Dove osano le idee…

Quest’anno al Salone del Libro di Torino sono arrivata senza aver fatto i compiti. Non avevo dato neanche un’ occhiata al programma, non avevo sbirciato tra i social network  quando chi era dove. Ho pensato  “vedo gente, faccio cose” , non avevo punto voglia di applicarmi, tanto ci sono i corridoi che ti portano.  Un po’ ho fatto male, perchè dando una scorsa al programma sul treno del ritorno – non c’è da stupirsi, io sono quella che rllegge le mail sempre dopo che le ha inviate –  effettivamente ho scoperto presenze che mi sarebbe piaciuto pescare nel mare magnum.  D’altra parte  è il quarto anno che visito il Salone, e dall’esperienza avevo tratto  alcuni comandamenti.
Il primo è: salta tutti gli eventi con i grandi nomi, nelle sale Azzurra, Rossa, Gialla e quant’altro, tanto non ci entrerai mai, salvo che non ti pianti in attesa impalata un’ora prima, in coda.
Il secondo: se vuoi farti una scaletta degli eventi abbordabili, falla, ma non puntare su un unico cavallo, tieni le alternative, quelle  sempre interessanti che cominciano un quarto d’ora dopo, anche mezz’ora. Infatti, quando l’ora è vicina ti troverai sicuramente all’estremo opposto della location interessata. Arrivarci non sarà facile, devi attraversare i vasconi, e in quel mentre incontrerai tutte le persone della tua vita, tutte quelle che non puoi non fermarti a salutare, per cui calcolare i tempi delle percorrenze è impossibile.
“Ci vediamo dopo” è una cosa assai improbabile, non si può sapere se la marea di gente restituirà quel corpo.  Se cerchi qualcuno in uno stand, c’era fino a cinque minuti fa, mentre i più irritabili se ne sono appena andati perchè non ne potevano più del Salone.
Posso dire quindi che la mia visione del Salone è stata piuttosto ridotta, gli ho dedicato solo una parte del pomeriggio di sabato e della domenica che sembrano volate,  non tre giorni come l’anno scorso, niente grandi eventi, niente “fuori salone”, però  l’aria della manifestazione si respira comunque…  Respiravo stanchezza. L’anno scorso c’era stato forse meno pubblico, però un filo di entusiasmo serpeggiava.  Forse sono io che attribuisco al Salone il mio stato d’animo, o semplicemente il Salone rispecchia l’umore italiano in periodo di crisi. Non ho visto scolaresche nè ho percepito molti sorrisi in giro. Al padiglione 1 non ho visto la consueta esposizione di strumenti musicali, salvo non fosse nascosta altrove, peccato perchè era bella, e i bambini ci impazzavano, a provare gli strumenti: forse è stata sostituita dall’equipe di chef dal vivo del padiglione 3,  cucina, libri sui cioccolati e così via. Però, la Cucina teorico pratica  di Ippolito Cavalcanti duca di Buonvicino, libro curiosissimo e ho scoperto anche miliare,  mi ha costretto alla resa e l’ho regalato all’amica che mi ha ospitato. D’altra parte i programmi di cucina imperano anche in TV, quasi i cervelli abbiano abdicato in favore del tubo digerente: ma non voglio accanirmi, anche la cucina è una forma di cultura, e una scienza, ma in pochi la vedono così.
Assente Giulio Mozzi, incontro ormai quasi istituzionale nei corridoi del Salone, nessuna manifestazione di San Precario, mi pare, il serpentone che si era snodato l’anno scorso nei padiglioni…libri libri, e e anche stand che non mostravano “nulla”, quelli degli e-book, impediti a impilare il loro prodotto, a organizzare firma-copie, qualcuno ha messo sdraio, sabbia secchielli e palette. Coda inevitabile al firma-copie di Zerocalcare, che invece dell’autografo fa disegnini. Libri e giochi, e videogiochi, e giochi di ruolo. Le conferenze Rai.  Il giovane Federico Libero Bassini detto Cico che non voleva più andar via dall’angolo giochi, sacchi su cui gettarsi e saltare,  e mucchi di pennarelli.
Sembrava un salone in attesa di qualcosa, certo, come per ogni cosa che si ripete ogni anno, c’è chi dice che occorre cambiare, rinnovare, come si dice sempre per il Natale, il Capodanno, che tutti disdegnano poi nessuno ne fa a meno. Non credo vada cambiato, perchè è uno specchio… così pieno, confuso e a suo modo ordinato, è il salone che ci segue, segue l’editoria, che si chiede Ora che facciamo, da che parte andiamo? Forse, il salone specchio qualche indicazione la può dare, delle tendenze, dei gusti del pubblico. Però, il pubblico va anche educato, al buon gusto, ai sapori sani, non puoi tener conto solo del mercato, quando fai cultura, lo dice la parola stessa, è insegnamento, fede, crescita, e diventa sacrificio, perchè quando la vivi così è sempre più difficile conciliarla con la sopravvivenza economica, purtroppo, occorrerebbe modificare questo, non il Salone.  Penso alla cultura quella calda, vitale, che avvolge le nostre giornate, non a quella sorta di cose  asettiche  che ci piomba dall’alto,  calata da qualche sedicente intellettuale astruso in nome del progresso delle idee… vabbè, ma io sono vecchia, e tradizionalista.

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9 pensieri su “Dove osano le idee…

  1. ele

    bel pezzo. complimenti. si legge con gusto.
    ho letto anche su La Stampa del fervore che animava.
    un ottimo segno, direi. forse forse testimonia speranza e fiducia nonostante i tempi grami. e una nuova cultura verso la vita frugale già c’è ed è cominciata…magari qualche seme c’era anche al salone ?

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  2. giovanni choukhadarian

    Grazie infinite di questo pezzo veloce ed esatto. Avendo già barzottàto il Salone o Fiera del 2012, avendo saltato questo, direi che faccio poker con le prossime 2 edizioni (sto supponendo che ci sia un’edizione anche nel 2015: nessuno mi chiami se non molto ottimista)

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    1. tiptop Autore articolo

      Non penso che non ci sarà il Salone nel 2015! A me non spiace che ci sia, e che sia così, mi sembra aperto a tutti. Forse eccessiva l’offerta di CocaCola Zero.

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  3. guido Tedoldi

    «Dove osano le idee» sembrava un bel titolo per il Salone del libro di quest’anno. D’altra parte c’è questo senso comune secondo cui l’editoria sia il veicolo principale delle idee prodotte dagli esseri umani. Il problema è che non è così. Forse lo è stato in passato, forse lo è ancora all’estero. In Italia, nell’Italia imprenditoriale che ho visto al Salone, no.
    TipTop, in questo pezzo, è riuscita a dare una visione perfino simpatica, come sua consuetudine. Io sono rimasto parecchio deluso, invece. Siamo nell’epoca della storia umana con il maggior numero di persone che sanno leggere e scrivere – e l’editoria si ritrova a essere un settore industriale in crisi. Come può mai essere possibile?
    Le idee ci sono, ma evidentemente osano altrove.

    Guido Tedoldi

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  4. giovanni choukhadarian

    Vero. Nel 2011, il comparto vinicolo ha fatto segnare un + 12% nell’export (non ho a disposizione i dati del 2012, ma non credo si discostino troppo da questo)

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  5. Remo Bassini

    Io non so mai dove… va il salone. Come scrittore ci vado malvolentieri, perché non amo la categoria degli scrittori (specchio delle mie frusrazioni), come lettore nemmeno, ché i libri buoni te li fanno pagare troppo. Però mi succede una cosa strana dopo il salone. Dopo aver detto, Basta, non ci vado più, è inutile e si spende troppo, ecco, dopo aver detto questo e di peggio, provo nostalgia. Di cosa, soprattutto? Delle pause, magari fuori a fumare, quando magari incontri chi non vedevi da un anno e in dieci minuti racconti… niente. Ciao Cristina, un abbraccio

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