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nulla per caso

Cronista di "nera" alle prese con orari impossibili e sempre innamorata degli uomini sbagliati – per esempio Luca, il suo misterioso capo che la chiama "tesoro" solo quando deve affidarle servizi impossibili – Irene ha però un dono: la facoltà di percepire, perfino con un semplice contatto, il disagio e il dolore degli altri. In un primo momento le sembra quasi una maledizione, ma certo la aiuta sul lavoro: basta un semplice contatto dal vivo per sospettare chi tra gli indiziati potrebbe aver commesso un crimine. E così Irene si ritrova a percorrere una strada di crescita umana e professionale che non aveva previsto. L’aiuto di un intuitivo poliziotto le permetterà, con cautela, di aprire il suo cuore.

Stasera sono andata alla presentazione – ormai una delle – presentazioni del libro di Rosa, una compagna del corso di scrittura. Ovviamente ho comprato il libro e lo leggerò.
Sul piccolo palco del locale nomato Sud, in via Solferino, Rosa era a suo agio, nonostante si dicesse timida, ma una timida che ha dovuto  presentare  un programma quotidiano in  tv credo che abbia  imparato a dissimulare.  Brava Rosa… io sono la degenere del corso, l’unica che non stia lavorando a qualcosa di compiuto, mi pare.  
Della presentazione si è occupato  con il suo vocione Andrea  G. Pinketts, un bicchierozzo al lato della sedia ed un microfono pro forma in mano. E’ stato presentato dal presentatore del presentatore, Andrea Carlo Cappi ( che non è stato presentato da nessuno ma ha annunciato da solo  l’imminentissima -domani- uscita del suo libro Mito Bond).
La presentazione non è stata alterata, come mi aspettavo dal personaggio, anche se non si è trattenuto dal tirare in ballo in qualità di sorelle Materassi una coppia di signore di una certa età sedute nel pubblico davanti a lui.
Il discorso è stato lineare, senza parallelismi equilibristici  e riferimenti letterari a tutti i costi,  tra reminescenze della sua amicizia con l’autrice e qualche ovvietà, per altro di natura obbligatoria.
Mi sono un po’ preoccupata quando  ho visto che Pinketts si accendeva un sigaro, non dovrebbero lasciar avvicinare braci a materiali altamente infiammabili
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Ho simpatizzato senza sapere chi fossero,  le due dame sedute accanto a me, rivelatesi poi emissari  della Sperling & Kupfer, e mio fratello proprio oggi mi ha detto, ho scritto tre romanzi, mi trovi un editore?
Perchè quando aveva scritto il primo, e gli avevo proposto un elenco di piccoli editori, quelli che "venivano fuori"al corso di scrittura,  aveva detto che lo avrebbe fatto uscire con un editore grande o niente. Io gli avevo detto che non andavano così le cose, ma si sa, sono la sorella piccola.

corso di scrittura di ieri sera

Simpaticissimo Piero Degli Antoni.Giornalista e scrittore di thriller "emotivi", mi riprometto di leggerlo quanto prima. Non avendolo ancora letto, sarà giusta la defnizione "emotivi" che mi è venuta dopo averlo ascoltato?

Il titolo della lezione era “Il poliziesco come romanzo sociale”  e lui pensa un po’ che combinazione , per strada pensava se si può scrivere un poliziesco senza ambientazione sociale.

Io non so mai ricostruire tutti i perchè e per come perchè non prendo appunti, tanto so che raccolgo l’essenza delle cose, che poi mi resta dentro indicibile, proprio nel senso che non riesco a dirla bene come quando l’ho sentita ma torna fuori quando mi serve.

Gigi è intervenuto dicendo che in un poliziesco il delitto è solo il chiodo a cui si appende il quadro.

Comunque la risposta era ovvia ed era no. In ogni caso, da qui si è spaziato allo scrivere, alla creazione di una storia, ed è stato ancora una volta evidente come non esista un metodo universale, c’è chi comincia a scrivere senza sapere dove la storia lo porterà, e chi  addirittura scrive prima il finale. Lui è quadrato, ha detto, annota tutto quello che gli viene in mente e che pensa potrà servire e da cui pescare, non necessariamente con un ordine predefinito, e traccia anche il ritratto dei personaggi. Ogni volta che ripiglia a scrivere, si rilegge cosa ha scritto prima, per mantenere l’omogeneità, e per questo consiglia di scrivere il più possibile in tempi ravvicinati,  si riduce il rischio di slegature ed incongruenze.

Ha consigliato la lettura di Stephen King, On Writing, e di un manuale di sceneggiatura, In viaggio con l’eroe, di Chris Vogler…quasi quasi…. perchè mi sta  venendo un po’ voglia di mettermi a scrivere “creando”, ho una storia in mente da tempo e cominciata per una manciata di pagine, che si presta ad essere di molto ampliata, se non fossi sempre così succinta: E poi ho sempre poco tempo, il tempo libero che ho è quello sottratto al sonno, o sono brandelli tra una cosa e l’altra. 

Non è succinto Rinaldo, che sta scrivendo una specie di trattato di storia, che non è che abbia molto a che fare con un corso di scrittura creativa, e comunque ha cominciato a leggercelo… “E va bene, se vi stufate dite basta”, io ho detto basta dopo le prime due parole, hanno riso tutti ma lui è andato avanti lo stesso, così abbiamo imparato che Carlo n.8 di Francia  è morto picchiando la testa contro l’architrave di una  porta

Ricorre il corso

Stasera è ricominciato il corso di scrittura, siamo tantissimi, Bruna ha riepilogato in quanti hanno pubblicato quest’ anno, tra i quali ovviamente non sono io, che ad onor del vero non ho scritto nulla di pubblicabile,nè ci penso più di tanto.
Ci ha intrattenuto Carmen Covito con un argomento non leggerissimo ma tutto sommato interessante, Il ruolo della descrizione e le sue traformazioni nel tempo. Un terreno delicato ed insidioso.
Ho scoperto così un romanzo del quale ignoravo totalmente l’esistenza, Principe Splendente, di Murasaki, scritto nel 1000 da una donna giapponese, che, ci diceva, è un po’ il Proust nazionale, o la Dante giapponese, diceva Bruna.
Mi sono incuriosita ed ho cercato su Wikipedia : una trama degna di Beautiful, incredibile. In Italia circola una traduzione della traduzione inglese, ma ora pare che una professoressa romana si stia cimentando direttamente dal testo originale, cosa che, leggendo sempre su Wikipedia  anche il capitolo sul  contesto letterario, deve essere un’impresa tutt’altro che scorrevole.
Mi incuriosirebbe leggerlo, ma sono ormai sepolta dalle cose che ho già  da leggere, e sono tante quelle che  vorrei rileggere con gli occhi di adesso e tante quelle che non ho e che vorrei…chissà se esiste un condensato di Selezione dal Reader’s Digest? già ne hanno tratto dei manga…
Lo inserisco in "cose da fare prima di morire". Rivaleggerò con Matusalemme, spero.

camera dei giochi, forse.

kammerspielE’ la dubbiosa traduzione del titolo del secondo libro di Paolo Colagrande, del quale a quanto pare sono destinata ad essere una fedelissima, avendo assistito a tre presentazioni  in  tutta la mia vita,  di cui due sue, questa e quella di  Fideg l’anno scorso, del quale avevo comprato due libri, uno da regalare, e di Kammerspiel  uno solo, non ho regali da fare.
Un vezzo, secondo me, dire di non conoscere l’esatto significato del titolo,  ma per Colagrande faccio che non importa.
Mi piace il punto di vista della sua scrittura, ma sono parziale, lo sento tanto simile al mio, non so se lui prenderebbe questo per un complimento, ma per me, visto che lo dico io, lo è.
Non c’era molta gente, meglio , ho pensato, perchè a stare in una terrazza imbuto di  tanti palazzi temevo che qualche vecchietto residuale abitativo del centro storico di Milano irritato dagli schiamazzi rovesciasse una qualche secchiata d’acqua. Pensavo di fare una foto al cielo visto dal basso, contornato dai tetti dei palazzotti, ma sono timida e non l’ho fatta, ero timida anche a farmi vedere fare la foto che ho messo qui, venuta un poco sbirola.
Comunque Colagrande mi piace e mi diverte, sul conto dei presentatori  invece qualche dubbio, molto molto giovani, il primo non ispirava nè slancio nè simpatia, il secondo aveva un’aria meno ittica e più verace, con questo non voglio dire che invece che avere la faccia da pesce l’avesse da vongola.

Il libro questa volta l’ho comprato invogliata piuttosto dalla lettura di alcuni passi fatta da Colagrande, che ho avuto modo di conoscere anche attraverso il corso di scrittura, passi assai efficaci, in effetti non saranno stati scelti a caso.
Penso che mi piacerà più del primo, mentre mi pare che il tenore dell’ evento sia stato complessivamente  e di gran lunga inferiore a quella dell’anno scorso, che era sull’onda del premio Campiello e questo no,  ma questi meccanismi non li conosco e non posso dire.
Il buffet pure non doveva essere abbondante perchè è sparito di colpo e non mi sono neanche ubriacata un po’ anche perchè non è facile che mi succeda e poi le  bottiglie erano subito vuote. Sono uscita dalla Rizzoli parlando con Bruna, e purtroppo non mi sono dimenticata del libro nella borsa, come pensavo sarebbe successo, e alla cassa l’ho pagato, che speravo di  passare come una gnorri (ma lo gnorri passa anche o si fa soltanto? devo guardare l’etimo di questa parola, che sarà immagino da ignori) attraverso  i sensori delle porte.  Che non da gnorri non sarei mai capace.
Visto che c’era ancora tanta luce e non avevo nessuna voglia di rinchiudermi in casa, salutata Bruna in Piazza Duomo, ho deciso di non prendere la metropolitana e di andare a piedi all’autobus 50 in Cairoli. E magari se non c’era tanto casino mi fermavo davanti al Castello su una panchina a telefonare. Ma c’era casino e sono salita sul bus. Camminando lungo via Mercanti e via Dante meditavo cosa spinge le persone che non siano turisti a mangiare cotolette di pollo prefabbricate e tre foglie di insalata a 12 € seduti ai tavolini in quelle vie. Non pensavo solo a quello, sia chiaro, ho pensieri di diverse levature, più alti, ma tanti anche molto più bassi.

Vabbè il libro era questo, Kammerspiel, riporto il quantum della casa editrice, dove sicuramente avranno colto il meglio, secondo loro, dovendolo vendere; io non posso dire molto non avendolo ancora letto se non sfogliato in autobus, e qualora dicessi qualcosa  anche avendolo letto sarei senz’altro succintissima.
Posso dire che, controllato a casa su Gugl, ho "vinto" una diatriba sull’autore, erano "Franco lV e Franco l" e non "Franco le Franco lV" l’ho visto sul vangelo Wikipedia.*** E’ che ce li ricordavamo solo noi due, neanche Bruna. Solo che non ho più saputo perchè li stava tirando in ballo, perchè poi ci han buttato fuori dalla terrazza e dalla libreria. Volevo dire invitati ad uscire perchè chiudevano.Anzi, a entrare e uscire, visto che eravamo su una terrazza.

*** rettifica: l’Autore ha visto la copertina e sono Franco l e Franco lV. tradita così da Wikipedia, non me l’aspettavo.

Una rosa è una rosa è una rosa (Gertrude Stein). Tutti conoscono questa famosa massima della grandissima scrittrice americana: significa che ogni cosa ha un suo preciso nome e che quindi il processo di "nominazione" fa la realtà. Nel suo piccolo anche Bisi, protagonista del secondo romanzo di Paolo Colagrande, è un Bisi è un Bisi è un Bisi. In Kammerspiel continuano la sua saga e le sue avventure con i tormentoni su cui l’autore esplicitamente e steinianamente ritorna.

C’è poco da stare allegri: se Anna Karenina si butta sotto il treno, Antigone s’impicca, e Godot non arriva mai, è più facile piangere che ridere. Eppure Bisi non s’arrende, nonostante le multe e le soprattasse, il bancomat che si rifiuta di dargli i soldi, l’affitto e la retta del nido del bimbo Ale. Senza contare che l’Emilia è di nuovo incinta mentre la manovra economica del governo tende a favorire l’acquisto di yacht miliardari. Ci si mettono pure l’Alda che non gli fa più scrivere articoli sul giornale golenale con cui collabora e Criscuolo, il collega raccomandato che lo gabba. E anche gli amici latitano, tutti tranne Joe Martini, il cantante melodico provinciale che ha ceduto all’incanto fluviale: imbarcati sulla Regina d’Africa, i due scivolano incerti avanti e indietro sulla draga dell’esistenza. Joe non metterà più piede a terra, e Bisi? Riconoscerà il proprio fallimento o resisterà? Prima o poi un granello benevolo deve pur cadere nel grande impasto della vita, l’importante è non perdere la speranza.

Con un’intelligenza che gli permette di spaziare da Voltaire a Mina, dalle metafore calcistiche alle mutazioni genetiche di Monod, Bisi scrive come vive: con uno humour irresistibile e un’ironia in stile Kammerspiel con derive Biedermeir.

 

Paolo Colagrande, nato a Piacenza nel 1960, ha vinto nel 2007 il Premio Campiello Opera Prima e ha avuto la menzione d’onore al Premio Viareggio Opera Prima 2007 con Fìdeg (Alet). Scrive racconti su "Panta" e "Linus". È tra i fondatori della rivista "L’accalappiacani", collabora con ttl inserto de "La Stampa".

aspiranti scrittori

traspiranti anche… visto che tanto è online non ci si fa caso.

Mi sembra interessante questa iniziativa del gruppo l’ Espresso, metto  il link (così’ me lo ricordo anch’io):

Nasce ilmiolibro.it, ora il romanzo lo puoi stampare su internet

ecco.

Non è che sia favorevolissima all’evoluzione dell’editoria internettistica perchè amo le librerie la carta e l’inchiostro… com i più, direi.  Ma può essere sempre un mezzo, un inizio, una cosa accessibile a tutti. 

In un altro blog commentai: "Resto sempre perplessa su queste cose… Un libro si tiene tra le mani, si sfoglia, ti ha chiamato dallo scaffale, ha un suo profumo un suo colore. Io li scelgo così… un po’ come funziona tra i fiori e le farfalle".