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Suoni.

Il silenzio della notte è bucato dal canto di alcuni uccelli, invisibili, un canto troppo grande per un usignolo, e troppo articolato per un rapace.
Non ho sentito stamattina i gabbiani e le rondini, mi ha svegliato un uomo che prendeva il suo ciclomotore,  che rispondeva ad un altro affacciato alla finestra “Non ho voglia di lavorare oggi, pazienza,  ancora un mese”.
Arrivano parole dall’altoparlante dell’Imbarcadero, so che annunciano una partenza,  poco dopo i tre suoni di tromba del battello la sanciscono.
Una portiera sbatte, la macchina parte.
I passi di una persona che si dirige verso il lago.
Voci di ragazzi che passano.
La vicina di sotto, dal balcone, parla con un’altra signora affacciata alla finestra, sulla piazza, una delle due si chiama Maria, forse entrambe si chiamano Maria. Mi  pare un’abitudine quotidiana, chissà se è una specie di appuntamento sottinteso, o entrambe controllano la finestra, per affacciarvisi casualmente nel momento in cui intravedono l’altra.
Ora, note educate di  un contrabbasso.
Una signora silenziosa sta seduta in vista al balcone, ha una gamba ingessata.
Mi piace stare qui, dove i suoni arrivano distinti, e mi accorgo del silenzio.

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Pane secco

Non è stato immediato raggiungere Michela e Luca come eravamo d'accordo, sul lungolago, vicino all'Imbarcadero, dove ci sono i giochi per i bambini.
Prima, ho preso il pane vecchio da dare alle paperelle, ma sono uscita con le pantofole, e sono tornata in casa a mettere i sandali.
Poi, scendendo per le scale,  le ho risalite e ridiscese, dopo aver realizzato di indossare sì i sandali, ma di aver lasciato questa volta  il sacchetto del pane sul tavolo.
Luca mi viene incontro – le nonne sanno tutto – chiedendomi come si chiama la bambina di colore, grandicella, vicino a lui.
Non lo so, e allora glielo chiedo, ma mi risponde "Sono stata sul treno" e mi guarda.
Quando prendo il mio posto sulla panchina, ho finalmente modo di fungere da pista per Saetta Mc Queen e Francesco Bernulli, personaggi di Cars 2, in mezzo a bambini estasiati  che chiedevano a Luca di fargli vedere le macchinine.
Faccio notare a Michela quanto è carina la bimba più piccola dei tre fratellini negretti , ferma sul triciclo, con occhioni sgranati e le treccine raccolte sulla nuca.
Parentesi:  secondo me il termine "negro" o "nero"  non è per forza politicamente scorretto, è che mi sembra ridicolo scrivere sempre "di colore", se hanno un colore diverso della pelle, se sono di una razza umana diversa, è un dato di fatto, mica nego che siano esseri umani con parità di diritti.
Insomma ci sono questi tre fratellini, scurissimi di pelle, magri, lunghi, puliti, ravviati e tutti dotati di tricicli, li avevo notati altre volte a spasso sul lungolago: impossibile non notarli, e  certo, i due più grandi starebbero meglio ormai su una biciclettina.
Il maschietto dei tre fa per strappare una macchina a Luca, che la sa ben difendere, nonostante la differenza di taglia e di età.
Intanto la piccola mi si avvicina, e mi indica il sacchetto del pane: ora, quel pane era tagliato a pezzettini, vecchio anche di un mese,  da usare per la pappa del cane, e ne avevo preso un po' da portare al lago, per le papere, i cigni e le oche, e per far divertire  Luca,  e ancor di più,  me.
Glielo dico, che è il pane per le paperelle, ma sembra non capire, o  forse le importa solo la parola "pane", ed insiste per aprire il cellophane.  Mi guardo in giro, ma non vedo alcun  adulto che possa essere con lei, comincio ad essere preoccupata, perchè se invece di pane vecchio  fosse  stato un pasticcino, non avrei esitato a dargliene uno, due, tre… invece è pane vecchio, lasciato a seccare da tempo in un sacchetto di carta aperto, ed appoggiato sul calorifero spento, e dal quale ci siamo serviti a manate per riempire la ciotola del cane.
Cerco di non lasciarle aprire il  pacchetto, ma  non voglio neanche essere brusca, mi devo arrendere alle sue manine brune, che estraggono un tozzo di pane, sì, il tozzo di pane, come quello delle storie lacrimevoli di Remy, e di Cosetta, e della Piccola Fiammiferaia.
La bimba si è allontanata ed ora mi osserva dal suo triciclo, e sgranocchia il pane, ed io son piena di domande.
Era un capriccio di bambina, o ha veramente fame?
E io mi preoccupo di dar da mangiare alle papere…
E poi, non puoi immaginarti qualcuno che soffre la fame, ben pulito e pettinato… pensi che abbiano almeno il necessario… ma esistono, al di là della fame, la pulizia e la dignità.
Che imbarazzo… o forse, anche un po' di vergogna, la mia.

qualche foto

La folaga sembra accennare a un passo di danza!


A fotografare gli ucceli nuotatori spesso si fa un buco nell'acqua (ma qui sotto si vedono le zampotte della folaga)


Ripreso lo svasso, con i ciuffetti d'ordinanza!

Sì sì piccino, adesso ti do la briciola!


E' poco bello?

aperitivo

Una cosa che mi piace fare, a Pallanza, nel tardo pomeriggio, è andare a prendere un aperitivo al bar dell'imbarcadero. Non che non ci siano altri bar, o gelaterie, sul lungolago, ma sono più interni., e meno variegati. 
Dal mio tavolino con la tavoletta arancione, ho tutto sotto controllo.
I battelli in arrivo, che attraccano e ripartono per l'Isola Madre, e poi Baveno, e, a quell'ora, anche il ferry boat, che ricorda, alla lontana,  quello del Mississippi, o di Assassinio sul Nilo.  
Il lago che sberluccica, ed il sole che tramonta, alle spalle di Stresa, Gignese, Vezzo, Levo, Campino, Baveno e del Mottarone, i "miei" posti del tempo che fu, e che difficilmente potrà tornare.
Il gioco delle nuvole, qualcuna piccina ieri sembrava fare capolino, nella prospettiva delle montagne. 
Ogni tanto qualche barca, qualche motoscafo, raramente una canoa, e le vele, di ritorno dall'alto lago, più esposto al vento.
Passano le anatre, e gli svassi, con il loro scomparire e riaffiorare, non riesci mai ad indovinare dove: mancava all'appello la coppia di cigni, forse occupata con la prole, è il periodo; gli anatroccoli sono invece già grandini, sette, ne ho individuati.
Un uccellino stava sulla ringhiera, ieri, ed un altro arrivava ad imbeccarlo, e questo sbatteva veloce le alucce, come fosse contento, o emozionato, mentre inghiottiva il bocconcino. 
Sorseggio di solito un'aperol col seltz, un aperitivo forse non tanto di moda, che servono con  le patatine, le olive, le arachidi ed i salatini snack a forma di orsetto, o di stellina.
Al Gigi Bar sul lungolago di Stresa, mia madre prendeva sempre l'aperol, nel bicchiere alto col bordo zuccherato e la fetta d'arancio, ed io, bambina,  il bitter analcolico, ma non  ricordo che allora ci fossero le papere, gli svassi e le nuvole che passavano.

superstiti

Le tre superstiti. L'anno scorso erano 7, nel porticciolo di Pallanza, in luglio era arrivato "Oco", il diverso, che non si era integrato al gruppo (che era diventato di 5, e poi di 4…) Da marzo è scomparsa un'oca ed anche Oco, e mi viene il magone a pensare che se lo sono magari mangiato, era venuto anche a prendere il pane dalle mani…

Ornitologia intorno a zero gradi C.


 

La luce invernale è certamente diversa da quella estiva, i contorni sono netti,
l'acqua sembra uno specchio. 
Sotto, un qualche uccello – fortemente sospettato un piccione-  si dirige, poi cambia idea
e torna indietro, le sue impronte nella neve sembrano  una decorazione con le stelline…
in fondo Natale è vicino. 

Dare il cibo alle papere questa volta è stata un'impresa, i gabbiani affamatissimi si lanciavano sui pezzi di pane e di grissino, beccando le anatre. Un'anatra nocciola che si era impadronita di un pezzetto di pane fuggiva nuotando veloce lontana dal gruppo, ma è stata inseguita da un gruppo di gabbiani. Qui sembra che si siano rassegnate, e stanno a guardare. Poi, incamminandomi sul lungolago, vedevo gabbiani col mio pane nel becco che dovevano ancora difenderlo dai colleghi.

Questo è una new entry, credo che sia un gabbiano reale, ha un verso meno stridulo degli altri, un'aria pacioccotta, ma non è che sia meno affamato.

Stanno aspettando me, mi hanno visto arrivare con un sacchetto e sono usciti dall'acqua.
Con mio stupore Oco, il diverso, ha camminato verso di me, si è fermato aprendo il becco, insomma, ho dovuto dargli i pezzettini di pane così, direttamente. Mica scemo,  così non doveva competere.

Nel porticciolo, c'erano le solite oche sornione, qualche papera, e la folaga non era più single: una appena arrivata, credo, perchè non era  ancora abile come l'altra nel dribblare le papere per prendere il tuchelin di pane. I gabbiani non si sono accorti di quello che avveniva silenziosamente tra le barche ormeggiate e almeno queste paperelle hanno mangiato qualcosa.

questa sera camminando

in riva al lago, non c'era quasi nessuno. Le paperelle scivolavano via sull'acqua, nell'oscurità si vedeva i lpetto bianco di uno svasso, ed il cigno solitario galleggiava vicino a un moletto. La luna mezzaluna si abbassava a vista d'occhio, fino a nascondersi dietro il Mottarone, circonfuso di luce bianca. Il cielo era straordinariamente limpido, le luci della riva opposta brillavano nitide e si riflettevano nell'acqua, ed anche la villa Borromeo dell'Isola Bella si specchiava nella sua immagine di luce. Un pescatore, ed un uomo  poco più in là guardava l'acqua. L'acqua che mi sembrava straordiariamente limpida, il buio fa risaltare il chiarore del fondo. E il silenzio. Non passano macchine, da un bar si sente una canzone di Lucio Battisti.

Con l'entusiasmo di una bambina

mi ritrovo sulla riva del lago a lanciare i pezzetti di pane secco alla fauna avicola.. Non è una cosa facile riuscire a farlo con equità!
Il cigno è prepotente, e cerca di allontanare  gli altri, beccandoli sul dorso. 
Le anatre vedono un po' di tafferuglio, ed arrivano anche da lontano, ma sono timorose del cigno.
I gabbiani, che d'estate si facevano i fatti loro in mezzo al lago, ora accorrono in picchiata, stridendo, e ancora le anatre si scansano, una furbissima ha nuotato  fin sotto il pontile dell'imbarcadero,  inseguita da un gabbiano.
I piccioni e i passerotti si affollano sulla riva.
Lo svasso continuava  indifferente le sue immersioni, mentre lo svassino piccolo faceva prove di immersione vicino alla riva, ma ad un certo punto è scomparso.
Nel porticciolo, c'erano molte anatre, che però rubavano i pezzi di pane alla folaga solitaria: avendo un becco piccolo appuntito la poverina aveva difficoltà a trattenerli
        Una barca galleggiava semi sommersa, ed un'anatra ci si è avventurata sopra, e poi è schizzata e se l'è data a gambe palmate nuotando: indovinate cos'era successo? Dalla barca è spuntato lo svassino, quello che già l'altra settimana si divertiva a punzonare le papere arrivando di nascosto sott'acqua. L'Oco starnazzava goloso nuotando,  mentre le colleghe oche, quattro poi e non cinque,  camminavano dondolando come le oche degli Aristogatti, e si sono fermate a mangiare i pezzetti di pane che ho tirato loro, ma non tutti, perchè proprio da oche alcuni non li hanno visti, camminandoci sopra.

oggi piove, e le papere.

Ora sì che c'è silenzio assoluto. Ho spento il fuoco sotto la pentola, le patate che avevo messo a bollire sono pronte. Per me milanese, la cosa fantastica di questa casina  a Pallanza che mi sono trovata, è il silenzio. E' situata tra i vicoli di acciottolato del centro storico, a ridosso del lungolago.  Macchine poche, solo quelle dei residenti. Il silenzio è ancora più totale, perchè piove, e non c'è nessuno in giro. Credo che oggi sarà  una giornata pigra, avevo intenzione di fare un giro in bicicletta, ma non sono così determinata da affrontare la pioggia. Certo uscirò quando smetterà, per portare il pane secco ai miei amici paperi.

Ieri sera quando sono arrivata, ho fatto un giretto veloce sul lungolago, per vedere come stavano…  nonostante fossero già quasi le dieci, si vedeva sull'acqua il petto bianco di uno  svasso, a quanto pare sempre attivissimo. Forse, se è ancora qui a metà ottobre, non migrerà. Sui moletti si vedevano le sagome delle papere addormentate, e su uno di quelli, in loro compagnia, un cigno bianco allungava il collo e si acconciava le piume del dorso, si sprimacciava per dormire, poi  avrebbe adagiato il collo lì. 

Strano, però, un cigno solo, "dispari", e strana la postazione. Forse, perchè finita l'estate, il lungolago è tornato molto tranquillo. Qui a Pallanza c'è di solito una coppia, quella che ho fotografato spesso con i quattro cignetti, che sono però spariti. Ora dovrebbero essere grandi quanto un adulto, ma ancora con piume marroncine, e dovrebbero essere ancora con i genitori, penso. Almeno, l'altro week end erano qui in visita i cigni di Intra, una coppia ed un figlio, e stavano ancora tutti insieme, adulti e giovane.  Le famiglie dei cigni sono molto unite, e credo anche le coppie di svassi; hanno anche l'identica abitudine, nuotando,  di portare i piccoli sul dorso: arrivati alla meta, vedi le ali sollevarsi leggermente ed i piccolini scivolare giù, pluff, nell'acqua.

Le oche nel porticciolo dormivano, spiate da un gatto, tre tutte vicine, e due staccate, una a sinistra ed una a destra del gruppo di tre. Data l'oscurità non ho potuto riconoscerle. Quando sono arrivata a Pallanza erano sette,  poi erano diventate  cinque. L'ultimo week end che ho passato qui sembravano inesorabilmente diventate quattro, più Oco.


Quello che io chiamo Oco è arrivato un giorno di luglio,  in realtà non ho idea se sia maschio o femmina. Spero sia di sesso diverso da quello del resto del gruppo, così magari si daranno da fare,  non mi pare le oche si siano date alla riproduzione, non ho  visto ochini galleggianti, in primavera e nell'estate.

In ogni caso, Oco è un "diverso": ha becco e zampe più arancioni delle altre oche (che sia un fattore dipendente dall'età?) Non ho mai visto le oche, contro ogni leggenda  sempre silenziosissime,  uscire dal porticciolo, e raramente le ho viste nuotare; al  pomeriggio vanno a dormicchiare in una aiuola erbosa, e forse è qui che sono facile preda di cuochi  malintenzionati. Oco no, nuota starnazzando anche nel lago aperto, l'ho trovato un giorno anche sul tratto di lungolago più "turistico", si mescolava  tra le papere ed i cigni, pareva si allungasse  cercando  di sembrare un cigno.

Soprattutto, Oco e le oche non stanno mai insieme, non hanno fatto branco. Così ieri sera ero curiosa, vedendone cinque. Che fosse tornata l'oca dispersa? Oppure  Oco, avvicinandosi il freddo, si sta integrando con il branco, o il branco ora lo accetta? Il moletto di fronte, dove di solito staziona solitario Oco, non era illuminato e non arrivavo nell'oscurità a distinguere la sua sagoma bianca.

Beh, prima o poi vincerò la pigrizia ed uscirò.

assaggio d'autunno

Ieri era una giornata nuvolosa, al mattino ha piovuto, nel pomeriggio il sole a tratti si faceva strada. Il tramonto è stato così… stanco.

Vedendo tre cigni, di cui uno beige screziato di bianco, ho pensato che fossero quelli che avevo visto nel porticciolo di Intra a metà settembre. E avevo ragione… usciti dal porticciolo, hanno virato a sinistra e velocemente sono scomparsi alla vista.

Una siepe dal fiore giallo, a Villa Gulia, non so come si chiami.  Lo stavo fotografando e due signore si sono fermate, osservando le gocce di pioggia sui petali… per un attimo mi sono sentita utile.

Le oche dopo la passeggiata ai giardinetti tornano nel porticciolo. Sono un po' preoccupata per loro.
Quando ho preso la casa a Pallanza erano sette, poco dopo erano diventate cinque. Non ho visto nidiate, ed ora sono quattro. In luglio è arrivato un intruso, che io chiamo Oco, ha le zampe ed il becco più arancione,è più vivace di queste, non si unisce al gruppo, e nuota, anche oltre il porticciolo: le oche si vedono poco in acqua, e mai le ho viste fuori, nel lago aperto. Forse Oco vorrebbe essere un cigno.

Il cigno giovane  sta facendo esercitazione, credo.

A questa foto tengo moltissimo, ho avuto come si dice culo nel riuscire a riprendere lo svasso sott'acqua. E' lo svassino, che si diverte a pinzare il sederino delle anatre arrivando sott'acqua: ieri glielo ho visto fare più volte, ed una l'ho cuccato. Ingrandendo la foto, magari direttamente da Flickr, si vedono bene anche le zampotte, ed il collo allungato, il becco e l'occhietto aperto!

Non mi ricordavo che avevo lasciato l'opzione del colore con seppia… vabbè.
Comunque, buttando pezzi di pane gli uccelli  si scatenano ed arrivano da ogni parte.
Si vede che è cominiciato l'autunno… i gabbiani sono tornati a riva, in giugno luglio e agosto se ne tenevano lontani., e sono tutti più affamati, forse anche perchè ci sono meno turisti.
Io mi diverto come una bambina… che c'è di male? 

.. ancora….


Mumble mumble…


diamoci una pulitina

ecco il passo dell'oca.


preoccupante… nel 1868 il lago è arrivato al'altezza della targa!

svasso arruffato

la gendarmerie del porticciolo di Pallanza


così Titti non mi riconoscerà!

svasso che si tuffa!

un avviso un po' imbarazzante, come si usa?

giuro che un giorno ci vado, alla Pizzeria Emiliana di Gennaro Esposito!

questo… mi pare solo bello.

il solito bar