FATHER AND SON, mai visto un titolo meno identificativo di questo, però.

E’ un film giapponese, non conosco nè regista nè attori, mi  ha semplicemente fatto simpatia la locandina, mi ha fatto pensare che doveva essere un bel film, ed in effetti lo è.
Tratta in modo delicato e semplice un tema a mio modo di vedere violento: due bambini sono stati scambiati alla nascita ed il fatto viene scoperto all’età di sei anni.
I bambini appartengono  a due famiglie di estrazione sociale assai diverse.
Keità è figlio unico, vive in città,  è stato allevato con disciplina, obiettivo la perfezione, il padre è in carriera, la madre ha lasciato il lavoro per seguire l’educazione del figlio; Ryusei ha due fratellini, vive in provincia, ha un minuscolo giardino con la biancheria stesa,  il padre fa l’elettricista, la mamma lavora in un fast food e di scuola non se ne fa cenno.
Il discorso si snoda così in semplicità, come dicevo:  il rapporto difficile del padre carrierista col figlio,  rispetto al padre elettricista sempre presente che ripara robottini e  fa volare aquiloni.
Il primo, tormentato,  il secondo in pace con se stesso.  Ovvia l’irriducibilità di Ryusei costretto a passare dal padre presente al padre carrierista, a passare da una famiglia chiassosa a un padre assente, le mura di un appartamento, e una nuova madre triste per la nostalgia del non-figlio Keità.
Conta il sangue, o conta il contatto della pelle?  Le regole, o il  sentimento?  Per tutta la durata del film si resta sospesi, e si cerca una soluzione, io perchè madre, ma quasi tutti siamo genitori,  senz’altro siamo stati figli, e se non ci si metteva nei panni dei genitori, ci si metteva in quelli dei figli, anzi nei panni di tutti: un film, un argomento coinvolgente. Violento perchè straziante.  Padre e figlio, ma soprattutto figlio, perchè il minuscolo Keità è riuscito vittorioso dalla missione affidatagli dal padre, di vivere dai signori Saiki, chiamandoli papà e mamma.
Ci sono due cose che mi chiedo:
1) come sarebbe stata trattata la vicenda con due famiglie in condizioni simili, anzichè diametralmente opposte
2) perchè, ancora una volta, i traduttori italiani dei titoli dei film non cambiano mestiere? mentre il titolo italiano ti fa pensare a Cat Stevens, che pure si è fatto musulmano neanche buddista, e c’entra niente, il titolo in inglese (non dico nulla sul titolo in giapponese per ovvi motivi) per lo meno evidenzia questa questione della consanguineità, del ritrovare una parte del proprio trascorso nel figlio “vero”, pur cresciuto distante da te, come accade nel film.  Father and son,  è assai riduttivo.

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6 pensieri su “FATHER AND SON, mai visto un titolo meno identificativo di questo, però.

  1. mb50pro

    Come hai ragione! Sui titolatori italiani, intendo. Che quasi sempre sembrano così poco titolati a far quel mestiere. Questo caso poi è davvero ridicolo e paradossale: dare al film in italiano un titolo inglese (FATHER AND SON) che nemmeno è il titolo del film in inglese (LIKE FATHER, LIKE SON). La cosa mi ha incuriosito e, anche se nemmeno io so nulla di giapponese, mi sono arrangiato e ho trovato che il titolo originale è そして 父 に なる (Soshite chichi ni naru) che viene tradotto “E sarò al padre” dal traduttore di Google, e “E diventa un padre” da quello di Bing. Come avranno tradotto nelle altre nazioni in cui è distribuito? Ce lo dice IMDb:
    http://www.imdb.com/title/tt2331143/releaseinfo?ref_=ttfc_sa_1#akas
    A occhio è prevalente il “Tale padre, tale figlio”, Perché non titolarlo così anche in italiano, visto che questa traduzione era già stata usata per un film del 1987? (http://www.filmtv.it/film/6988/tale-padre-tale-figlio/)
    Mistero. 🙂

    Rispondi
      1. mb50pro

        Giusto. Ma quella dei titoli uguali non ha mai spaventato l’industria cinematografica. Di “Like Father, Like Son”, con o senza virgola, ce n’è diversi:
        (USA 1961) Italiano: Giovani iene
        (Filippine 1985)
        (USA 1987)
        (UK 2005, TV Movie)
        (UK 2009, Short)
        E ce n’è anche un altro attualmente in produzione! 🙂

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