La Grande Bellezza

Ho un problema: non mi ricordo molto Roma, La Dolce Vita  già di più,  Amarcord parrebbe c’entrare niente, parrebbe, e guardando La Grande Bellezza mi è venuto invece in mente il Satyricon, un film che non ho mai visto.
Giocoforza, cercherò di arrangiarmi senza fare paragoni con Fellini, e cercherò anche di spiegare perchè, uscendo dal cinema, ho pensato “Ma questa è una summa”, non lo so bene neanche io perchè ho pensato questo, e cosa volessi dire con “summa”.
A Roma sono andata spesso, ma non la  conosco come ce la presenta Sorrentino,   l’ho girata a piedi e in motocicletta, senza incontrare mondani, e la gran bellezza trasuda da ogni sasso: ogni erbaccia che cresce su un mattone assume una bellezza sua, diversa dalle erbacce che crescono su mattoni altrove.
Servillo/Jep Gambardella ci accompagna, col suo sguardo, la sua voce,  in giro per Roma, quella sua, cammina da solo, di notte, per vie quasi deserte, una Roma senza romani, praticamente, e senza traffico.  I “romani” che vediamo sono quelli che gravitano intorno alla cosiddetta mondanità, una sorta di insettini fastidiosi che con le loro miserie disturbano le grandi-ose e le piccole bellezze di Roma, ci si muovono, anche le posseggono, con noncuranza, persi nel loro cazzeggiare.  Romani sono i nobili Colonna, decaduti, che sopravvivono facendosi noleggiare  ai ricevimenti in qualità di nobili, e che in un guizzo d’orgoglio si rifiutano di spacciarsi per gli  Odescalchi, altra casata di lignaggio,  contro la quale avevano combattuto per secoli. Caricaturale la Chiesa, col Cardinale appassionato di cucina che evita accuratamente qualunque discorso affine alla spiritualità, la Santa, simil-Madre Teresa, che si nutre di radici e rivela “le radici sono importanti”, che arriva in Italia accompagnata da una sorta di prelato manager, simil-rana dalla bocca larga, per salire in ginocchio una lunghissima scalinata, quasi una metafora della vita (ma anche della morte, la vita non è forse un cammino verso la morte?), un contorno di personaggi infelici e contradditori…di tutte le citazioni colte, ricordo in particolare questa, credo di ricordarmela appunto perchè non è colta affatto, ma efficace e veritiera  ” quanto sono belli i nostri trenini… sono belli perchè non portano da nessuna parte”,  un giudizio emblematico di quel vivere, di feste,  sniffate,  di balli, quella finta allegria che nasconde il vuoto e la disperazione, la solitudine.  La grande bellezza arriva nella vita, non è detto si fermi molto… Le camminate di Jep sono un po’ a ritroso, lo portano a ritrovare l’amico  Egidio che gestisce il locale hard, reincontra l’amico che farà sparire una giraffa “Fai sparire anche me” lo prega Jep, e l’amico gli risponde che è un trucco, che se fosse vero farebbe sparire per primo se stesso, mica starebbe lì a far queste baracconate per vivere (però intanto non ci dice come ha fatto sparire la giraffa, un po’ grandina rispetto i consueti giochi di presdigitazione),  Jep ripensa alla sua prima storia d’amore, che stava per essere l’unica.
Non è per niente facile fare una sintesi di questo film… i personaggi sono moltissimi, e con uno sguardo non superficiale, si colgono un’infinità di particolari, forse è stata questa la sensazione di “summa”, che non ti può lasciare indifferente,  sembra un gran casino, un’accozzaglia presuntuosa, invece ha un suo ordine e perfino una sua dolcezza, nonostante i quadri che Jep presenta con la sua voce che non cambia mai tono, spietato, rassegnato, senza fette di salame sugli occhi.
Credo siano situazioni universali, e che non esistano solo a Roma… perchè Roma, dunque? Perchè è bella, e ridondante, e universale, è una grande madre… una madre  cagna, afflitta dalle pulci, molte verranno grattate via.  Ha superato il Nulla, Jep, ora  forse  scriverà il fantomatico altro libro, quello di cui tutti gli chiedono, dopo il successo del suo primo, e unico,  di  quarant’anni prima.
Di questo film, come di Servillo,  ho sentito parlare bene, e anche molto male, Sorrentino lasci in pace Fellini  etc etc, le aspettative di chi va a vederlo sono alte, ma bisogna anche capire cosa poi  si aspettava di vederci.
Io, non mi aspettavo nulla, dopo This Must Be the Place anzi, ero diffidente, e su questo film mi sono ricreduta.
Servillo, che non ricordo di aver visto all’opera altrove, ha un viso simpatico e un sorriso contagioso. Verdone, in chiave tragicomica, sfodera un naso che mi sembrava maggiorato, ma forse no, è semplicemente ingrassato.  Vedendo Serena Grandi disfatta e imbruttita. ho pensato quanto possa essere dura la vita dell’attrice, sicuramente deve essersi sentita chiedere se voleva fare la parte di una attrice sulla via del tramonto, e nel film le signore, vedendola, questo bisbigliavano di lei.
Ma quanti attori c’erano? in questo film c’è proprio tanto di tutto, al prezzo del biglietto è un buon affare, portarsi via tutto questo.

trailer: https://www.youtube.com/watch?v=jttrBCyqnEU

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3 pensieri su “La Grande Bellezza

  1. giovanni c

    In realtà, spieghi molto bene il film e, soprattutto, poni una domanda fondamentale: che cosa si aspetta, il fruitore, dall’opera dell’ingegno di cui fruisce?
    Molto brava, veramente (sei l’unica in Italia a non avere visto Toni Servillo altrove. Bravissima, e lo dico sul serio)

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    1. tiptop Autore articolo

      Questo aspetto del fruitore avevo già cercato di sviscerarlo con il post su Pollo alle Prugne, sui perchè sceglievo quel film… poi l’idea di una serie di post analoghi èun po’ morta lì. Toni Servillo, lo conosco come attore, come zio degli Avion Travel (fratello del Peppe), però … caso volle, mi sembra di aver saltato sue precedenti prove!
      Davvero spiego bene il film, cosa arriva a chi legge?Scriverne è stata una cosa impervia.

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  2. giovanni c

    Lo hai spiegato bene, altrimenti mica lo si sarebbe scritto: e la questione dell’utilizzatore finale è dirimente, altro che storie (chiedi a Umberto Eco e vedi quante ne racconta, a riguardo)

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