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Crescere.

Quando un bimbino biondo ti appare in cucina con solo le mutandine e ti dice "Ho fatto la caccata" ti viene, no,  da guardare in giro, per terra, con un filo di smarrimento, ma poi chiedi meglio… insomma era orgoglioso, aveva fatto la pipì nel water, una cascata.

Cenerentola dovette andarsene proprio all'inizio del concerto.

Ieri verso sera sono andata alla festa di Nazione Indiana, al circolo Arci Bellezza, ingresso obbligatorio con tessera.
Salutata qualche persona conosciuta, sono entrata nella sala dove si dissertava di precarietà, documentarismo, realismo e autorevolezza.. Seguivo le parole mentre scorrevano, non riuscendo a farne una sintesi, se mi si chiedesse un riassunto non lo so fare. Mi colpiva qualche frase, ci pensavo, e mentre ci riflettevo perdevo l'allaccio successivo. Ricordo di aver pensato due cose: una,  perchè ci si deve complicare così la  vita per leggere o scrivere – e questo è un segno della mia  stanchezza, perchè queste complicazioni vorrei invece  potessero divenire parte del mio quotidiano – e   l'altra, che l'autorevolezza, per chi si occupa di cose scritte, è un po' come aver trovato il posto fisso.
Quello che mi piace dei Circoli Arci in estate  (conoscevo quello di Turro) è il mangiare all'aperto.  Certo, qualche zanzara mi volava sul naso, ma ha deciso di non attaccarmi.
Il menù sembrava  esplicito, pesentava un sacco di cose marinare, che a me non piacciono. Invece dei fusilli con zafferano zucchine e gamberetti opto per una insalata e, per non smentirmi,  salsiccia e patate fritte. Insomma, nell'ordine complessivo sono arrivati per me fusilli, insalata, salsiccia con patate fritte, e un piatto di patate fritte. Una cosa teutonica. Mi sono sentita morire. Tutto buono, per carità, ma troppo… mica era scritto sul menù che la carne aveva già anche il contorno.
Alessio Lega, più cicciotto di quando lo avevo visto un paio d'anni fa,  mangiava al tavolo di fronte, per cui ero tranqulla sugli orari, vedendolo seduto lì.
Invece no… il concerto è stato annunciato alle dieci e mezzo, con un'ora di ritardo sul programma, e non potevo tardare,  dovendo tornare a casa con la famigerata filovia 90-91, la stessa con cui vado  e torno dal lavoro, malissimo frequentata nelle ore notturne.
Chiamo casa, "sto per arrivare, aspetto la 90, arriva tra 3 minuti, no, adesso il display segna in coda". (coda di che,  a quell'ora?). Mia figlia salta per aria," la 90, ma mamma, sei da sola? la 90 a quesrt'ora? Ti viene a prendere Lorenzo", " Ma no, dai, qui alla fermata c'è gente a posto che salirà con me, non è ancora così tardi.".
In effetti, salendo nel mezzo leggermente affollato,  la fauna non era delle più promettenti, parecchi con bottiglie in mano, e  non di acqua, ma sono riuscita a trovare un posto a sedere davanti, in prossimità dell'autista.
La Princess mi ha accolto con un "meno male,hai fatto in fretta, mi hai fatto preoccupare"
Ah, queste mamme discole.
Dice mia figlia, che  sul davanti del filobus, spesso rubano, mentre la coda è più frequentata dai maniaci.
Chissà come lo sa..

nessun titolo

La mamma mi ha chiamato ieri in ufficio.
Titi è caduto per strada ed è in coma, mi dice, ma se tu parti, con chi vado al funerale?
Mamma, parto domenica sera, e comunque in questi giorni  non ho la macchina, ma se si dovesse andare, al Fatebenefratelli è meglio andarci in Taxi.
Ah ma allora posso anche arrangiarmi.
Mamma, guarda che ci tengo anch'io, e comunque non è morto.
Ah va bene.

Nel tardo pomeriggio la richiamo ma non ha aggiornamenti.

Mentre torno a casa in filobus occhieggio su FB col cellulare, sono stata taggata in una foto, e ci sono tanti commenti, ma aspetto a leggere il tutto col pc a casa, il mio cellulare non è nato per Internet e svolge lentissimo questo servizio.
FB, anche per chi muore.
La foto era di Titi, e la didascalia raccontava delle  sue condizioni, ed i commenti erano affettuosi e solidali, ma via via si mutavano in commiato e ricordo. Apprendevo così che non c'era più,  ed ancora una volta ho perso qualcosa, pensando che c'è sempre un dopo, oggi no, domani.
Le persone, non sono eterne, devo ricordarmelo. Un libro lo puoi leggere dopo, ma una persona non puoi ascoltarla quando non c'è più, o  farla ridere, eppure me lo aveva anche detto, non ti fai mai vedere, e sei una delle poche persone non noiose della famiglia…
Quanto sto perdendo con questa stanchezza che mi sovrasta, una volta che esco dall'ufficio ed entro in questa casa?

Gli volevo bene, Titi, un altro dei personaggi da romanzo che appartengono alla mia famiglia, non c'è più…non si poteva vedere oggi, nè mai più, oggi   si metteva all'opera la medicina legale, nel sospetto che una macchina lo avesse urtato provocando la caduta. Camminava con il bastone e la sua cagnolina. Una negoziante ha visto l'uomo riverso nella carreggiata, ed ha riconociuto la cagnolina, ed ha avvertito la sorella… nessuno ha visto come è successo.
La cagnolina, non si riusciva a farla scendere dall'autolettiga, mi hanno detto.

Al portone  penso sia meglio farmi annunciare dal telefono, forse è semiaddormentata sul divano, forse il citofono la spaventa, non  sa che sono io, non mi aspetta. Risponde al telefono, passo al citofono. La sua voce è concitata, eppure è un gesto normale "Aperto?"  "No mamma"   "Aperto?" " No mamma"  Silenzio, silenzio tra le siepi del cortile, silenziosa la serratura del portone, nessuno scatto. Risuono. " Ma qui  non si riesce mai, non si capisce  niente" la  voce è alterata, quasi un pianto dal citofono, il portone frinisce, "Mamma, a posto, è aperto".
Mia madre non vuole badanti, non vuole case di riposo. Il pensiero di esser lei  a faticare ad aprire, sembra non sfiorarla, è solo colpa del citofono, se non riesce ad aprire.

fotografie

Cercasi badante, meglio se principessa.
"Mamma, come ti è sembrata l'ucraina di ieri?"
"Ah, guarda… figurati! Ha la classica faccia da badante, sai come le badanti, quelle delle fotografie."
Veramente non so, non so come siano le badanti in fotografia.

Aggiungi un posto a tavola

Martedì era il mio penultimo giorno di clausura, a causa dell'influenza e del perdurante problema alle orecchie:  il raffreddore e la tosse erano domati, la febbre pure,  tranne un recidivo 37 verso sera, che avevo risolto decidendo di buttare via il termometro, metaforicamente. 
Mi sentivo in forze, se non fosse stato per quella fastidiosa sensazione di orecchie ovattate, accompagnata da qualche fitta saltuaria; in ogni caso, non ero sorda del tutto, solo alcuni suoni li sentivo meno, tipo quello del telefono cellulare.
Aspettavo per pranzo la Princess, che doveva poi andare all'università, ed avevo apparecchiato la tavola, non doveva mancare molto, l'avevo sentita poco prima al telefono.
Aveva posteggiato la macchina su un passo carraio ed aspettava la nonna, mentre  l'arzilla novantasettenne accompagnata dal suo bastone era entrata  in un negozio  per acquistare una gonna nera nuova.
Guardo il cellulare, se non ci fosse qualche avviso di ritardo,  e vedo tre chiamate perse della Princess, ed un messaggi. " Rispondi mamy  c…o! "  Ecco, l'orecchia ovattata, è  insolita questa sua frenesia, normalmente sono io che scrivo così a lei.
La chiamo, aveva avuto un piccolo incidente con la macchina, non era colpa sua e la macchina non aveva subito danni, ma non trovava il modulo per la constatazione amichevole.
Le spiego dov'è, e mi raccomando di controllarlo bene, che nel disegno fosse  chiaro che la colpa non era sua, fossero chiari e veritieri i dati scritti dal tizio, ricordandole che l'ultima volta che avevamo avuto un problema era colpa dell'altro, l'assicurazione non lo aveva pagato ed aveva fatto causa a noi ( e ci aveva difeso in giudizio  la sua assicurazione, tanto per dire delle curiose normative italiane, con tanto di ministero per la semplificazione).
Un'altra telefonata: " ma dove trovo il numero di polizza?"
Un'altra telefonata: " Mamy, la macchina non ha niente, non ci capiamo niente di questo modulo, lui non vorrebbe fare l'assicurazione, perchè suo padre si arrabbia, la sua la fa aggiustare lui.."
"No,il modulo lo fate, poi guardiamo bene se la macchina non ha danni e chiedo all'Assicurazione se va bene non mandare avanti la pratica, se non dobbiamo chiedere risarcimenti, o si rischia qualche sorpresa."
Sul cellulare appare un messaggio: "Mamy veniamo a casa, non sappiamo farlo"
Mi chiedo se la compilazione del modulo faccia parte del programma di scuola guida,  mi rispondo di no, aggiungo un piatto a tavola, visto che sono le 13,30.
Il tornare a casa comportava  che le due macchine in carovana accompagnassero  prima la nonna alla  sua, e nel far ciò alla macchina del ragazzo cade un fanale e lo schiaccia. 
La nonna  nel frangente  non si era dimostrata per nulla spaventata bensì alquanto impaziente e sollecitava i ragazzi perchè fermassero un tassista e si facessero spiegare come compilare il modulo.
La faccenda a casa si conclude velocemente, il ragazzo neopatentato e con cappello tipo peruviano di lana con le orecchie pendule non ha mangiato perchè aveva lo stomaco chiuso per lo spavento, ed ha bevuto solo acqua, il modulo è stato compilato, ho parlato con l'assicurazione e davvero la macchina non aveva danni.
Però ha suonato di nuovo il cellulare: "Mamy, sto andando all'università, mi sono dimenticata di portare fuori il cane."

offerta di lavoro.

La Princess stava tornando a casa, sere fa, passando davanti ad un grande albergo, di quelli dove organizzano convegni. Un  tipo la ferma, le chiede se ha amiche che cercano lavoro, le lascia un biglietto da visita: qualche sera dopo. cioè stasera, avrebbe organizzato un incontro per cercare collaboratori per delle sue attività, verso le otto, un po' prima di una analoga presentazione nel mega-albergo.
Ho messo bene in guardia la Princess che le presentazioni  in grandi alberghi significano che  di base cercano di venderti qualcosa, perchè devono avere un ritorno del costo della manifestazione. E che se non ci fosse un fondo truffaldino nella cosa, con la fame di lavoro che c'è, basterebbe un passaparola, mica servirebbe un congresso.
Ciò nonostante la Princess ha preferito far lei da passaparola, costituendo un gruppettino di amici e amiche.
Devo premettere che tempo prima una delle sue amiche, cercando lavoro, aveva risposto a un'inserzione per un lavoro in una agenzia e le avevano dato appuntamento in un posteggio di Carugate, motivandolo con la difficoltà a rintracciare la stradina dov'era l'ufficio. Si presentano, e l'inserzionista propone di raggiungere l'agenzia con la sua macchina, la ragazza dice che segue con la sua macchina così può andare via direttamente, ognuno sale sulla propria auto, e lei viene raggiunta da un messaggio del tipo " Ho un impegno urgente mi spiace devo andare." E' che uno così, non hai neanche gli estremi per una denuncia, non hai nessuna prova delle sue intenzioni.
La Princess mi dice che posso andare anch'io con loro, anzi, va meglio. L'appuntamento è alle otto, arrivo a casa congelata verso le sette e mezza, ceno con l'imbuto. La Princess saluta il suo Tsunami, "la mamma esce a cercare lavoro " che detto di sera al buio non è che sia bello, ma il bimbo è ancora piccolo per obiettare. Obietto io: "Non si va a cercare lavoro, si va ad assistere ad una rappresentazione! " tra me penso che se la Princess ci crede davvero, che questa sia una possibilità di lavoro, si deve sentire proprio alla frutta.
Ci troviamo tutti davanti all'albergone,  il tipo non c'è. Eì sulmarciapiede di fronte, davanti al supermercato, dice di raggiungerlo lì.Io cito il posteggio di Carugate, in risposta un coro di "Ma dai". Insomma, per un attimo pare che il convegno si debba svolgere sul marciapiede, ma per fortuna si trova un bar aperto. Il tizio, acconciato da figo con capello allungato brizzolato quasi cotonato  spiega in fretta,  è un architetto che non ha mai fatto l'architetto (mi sa che non è l'unico), che Cina o non Cina c'è la crisi, e si è ritrovato a guadagnare pochissimo così ha fatto delle belle pensate, in campo alimentare  e come grafico. In particolare ci consiglia di fare come lui, che senza obbligare nessuno, e senza convincere nessuno, semplicemente dicendo che sta bene, riceve un sacco di richieste per  comprare il prodotto XY che fa tanto bene,  e si è ritrovato così a guadagnare 4000 euro in breve tempo.
L'assunzione di questi beveroni fa dimagrire (ho lanciato l'avvertimento "non guardate me"
!") , e dà la stessa assuefazione che dà  una bella vacanza al mare: si sta bene. 
Insomma, dei sei ragazzi non si è convinto nessuno, e nessuno è andato ad assistere alla manifestazione nel grande albergo: il collaboratore del tizio mi ha mostrato la materia oggetto del uccessivo convegno,  un dischetto tipo piccola ostia, con del silicio (che poi non è sabbia?) che pare procuri benessere.

incipit

Nella grande casa davanti alle Isole Borromee nel pomeriggio restavamo qualcuno dei "grandi", ed io. I miei fratelli ed i  cugini erano sempre con gli amici, si conoscevano tutti tra loro, i ragazzi delle ville, andavano al Verbano, un circolo privato esclusivo, a prendere il sole e a fare il bagno, organizzavano giri in barca, giocavano a tennis. A quei tempi, circa cinquant'anni fa, essere belli giovani ricchi e spensierati poteva essere ancora una cosa sana: facevi sport e ti abbronzavi.
Adesso meno, credo, anche se non faccio  parte della categoria nè ho, come un tempo,  l'occasione di fare da spettatrice.
Nelle vacanze al lago passavo gran tempo da sola, ma non mi spiaceva più di tanto, o con gli adulti.
Nei ricordi di quel periodo della mia  vita,  i "grandi" sono come delle comparse, in fondo non seguivo granchè delle loro vicende, e di poche venivo messa al corrente, mentre della casa e del giardino mi sembra di ricordare ogni angolo.
Non mi pare di aver mai pensato o desiderato che le cose fossero diverse, mi sembrava fosse  normale così, come normale era per me muovermi in una villa enorme, con tre fontane, prati, terreni, statue in bronzo.
Non  mi sentivo sola, non sapevo di far parte di una famiglia benestante. Semmai  volevo un cane o un gatto mio.
Quando la zia Bruna, sorella maggiore di mia mamma, veniva a passare qualche giorno nella villa di Baveno, sicuramente sarebbero venute a trovarla " le Borioli", che io ostinatamente continuavo a chiamare le Jucker:  che potessero esser magari imparentate, non mi ricordo.
Arrivavano a piedi dalla "strada alta", in parte sterrata, la si chiamava alta perchè parallela alla "bassa" che scorreva in riva al lago, e portava sino a Baveno: era sterrata sino a Roncaro, dove c'era la cappella per la messa domenicale.
Insomma, mentre le mie sorelle sbuffavano a sentire il nome delle Borioli, due donnine magre spesso con vestiti a pois, ed i capelli raccolti,  io ero contenta perchè elogiavano per i miei lavori all'uncinetto, che a sette anni avevo appena imparato a fare con la mamma. Patine rettangolari che avevano il bordo come la lama di una sega, patine rotonde che facevo e disfacevo, finchè non riuscivo a farle restare piatte.

Parco Serengeti

Ogni tanto quando sono nel mio angolo al pc arriva il piccolo Tsunami, si arrampica sulla libreria tenendosi allo schienale di una seggiola e così pericolante mi sorride, e lo prendo con me sulle ginocchia.
Guarda lo schermo e col ditino cicciotto, che ingolosirebbe la strega di Hansel e Gretel,  indica delle figure e dice "io voglio questo".
Allora gli dico "guardiamo questo" e vado a cercare qualche filmato su You Tube… ora invece dei cartoni animati scelgo per lui documentari sugli animali, risparmiandogli per ora quelli cruenti, la lotta per la sopravvivenza per ora la limito ad un inseguimento.
"Gatti pazzi" lo fa morire dal ridere.
Oggi gli ho fatto vedere un filmato sui lupi, il lupo per i bambini è sempre quello cattivo delle fiabe, mentre questi erano bei cagnoloni che correvano sulla neve.
Trovo particolarmente bello quello che ho riportato qui, della serie  del parco Serengeti, anche se la voce che accompagna le immagini  è piuttosto antipatica.
Mentre Tsunami mi indica gli animali che riconosce, gli dico il nome di quelli che non sa, e  mi rendo conto di quanto questa visione rilassi me, forse ci dimentichiamo troppo spesso della natura, che pure fa parte di noi, del nostro far parte del regno animale. 
La danza dei fenicotteri, la luna nella foresta, gli animali al bagno, i leoni addormentati a pancia in su come i gattoni.
Penso al titolo del filmato: Parco Serengeti. Una volta questo era il  loro mondo, non era un parco. Mi sembra una cosa così orribile.

Una giornata tranquilla (però non è ancora finita)

Considero chiuse, con ieri, le abboffate pantragrueliche, devo affrontare con serietà il problema dieta.
Infatti scrivo e  ho una fame pazzesca, a onor del vero ieri mi sono tenuta e non ho esagerato.
E' conclusa anche la battaglia dei regali, quella dove gli opposti schieramenti scrutano  nella sporta  altrui per vedere quanti pachetti ci sono,  col panico di aver dimenticato qualcuno, o di non essere stato avvisato di un ospite in più, e di ritrovarsi disarmato.
Una battaglia che lascia sul campo lenzuoli di carta sbrindellata, plastiche dilaniate, nastri  adesivi divelti: le coccarde giacciono esanimi. coi loro filamenti arricciolati.
Collocati gli avanti, si sono superate anche le incertezze  del riciclo tra sacchi gialli e neri, bidoni bianchi e verdi, carte plasitificate dorate  e cellophanate.
Ho fatto voto di non ucire di casa sino a martedì, e di riuscire a raggiungere la soglia del relax, che non vuol dire non far nulla, ma riuscire a smaltire una buona parte dei propositi di casalinghitudine, quelle cose che vuoi fare e non riesci mai, e ti restano sempre lì in sospeso, inevase, a far la spada di Damocle.
Così ho rammendato un buchino di un golf e attaccato un paio di bottoni, mentre la Princess chiedeva al piccolo Tsunami "vuoi fare i biscotti con la mamma?" "No" "Dai che poi facciamo le formine" "No" "dai che facciamo le moto col biscotto" "Si", e Tsunami mi ha fatto vedere la sua moto gialla, e quella rossa.
"Mamy abbiamo il bicarbonato d'ammonio?"la Princess leggeva il quadernino delle ricette della nonna che avvo copiato tanto tempo fa.
"Prova a guardare il libro della cucina regionale, le ricette sono fatte bene" le dico.
"Mamy, cosa sono i cobelletti?"
"Mamy, cos'è la barbajada?"
"Senti, prova a guardare il Cucchiaio d'Argento".

Il display segnala 4 minuti.

Quando esco dalla metropolitana ho l'abitudine di ripassare sul lettore del tornello la tessera dell'abbonamento, una specie di dare e avere, sono entrata e ora esco, così non ho problemi se dovessi rientrare cinque minuti dopo. Non si può mai sapere nella vita, ma lo  si sa un po' di più utilizzando la filovia 90-91.
E comunque, nella stazione della metrò gialla di Piazzale Lodi, c'è sempre qualcuno che mi avvisa: guardi signora che non importa, può uscire lo stesso. Ma perchè me lo dicono? Io mica vado a dirgli che gli conviene ripassare il badge, agli altri.
Di questi tempi quando devo ritornare a casa, con la 90, bisogna attendere un sacco, per esempio lunedì 6 dicembre, c'era scritto che  i mezzi pubblici funzionavano con l'orario del sabato… guardo, alle ore 19 un passaggio  ogni 7 minuti. Guardo sul display il tempo di attesa: 19 minuti…. sembra più l'orario delle 23, però.
Stasera esco dal metrò, è un tratto di strada che odio, pochi metri a dire il vero: sulla sinistra il gabbiotto degli uomini ATM, il semaforo per l'attraversamento della corsia preferenziale, cronico rosso quando arrivo, situato in curva, con punto di approdo in prossimità di aiuola, concava , e priva di albero: quasi una trappola.
E poi un marciapiede a cubetti, bello rettilineo, fatto apposta per veder partire l'autobus quando sei quasi arrivata vicino: per me gli autisti sono dei grandi mattacchioni, una mattina ce ne era uno che chiudeva le porte quando qualcuno arrivava di corsa, e rideva, tutto da solo.
Stasera c'era un sacco di gente, ed il tempo di attesa previsto erano 9 minuti: non si ha idea di quanta gente ancora possa arrivare, in dieci minuti. Mi siedo sulla panca alla fermata,  con molta attenzione perchè sotto la panca la capra crepa, e  risoluta ad attendere pur avere un posto a sedere, e poter leggere in pace. Arriva una coppia, lei magra magra, con un maxi paletot aperto, lui intabarrato, con una voce da pechinese rauco, una sigaretta ciascuno, un'esperienza tremenda di fumo passivo, mi chiedevo se all'aperto avevo diritto di ribellarmi o no.
Arriva un filobus, finalmente, con il cartello "Fuori servizio", si ferma, ed è l'assalto. Li guardo affrettarsi, salire, stare lì in posa, e poi qualcuno comincia a scendere, visto che l'autista era nel frattempo sceso allontanandosi. Qualcuno scende e si accende una sigaretta. Mi immagino gli altri, pigiati dentro, che si guardano e si bisbigliano, rosi dal dubbio.
Arriva un altro filobus, si ferma a notevole distanza dell'altro davanti. La gente che era ancora a terra vi si precipita,  ma il filobus sta immobile. Quelli del primo bus cominciano a scendere, diretti verso questo, che da più fiducia,  in quanto portatore di autista. Alcuni del secondo bus invece scendono, non capiscono perchè non partano.
A sorpresa, parte il primo dei due bus. Poco dopo, il secondo. Rimango a terra io, ed un'altra signora.
Il display segnala 2 minuti, poi  In arrivo, e c'è qualche altro viaggiatore. L'autobus effettivamente arriva, apre le porte, si sente il tepore, si vedono giornali sparpagliati per terra, faccio per sedermi, ma il guidatore dice "Signori a  terra, la corsa è terminata. Prendete quello dietro."
Dietro, non ci sono autobus, forse ho frainteso.
Questo, In arrivo, è arrivato e non serviva arrivasse… meglio della 61, comunque, quella volta in cui segnalava  In transito, e non si vedeva nulla all'orizzonte.
Riparte, vuoto ed illuminato, due ragazze che volevano salirci avevano corso con i loro stivali coi tacchi, ed   si rammaricavano per aver perso il filobus, ah la sfiga. Non mi va di deluderle, di dir loro che aveva finito la corsa, e che il loro periglioso affrettarsi sarebbe stato comunque inutile.
Tempo d'attesa previsto sul display,  3 minuti. Mi risiedo sula panca, mi guardo un po' in giro, lo spicchiio di luna nel cielo blu e freddo, mi sporgo e guardo all'insù, la scritta luminosa ora dice 4 minuti. Credevo di trovare un due… ma che strana cognizione del tempo. Un tempo che non passa mai, perchè un po' dopo è ancora 4 minuti. Ripenso ad un "pensierino" di mio figlio alle elementari, sull'argomento "quando il tempo non passa mai", svolgimento: "quando devo aspettare cinque minuti".

scene da un matrimonio

Lo sento, che non vuole fare colazione con me presente.
Mette la bustina del the nella teiera, non ricompare sinchè non ho terminato il mio caffelatte. Forse saranno coincidenze, ma nei week end, se ci svegliamo alla stessa ora, capita così.
Entrambi mangiamo gli oro saiwa,  sono confezionati in cellophane, tre righe da otto biscotti.
Io faccio una disordinata zuppetta, consumando due file di biscotti.
Lui ne mangia 4, che mette in fila sul coperchio della scatola di latta, con la marmellata di arance amare, che si fa lui stesso.
Mi sono chiesta, se io di biscotti ne mangiassi 11? o 17?
Ammetto, sono crudele.

Lui, lei, l'altro.

Lui è divorziato, Lei è sposata, L'Altro, è suo marito.
Lei credo fosse la segretaria di Lui.
Lei e Lui passavano lunghi periodi insieme.
Lei non si è mai separata.
Lei partecipava con Lui alle cene di Natale ed altre ricorrenze con la famiglia della ex moglie di Lui.
L'altro era al corrente, si diceva.
Lui si è ammalato gravemente, Lei gli è sempre stata vicina.
Lui è mancato, Lei appariva sciupata, accanto al feretro;  L'Altro parlava con i portantini, chiedeva spiegazioni sulla strada per il cimitero.
I presenti rivolgevano parole di condoglianza a Lei, come ha fatto anche il celebrante durante la funzione religiosa .
Al cimitero Lei era vicino alla fossa, con i parenti, L'altro sostava con alcuni nel vialetto.
Lei, immagino si sia  allontanata da lì con L'Altro.

Per anni, fino all'odierno epilogo,  ho avuto sott'occhi questa vicenda, e non ha mai cessato di stupirmi.  Non godevo però dell'intima confidenza nè di Lui nè di Lei, e non avevo mai visto L'altro prima di oggi.
Mi sono sempre chiesta perchè Lei non lasciasse L'altro, o L'altro non lasciasse Lei. Quale forma di enorme amore, o di debolezza, o di forza cementasse questo matrimonio. O perchè Lei e Lui non vivessero insieme.
Non saprei dire… sono curiosa, non scandalizzata.
Secondo mio fratello, basta essere un po' moderni: a me  questa spiegazione pare semplicistica, e a dire il vero un po' demodè.

questa mattina è partita un po' così….

"Mamy il passeggino te lo lascio vicino al portone, piegato e senza fermi, così ci metti un attimo!

Così’ disse la Princess, ed uscì, cartella a tracolla, dopo avermi catturato un ticket restaurant. Restavo sola con lo Tsunami, ovvero il Principino, che stava passando il suo aspirapolvere rosso e giallo: dimostra attitudini certo non ereditate dai genitori, il suo gioco preferito tra i regali di Natale era stato il mocio vileda formato baby che avevo trovato.

Devo dire che l’accrescitivo, per il nostro ingresso condominiale, è spropositato. Infatti il passeggino si è aperto a metà del portoncino,  incastrandosi. Mi ha aiutato un vicino che usciva – era anche suo interesse, uscire dal portone-  mentre l’altra volta che avevo portato io il nipotino al nido mi aveva aiutato ad estrarre il trabiccolo all’esterno un omino dei traslochi che era dall’altra parte del marciapiedi. Per terra c’erano tutti i gessetti con cui il fanciullino si divaga ai giardinetti. Ma quanti diminutivi si usano parlando di pargoli.

Mi sentivo oramai al sicuro sul filobus diretta in ufficio, quando arriva un sms da un numero non memorizzato "Saluti da Parigi  ", ho risposto "chi sei?".  "Sono Marco, uno dei tuoi figli".  Ah.

Il filobus è fermo, a metà strada dall’ufficio, non riparte proprio. Il conducente si alza e chiede aiuto agli uomini di buona volontà. E’ rimasto senza corrente e solo se qualcuno spinge il filobus per qualche metro riesce a rimetterlo in moto. Quelli che aspettavano il tram guardavano allibiti lo spettacolo.