The Tree of Life

Giovedì sera ho accolto con sollievo la conclusione del film, mi sentivo oppressa.
Questo stato d’animo d’altronde mi è proprio, dal momento che mi sembra di vivere sotto assillo dell’Idra, se taglio una testa ricresce, per quanto mi sforzi  per me non c’è scampo, non posso stare a perdere tempo lì per una cosa brutta, con tutte le altre a cui ho da pensare.
La storia… la storia non è nulla, nulla che non sia già stato narrato o filmato. Uno dei figli muore, vicini e parenti si raccolgono intorno ai genitori addolorati, un figlio ripensa al fratello morto a soli 19 anni (come e perchè, non viene rivelato,  evidentemente superfluo, probabilmente in Vietnam, forse a saperlo mi sarei sentita di più a mio agio) e rivive la sua crescita, dibattuto tra la madre dolcissima ed il padre autoritario e disilluso, preso in un dialogo sussurrato (con i propri pensieri? con la madre? con il padre? con Dio?) il rapporto con i fratelli minori, le brutture della vita, i primi turbamenti … Come contorno, immagini mirabolanti e ridondanti della natura, dell’origine del mondo, dei mari, dei vulcani, delle abbaglianti distese di sale, e questo figlio protagonista  oggi ripensa a quei momenti,  muovendosi tra castelli di vetro dove della natura non c’è più traccia, attraversa un ponte e, seguendo se stesso ragazzo, raggiunge una porta  che varca, ritrovandosi  a camminare tra le persone della sua vita, sorridenti. La Grazia, finalmente, dopo anni di conflitto con la natura?

Quando il film è finito, ho esclamato “finalmente ho visto un film veramente brutto”… non mi ero preparata assolutamente alla visione, avevo visto il trailer e pensavo fosse alla fine una sorta di Forrest Gump “credo di non averci capito niente”. Ora, leggendo qua e là, scopro che potrebbe vincere il festival di Cannes, che è pieno di significati, di allegorie, direi.
Ho scoperto anche che per tutto il film avevo seguito le vicissitudini di Jack pensando che fosse il fratello che poi moriva, no, era invece vivo ed impersonato da Sean Penn.  Ma non sono stata l’unica a fraintendere, e questo mi fa dubitare della bontà del film: per me un’opera che  riesce incomprensibile, non è un capolavoro, è una  faccenda personale dell’artista.  O forse, non era un’opera per me, ma destinata ad altri.
Dicevo, le allegorie me le son perse, evidentemente.  Se devo essere sincera, non avevo neanche l’umore per cercarle. Quelle immagini – l’unica che un po’ mi ha catturato è stata la nuvola che usciva rotolosa dal vulcano – mi sembravano il collage delle mail che girano nel ceto impiegatizio,  con foto bellissime che qualche volta riportano in sovraimpressione frasi sull’amicizia e cose così.  Le frasi qui venivano bisbigliate… mi provocavano un senso di fastidio, di rifiuto.
La vicenda familiare  mi ha avvolto in una sensazione di invisibile violenza,  non vedevo l’ora che finisse, non avevo bisogno di quel film, che pure avevo proposto io: certo, nel giudicare, nel capire un film, le nostre faccende personali hanno un peso, a volte narrazione, visione e musicalità non si amalgamano tra loro e con noi stessi..magari non era  il momento giusto  per vederlo. Ma questo, non ho nessuna voglia di rivederlo, ho proprio un carattere diverso, troppo pragmatico e incapace di fede, per esserne attratta.

Parlando degli attori, invece, questi son stati di poche parole, e molti sguardi. Il più loquace il padre/signore Brad Pitt, che doveva manifestare il suo autoritarismo. Le frasi di tutti, concise, calavano spesso con la leggerezza di un colpo di fioretto. La bellissima madre Jessica Chastain è stata spesso ripresa di narice, cavità evidentemente considerata  espressiva in questi primi piani  fatti di sguardi. I ragazzini parlano pochissimo, osservano molto, e passano anche all’azione. Forse questa concisione di dialogo ha un suo motivo, vuole riportare all’universalità degli affetti e delle sotterranee guerre familiari. Sean Penn parla poco, pensa, cammina e guarda. Boh.
A parte quelle con i colori della Chastain, ho trovato gelide perfino le immagini di natura, di una bellezza  comunque tecnicamente inconfutabile.

Annunci

Un pensiero su “The Tree of Life

  1. tipsandtops Autore articolo

    Leggendo su Wikipedia qualcosa dellabiografia del regista Malick, ho pensato che forse non è che non ho percepito il film…
    “…La disperazione e la solitudine dei personaggi dei film di Malick caratterizzano il suo stile unico e inconfondibile, un’intensa e complessa riflessione sulla natura e la sempre presente voce narrante fuori campo. La violenza che permea queste sue opere non è mai gratuita e viene filmata quasi con distacco, in modo asettico, senza fornire allo spettatore elementi per “colpevolizzare” i personaggi. In La rabbia giovane il protagonista uccide con spiazzante indifferenza, il dialogo con la compagna (interpretata da Sissy Spacek) prescinde dalla valenza dialettica del parlare: i due appaiono privati di qualsiasi caratteristica umana, “vivono e basta”, in un tutt’uno con la natura, condizione che li pone in rapporto estremo con il senso della vita. Allo stesso modo la natura è impassibile al dramma umano. … “

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...