Feuilleton du Paris (1)


Giovedì notte.  Alla Gare de Lyon scendo con Marco  da puntuale treno svizzero nell’esatto momento in cui l’altoparlante annuncia  che il treno proveniente da Milano via Torino viagga con tre ore di ritardo.  Fuori, una macchinona allegata al servizio TGV ci aspetta per accompagnarci nella notte fino a casa, indossando nel tragitto canzoni di Frank Sinatra.  Guardo fuori dal finestrino pensando “Parigi, Parigi! La Ville Lumiere!  sono a Parigi”
Avenue du Suffren.  Dalle nostre finestre, nostre per tre notti,  si vede la torre Eiffel illuminata.  Non basta, a mezzanotte sberluccica di brillantini. Ma non mi freghi, sai, Torre?  soffro di vertigini. Mi sono già sentita morire sulla ruota panoramica di Gardaland che si era bloccata. Non mi avrai, lo so che perdo il panorama,  che ci vuoi fare?  Diventerò famosa, sarò additata,  come quella che andò a Parigi e non salì in cima alla Eiffel.  Guarda, Torre, che in questo breve soggiorno ti ho ammirata in tutte le maniere, luminosa, brillantante, ferrea,  enorme, con la palla del Roland Garros, con un cavallo bianco che pascolava dimenticato in una aiuola alle tue pendici. Si dice pendici, per una torre di ferro? o radici, come quelle dei denti? Comunque sia, sbucavi ovunque, e tutti i turisti ti indicavano.
Venerdì mattina, colazione nella appetitosa boulangerie sottocasa, a Parigi potrei vivere di solo pane. Marco ordina un cappuccino, mi chiedono se voglio qualcosa, sì grande, rispondo, indendo il cappuccino. Marco aveva un bel cappuccino cremoso con il cacao, io una cosa pallida, grande come il suo. Credo abbiano capito caffè grande, con poco latte, pazienza, intanto ci puccio il panino con l’uva.  Andiamo in Rue dell’Opera, al coso del Turismo per ritirare i pass per musei, mezzi pubblici. Fatto. Andiamo al Louvre che è a un passo da lì, è talmente grande che è  sempre a un passo da moltissimi luoghi.  Ci presentano, Louvre, piacere, Cristina. Puoi passare, hai il pass “niente coda alla biglietteria”.  Quadri, quadri e quadri.  Quisquilie come  Bruegel in una stanzetta laterale.  Anche Vermeer messo lì così, cioè, tutti questi pittoroni,  lì, con nonchalance, come se niente fosse, ci sono anche i copiatori di Caravaggio.  Vuoi una manciata di Raffaelli? guarda sono lì.  Ma che importa alla gente di Botticelli, o della Vergine delle Rocce? Bisogna guardare la Gioconda. Guardare, è una parola grossa.  Fotografare, filmare. Un film della Gioconda, quante volte lo riguardi una volta che torni a casa? Ecco, forse Amore e Psiche, insomma, vedi in 3D un’immagine solitamente piatta in un libro, è tutta un’altro effetto.  Però tu Louvre mi hai  distrutto, nel fisico e nel morale,  sei invalicabile, sei troppo. Però sei bravo, che ci custodisci le nostre opere italiane, le curi bene e il mondo viene a godersele, per conto mio te le affido e volentieri.

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Un pensiero su “Feuilleton du Paris (1)

  1. ohannes choukhadarian

    Nessun feuilletonista ottocentesco avrebbe osato avvicinare la Tour Eiffel a Gardaland, anche perché, come pare, nell’Ottocento non c’erano né la Tour, né tampoco Gardaland.
    Articolo esilarante, in ogni caso. Ora si aspetta il sèguito

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