Il mio lavoro.

Ieri leggevo questa notizia,  dell’uomo disperato che doveva lasciare la casa pignorata e venduta all’asta, e si è dato fuoco, aveva un debito di 10.000 euro, dal 2001,  e la casa era stata venduta per 26.000 euro.   L’articolo sul fatto accaduto in Sicilia, si conclude così: “E’ arrivato il momento di fermare  –  dice Giuseppe Nicosia, sindaco di Vittoria  –  tutte le procedure di recupero dei crediti e di avviare una moratoria che possa consentire alla gente di mantenere la propria casa. Le famiglie non ce la fanno più ad andare avanti. Questo gesto drammatico è la spia del malessere sociale che vive la povera gente di fronte alla grave crisi economica di questi mesi”.
Ricordo, anni fa,  un uomo che aveva sparato al perito nominato dal tribunale che voleva entrare nella casa per valutare l’immobile.  Ricordo una signora che mi disse che il marito era in ospedale perchè non riusciva ad orinare, pensando al debito, e che tempo prima aveva cercato di impiccarsi in cantina.   Ricordo un mio collega picchiato  nel salottino della banca da un debitore. Un altro aveva mandato un salmone affumicato intero, al medesimo collega, che lo aveva rimandato al mittente. Ricordo una pratica che ero riuscita a far chiudere pagando una cifra simbolica, indispensabile per mettere la parola fine al debito,  un padre e marito violento e violentatore, suicida in carcere, la vedova non più padrona della sua mente, i due figli, ovviamente precari, che si erano fatti  carico della madre. Non è un lavoro facile,  il mio, sicuramente, non solo per i risvolti legali e l’esperienza; mi ricordo che ero stata assegnata, proveniente dagli sportelli, al reparto legale, dove dovevo occuparmi di assegni smarriti, successioni, indagini della magistratura, e quando mi dissero se volevo passare al contenzioso, recupero crediti, risposi che, potendo scegliere, preferivo di no, non mi ci vedevo in quei panni lì.   Poi, mi trovai invischiata in quelle tematiche,  avendo dato una caparra per acquistare una casa su cui una banca aveva messo un’ipoteca a seguito dell’insolvenza del proprietario, in stato pre-fallimentare. Insomma, ne uscii, ma mi ero nel frattempo accorta che la materia era invece interessante.  E soprattutto, avevo toccato con mano che un insolvente non è sempre e solo una vittima, cioè, alle volte è un incallito, altre volte un disperato. Il mio di quella volta lì lo avevano definito un re Mida al contrario…
E in ogni caso, mi sono resa conto che quello che ormai da anni è il mio lavoro, non è da vedere in chiave così negativa, dipende da come lo si svolge, riconoscendo dignità all’interlocutore, che ha comunque un problema, e si cerca di risolverlo, e sono contenta quando ci si riesce, a trovare un accordo, non è una cosa così rara o impossibile.
La notizia che citavo in apertura  si aggiunge alle innumerevoli storie di disperazione per la crisi attuale,  non che anni fa non accadessero,  ma è indubbio che ormai sono all’ordine del giorno.  Però da addetta ai lavori, nell’articolo leggo tante altre cose… per esempio, il credito è del 2001, non so di che anno sia il pignoramento, immagino sia iniziato nel 2002. Ora, sono solo le banche che fanno lievitare i debiti, o anche i tribunali?  con le loro lungaggini – spesso motivate dalla carenza di personale, un’udienza rinviata all’anno successivo, la sentenza a due o tre anni… un cancelliere viene spostato temporaneamente,  senza essere sostituito, quante volte è accaduto? o una maternità,  e tutto sta fermo finchè ritornano, per esempio i mandati di pagamento delle esecuzioni concluse stanno fermi, il debito così non viene estinto nè ridotto, sta lì ancora, e matura interessi, i soldi non tornano in circolo. Danno per il debitore, e per il creditore, che non è sempre una banca.  Un creditore poi non ha convenienza ad attivarsi per il recupero di cifre modeste, con azioni costose, quali un pignoramento, punta a trovare piuttosto un accordo. Per cui non so, temo che qui l’articolo sia un po’ generico.
Anche la conclusione del Sindaco siciliano, che dice di fermare i recuperi del credito… ma allora le banche dovrebbero erogare prestiti e pazienza se il debitore non li rende? La banca è un’impresa, mica un’opera di carità, sarebbe come dire al panettiere fai il pane, e lo distribuisci, ti paga solo chi vuole, però.  Per me, smetterebbe di fare il panettiere, o sarebbe per lo meno molto incazzoso, le banche smetterebbero di far piccoli finanziamenti,  con ciò che ne consegue, cosa che sta già in parte avvenendo.
Signor Sindaco, quando parla di moratorie, Lei sta parlando di soldi altrui, fossero imprestati da Lei,  cosa farebbe? che quei soldi poi non sono sempre  delle odiate banche, ma anche di fornitori, di mogli separate, magari in situazione non meno disperata del debitore,  hanno faticato a trovare i soldi per il pignoramento, tra avvocato, notaio, perito, pubblicità d’asta e aspettano da anni di riavere il dovuto.  Ho visto estinguere un pignoramento perchè il nuovo giudice ha eccepito che il titolo con cui era iniziato non aveva i requisiti per essere esecutivo, dopo 9 anni che il procedimento era in piedi, nel corso del quale era anche stata vinta dal creditore una causa di opposizione.  Una Waterloo per il creditore, che non ha diritto al rimborso delle spese.
Ora, signor Sindaco, questa Sua idea,  un’idea che sicuramente vorrebbe tamponare un’emergenza,   ancora una volta insegnerebbe agli italiani che gli impegni si possono anche non rispettare, e non credo che si abbia bisogno di questo, in Italia, anzi.
Nessuno mi toglie dalla testa che se ci fosse meno corruzione, e gli incarichi e i lavori fossero dati per merito e non perchè chi conosce chi, non saremmo in braghe di tela, il problema nostro, italiano, non è solo la crisi.  Piuttosto, quello che serve, è che la gente abbia la possibilità di lavorare, e di fare fronte agli impegni, perchè di persone che hanno ancora senso dell’onore, e patiscono nel mancare, e onesti si sentono in una gabbia ingiusta dalla quale non trovano un modo di uscire, credo ce ne sia ancora parecchia, e non vorrei che a una ad una se ne andassero.
Insomma, non è che si debba invece dare una mossa lo stato?  invece di prosciugare tutte le risorse, lasciarle girare, e magari pensare che le modifiche degli iter giudiziari non siano  necessariamente quelle che interessano alcuni politici?  Magari completare l’informatizzazione, mettere un po’ più di personale?  Una giustizia giusta e che funziona è un opzione in più per attirare investimenti sul patrio suolo.
Non è la moratoria che ridà il senso della propria dignità a una persona in difficoltà, è il lavoro, è il sapere di poter mantenere la propria famiglia, e che i figli potranno avere un futuro magari non di miseria.  La moratoria, da sola, non serve a nulla, la disperazione è solo rimandata, ed è ora che voi politici manteniate gli impegni assunti sedendovi sulle tanto ambite poltrone.

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7 pensieri su “Il mio lavoro.

  1. giovanni choukhadarian

    Questa è una storia terribile, e molto ben raccontata. Dovresti spedirla a Dario Di Vico che, sul Corriere, si occupa in modo non scialbo di economia reale. Molto brava

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    1. tiptop Autore articolo

      Grazie, commento molto (troppo?) generoso…sono abbastanza soddisfatta del mio scritto, spero di avere un po’ di lettori, mi sembra di dire qualcosa, e di non essere tacciata di senza cuore, per il lavoro che faccio.

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  2. giovanni choukhadarian

    Il commento non è generoso, né altro. Quando si legge un testo scritto come si deve, perché non dirlo? Tutto lì

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  3. ele

    senza cuore perchè ? …certi giornalisti scrivono articoli senza documentarsi, per sentito dire, il tizio avrebbe dovuto parlare con qualcuno che fa il tuo lavoro, sarebbe stato meno impreciso.. io per me dico che bisognerebbe disincentivare la gente a fare debiti, a comperare. non vedo altre possibilità. tendo a non comprare invece che far debiti e mi sono trovata sempre non alla moda ma senza eccessive preoccupazioni. poi certo accadono le disgrazie come perdere il lavoro e lì è un’altra questione. forse certi casi abbisognerebbero di essere trattati diversamente da chi lavora o cerca di lavorare solo con i soldi degli altri, che è un metodo su cui le banche si fondano…

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    1. tiptop Autore articolo

      Senza cuore perchè tanta gente si smorfia sentendo il lavoro che faccio…
      In ogni caso quello del denaro è un brutto giro, leggevo giorni fa di un tizio che ha abbandonato il denaro, e vive senza banconote, è tornato al baratto, si sente felice, idem la sua fidanzata che lo ha seguito per questa strada.

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  4. ele

    sì l’ho letto anche io quell’articolo. è possibile, viviamo in società dove si butta moltissimo. lui ha dimostrato una ardita teoria.
    ci sono molti lavori peggiori del tuo. certamente hai molte responsabilità, nel dover decidere le sorti di diverse persone.

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