Opinioni.

Oggi a Roma, un quarantanovenne  calabrese in giacca e cravatta, muratore, due volte  separato, padre, con problemi economici, disoccupato, col vizio del videopoker, incensurato, e che non ha mai dato segni di squilibrio mentale ha sparato davanti a Palazzo Chigi contro Carabinieri innocenti, ferendone due, uno gravemente, forse resterà paralizzato, ed alcune schegge di proiettile hanno colpito di striscio una donna incinta che passava di là.
Il feritore a sua volta ferito viene catturato, buttato a terra, sembra schernire, chiede di sparargli, interrogato confessa tutto, voleva colpire i politici, nessuno in particolare, non c’è riuscito, ha mirato i carabinieri, voleva poi sparare a sè stesso ma aveva finito i colpi, ha premeditato tutto una ventina di giorni fa, possiede la pistola da 4 anni, acquistata al mercato nero.

Il primo pensiero corre alle vittime, potevano essere nostro figlio, nostro padre, fratello, il miglior amico, stavano svolgendo il loro lavoro, non facevano male a nessuno, la vita di uno di loro è devastata.  C’è  anche chi inneggia al feritore, naturalmente. C’è chi dà la colpa alla controparte politica che semina questo clima di intolleranza e violenza. Il fratello del feritore afferma che non ha mai dato segni di squilibrio mentale, l’ex moglie dà ai cronisti la risposta più ovvia “Come pensate che abbia reagito?” e si allontana.
La violenza  non ha giustificazione mai, il feritore  deve espiare il male che ha fatto ad uno sconosciuto  innocente devastandogli la vita.
Ma dove stiamo andando?
L’Italia è il Paese dove il dito medio alzato,  uno dei metodi  espressivi prediletti da certa parte politica, è assurto a monumento, collocato di fronte alla più importante sede borsistica nazionale.
La crisi è scoppiata  dove era denegata, non c’è lavoro, non ci sono soldi, non ci sono consumi, gli utili dove ci sono non vengono certo reinvestiti.  La classe politica non partorisce alcun provvedimento  economico se non a carico delle categorie  più indifese,  non sa dare il buon esempio privandosi di alcunchè. La distanza tra la politica e la gente aumenta sempre di più, di pari passo con la disoccupazione e la disperazione, non solo per il presente, leggasi anche come mancanza di altre prospettive future, se non quella di un ritorno al  feudalesimo.
Le elezioni hanno dato luogo a un teatrino disgustoso  e incomprensibile, per chi era andato a votare nella speranza di un cambiamento, anzi, di un miglioramento: basterebbe, senza tanti sproloqui, un po’ di serietà.
Si contano i suicidi per disperazione… quest’uomo ha voluto fare il gesto eclatante, forse pensava di fare da miccia per la rivoluzione, forse non voleva essere “solo” il suicida n. ics. E’ partito dal paese, nella valigia l’abito bello. Era la sua cerimonia. E’ spaventoso che a lui sembrasse giusto, l’unica cosa che restava da fare. Non voleva ferire un politico, o i rappresentanti di un partito, ma “i politici”. L’ho pensato disperato, senza lavoro, senza famiglia, e molto solo, perchè nessuno intorno a lui si è accorto di tanta disperazione, per aiutarlo, per fermarlo.
Quando ho sentito del videopoker  “ah ma allora…” certo,  il gioco, il vizio, lo sperpero, fanno meno pena, “se la vuole lui, la malasorte”.
Però abbiamo uno Stato che sul gioco d’azzardo ci guadagna, permette l’apertura di sale, l’installazione di macchinette, e ti ammonisce “Il gioco crea dipendenza” un po’ come le scritte sui pacchetti di sigarette, la foglia di fico, come se uno col vizio ci stesse a pensare, che un giorno creperà, anzi, creperà prima.
Dopo, lo Stato classifica la dipendenza tra le malattie, e il Servizio Sanitario Nazionale  la cura.
Dopo, lo Stato taglia le spese del Servizio Sanitario Nazionale.
Cari politici, è ora di cominciare a essere seri e a lavorare per noi: potete anche tenervela l’auto blu, ma guadagnatevela.
Ho guardato se l’uomo era sul social network, non l’ho trovato, del resto il giornalismo TV queste notizione prelibate sul “popolo di FB” non se le lascia scappare, lo avrebbero sicuramente detto al TG.   Perchè mi chiedo a volte, le onde di opinioni dei social e di certa stampa,  spesso  gratuite, non argomentate, che ricordano un po’ i linciaggi americani con pece e piume, o il rogo delle streghe, uno comincia e tutti gli altri dietro, che influenza possano avere su persone che leggono, e sono suggestionabili. Ce lo chiediamo mai quando scriviamo in web, o su un giornale? Nel senso, se magari ce lo chiediamo, e ci rispondiamo, può essere che si faccia anche un po’ di attenzione a come si dicono le cose.

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3 pensieri su “Opinioni.

  1. giovanni choukhadarian

    Siccome i fatti si sono svolti in luogo lontano, mi asterrei da ogni possibile commento. Dovessi commentare, commenterei come te

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    1. tiptop Autore articolo

      E’ difficilissimo non avere opinioni… ci sono anche quelle indirette e non espresse. Forse anche il non avere opinioni è un po’ dare un’opinione… o no? cioè si dice: non mi coinvolge… non ho elementi sufficienti.
      Forse confondo opinioni e dati di fatto…

      Rispondi
    2. tiptop Autore articolo

      E’sparito il commento che avevo lasciato!
      In ogni caso…penso sia difficile non avere opinioni, per me è quasi istintivo… ma forse confondo opinione e sensazione. Puoi non esprimere l’opinione ma non puoi non provare un’impressione, poi magari non la dici. Credo, o no? Effettivamente l’opinione è un qualcosa di più circostanziato e collocato.

      Rispondi

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