Lo zoo di vetro

Domenica scorsa ho conosciuto il Teatro Frigia 5, che si trova in via Frigia 5, nella zona di Precotto, a Milano.  Una porzione di fabbricato industriale, una porticina, predomina il bianco e il nero.  Nero il teatro, pareti, pavimenti, sedie, la porta di ingresso,  e la porta di uscita su una terrazza dove ci hanno offerto, a noi spettatori, un aperitivo. Nessuna finestra, e tutto nero, per un’ aspirante claustrofoba par mio non era il massimo.  Sufficiente senz’altro a creare quella sensazione di muta angoscia richiesta dall’opera di Tennessee Williams, suona così bene, Tennessee Williams, che non si può non scrivere,  un nome che dà quel tot di culturale, ma senza strafare… di Tennessee Williams, sì, buttato lì con nonchalance.
La famiglia Wingfield ricordata da Tom Wingfield adulto e fuori campo veste di bianco, il mondo esterno a colori. La scena è al minimo, molto elegante, il nero, le sedie trasparenti, lo zoo di vetro rappresentato da calici, alcuni dei quali illuminati da un  led, il candeliere, lo specchio in fondo che rappresenta il ritratto del padre che se ne è andato senza far sapere più nulla di sè, sarà un caso che sia uno specchio, e non un ritratto di un qualunque volto maschile?  Una leggera intelaiatura li divide dal mondo esterno.
La vicenda,  sospetto sia molto nota, tratta di Amanda, una madre frustrata dall’abbandono del marito e dalla mancanza di prospettive  della sua attuale esistenza, persa nel ricordo della vita dorata di un tempo si preoccupa in modo tanto assillante per i figli, da diventarne la persecutrice. Laura, la figlia, leggermente claudicante, si è rifugiata nella collezione di animaletti di vetro e nell’ascolto di vecchi dischi, il figlio Tom scrive poesie di nascosto durante il suo lavoro al magazzino di calzature, e sogna le avventure che vede al cinematografo. Dietro le insistenze della madre,che vorrebbe un marito per la figlia,  porta a casa un collega di lavoro  che, coincidenza  Laura conosceva dal liceo, era l’amore segreto che portava dentro… Laura si lascia un po’ andare, gli regala l’animaletto preferito, l’unicorno, che il ragazzo romperà, ma Laura non se la prende, l’unicorno senza il corno starà meglio con gli altri cavallini, e non si sentirà più solo. Jim le rivela che sta per sposarsi, Laura piange, Jim si congeda,  Amanda si infuria con Tom, Tom questa volta se ne va davvero, e sarò per sempre perseguitato dal rimorso di questa azione.
Quale sia stata la sorte delle due donne, Tom non la dice.
Bravi tutti, il regista Stefano Fiorentino, gli attori, Stefania Carcupino, alla sua prima esperienza in un ruolo drammatico,  Federico Lapo, Paola De Gregorio, Luca Levi e Davide Soncini.

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2 pensieri su “Lo zoo di vetro

  1. Sandra Bolelli

    Che bella recensione, amica mia. Sai che Tennessee Williams piaceva tanto a mio padre? Gli ricordava l’America, dov’era stato da giovane, al seguito della famiglia emigrata là dalla Calabria. Grazie di questa altra pagina, sul serio.

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    1. tiptop Autore articolo

      Davvero è una bella recensione? Normalmente scriivo a caldo, appena visto lo spettacolo, mentre questa volta ho dovuto attendere qualche giorno, E in ogni caso, grazie a te per il giudizio generoso!

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