Devianze

C’è qualcosa di bacato nel modo di diffondere, leggere le notizie, e di conseguenza nel loro diffondersi, come si procedesse per sineddoche, per slogan.
Per quanto dove arrivi la mia memoria, in fatto di giornali e di notizie, mi ricordo seriosi telegiornali, seriosi quotidiani e settimanali da una parte, e  la stampa scandalistica e pettegola dall’altra  che allora era per me incarnata, o meglio incartata, da settimanali tipo Stop e Novella 2000, dove un bacio faceva notizia, dapprima in foto in bianco e nero,  gli interessati si celavano sotto occhialoni scuri, poi via via  a colori fino al cliché della foto in acqua fino alla cintola e a seno nudo, anche in inverno.
Ora ci sono anche i social network, a fare da bollitore, e anche da termometro,  delle notizie, e la comunicazione va veloce, non ci si può fermare a leggere tutto, ovunque, ed allora si cerca il cavillo, o la cosa ridicola, e si batte su quello, quasi una gara a trovare  il brontolamento  e che non abbia ancora rilevato nessuno.
E’ così che si perdono i concetti, i ragionamenti, quelli che dovrebbero magari essere illustrati e propalati  e potrebbero, chessò,  arrivare ad aprire le menti, arrivare a chi non ha avuto la fortuna di studiare. Ci si ferma sull’inezia, sul gesto, cosicchè un’inezia, un gesto possono così rovinare un personaggio pubblico, o esaltarlo, quest’inezia offusca passato presente e futuro.
Insomma, mi sembra che la divulgazione si sia come allineata al livello delle foto a colori di cui sopra, scatti magari concordati col fotografo.
Guardo le “onde” su Facebook,  l’indignazione o l’ilarità,  dura un giorno, per far posto ad un’altra onda il giorno dopo, e vi sento come uno spirito di gara, a chi sarà l’arguto più arguto…. ma a cosa serve, se non a inacidire l’animo e far sentire tutti scontenti di tutto, in un modo assolutamente non costruttivo… non c’è tempo per pensare, per fare,  e anche la stampa pare adeguarsi, noi perdiamo,  la gente sta su FB, allora è così che si deve fare.
Non so, mi pare che quello che una volta era giornalismo, ora sia diventato come una branca del marketing.
Sono concetti ancora un po’ disordinati, chiedo venia.

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4 pensieri su “Devianze

  1. guido Tedoldi

    Questo post apre una questione, mi pare: quanto vasta sia l’opinione pubblica. Quanto di qualità essa sia.
    Sto parlando di opinione pubblica, non di audience – negli ultimi 20 anni, con un imprenditore televisivo a competere per il controllo della politica, si è fatta parecchia confusione in questo senso. Anche perché se 20 anni fa una trasmissione televisiva di successo (con 2 canali tv nazionali) raccoglieva l’attenzione di 20 o più milioni di persone, oggi (con la moltiplicazione dei canali del digitale terrestre) è considerato successo raccoglierne 10 milioni… ma la popolazione, nel frattempo, è aumentata di 5 milioni di persone.

    L’opinione pubblica, poiché il sistema democratico prevede che una testa sia un voto, sembra essere costituita dalla totalità della popolazione. Ma quello è il bacino dell’audience, considerato anche che quasi tutti guardano la tv. Inoltre, moltissimi votano quasi sempre quello che hanno già votato in precedenza.
    L’opinione pubblica di qualità, invece, è una nicchia, formata da coloro che ogni volta ci pensano. Essi spostano voti da un partito all’altro, di volta in volta.

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    1. giovanni choukhadarian

      I mezzi di comunicazione di massa italiani sono gestiti, per la loro larga maggioranza, da adulti sprovvisti della ben che minima cultura digitale. Per questa ragione, essi hanno scoperto 2 settimane fa FB e, ieri l’altro, Twitter. Da qui in avanti, tutte le tue osservazioni sono esatte e pertinenti

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    2. tiptop Autore articolo

      ecco, leggendo te, penso che forse il problema sia questo, distinguere opinione pubblica e audience. Le notizie cercano l’audience – ma non ountano a formare opinioni…o no?

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