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quando ci sono più voci narranti

è stato l’argomento della prima lezione nuova serie del corso di scrittura creativa, svolto da Giulio Mozzi  in modo molto interessante e che non sono, al solito, in grado di riassumere. Anche perchè nella mia borsa saccheggiata e devastata non sono riuscita a trovare una penna e non ho preso il benchè minimo appunto.  Si è partiti dal Manzoni, passando attraverso Faulkner (L’urlo e il furore), i Fratelli Karamazov , Ulysse, Il  suicidio di Angela B (Umberto Casadei) per arrivare al mio adorato  La scomparsa di Patò, il modello "faldone", raccolta di documenti , in questo caso intorno alla  misteriosa   sparizione, i cui contorni vengono definiti  in realtà da  quello che non viene detto.
La parte seconda della lezione è stata avvincente,  con il modo che ha Giulio Mozzi di interrompere la lettura del racconto via via ci fossero da parte sua osservazioni, severe, ma pertinenti.
In sunto la storia, scritta  da una compagna di corso, racconta di un ragazzino affetto da una malattia che non gli faceva sentire dolore, e quindi si faceva male senza accorgersene. La madre lo teneva iper protetto in compagnia solo del suo amico immaginario. Il ragazzino con l’aiuto dell’amico immaginario organizza la fuga, e va via di casa dopo aver aperto tutte le uscite del gas.
Una delle considerazioni… porsi il perchè il ragazzino racconta.
Poche righe dopo l’inizio del racconto, c’era un’interruzione, nella quale ci si riportava al passato, più lunga del racconto stesso.
La lunghezza del racconto, due pagine, che non è una lunghezza " commerciabile, a meno che non si voglia fare una raccolta di racconti brevi che abbia un filo conduttore.
Alla fine Mozzi ha espresso considerazioni come, pur nato da uno spunto interessante, alla fine il  racconto non lo fosse; mi è venuto da  pensare (ma il tempo era scaduto e non ho potuto proporlo) che forse avrebbe potuto svolgersi su due piani, da un lato un genitore ferito dallo scoppio che parla del figlio con la Polizia che svolge accertamenti,  e dall’altra il figlio che si immalinconisce e a sua volta a chi, nel suo vagabondaggio,  gli chiede, racconta della sua vita, dando le risposte alle domande che emergono dai racconti del padre; però non deve essere  facile, neanche un po’, scrivere una cosa così.
Comunque ho gradito la serena  sincera severità di Mozzi.

aspiranti scrittori

traspiranti anche… visto che tanto è online non ci si fa caso.

Mi sembra interessante questa iniziativa del gruppo l’ Espresso, metto  il link (così’ me lo ricordo anch’io):

Nasce ilmiolibro.it, ora il romanzo lo puoi stampare su internet

ecco.

Non è che sia favorevolissima all’evoluzione dell’editoria internettistica perchè amo le librerie la carta e l’inchiostro… com i più, direi.  Ma può essere sempre un mezzo, un inizio, una cosa accessibile a tutti. 

In un altro blog commentai: "Resto sempre perplessa su queste cose… Un libro si tiene tra le mani, si sfoglia, ti ha chiamato dallo scaffale, ha un suo profumo un suo colore. Io li scelgo così… un po’ come funziona tra i fiori e le farfalle".

stasera corso e niente pizza

è anche arrivato subito il tram per tornare a casa.
Lezione con Paolo Cognetti, autore che non conosco, ma il fatto che io non lo conosca non fa testo. Magari anzi. L’argomento era "Il paesaggio come simbolo o personaggio"…qualche appunto…che ora no si usano più i grandi quadri, la descrizione del paesaggio in genere è funzionale al racconto.  Ma è necessario scriverne quando  diventa personaggio, come uno specchio per chi scrive, Facile cadere nella banalizzazione, un buon sistema per evitarlo è fare caso ai particolari… insomma si è chiacchierato su queste cose qui.
Non lo conosco come autore, ma come persona mi è piaciuta tanto, e penso che lo leggerò.
E’ entrato nella libreria, non un fisicaccio,ma con un’aria di chi era appena arrivato dalla montagna.
Si ricordava della lezione che aveva tenuto nel ciclo precedente, si è espresso con molta chiarezza e semplicità,  si ricordava cosa uno dei compagni aveva letto l’altra volta in sua presenza, e ha dimostrato una prontezza ed un’attenzione a cogliere particolai… Dev’ essere il montanaro che è in lui, anche se è milanese, che non lo fa sembrare un montato. Mi piace, è una persona seria  e gradevole.

sarò breve

L’audio e’ stato cancellato dallo spazio su Splinder

stasera  ancora a Seveso concerto di greg brown, folk singer americano per me pressochè sconosciuto e che quindi conoscerò se si ripete il giro di treni e accompagnamenti come per De Gregori. Quindi sull’argomento mi dilungherò semmai poi,. intanto una musichina qui sopra c’è.

Invece ieri sera corso di scrittura, Oreste Pivetta ci ha raccontato in modo interessante  la sua esperienza  nello scrivere il libro con Pap Khouma, che gli aveva raccontato le sue vicissitudini di immigrato senegalese.

La foto, presa dal web,non c’entra niente col post, ma avevo bisogno di una visione rilassante.

p.s. papaveri e camomilla, non ci avevo fatto caso in un primo momento, mi ero limitata al godimento coloristico… si vede proprio che è l’istinto che mi guida! 


Ieri era la sera delle scoperte. Prima ancora del bicchiere caldo, ho scoperto una cosa anche al corso di scrittura, che l’argomento del giorno non era quello che mi aspettavo. In effetti… ne ero piuttosto curiosa.
La letteratura meticcia. Poichè il relatore, Danilo Manara,  è uno specialista nei racconti di viaggio,  pensavo a qualcosa di americano, come fossero i meticci … la parola meticcio, per quanto indicasse anche la razza del mio primo cane, l’associo ad un vecchio indiano con il viso geograficamente pieno di solchi ed un cappello con una piuma. 
Invece la letteratura meticcia da quel che ho capito è una mescolanza di genere letterari. Per esempio il viaggio, appunto, è un genere che può trainare lo svolgimento del poliziesco.
Ma è  stata fantastica la cena dopo, e qui sono felice veramente dei compagni che sono restati dei corsi scorsi, con loro mi diverto da  morire e non mi sento nè soggiogata nè condizionata come in precedenza. Che in realtà non ero soggiogata perchè non mi soggioga mai nessuno, però mi metto sulla difensiva e non mi sento più a mio agio.
Insomma siamo andati al solito ristorante,dove ho consumato una cena esemplare: purea di fave,  cicoria e una bella fetta di ananas.

Ritorno a casa in taxi questa volta, ho pregato il tassista di lasciarmi all’angolo, e non sotto casa, perchè il capofamiglia aborrisce l’uso del taxi…infatti stava arrivando col cane giusto all’angolo, ma non credo abbia notato da dove sono scesa. Cose curiose,  magari non sa neanche dove vado e cosa faccio perchè d’abitudine ormai gli dico il minimo indispensabile, però per il taxi magari si arrabbia.  
 

guerra ai piccioni

Come aperitivo,  in attesa di finire il post che ho in gestazione,  propino uno dei pochi racconti che ho scritto per il corso di scrittura, primavera 2005… coraggio, sono solo tre cartelle

GUERRA AI PICCIONI

La madre aveva chiesto aiuto a Guendalina, le sue forze di anziana signora non erano sufficienti a contrastare l’invasione dei piccioni sulla terrazza.

Mentre Guendalina preme il pulsante del citofono, il suo sguardo corre come sempre all’etichetta dove quei nomi non ci sono più, Rossi Colombo. Massimiliano Rossi, Anna Colombo. Una coincidenza, Colombo e piccioni, come una coincidenza era stato che il fratello acquistasse quell’appartamento,  nessuno in famiglia aveva mai saputo di quella sua storia.

-Ciao mamma, sono qui.- deve  gridare  per farsi sentire. Era andata già bene che avesse sentito il suono del citofono, altre volte doveva avvisarla col telefono,  sentiva lo squillo perchè l’aveva sempre vicino.

Tutte le volte che andava da sua madre non poteva fare a meno di pensare a quando aveva suonato alla porta dell’appartamento due piani sopra, una mattina di tanti anni fa, alle otto e mezza, orario d’ufficio, e Massimiliano aveva aperto la porta in pigiama… non c’era  bisogno di strategie, sapevano entrambi quello che sarebbe  successo.Poi sarebbero andati al lavoro, finite le quattro ore di sciopero.

La porta si apre, Guendalina si trova subito immersa nella coltre di fumo  che,  come al solito, impregna l’intero appartamento. La madre, nonostante la veneranda età ed a dispetto di tutti i dottori, fumava accanitamente, e apriva poco le finestre perchè temeva il freddo. La mamma  quasi l’assale raccontandole ansiosa per l’ennesima volta i disastri e la sporcizia di quelle bestiacce, contro le quali pare non ci sia alcun rimedio. Guendalina si dirige sulla terrazza coperta, “una desolazione,l’avessi io una terrazza così” rifletteva guardando l’ammasso di cose cui nessuno dopo il trasloco si era mai preoccupato di trovare un posto, o di far riparare. Il fratello maggiore  viveva altrove, la mamma era troppo anziana, e lei non trovava neanche il tempo da dedicare a sè.

-Stai attenta a non cadere!

-Sì mamma- “manco avessi due anni” pensava Guendalina sulla scala cercando di agganciare una rete, piantando dei chiodini da un estremo all’altro della terrazza. Poteva vedere ora “quella” finestra. Le lenzuola disordinate  intorno a due corpi giovani, lui che la bacia sulla fronte e mormora “mi sto innamorando di te” e lei sfiorandogli la bocca “non devi”.

Un sospiro struggente, bisogna chiudere quegli spazi tra gli scatoloni contro la parete, quei maledetti ci stanno facendo il nido. Meno male che la mamma è andata a vestirsi, ci metterà un po’. Guendalina si sporge dalla ringhiera, per cercare di spiare cos’hanno fatto gli altri inquilini contro gli indesiderati ospiti. Niente di originale, grandi baluginii di carte stagnole, cui i piccioni si sono da tempo assuefatti.

Il lavoro è terminato, bisognerebbe avere voglia di  mettere ordine anche in quell’accozzaglia di oggetti. Pensierosa Guendalina si siede su una sedia azzoppata e appoggiata alla balaustra guarda il giardinetto, con le immancabili ortensie e l’oleandro. Sapeva che si era separato da Anna, qualche anno dopo aver avuto una bambina,  che aveva avuto un infarto. Massimiliano si era sposato giovanissimo. Allora avevano lui  25 anni, e Guendalina 23, si  sentivano al telefono spesso per lavoro ed avevano deciso di conoscersi: non aveva scherzato, lui era davvero bello, alto, biondo e con gli occhi azzurri. Panini fuggenti nella pausa, incontri all’uscita del lavoro, interminabili camminate tenendosi per mano, baci sulle panchine dei giardini, lei impacciata più di lui, nel timore di essere visti, fotografati e pubblicati sul Corriere col titolo“Primavera in arrivo nei Parchi della città”. Lo scoiattolo apparso al Parco Sempione,il gelato  alla sera in via Torino “non preoccuparti di cosa dico a mia moglie”, e i genitori “Ma Guendalina, con chi esci”, “I soliti, il solito gruppo”. Lei in vacanza al mare con la sorella, lui con la moglie, il difficoltoso appuntamento quotidiano telefonico. Guendalina cominciava a sentirsi sempre più a disagio nella finzione, non voleva far soffrire nessuno, neanche Anna che aveva intravisto una sola volta. E queste faccende prima o poi portano sofferenza. Nei due anni successivi gli incontri si erano fatti più difficili, ma non si erano mai detti che era meglio lasciarsi nè che Massimiliano dovesse separarsi. La loro storia si era via via sfumata, si era interrotta quando Guendalina aveva rinunciato ad attendere il Principe Azzurro, in cambio di un più concreto  matrimonio, che ora non funzionava più.

In un modo o nell’altro, ne era certa, avevano sofferto tutti lo stesso.  

-Guendalina cosa fai li così, non hai freddo così ferma?

-No, mamma, sono solo un po’ stanca, usciamo ora, così facciamo la spesa insieme.

 

stile

Questa è la libreria dove vengono tenute le lezioni del corso di scrittura avanzato, a me piace tanto, c’è tutta letteratura del terzo mondo… non ci ho comprato a dir la verità quasi nulla, ma mi piace l’aria che ci si respira, mi piacciono i colori e l’ambiente caldo.
Credo di essere l’aspirante scrittrice ( ma lo aspiro? ho già verificato che l’idea di pubblicare… insomma non me ne frega nulla. Scrivo perchè mi piace e basta.) che scrive e legge meno di tutti…. Comunque delle cose dal corso me le porto a casa… si impara a leggere in una maniera diversa, e poi sento che l’ambiente intellettualmente mi stimola. Sono contenta di essere uscita dal  gruppo in cui stavo… quello che poi si era ricostituito al corso sperimentale sul romanzo…. Di questo gruppo ho qualche amico vero, e quello me lo tengo.
La realtà è questa, io sono un cane sciolto. Ne avevo il sospetto da ragazza, ne ho avuto la conferma vivendo.
Quel gruppo, di persone che si sentivano molto brave e acculturate, cui ero stata ammessa per benevolenza di alcuni, secondo me, che pur ci stavo dentro, era un peso castrante per gli altri partecipanti , ed in effetti ieri, tornando a casa con una ragazza, ne ho avuto la conferma,  il gruppo era avvertito proprio così. Mi ha parlato giusto lei di come il corso "avanzato" alleggerito dei partecipanti  emigrati a quello sperimentale sul romanzo, e con l’acquisizione di nuovi adepti, si era amalgamato bene. Ma io stessa ritrovo fiato, ieri ho perfino fatto un piccolo intervento, che per me schivissima è il top.
Quando sono in gruppo finisce che non conosco più nessuno di nuovo, è una specie di condizionamento anche inconsapevole. E’ un po’ come quando vai a comprare qualcosa con qualcuno… si resta più dubbiosi dei propri gusti, o per lo meno, io sono un po’ così. Ma non è neanche quello…ho delle strane riservatezze. Per esempio mi dà fastidio frugare nelle bancarelle con qualcuno che mi aspetta e mi guarda. E’ che poi fanno domande. E io tante volte non ho voglia di rispondere. Non voglio dire perchè mi ha incuriosito una cosa più di un’altra, o giustificarmi se una mi piace e magari è strana… o assolutamente banale. In fondo ho un caratteraccio.
Comunque la lezione del corso, ieri col titolo Questione di stile, il caso di Celine e Joyce, si è svolta quasi tutta nel tentativo di dare una definizione di cos’è lo stile, che mi ha lasciato insodisfatta, non è l’indissolubilità del come e del cosa, del contenuto e della confezione…resto dell’idea che la mia definizione andava meglio…l’elaborazione personale con strumenti oggettivi di fatti oggettivi… O forse non ho colto le sottilizzazioni. In ogni caso lo scrittore rappresenta, non spiega. Modestamente, come dico io… che mi piace dipingere con le parole. E poi ha letto, mi pare l’incipit, di Celine,  Viaggio al termine della notte, facendo notare lo stile con frasi corte, sull’onda dei pensieri…e ho pensato, toh scrive come me certe volte, quando mi metto davanti al foglio bianco e mi ci  lascio andare…

colf….

Questa era la mia postazione quando stasera sono tornata dal corso. Posso dire che ho le prove che la donna delle pulizie abbia fatto il suo dovere, oggi, se è riuscita a scovare i giochini dei gatti.. Però a trovarmeli  così esposti questi due mice  (un mouse due mice, è che poi si fa casino coi mici)  ecco… non so se per lei è un fatto di arredamento…. o voleva farmi vedere di averli trovati….ma a me è venuto da ridere a vederli vicin al pc.E comunque… strano averceli trovati, i miei gatti ne vanno pazzi.

corsi e ricorsi

Ieri sera lezione con Gianni Turchetta, professore universitario di storia della letteratura italiana e quindi anche letterato direi. Un tipo comunque  piacevole da ascoltare, nonostante la rapidità con cui si esprime, però vedi l’entusiasmo e la passione, e mi è venuto da pensare " cavoli, che bello fare un lavoro per il quale si prova sempre tanto interesse!" Già…
Un ‘excursus sulla letteratura italiana del ‘900. Come con la fine della contestazione "dura" sia finita l’avanguardia equindi dal 1980 circa non esistono  più poetiche obbligatorie; la difficoltà che ha avuto il romanzo ad affermarsi in Italia,  forse facilitato dall’avvento della televisione che ha uniformato il linguaggio, rispetto per esempio all’Inghilterra è arrivato  più di un secolo prima. L’autarchia anche letteraria del Fascismo, non si traduceva più, hanno avuto spazio i giallisti italiani (tra i nome che ha citato ricordo Scerbanenco) .
E giù un sacco di nomi di autori e di romanzi, quanti ne ho letti da ragazza di quelli, e quanti mi verrebbe voglia di rileggere.  E quanti non ne ho letti ed ha citato come bellissimi, tipo i per me sconociuti  Meneghello, "Libera Nos a Malo"  e Silvio D’Arzo "Casa d’altri" o il racconto "Seratina" di Ammaniti ec cannibale letterario scritto con la Brancaccio, o  Flaiano con Tempo di uccidere.
La Morante che è forse la migliore scrittrice italiana che non trova spazio nelle antologie e nelle storie della letteratura italiana. Per concludere che alcuni autori hanno poco da dire ma pubblicano e vendono perchè hanno la capacità di scrivere, alla domanda  capita che qualcuno abbia molto da dire  ma non la capacità… ha risposto  che se uno ha le idee ma non riesce a tradurle in parole è come se non avesse niente da dire. Cioè gli strumenti letterari bisogna saperli usare. Un po’ quello che dicevo in un vecchio post,mi pare, che non c’è una "forma" obbligatoria, ma bisogna esser capiti.

corsi e ricorsi

In marzo riprendo il corso di scrittura. L’ultima lezione del vecchio, lo sperimentale sul romanzo, ci sarà martedi, credo ci andrò unicamente per salutare e avere notizie di quello nuovo.
L’esperimento a quanto pare non è riuscito malissimo,  tre romanzi  brevi scritti a più mani. Nonostante il mio distacco finale, una traccia in quello di genere erotico ce la lascio. Avevo scritto anche un raccontino da inserirci, ma l’ho abiurato subito dopo.  Scritto in fretta, male, e poi mi vergognavo…non è il mio genere descrittivo…  Ma non lo erano neanche gli altri due temi a dir la verità,  o forse il romanzo in sè non è il mio genere.
Il corso praticamente non lo sto seguendo più, c’è stato un lungo intervallo per consentire di finire i pezzi, metterli insieme,  fare l’editing, ma ormai mi sentivo fuori.  Non lo avevo frequentato con l’idea di scrivere ma di assistere, poi mi è venuto una specie di rigetto del gruppo. Le persone, messe insieme, cambiano, anche io probabilmente lo stesso, e  insieme non mi piacevano, poi c’erano state storie, non con me, ma che comunque mi avevano fatto disamorare. Competizione e malevolenza, il solito. Ma tanto quelli che sono gli amici restano.
Infatti ho pensato di continuare a seguire il corso normale, dove sono indipendente, e di non iscrivermi più a quello sperimentale incentrato sul racconto,anche se c’è la possibilità di pubblicare. Ma non è lo scopo del  io scrivere, pubblicare, mi va bene essere letta anche qui. Preferisco non avere obblighi di consegna e impegni temporali al di fuori della lezioni. Poi veramente mi sento già abbastanza incasinata, che  non sto capendo più niente, di tutto quello che ho da fare, e appunto in attesa di cambiamenti…
Mi sono anche dimenticata della protesta davanti alla Mangiagalli per la 194 e sono andata inveve a fare la lampada…
Al corso ci tengo perchè resta il mio stimolo  culturale, ed un modo di mettere il naso fuori di casa. 
E poi ci sono alcuni argomenti, tra le lezioni, che mi interessano, tipo Centralità dell’individuo,come farlo vivere, e poi Cosa attiene all’esperienza personale e cosa no, che sono due  mie problematiche che incontro nello scrivere, al di fuori del blog. Magari mi illumino.

Per chi avesse interesse,  copioincollo qui i programmi.
Questo quello che faccio, però mancano i nomi dei relatori

         PROGRAMMA CORSO DI SCRITTURA AVANZATO

                                                       dal 5 marzo 2008

                          AZALAI via Gian Giacomo Mora 15

                                                    Mercoledì ore 19.30

 5 marzo                    L’oggetto come simbolo e strumento di narrazione

12 marzo                  Il racconto di viaggio

 19 marzo                  Scrivere a quattro mani

2 aprile                     La letteratura meticcia

 9 aprile                     Romanzo: le scelte prioritarie

 16 aprile                   Relazione e distanza tra autore, voce narrante e personaggio

 7 maggio                  Questioni di stile    

14 maggio                Centralità dell’individuo: come farlo vivere

 21 maggio                 Il romanzo metropolitano

28 maggio                 Protagonista, antagonista, complice

 4 giugno                    Le strategie narrative in Alice Munro

 11 giugno                  Cosa attiene all’esperienza personale e cosa no

 18 giugno                  I nuovi scrittori italiani

 

e poi ci sono questi,il base e poi il giornalsmo

Per apprendere l’arte del narrare

 

laFeltrinelli di Piazza Piemonte secondo piano

dal 4 marzo 2008

CORSO DI SCRITTURA

12 lezioni di martedì

 

Programma Primavera 2008

4 marzo                            La descrizione e l’accelerazione della storia

11 marzo                          Rappresentazione e pigrizia inventiva

18 marzo                          Il racconto autobiografico

1 aprile                             La suspence come stato d’animo del lettore

15 aprile                           Un’idea precisa, una sola, per dare forma e sostegno

6 maggio                           Dire o non dire: cosa nascondere al lettore

13 maggio                         Dal diario alla distanza necessaria

20 maggio                         Il tempo nel racconto e nel romanzo

27 giugno                          L’incipit come spartiacque tra le tante possibilità

10 giugno                          Ritmo, rallentamento, pausa

1 luglio                              La gamma dei finali possibili

8 luglio                              Elogio della revisione

                                                                 lezioni di

Marco Archetti                                                                                      Paolo Cognetti

Marisa Bulgheroni                                                                           Paolo Colagrande

Carmen Covito                                                                                       Bruna Morelli

Marta Morazzoni                        Alberto Rollo                                 Gianni Turchetta

                                    Per informazioni e iscrizioni

tel. 349.3206832                                                                miorelli@radiopopolare.it

 

                           PROFILO DEGLI INSEGNANTI

Marco Archetti

Scrittore. Ha vissuto alcuni anni all’Avana, esperienza da cui è nato il libro d’esordio Lola motel, Meridiano Zero. Con la casa editrice Feltrinelli  ha pubblicato Vent’anni che non dormo e Maggio splendeva, sua ultima affermazione.

 

Marisa Bulgheroni

Autrice del romanzo Un saluto attraverso le stelle, Mondadori,  e della raccolta di racconti Apprendista del sogno, Donzelli. Americanista, ha curato Tutte le poesie, di Emily Dickinson, Meridiano Mondadori, della quale ha narrato la vita nel libro  Nei sobborghi di un segreto.

 

Paolo Cognetti

Scrittore e documentarista. Con Minimum Fax ha pubblicato due raccolte di racconti, Una cosa piccola che sta per esplodere e Manuale per ragazze di successo. Per la stessa casa editrice, settore media, ha realizzato la serie Scrivere/New York, nove puntate su scrittori newyorkesi da cui è stato tratto Il lato sbagliato del ponte, viaggio tra gli scrittori di Brooklyn.

 

Paolo Cologrande

Vincitore del Premio Campiello Opera Prima 2007 con il romanzo Fìdeg. Assieme ad Ugo Cornia, Daniele Benati e Paolo Nori fa parte del gruppo degli scrittori emiliani, gruppo che ha dato vita alla rivista L’accalappiacani.

 

Carmen Covito

Scrittrice e traduttrice. Ha esordito con La bruttina stagionata cui ha fatto seguito la versione teatrale e cinematografica. I successivi romanzi sono: Del perché i porcospini attraversano la strada, Bompiani, Benvenuti in questo ambiente, Bompiani, La rossa e il nero, Mondadori. L’ultima sua pubblicazione è L’arte di smettere di fumare (controvoglia), Mondadori.

 

Marta Morazzoni

Autrice di romanzi e racconti. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Campiello. La ragazza col turbante, Longanesi, è la raccolta di racconti dell’esordio, cui hanno fatto seguito Casa Materna, Longanesi, L’invenzione della verità, TEA, L’estuario, Il caso Courrier, Una lezione di stile, Un incontro inatteso per il consigliere Goethe, tutti Longanesi, La città del desiderio, Amsterdam, Guanda. 

 

Bruna Miorelli

Giornalista culturale di Radio Popolare Milano. Ha curato le antologie di racconti Da un mondo all’altro, Racconta, Racconta due, tutte la Tartaruga edizioni. Ha curato inoltre la raccolta di saggi Millelibri, Oscar Mondadori, e Ciao Bella, Lupetti. Con Rosaria Guacci è autrice di Come scrivere, Zelig.

 

Alberto Rollo

Responsabile editoriale della casa editrice Feltrinelli. Traduttore, critico e studioso di editoria. E’ stato co-direttore della rivista Linea d’Ombra. Ha collaborato con Quaderni Piacentini, Ombre Rosse, Belfagor, Immaginazione, L’Unità, Diario.

 

Gianni Turchetta

Saggista e docente di letteratura italiana all’Università Statale di Milano. E’autore di Dino Campana, biografia di un poeta, Feltrinelli, Critica, letteratura e società, Carocci, Il punto di vista, Laterza, “Io quelli che sbadigliano li ammazzerei”, CUEM.

 

           per un giornalismo d’inchiesta e reportage

                        presso la libreria La Feltrinelli

                                          di via Manzoni

                           dal 28 febbraio 2008

          LEZIONI DI GIORNALISMO

                                                teoriche e pratiche  

                                 con analisi dei pezzi scritti dai corsisti

                          12 INCONTRI A CADENZA SETTIMANALE

                                                   giovedì ore 18

Le strutture fondamentali dell’articolo

Attacco e chiusura del pezzo

La prima pagina

Il reportage di viaggio

L’intervista

La cronaca locale

Il risvolto economico della notizia

Lo scavo sociale

Progettare un’inchiesta

Recensire un film, un libro, uno spettacolo

Cosa si intende per buona scrittura giornalistica

Come narrare un fatto violento.                                                                                   

 

Lezioni di

Piero Scaramucci           Assunta Sarlo                 Oreste Pivetta   

Bruna Miorelli                                                 Andrea di Stefano 

 

Per informazioni e iscrizioni

 

Tel. 349. 3206832,  02. 39241355                                     miorelli@radiopopolare.it

Obiettivi del corso

 

Il ciclo di lezioni si propone di chiarire quali sono le modalità di base della scrittura giornalistica, approfondendo in particolare l’inchiesta e il reportage.

 

Oltre agli interventi degli insegnanti che metteranno a fuoco problemi e soluzioni, è prevista l’applicazione pratica di quanto detto. Lo si farà assegnando dei lavori da fare a casa: articoli di vario genere, recensioni e interviste. Alcuni pezzi verranno letti dal vivo ed esaminati durante le lezioni, tutti saranno consegnati al coordinatore e restituiti corredati di editing e commento.

 

Oltre a individuare le regole di fondo si darà spazio alla riflessione sulla qualità della scrittura. C’è una specie di gergo giornalistico fatto di frasi fatte e luoghi comuni. Spesso chi si avvicina a questa attività cerca di appropriarsene  in fretta e furia. Ma è davvero questo che bisogna fare?

Inoltre, non esiste un solo tipo di scrittura che vada bene per tutte le occasioni. Ad esempio il reportage non si limita a lunghezze e temi diversi, richiede anche un respiro linguistico e un orizzonte che si avvicina a quello del racconto e della narrativa. Affronteremo il reportage di viaggio.

 

Sempre meno i media danno spazio all’inchiesta e alla ricerca sul campo. Quello che va sotto il nome di inchiesta spesso è solo un insieme di dati ricavati da internet più qualche intervista. Ci chiederemo innanzitutto cosa sia una vera inchiesta, a quali requisiti risponda, quali siano le fonti.

 

Profilo degli insegnanti

 

Andrea di Stefano scrive su Repubblica e dirige la rivista “Valori”da lui fondata.

Oreste Pivetta è giornalista dell’Unità, ha diretto per anni la rivista culturale "Linea d’ombra" e pubblicato alcuni romanzi.

Assunta Sarlo lavora nella redazione del settimanale Diario, dopo una lunga esperienza a il Manifesto.

Piero Scaramucci ha fondato e diretto Radio Popolare, ha lavorato per molti anni al telegiornale RAI, fa parte dell’Authority sull’informazione della Lombardia.   

Bruna Miorelli è giornalista culturale a Radio Popolare, ha pubblicato “Come scrivere” con il gruppo Baldini & Castoldi e ha curato numerose antologie.   

 

 

 

PROGRAMMA

 

Una notizia che riveli e non occulti la realtà

 

Il retroterra psicologico e sociale della cronaca nera

 

Politica interna e la cronaca politica

 

La preparazione dell’intervista, la sua realizzazione e la stesura finale

 

Editoriale, fondo, commento, opinione

 

Progettare un’inchiesta: quesito, contatti, articolazione

 

Inchiesta sul campo: fonti, taglio, struttura

 

La divulgazione scientifica

 

Gli ingredienti indispensabili del reportage

 

Reportage di viaggio: i migliori esempi nella storia del giornalismo

 

Raccontare le catastrofi

 

Risultati e strutturazione dell’inchiesta

ricevo questa mail

Ho tolto i dati personali. Non ho ancora fatto in tempo a leggere il suo sito, se qualcuno ha voglia e vuole provare a passarci …

"Buonasera.
Non ci conosciamo:  il tuo indirizzo me l’ha dato
Bruna Miorelli di RP, che mi ha consigliato di scriverti.
Lo scambio di mail originale fra me e Bruna lo puoi leggere qui sotto.
Avevo scritto a Bruna, in quanto redattrice di Sabato Libri, perchè io sto
portando avanti un "romanzo a puntate" on-line: non volevo in nessun modo
che ne parlasse per radio o che mi desse un giudizio critico. Volevo
semplicemente farle sapere che esiste, perchè sto cercando di costruirmi una
piccola platea di lettori basata sull’affinità, sul gusto per una certa
scrittura.
Come puoi vedere, lei mi ha consigliato di scrivere a te. Sono molto felice
di invitarti pertanto a Providence, una città puramente letteraria dove
accadono molte cose, piuttosto strane e spero divertenti.

Per leggere, bisogna andare qui: http://hpl.vox.com/

Consiglio di iniziare con il tag "intro" e poi di seguire le diverse linee
narrative, come si preferisce.
Come puoi vedere un discreto,nel mio piccolo, numero di visite lo racimolo.
Ogni tanto cerco di ingrandire la mia platea unicamente per il piacere di
avere più gente che si affeziona e si diverte. Questo progetto è mio, nasce
come valvola di sfogo e come palestra letteraria.
Così, questo è quanto. La mia aspirazione unica è che la gente si affezioni
e renda l’appuntamento con Providence una cosa quasi-quotidiana (se va bene
aggiorno due-tre volte alla settimana), che entri a far parte di quei
preferiti che uno quando naviga ogni tanto va a vedere. Tutto qui.
Grazie per la pazienza, visto anche che non ci conosciamo!
Cari saluti"
"From: bruna miorelli
Subject: Re: Un lettore, anzi ascoltatore, chiede udienza…
Purtroppo mi trovo in un momento di grande pressione, non ce la faccio a
leggerlo.
Mandalo a tiptop  mia amica e dille
se ha tempo di mandarmi il suo parere.
Bruna"

"Cara Bruna,
sono un fedele ascoltatore di Radio Pop (nonché abbonato) da un bel po’
d’anni.
Ho un particolare affetto per sabato libri, che mi ha fatto
scoprire, fra tante cose, ai tempi, Alice Sebold. Purtroppo non riesco
ad ascoltarvi proprio SEMPRE perchè, sai com’è, al sabato mattina ci
 sono la spesa da fare, le pulizie, andare al mercato…
Perché ti 
scrivo? Perché con certe voci di RP sembra a volte di intuire (sperare,
 sognare) di avere un’affinità. Da qualche mese sto portando avanti un
 mio "esperimento narrativo" on-line a puntate e sto cercando di
 segnalarlo a lettori che, immagino, lo possano trovare interessante.
 Questa NON è una richiesta di parlarne per Radio (per carità!): lo
 segnalo a te in prima persona perché spero che tu lo possa trovare
 minimamente interessante o persino piacevole.
 Certo l’Italia è un
 paese di santi navigatori e scrittori, però non per tirarmela ma sono
 superiore alla media: potrei dire di essere uno scrittore
 professionista perché faccio il copywriter ma questo vi farebbe fuggire
 per l’orrore, per cui non lo dico ma mi limito a dire che sono moooolto
 meno pesante di tanti altri. E che non inizio le frasi con gli
 avverbi.  E adesso andiamo al sodo: il mio esperimento si intitola "I
 am Providence" e abita qui: http://www.hpl.vox.com
La struttura è quella di
 un blog, ma in realtà è una sorta di romanzo a puntate: porta avanti
 diverse linee narrative, tutte ambientate nella medesima città (appunto
 Providence) che in realtà a tutti i suoi abitanti appare come una città
 diversa. Nonostante l’omaggio a Lovecraft, non è un racconto horror. Ci
 sono episodi a sè stanti, una trama "gialla" e altre cosette… Per
 iniziare consiglio di leggere per primo il capitolo con la tag "Intro"
 e poi di seguire quello che più si preferisce. Le tags raggruppano i
 capitoli delle singole linee narrative.
 Non vuole essere nulla di più
 di quello che è: un appuntamento quasi-quotidiano (quando va bene
 aggiorno 2/3 volte alla settimana) per una pausa di 5 minuti di (spero)
 divertimento. Per anime affini. Siccome, navigando, 5 minuti li
 perdiamo tutti qua e là, il mio desiderio è che il mio sito finisca in
 quei preferiti che apri quando ti bevi un caffè o cose del genere.
 Se mi hai letto fin qui ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato,
 spero che tu possa trovare qualcosa di divertente in quello che scrivo
 (e che continuerò a scrivere).
 Buon lavoro a tutta la redazione e a
 presto"

l'unico momento di gloria…

Visto che in questi giorni ho scritto poco, per causa di forza maggiore… beccatevi questo.

E’ un racconto che ho scritto nel 2005 per il concorso del Corriere della Sera  “Vivimilano” , che sarebbe l’inserto del giovedì,  l’argomento era una pagina su Milano, massimo due cartelle, cioè 60 righe… è stata una soddisfazione, non ho vinto niente, ma è stato tra i 100 pubblicati (ne erano arrivati più di 3.000…). Beh, dopo non ho combinato più niente, comunque. Il titolo tutto sommato c’entra  quel che c’entra…..

 

LA FRETTA.

E’ cosa risaputa, il milanese ha sempre fretta. Mai come un  pensionato in coda, o la vecchietta con un pacchettino in  mano che alla cassa del supermercato vuol passare avanti, ma queste sono altre storie. Tuttavia a Milano esiste una forza inesorabile, in grado  di bloccare la corsa del cittadino, lasciandolo indifeso alla mercè dei suoi stessi pensieri: l’ATM. Ma da qualche tempo a questa parte, in grado di contrapporsi, un’altra potenza è dilagata ed  accorre in difesa del milanese affinchè possa ancora una volta evitare di trovarsi troppo solo con se stesso: il telefono cellulare. Non devo lasciarmi sopraffare da  sentimenti di inutilità, di solitudine, rendendomi conto  che io, solo io, alla fermata dell’autobus che sta tardando ad arrivare, non ho nessuno da avvisare freneticamente dei miei cinque minuti di ritardo, neanche l’ufficio, lo so che va avanti lo stesso.

Il Garante della Privacy su un mezzo pubblico non può che prendere coscienza della relatività  del proprio incarico e strapparsi i capelli.

Mai come su un autobus si viene a conoscenza dell’orario in cui i viaggiatori amano lavarsi sotto la doccia, delle loro amicizie, inimicizie, suocere cognate… e scappatelle. Sono rimasti in pochi, di solito gli anziani, a guardare ancora ancora fuori dal finestrino, chi  sale, chi scende,  e commentare i lavori stradali in corso col vicino sconosciuto, tanto un discorso generico di lamentela attecchisce sempre. Tutto, pur di non rimanere soli con se stessi,e pensare.

Esiste ancora un luogo dove il telefono cellulare fatica ad esercitare il suo prepotere sulla mente umana, ma ancora per poco: il tunnel della metropolitana. Chi non ha da leggere, o conoscenti con cui parlare, guarda avanti a sé con sguardo vitreo ed indifferente. Non si può osservare qualcuno con attenzione, ci si farebbe subito accorgere, l’ambiente è ristretto, mette a disagio. Sguardi attentissimi fissano il palo al quale si tengono con la mano: quelli con la vista migliore vi riescono a leggere qualcosa scritto in verticale… W… W la… Lo sguardo imbarazzato si sposta:forse sono più sicuri i graffiti sulle porte, almeno , sono indecifrabili, uno pensa quello che vuole, magari c’è scritto qualcosa di intelligente.

Non è più l’ora di punta,  il vagone della linea gialla è semivuoto. Il rumore di fondo del treno è sempre consistente, due persone vicino alla porta si parlano urlando, tutti li ascoltano ma fanno finta di niente.Scendono. Entra un suonatore di fisarmonica con il suo accento balcanico e allegro annuncia “musica italiana  piace a tutti, grande maestro, picola offerta”. Attacca con brevi pezzi di  vecchie canzoni italiane che scorrono via l’uno dentro l’altro, tutti i viaggiatori sono seduti, che guardano fissi davanti a sè. E se tutti si  alzassero e si mettessero a ballare, e le loro figure nere intrecciandosi e ondeggiando a tempo diventassero  sempre più luminose…. Nessuno si è mosso, nessuno ha danzato, eppure per un attimo… Il suonatore insiste “faccio anche bella  musica russa”. Il vagone è popolato da statue di gesso, deluso prende la mia moneta profondendosi in auguri di tanta fortuna.

non so scrivere

Credo di non saper scrivere.
Non parlo della calligrafia, che è una cosa che  non possiedo più, a furia di scrivere col pc, e neanche di errori grammaticali e di sintassi, ammetto i miei angosciosi dubbi quotidiani.
Frequento dal febbraio 2005  un corso di scrittura, un corso credo un po’ peculiare… e mi rendo conto sentendo quello che scrivono gi altri, che non so scrivere. Mi manca la fantasia per imbastire una storia. O per lo meno, la fantasia ce l’ho, ma poi mi intimidisco davanti alla storia e ai personaggi.
Non riesco ad arrotondare l’essenzialità. Ieri ne parlavo con il mio da sempre adorato compagno di corso Fabrizio mentre mi accompaganava a casa "Per forza, scrivi solo cronache, non ti ci sei mai messa ad assemblare storie".
E’ vero, quando non è mera cronaca e mi elevo un po’, tutt’al  più dipingo, ritraggo usando parole invece del pennello e dei colori.
Dei tre romanzi che si stanno elaborando al corso, due non mi hanno "pigliato" per niente, eppure uno scrittore, o un giornalista scrive anche su commissione, con tanto di spazi parole e caratteri preordinati. Forse potrei essere più giornalista che romanziera.
Ho scritto un incipit per il romazo erotico, interrotto perchè tanto sarebbe stato preso quello dell’ideatrice della trama, il mio me lo ero rielaborato un po’ a modo mio, non secondo lo schema fissato che non mi soddisfaceva.Lo tengo lì, magari verrà utile, anche Parazzoli ha detto che era buono.
Ho scritto un racconto erotico, da collocare all’interno del romanzo insieme ad altri, privo d’anima, che ho abiurato.  L’ho scritto vergognandomi di scriverlo, non so scrivere di sesso "espresso", per me resta una cosa intima, tutt’al più si suggerisce, non si descrive. Alcuni compagni hanno invece prodotto cose più che decenti, sullo stesso argomento.
Forse potrei semplicemente non pormi come obiettivo un romanzo, cioè, forse non è necessario scrivere un romanzo per definirsi scrittori, o meglio, per dire che si ama scrivere e si vuole scrivere.
Dovrei semmai dedicarmi a brevi storie, ritirando fuori l’abusato Carver ed i suoi racconti scarni di aggettivi.
Certo che, se dovessi descrivere una scena d’amore, mi verrebbe sullo stile "Ti amo"  "Idem".

Visto che oggi è domenica e c’è il sole e tra un po’ me ne vado a fare un giro in bicicletta, e che ogni tanto volevo postare (senza pensar troppo se mi vergogno o no)  quei raccontini che avevo scritto come compito agli albori del corso di scrittura creativa, agli albori, perchè poi non ho scritto altro e mi sono impantanata in questo blog Tiptop , mi sembra il momento giusto. Questa che posto era una solenne cavolata, l’esercizio era cambiare il finale ad un racconto celebre. Cosa c’è di più celebre della favole?

TITOLO:   LA BEL LA ADD ORMENTATA NEL BO SCO
(
cambiare il finale ad un racconto celebre)
corso B – scritto il   5.3.05
I secoli passarono, come aveva predetto la fata, e la bella dormiente nel castello blindato dai rovi attendeva il suo principe, cullata dai sogni più rosei.

Il principe Carly si era spinto a cavallo sin nel più fitto bosco  di  Francia alla ricerca di un posto dove poter dare sfogo alla sua passione per la caccia alla volpe,  quando vide svettare in mezzo ad una muraglia di rovi le torri di un castello antico. Interessato a quell’architettura sconosciuta si avvicinò: magicamente i rovi si schiusero su un sentiero che condusse Carly al castello, incontrando per ogni dove uomini e donne in costume che dormivano saporitamente. Sempre più incuriosito, salì la scalinata e, di salone in salone, giunse nella stanza più luminosa di tutte, al centro della quale dormiva in un letto col baldacchino una splendida e dolce creatura. Carly si chinò a guardarla, la boccuccia tagliente serrata in un accattivante sorriso, e una tenera folta frangetta bionda arrivava al nasetto prepotente. La trovò terribilmente attraente e la baciò appassionatamente. La fanciulla spalancò gli occhi e con un’espressione un poco smarrita, mormorò “Sei un cavallo?” Carly rispose dolcemente “No, sono un principe, il principe Carly “Anche se eri un cavallo non importava” cercò di essere gentile lei.

Intanto le figure intorno a loro riprendevano a muoversi nei loro vestiti fuori moda e, correndo,  un’omino ed una donnina incoronati e petulanti si precipitarono a riabbracciare la loro figliola. Carly  pensò che i francesi erano proprio strani, non era bastata la Maschera di Ferro, dovevano aver ancora nascosto dei nobili, e questa volta se li erano perfino dimenticati. Si rese conto che in quel castello il mondo si era fermato e furbescamente sorvolò sull’esistenza di Dolce e Gabbana, degli aerei e dei cellulari UMTS, mica che poi dovesse pensarci lui a soddisfare i capricci di tutti, col suo appannaggio. Innamoratissimo,  chiese in sposa la fanciulla dai capelli d’oro, e se la portò via sul suo destriero: il viaggio sarebbe stato molto molto lungo, disse.

Accompagnò subito la ragazza a comprare abiti consoni alla sua nuova vita: questa disdegnò tailleur, cappellini ed anche  jeans a vita bassa, scegliendo senza esitazione alcuna una giacca di tweed e dei pantaloni da cavallerizza,ed il principe Carly ne fu entusiasta.

Carly dovette tenere nascosta la ragazza fino alla presentazione alla madre, la Regina, che per l’occasione indossò il suo cappellino lilla preferito, a forma di ortensia. La regina impose a Carly di continuare la relazione in segreto finchè la promessa sposa non sarebbe stata adeguatamente istruita ed educata alla vita di corte, ne andava del prestigio della monarchia; il Principe Consorte invece allungò alla futura nuora una manata sul sedere.

Carly spiegò tutto alla fanciulla e l’accompagnò di nuovo  in un castello, dove si dedicò a lei, assumendo alla bisogna i migliori insegnanti. Il principe Carly doveva però spesso assentarsi e la ragazza  purtroppo non poteva  neanche più godere della compagnia della sua fata, che era diventata una stella del rock ed era sempre un po’ fatta; così, quand’era sola, si abbandonava al ricordo dei sogni del suo lungo sonno, dove la svegliavano con un bacio principi giovani belli biondi con gli occhi azzurri, e volevano sposarla. Era un po’ perplessa… questo principe era un po’ vecchio, un po’ grigio…però l’aveva svegliata con un bacio e voleva sposarla. E se c’era stato qualche errore? Decise di indagare. Così chiese al suo scudiero, biondo e con gli occhi azzurri, se era un principe,  questi sorrise, lei lo prese per un sì e gli chiese di andare la notte a svegliarla con un bacio: lui obbedì,e non si limitò a quello. Ma non le chiese di sposarlo, non doveva essere quello giusto. E il regno  era piena di giovani biondi con gli occhi azzurri, ma non erano mai il principe giusto. E tutta presa dalle indagini, per altro assai piacevoli, trascurò di applicarsi all’apprendimento dei suoi doveri di futura regina. Così la regina non dava mai il consenso alle nozze, perchè la futura nuora le sembrava sempre ignorante uguale, Carlo invece impazziva d’amore perchè lei gli sembrava sempre diversa, come mai nessun’altra prima, profumava di fieno, o di mare, e di bosco e anche di whisky, una volta addirittura di benzina ed un’altra di patatine fritte. Stava però invecchiando a vista d’occhio, forse la pelle vecchia di secoli stava degenerando, temeva Carlo, eppure più lei raggrinziva più lui la trovava attraente. La promessa sposa dovette rinunciare alle indagini, nessun giovane principe voleva più venire a svegliarla. Così, passati gli anni, si riapplicò agli studi, non sapeva più tanto di whisky, e neanche tanto di birra, e la pelle non invecchiò più tanto velocemente. La vecchia regina non ostacolò più le nozze e Carlo, coi capelli bianchi e gli occhi scuri, tremolando un po’  continuava a trovarla terribilmente sexy.
E vissero tutti felici e contenti.