senza titolo

La solitudine è un sentimento strano e contradditorio, non a caso ti coglie quando sei in compagnia, o sei in mezzo a una folla, e poi esser soli, proprio soli non è facilissimo. Perchè quando ti senti solo, tu non lo sai, ma c’è magari qualche affetto in giro che tu non hai mai immaginato, e sbuca che tu non lo aspetti.  Ma la solitudine non c’entra neanche con l’affetto. Forse c’entra con la paura. Io ho paura. So anche che le cose le affronto, ma non è che non le tema. La solitudine peggiore, forse, è sapere che nessuno può aiutarti,  e tu non sai da che parte andare. Di là c’è la paura, di qua, un muro.
Mi ritrovo al buio, con la luce del pc e una lampadina fioca, perchè andandosene a dormire il capofamiglia ha spento lo spegnibile. Me no, non c’è ancora riuscito, qualche volta ci va vicino.
Sento lontano rintocchi leggeri, di una campanella, guardo l’ora, 0.01. Un pizzico di paura ce l’ho, il paranormale è sempre stato affascinante, forse un po’ ci credo.  Poi mi ricordo, sono i riti buddistici del capofamiglia, seguirà la litania, il cane chiuso fuori dalla porta della camera.
Vorrei ci fosse ancora mio padre, la sua esperienza… la certezza che penserebbe il meglio per me. Mi protegge. E’ via dal mondo da quasi trent’anni, ma sono sicura che mi darebbe i consigli giusti. Sono sicura che non si stupirebbe di Facebook e degli immigrati e di Moody’s.
Il meccanismo è sempre lo stesso, è inutile che ce lo nascondiamo, che appaiano i Grilli e così. Adamo ed Eva, Caino e Abele, Esaù e Giacobbe e i mercanti nel Tempio  si ripeteranno all’infinito.
Così, scherzando su Facebook ho riascoltato Elettrochoc, suonata da Mauro Sabbione, e mi son trovata a desiderare che non finisse mai, avrei voluto esser di nuovo immersa nel concerto di sabato scorso. La musica a volte questi scherzi li fa, che ti commuovi. Un po’ come quando vedo il mio lago.

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4 pensieri su “senza titolo

  1. Mauro

    Infatti la musica è un ottimo punto di partenza non di arrivo. Le emozioni che ti trasmette sono impalpabili ma penetrano profondamente e non ci lasciano mai soli!

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  2. Sandra Bolelli

    Non so se mi colpisce di più il ricordo di tuo padre o come racconti quella strana canzone. Anche io me la ricordo: avevo, credo, 25 anni, sognavo una vita diversa da questa, ero sola, però mi divertivo. Sono sola anche adesso, come sai, amica mia, e ti ringrazio (anzi, scrivi più spesso!)

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