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filobus

La signora occhialuta seduta sul filobus mi lancia uno sguardo di comprensione e complicità, ma non la conosco, e così mi giro per vedere se qualcuno alle mie spalle ha raccolto il suo cenno.

No, era tutto per me.

Ora lei sfoglia una rivista, io invece resto in piedi nel mezzo stracolmo, una situazione che odio perché mi sento esposta ai borseggiatori, mi è già accaduto su quella maledetta filovia.

Arrivano zaffate di uno strano odore, e la signora seduta lancia un sospirone, lei sospira mentre io vorrei resistere in apnea.

Dal sedile alle sue spalle una zingara raduna i suoi sacchetti di plastica stracolmi e si prepara per scendere.

La signora seduta mi mormora “Meno male, non se ne poteva più”.

Cerco di restare inespressiva, non intendo partecipare ai discorsi, prevedibili, che sono iniziati tra le signore intorno  ed un pensionato,  subito dopo la discesa  della zingara, ormai gli effluvi del mezzo li conosco anche troppo bene, e non sono rari, se vogliamo vedere, anche gli italiani flatulenti di alcool e malvestiti.

L’altro giorno invece era salito un vecchietto, di quelli tutti minuti e grinzosi, sul mento un accenno di barba bianca della giornata, e degli occhiali con una vistosa montatura nera, ed un piumino bianco, troppo grande per lui, e sentivo tutt’intorno odore di zucchero filato, e  pensavo che qualche volta succedon cose che sembran venire da una fiaba.

non era lui…

Salita sul vagone della linea gialla della metropolitana, ero rimasta in piedi  vicina alla porta, solitamente scendo  quasi subito, alla seconda fermata.
Sui sedili alla mia sinistra c'era un giovane che parlava concitatamente con una coetanea, forse una collega di lavoro, verso la quale era girato di tre quarti.
Quella parte di viso che intravedevo mi ricordava molto un compagno di scuola di mio figlio, che abita dalle mie parti, ma ero in dubbio, mi sembrava strano lavorasse in periferia, e sull'anulare portava un anello che pareva una fede, e non avevo notizia che si fosse sposato.
In effetti avrebbe anche potuto esserlo, era già vecchio quando aveva la sua quindicina d'anni.
Ogni tanto chiacchiero con mio figlio, e gli chiedo notizie dei suoi compagni, che ho avuto  modo di conoscere nei miei anni di militanza come rappresentante di classe, il mio ruolo sacrificale, e non mi pare di averlo ancora sentito parlare di matrimoni, nè di figliolanze. E sì che ormai si va per i 28… questi bamboccioni.
Sui sedili di fronte, nel cantuccio contro la parete del vagone, un filippino stava scrivendo su un piccolo foglietto verde, quando una scossa del treno gli ha fatto scappare la penna di mano, che è rotolata nel mezzo tra i sedili opposti. Il  giovane  si è chinato, e l'ha data allo sconosciuto, dicendogli  "eccola" con un sorriso.
In quel momento sono stata sicura che non poteva essere lui.

bus

Ho i piedi gelati, ed anche un po' le dita,adesso che ho allontanato la micia, che mi faceva da manicotto,  ma volevo avere i polsi liberi, per scrivere.  La finestra è aperta, e si sente il rumore di pioggia, goccione pesanti che cadono. Pensavo, annoiandomi un po' su FB, che una volta non c'era evento o pensiero che mi toccasse, che non finisse su queste pagine.
E così pensavo di scrivere oggi sul bus che mi portava verso casa, con uno sbuffo d'aria gelida sulla testa, anche all'andata, a dire la verità: l'aria condizionata, ora funziona, si vede, anzi, si sente.Quando sono sugli autobus più nuovi, li studio, devono essere innovativi, penso, li studio perchè, in genere,li odio. Probabilmente, se mi piacessero, non ci penserei tanto su.
Odio per esempio i melobruchi, il filobus a lombrico verde.
Su alcuni bus c'è un sedile matrimoniale, unico, e molto largo.
Ci sono un tot di posti riservati ai diversi abili, spesso sono gli ultimi a essere occupati. Non so se per senso civico, o per non essere magari subito costretti ad alzarsi.
Ci sono gli spazi riservati alle carrozzine, ma una persona in carrozzella sull'autobus l'ho vista solo a Torino. Milano è una città molto attenta,  ora una gran quantità di marciapiedi hanno lo scivolo, solo che spesso hanno  comunque un piccolo dislivello, superabile, credo.  Però in giornate piovose tipo questa, diventano una specie di Aquafan, alla fine di ogni scivolo c'è il laghetto.
In ogni caso, le mamme con passeggini li usano,e sono comodi, io me lo sognavo, quando avevo i bimbi piccoli.
Ma tornando agli autobus di modello recente, un altro difetto secondo me è che hanno incollato i sedili alla parete, senza la minima tolleranza per chiappette sporgenti. Quando mi capita di dovermi sedere lì, cerco di darmi un tono.
Un altro problema sono i posti a salotto.
Ah no, prima devo dire dei due posti in fondo, strettissimi, se sorridi lo schienale di fronte ti carezza i denti, e dalla parte dei piedi sboffa fuori un'aria caldissima. Davanti a questi, si stendono i posti a salotto, due di fronte a due, senza tavolino in mezzo.. Una prova di equilibrismo arrivare ai posti contro i finestrini quando  quelli verso corridoio sono occupati, magari da persone con l'ombrello, e non è che ci sono tanti punti per attaccarsi. Alcuni passeggeri si conoscono tra di loro, e chiacchierano disinvoltamente, gli altri, estranei, assistono, con le mani sulle ginocchia, maledicendo di avere le scarpe n. 40, che non si riesce a non toccare i piedi di quello davanti.
Poi, per finire il monoblocco da otto posti, ci sono anche i due posti con lo schienale contro i posti a salotto: di questi, il posto accanto al finestrino è abbastanza stabile, l'altro assolutamente no, occorre puntellare i piedi in curva
Non è che ho mai voglia di tanta promiscuità, ovvio che mi adeguo, se no userei il taxi o la macchina, ma gli autobus vecchi, ed anche molti tram, rispettavano di più questa esigenza, non è che tutti hanno voglia di ricevere gli aliti, o il braccio sudaticcio contro.
Con i posti in fila di profilo, lungo i finestrini, rimaneva più spazio per le persone in piedi, ed anche per andare alla porta: ora ci sono, dentro ad un bus, piazze d'armi e strozzature. Nelle piazze d'armi, per stare attaccato bene, devi essere altissimo: stamattina ho provato un po' a stare attaccata alla maniglia penzolante, non mi sentivo niente stabile, penzolavo anch'io, dietro al movimento della maniglia. Avrei voluto afferrarne anche un'altra, ma mi vergognavo. Per fortuna una ragazza, appoggiata al vetro, riordinava scontrini, ogni tanto uno le cadeva e lei lo raccoglieva, è scesa, e mi sono affrettata a sgusciare lì, al suo posto in piedi.