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Pollo alle prugne.

Inauguro  il filone, meglio la categoria “cosa mi aspetto dal film”,  dopo la quale verrà ufficializzata anche quella per i libri. La rece di qualcosa che non si è ancora visto, o che non si è ancora letto: le aspettative che si hanno acquistando un libro, o scegliendo un film, perchè lo si sceglie, ma anche perchè lo si evita.  Tutto sommato non è un’idea tanto peregrina, mi piace, ce l’ho in testa già da un po’.
Non conoscevo assolutamente questo film prima di scorrere i titoli in programmazione a  Milano, nelle mie sale preferite, che sono l’Apollo e l’Ariosto, e poi, in seconda, il Gloria e l’Eliseo, e il Ducale.  All’Ariosto stasera danno “Riposo”, che per me resta sempre un gran bel film, un film, appunto.
Pollo alle prugne, come titolo mi attira perchè ho sempre nostalgia del riso greco piccantino con la frutta secca, pinoli, uvette e prugne, che mangiavo spesso in un ristorante greco a porta Romana, con i gatti che giravano tra i tavoli, che un giorno è stato chiuso perchè doveva essere ristrutturato, e non credo ci sia più. Poi, vedo che è un film iraniano, ed allora sono curiosa, perchè non posso dire di conoscere l’Iran, ed un film è un po’ come un biglietto d’ingresso, e forse la storia sarà un po’ diversa dalle solite,  o forse sarà una delle solite, ma con uno sguardo un po’ diverso. Poi, è iraniano con una regista donna. Ed è ambientato nel 1958, e parla di un violinista, ed allora ti aspetti un po’ di nostalgia e di musiche struggenti. Anche lancinanti, se il violinista non dovesse esser bravo, ma sicuramente lo sarà.  E poi, che sia ambientato in Iran,  me lo sono messa in testa io, non c’è scritto da nessuna parte, nella trama, ma se è Parigi va bene lo stesso, e tanto l’Iran lo conosci anche attraverso le storie dei protagonisti. E il fatto che il protagonista, cercando un violino come il suo che ha rotto (ohmmamma, ma allora se è senza violino non suona? ah no, prova tutti quelli che vede, come fossero la scarpetta di Cenerentola) incontri diavoli, matti, saggi ed amori perduti non ti fa rimpiangere di non essere, per una sera, su Facebook.

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