo padre poco tempo prima di morire.
Forse ho un po’ perso lo spirito da pioniere…   non so perchè una persona di una certa età si vada a cacciare in un posto così… il negozio di alimentari più vicino è a mezz’ora di macchina- compresa la strada tutta a curve di cui dicevo prima – non andiamo a pensare a medici, farmacie, o addirittura a un mercato.  Non è che neanche puoi dire, in cinque minuti sono al mare, che in linea d’aria non sarebbe lontanissimo.
Ora non voglio parlare del piacevolissimo pranzo di Pasqua, del piacere degli affetti familiari, dei tre cuginetti affiatatissimi o del cane Boris che si rotolava nell’erba ed ha potuto passare una giornata senza guinzaglio, ma del silenzio e della solitudine.
Le famiglie delle altre case non c’erano, non abita nessuno lì. C’erano, nella casa più in alto,  Renato e Laura, Renato abita a Novi Ligure e viene nel fine settimana a lavorare la sua terra.
Tra queste case, tu  esci e per non perderle lasci le chiavi nella serratura,  tanto non c’è nessuno, quando torni  dalla passeggiata.
11133714_10206822152380796_8131098375541657609_nFuori è tutto silenzio.  Puoi vedere i daini, nelle ore giuste, e quando fai la diabolica strada, devi fermarti perchè la famiglia di cinghialini sta attraversando la strada. Di lupi, diceva Lorenzo, qualcuno ce ne è,  ma lontano da lì.
Si è talmente soli, che anche i vicini, d’estate, quando ci sono, sono simpaticissimi, dice la moglie di Lorenzo, e magari se tu li conoscessi in un contesto affollato, non lo sarebbero. Non puoi scegliere, quindi scavi il meglio dalle presenze che ci sono, e ci si aiuta tutti.
Forse, la sera, qualche puntino di altre case illuminate, sparse lontano nella valle, lo si vede.
Il Renato tiene uno spaventapasseri elegantissimo, forse più una presenza, che uno spaventapasseri, di primo acchito, mi aveva spaventato un po’.

non mi dà soddifazione scrivere su FB… non resta niente

Non so se posso contare di arrivare ai posteri scrivendo su FB.
Oggi, quando sono uscita di casa per andare al lavoro, stava attraversando la strada un gruppetto di persone, tutte col valigino, chissà da dove venivano, non ci sono alberghi vicini.
In ogni caso, li ho raggiunti all’attraversamento della corsia preferenziale, dove si erano collocati in formazione sbarramento, e sembravano non accorgersi che lì il semaforo non diventa verde quasi mai, e mi hanno fatto perdere il filobus che stava arrivando.  La cosa però non è spiaciuta alla mia flemma tipica milanese: va bene, tra un po’ ne arriverà un altro, intanto leggo, quattro minuti sono tantissimi.  Insomma, quando ho visto questi omini con valigia, ho proprio pensato che noi umani siamo una specie infestante, e che forse, crisi o non crisi, semplicemente non ce ne è per tutti.  Uno di quei pensieri, che se ci pensi intensamente,  ti fanno sembrare un po’ tutto privo di significato, del tipo ci siamo inventati lavori inutili come la burocrazia, e si copiavano carte con penne calamai e bella scrittura, poi sono arrivate le fotocopie con la carta chimica che si sbiadiva da sola e poi i toner, e poi i link e anche se la gente per un po’ è stata riciclata, come la plastica,  che adesso i copiatori con calamai sono magari quelli che immettono dati nei pc,  adesso si stanno  sostituendo meccanicamente i lavori che potevano fare gli uomini, e gli uomini sono inutili, alcuni uomini si sentono inutili, ma chi ha il diritto di decidere che tu non hai più diritti? Chi glielo ha detto che può?
E mi sembra una cosa aberrante,  perchè l’uomo non dovrebbe perdere il diritto ad avere dei diritti, cioè,  è vivo, ha diritto a vivere, respirare… ci avevano detto crescete e moltiplicatevi, se non ricordo male.  Ora non so bene, ma a me sembra che nelle comunità di animali, ci sia posto per tutti…semmai creano un gruppo nuovo, come per mitosi.
Oggi si parla di Little Tony, perchè è morto, se no non mi pare se ne parlasse più tanto… c’è da dire che non mi è mai piaciuto come cantante,  proprio una questione di epidermide.
Si parla anche della rabbia grillina, ma d’altra parte il calo era prevedibile, un primo segnale in Veneto: è ovvio, la gente arrabbiata voleva delle soluzioni. Però dai, una scrollatina alla politica gliel’hanno data.
Si parla anche di femminicidio, ed è un termine che mi sta sulle balle, mi pare che l’assassinio abbia già le sue pene previste, esistono le aggravanti. Femminicidio… che ci sia qualcosa di distorto da reinquadrare, nella nostra società,  invece, non viene in mente  a nessuno, perchè è un po’ più faticoso e impegnativo. Tipo, l’assuefazione alla violenza.
Oggi, è stato l’ultimo giorno di lavoro di una collega che ha dato le dimissioni per stare a casa., e mi sono ricordata la sensazione che avevo provato quando per un attimo mi ero illusa di rientrare nell’ultimo prepensionamento.

Della rapa.

La rapa non è che sia bellissima, rispetto a tanti altri tipi di verdure non sembra avere delle peculiarità:  è a forma di rapa, una specie di disco volante inciccionito, bianca o di un rosso violaceo,  come le cipolle, solo che non è a strati.  Infatti ci vestiamo a cipolla, ma non ho mai sentito raccomandare a nessuno di vestirsi a  rapa. Testa di rapa, sì, che l’ho sentito,  e non credo che lo si dica solo a quelli che si tingono un ciuffo di capelli di verde, un po’ magari lo meritano,  da bambina pensavo si riferisse a chi aveva la testa dura come una rapa, ma ora che sono cresciuta so che le zucche sono più dure, e poi leggo su Internet,così  mi sono accorta  che forse voleva dire testa vuota, visto che la rapa è un alimento povero anche come sostanze nutritive, c’ha solo un sacco di vitamina C ,  e poi è difficile da digerire, pare faccia male alla tiroide e protegga dai tumori, ma è tutto da provare.   Nonostante ciò, sembra che abbia tanti modi buoni d’esser cucinata, io mi ricordo solo delle minestre, di quand’ero piccola, di riso con le rape, quelle bianche,  ma non dovevano piacermi granchè, perchè  di anni ne sono passati tanti, e non me ne è mai venuta nostalgia, a me, che ho nostalgia un po’ sempre di tutto.
Comunque, premesso che la rapa non dà magari un tono di eleganza ad un discorso, è da  qualche giorno che mi frulla in testa il modo di dire “non si può cavar sangue da una rapa”,  gli inglesi dicono invece acqua da una pietra, insomma quel concetto lì.  Secondo il senso comune, significa  che è inutile insistere nel  fare una cosa impossibile: la rapa, per tale bisogna, è oggettivamente  poco collaborativa.  E’ anche vero che non ci si aspetta che un gatto ci scodinzoli, o una tartaruga corra, si prende quello che di buono danno,  e così il nostro micio di casa ci fa le fusa,  pazientiamo che la tartaruga lemme raggiunga la foglia di lattuga. Parimenti,  non possiamo aspettarci che una persona egoista  profonda altruismo,  che una bugiarda  non menta, che una golosa ti lasci l’ultima fetta di torta alla panna: la natura di queste persone non esclude però che, coi loro limiti,  abbiano del buono da dare,  questo in loro dobbiamo cercare, aspettarci.   Quindi se applichiamo questo poco  musicale proverbio  agli umani,  e lo leggiamo come “Non puoi chiedere a una persona cose che non ti può dare”, ecco,  se  ce lo ricordassimo un po’ più spesso,  forse le cose andrebbero un pochino meglio, per quanto riguarda la tolleranza  e il rispetto reciproco.

Meglio pensare alle storie d’amore, ogni tanto, almeno.

Ro do tà  Ro do tà un terzo degli italiani Napolita no Napolita sì Suicidi per il lavoro Ergastolo per il delitto Scazzi finite le gite in pullman sul luogo del delitto Monti  for ever magari Andreotti la repubblica delle banane. Ognuno ha da dire la sua, non ho da dire niente, non ci capisco più nulla, è troppo oltre, il bianco e il nero, sovente scelgo il grigio, non è mica brutto, è un colore elegante e dignitoso. Ci vuole la rivoluzione,  sicuro. In uno stato integrato in un mondo globalizzato non la vedo facile. Non la vedo facile neanche perchè una rivoluzione, dopo una breve tregua, cambierebbe solo i commensali alla mensa, l’italiano è fatto che se può approfitta, a partire dal cioccolatino che accompagna la tazzina di caffè – cerca subito di averne due causa la familiarità col barista.  E  alla mensa, loro non son cambiati, son rimasti lì, e sanno come far girare i piatti… o una rivoluzione rigira anche loro? E non lo so, e quando tutto gira, balla, ondeggia, e non sai a cosa credere, a me fa bene pensare alle piccole cose, per riprendere un po’ di forza, di ottimismo, di sicurezza.
C’è un equilibrio al mondo, o forse una volta c’era, prima che l’uomo diventasse infestante, che si preoccupa del tarlo asiatico e non vede cosa fa lui.  Il problema dello smaltimento rifiuti è tutto suo, non c’è nulla in natura che non abbia la sua funzione, e mica dobbiamo insegnare noi alla natura cosa sia il riciclo.
Insomma, tutto questo per dire che, lasciata per ragionevolezza la casina di Pallanza, un pochino di anima mi è rimasta lì,  uno di quei luoghi che conosci come ti fossero già appartenuti in una vita precedente. Il lago Maggiore fa parte della mia infanzia, della mia crescita, è  paesaggi, nomi, colori profumi, ricordi… una specie di ventre materno, che non ho bene idea di come sia, perchè mia madre non è mai stata una di quelle madri lì, che ti avvolgono ti rassicurano e non ti fanno temere nulla, ti ovattano. Mica perchè fosse una madre ruvida e tosta, poco incline alle tenerezze. Era poco incline e basta, formalmente presente, ma non era  egoismo o indifferenza, era semplicemente il suo massimo. A Pallanza, se vuoi, puoi fare un sacco di cose, c’è il lago, la piscina, il tennis, le passeggiate, le gite in battello sino a ovunque, e il retro, Verbania, con tutto quello che può offrire un capoluogo di provincia sul filo di essere abrogata. IA me piace lasciar scorrere lentamente la giornata, e guardare il lago, scevro da affanni orari e scadenzini. E’ così che ti accorgi di quanto succede sul pelo dell’acqua, tra i volatili che vi galleggiano.  Perchè chi passeggia, dice oh le anatre,  e non si accorge che sono anatre folaghe e svassi, oh il cigno, perchè è grande e bianco.  E i gabbiani sono di due o tre specie, credo.  E i piccioni, i passeri e i merli. E l’usignolo lo sentivo di notte. Le oche sono tutte sparite dal porticciolo, e non so come, non voglio pensarlo.
Insomma, noi non sappiamo dove va l’Italia, non so che fine farà neanche il mio, di lavoro. Però loro sono lì, e forse neanche per loro le cose scorrono facili, ma non lo danno a vedere.
Sono tornata lo scorso week end sul lungolago,  dopo qualche mese di assenza.
La primavera prende in giro noi ed anche loro, è la stagione degli amori, ed io spero che sia per questo che le papere sono meno numerose,  che siano a covare nei nascondigli che non  ho mai scoperto.   Le anatre rimaste non hanno molto appetito, e quando sulla terraferma afferrano un pezzo di pane secco, diligentemente si dirigono verso l’acqua per pucciarlo e ammorbidirlo. Volano molto, fanno voli di coppia, lei in dimesso nocciola e lui in elegante verde blu grigio cangiante , e planano sull’acqua, prima lei, poi lui, forse è una forma di corteggiamento.
Svasso e svassa,  a breve distanza tra loro, si pettinano e si toelettano, per l’occasione il ciuffetto nero deve essere in bella mostra. Fanno finta di vedersi solo in quel momento, ben acconciati,  e si corrono incontro, e cominciano la loro danza dei colli, da lontano sembrano formare un cuore. Poi, nuotano insieme per un piccolo tratto, e si tuffano sott’acqua. Quando si sposano, ed in questo assomigliano ai cigni,  è per sempre, e allevano con cura i pulcini, che sono al massimo due; il cigno ne fa qualcuno in più, mai tanti quanti l’anatra, che però è una madre un po’ distratta… non rincorre i piccolini che si allontanano, semmai sono quelli che restano indietro a nuotare veloci e pigolanti  per raggiungerla.
Ma ci sono anche otelliane scene di gelosia. Sul lungolago bazzicano tre cigni. Una coppia e un single. La coppia l’anno scorso non aveva pulcini… quelli degli anni scorsi sparivano, pare li rubino,  e mi immagino il dolore  dei genitori, secondo me lo provano… Allo stesso modo penso che debba soffrire il cigno single, sempre solo. L’altra domenica c’erano i due cigni nel porticciolo, ed avevo dato del pane al cigno single appena fuori.

La coppia esce nel lago aperto, ed il cigno-lui  si gonfia e tutto piumoso si dirige nuotando contro il presunto minaccioso intruso, e lo costringe ad abbandonare i bocconcini di pane…. nuota via veloce, e l’altro dietro, si alza anche in volo, poi volano pesanti entrambi, uno in fuga e l’altro aggressivo, planano sull’acqua, e il “marito” sempre dietro, lontano, sempre più lontano… scompaiono entrambi dietro l’isolino di San Giovanni, e finchè sono stata lì non si sono più visti.


Storie vive.

Il mio lago non è solo lo scintillio dell’acqua sotto il sole, e i battelli d’antan, ed il colore dei fiori, e le inquadrature offerte dalle lunghe palme. Ho imparato a conoscerlo come una sorta di teatro, il domestico lungolago di Pallanza racconta un’infinità di storie, se ti fermi a guardare.
Nel porticciolo nuotava giorni fa una papera madre di tre pulcini, ed uno di essi si allontanava sempre, restava indietro, andava avanti…  la madre sembrava incurante,  il piccolo si era perso tra le barche  ormeggiate e non la trovava più,  nuotava pigolando disperato,  ma il resto della famiglia sembava non sentirlo. Ero preoccupatissima. Finalmente ha scorto  la madre,  sull’altro lato del porticciolo, ed ha  fatto una traversata che sembrava un minuscolo motoscafino, con tanto di onde ai lati, per raggiungerla.  L’altro giorno, una papera nuotava con tre piccoli nel lago aperto, ed uno si allontanava sempre… ma non c’erano le barche a nascondergli la mamma e i fratellini, mi sembrava di conoscerli. O no?

Un gran traffico, per aria.

Nella piazzetta davanti alla casa di Pallanza, alla mattina presto  c’è un grande viavai di rondini chiassose, verso sera invece volano alti  i gabbiani stridendo, e sull’imbrunire ripigliano le rondini,  piano piano piano sostituite da qualche pipistrello, e gli usignoli di notte. Durante il giorno, il tub tub statico del piccioni, dal tetto di fronte, e il cinguettio di uccellini celati.

L’ora dell’aperitivo.

Stamattina, ed anche domenica  scorsa, dal Mausoleo di Cadorna, sul lago, si vedeva benissimo una delle famiglie Svassi, i genitori e due piccoli. I due piccoli, che cominciavano a fare le loro prime immersioni autonome, pigolano indefessi in attesa di pescetti che il padre portava loro nel becco riemergendo in superficie, e si vedeva imbeccare uno dei piccoli, e l’altro  incavolatissimo pigolava di più. In pieno sole e senza mirino, non riesco a vedere cosa inquadro, e cosi mi ero riproposta di tornare verso sera. Infatti verso le diciannove la famigliola era lì, a mollo, purtroppo  sonnecchiante.
C’era qualche pescatore,  nessuno di loro sembrava prendere nulla e visto che guardavo la famiglia Svassi si sono messi a parlare che sono uccelli dannosi e che si dovrebbe rompergli le uova nei nidi, perchè quando buttano nel lago gli avannotti, gli svassi se li mangiano.
Questi discorsi mi fanno crescere dentro una sorda rabbia. Se c’è qualcuno al mondo che devasta gli ecosistemi è l’uomo.  Ora, guardando nel lago, c’erano milioni di pesciolini che brulicavano, sia lì al Mausoleo, che all’imbarcadero, che ovunque, penso, è la stagione. Se li mangiano i pescioni, i gabbiani, i cormorani, non escludo che qualcuno venga catturato dalle più maldestre anatre, o da cigni e folaghe, che mi sembrano però più orientati sulle materie vegetali. Uno svasso si immerge, sta sotto un po’, e torna su con un pesciolino per volta, ma neanche sempre.  E si riproduce con un pulcino, al massimo due, e mi sembra abbiano una sola cova annuale, non si può dire siano infestanti.
Oltre alla bellezza, il tocco di rosso sul capo, ed i ciuffetti di circostanza,  sono anche interessanti, li ho osservati spesso e a lungo.
Mi pare di aver letto che, come per i cigni, la coppia è per sempre, ed hanno molta cura dei piccoli, che trasportano sul dorso, come la madre che ho fotografato stasera. Non vengono mai a terra, e li si vede anche d’inverno, a galleggiare sul lago ingrigito.
Si nutrono di pescetti e si immergono, e stanno sotto un bel po’, e non sai mai dove aspettarti che riemergano. Due anni fa ho fotografato un giovane svasso che si divertiva a pizzicare, da sott’acqua, i culetti delle anatre, le si vedeva saltar su, ed in un punto in cui l’acqua era più trasparente, si è visto il monello con slancio subacqueo in azione. Oggi, sorseggiandomi un aperol al tavolo del bar dell’imbarcadero, vista sul lago, profumo di fiori, uno svasso ha ricompensato la mia ammirazione e stima regalandomi lo spettacolo di una corsa sull’acqua.  Non so come mai, era solo, non era impettito come nelle cerimonie matrimoniali, in cui svasso e svassa corrono fianco a fianco sul pelo dell’acqua, per un bel pezzo, ma per me è stato emozionante lo stesso.
Quando mi sono mossa per andare a casa, ho provato a passare da un albergo. avevo visto su internet che fungeva da B&B, e volevo informarmi per  quando non avrò più la casa.
Entro, alla reception c’è un ragazzo, gli chiedo conferma se sia anche un B&B, vedendo solo la scritta Hotel, anche non fosse un granchè, per una sera o due ogni tanto, in riva al lago, a me va bene. Il ragazzo mi guarda, e mi chiede se posso parlare in inglese. Rimango un attimo interdetta, poi sfodero il mio inglese scolastico, insomma ci capiamo perchè mi dice che funziona solo come B&B  che la kitchen è closed, e mi dà un biglietto da visita. Non ho chiesto se è aperto tutto l’anno…Però è buffo che in Italia mettano uno che parla solo inglese.

CUORE

CUORE

Stamattina aprendo la scatoletta per il cane ho ripensato all’agosto di  qualche anno fa., quando con la Princess andavamo a dare da mangiare ad un gruppetto di quattro cani randagi che stazionavano in una curva un po’ prima di casa nostra.

C’era un segugio come il mio, che si lasciava avvicinare con molta diffidenza, e tre femmine, piccoline, bastardine. Gli mettevamo la pappa e stavamo a vederli mangiare, una notte che c’era il temporale eravamo preoccupate per loro, ma la mattina dopo erano ancora lì.

Poi un giorno il segugio non c’era più, qui in zona sono quasi tutti vignaioli e cacciatori, probabilmente qualcuno se lo era portato via…. Speriamo che non lo abbia poi riabbandonato … Ci sono tanti cani da caccia nei canili,  che non si sono dimostrati all’altezza…

Anche il mio segugio era randagio, infatti  ha paura degli  spari, e nelle orecchione lunghe ha  un sacco di granini, pallini di fucile ha detto la veterinaria. Qui si dice che i cani inadatti alla caccia o li fanno fuori o li abbandonano sparandogli  dietro per farli allontanare.

Certo che qui i sentimenti verso gli animali sono un po’ diversi rispetto i nostri “cittadini”…  

Una volta mi avevano detto che davano fuoco ai porcospini, perché rubavano le uova dei polli, io non ci credevo fino a quando non ne ho trovato uno semicarbonizzato morto nel nostro prato.

Ora è tanto che no trovo porcospini qua ( a dire il vero non ne vedo neanche schiacciati per strada, accadeva spesso)  erano così carini, una volta uno caduto in una buca si è fatto coccolare, ovviamente sul pancino. E credo che uno ci passasse  tutte le notti davanti a casa, trovavo la “traccia” (eufemismo) lo sapevo perché ho comprato un libretto con le tracce degli animali e avevo trovato la foto.

Tornando ai cagnolini, le femmine sono state lì ancora un giorno o due da sole, dopo non c’erano più. Una me la sono ritrovata sul nostro terreno, corteggiatissima dal cane dei vicini, Ugo,  e ambita a distanza dal nostro.

Così le davo sempre la pappa e le mettevo l’acqua, e Ugo la lasciava devotamente mangiare, cosa eccezionale visto che da noi cerca sempre di rubare tutto: da giovane l’ho perfino trovato sul nostro tavolo dentro casa che si faceva una nostra torta.

Mi sono accorta poi che la cagnolina mi aspettava, quando andavo via in macchina, e la notte c’era la sua ciambellina sotto l’ippocastano davanti a casa, ma non si lasciava mai avvicinare più di tanto.

Poi un giorno si è lasciata accarezzare, e mi ha sorriso, giuro che mi ha sorriso, perché poi  lo ha fatto spesso, mettendomi una zampina sul braccio, però senza mai farsi prendere.

Se andavo dalla vicina lei mi seguiva a distanza ed  aspettava davanti alla porta.

Ricordo che avevo chiesto al telefono a mio figlio “Tua madre è  pazza se arriva a Milano con una cagnolina che le sorride?“

Siamo partiti per tornare a Milano, senza la cagnolina, razionalmente… ma la Princess ed io in macchina ci siamo ritrovate a piangere come fontane.

Poi mi ha telefonato la vicina che la cagnolina dormiva ora sempre contro la nostra porta, non più sotto la pianta,  e che ogni tanto andava a lasciarle da mangiare, e che non riusciva a prenderla, se no l’avrebbe tenuta lei.

Così il sabato sono tornata per cercare di prenderla, sono riuscita a infilale un collare,  l’ho portata dalla vicina, si è liberata, è tornata a casa nostra. L’ho ripresa, mi ha visto entrare dalla vicina, dopo è più o meno stata lì, mi sono sempre chiesta, forse perché  mi aveva visto  solo entrare ma non uscire da quella casa. Poteva essere?

E’  morta pochi giorni dopo schiacciata da un camion nella curva tra casa dei vicini e la nostra… da un altro vicino che non ha chiamato in tempo il veterinario per non  spendere i soldi, ha detto. E l’ha lasciata lì così… per quanto?

E’una cosa che non mi so perdonare, lei mi aveva scelto, avessi seguito il mio cuore.