Evento con sottotitoli.

Il I Festival della letteratura di Milano,  è nato da un’idea che riguardava gli scrittori italiani “d’altrove”, che poi si è via via estesa,  e questo non saprei dire se sia stato  un bene o un male: in un territorio dove allignano movimenti tipo la Lega, e dove gli stranieri, comunitari e non, sono numerosissimi,  porre l’accento sull’unità culturale, o  condivisione che sia,  non nuoce certo all’ambiente.
Ieri sera, organizzata da Torno Giovedì  in uno dei posti più belli di Milano, lo dico sempre del Vanghè, si è parlato del libro di Francesca Bettelli, il suo primo,  La fabbrica dei fantasmi, Gaffi Editore.
“Mia sorella non mi crede, ma io l’ho vista.
Era un treno come gli altri scuro silenzioso nessuna scritta…poi eccola, una mano infilata tra una fessura delle assi. Senza vita.
Non riesco a dimenticarla.
Continuo a vederla.
Perchè portano i bambini alla fabbrica?”
Un libro di voci, voci senza un nome, in un posto senza un nome, che si sa dov’è, ma potrebbe essere ovunque, nella nostra vita quotidiana, frenetica, nella quale anneghiamo i nostri fantasmi. Potrebbe succedere ancora, succede tante volte, e non ce ne accorgiamo…l’indifferenza, la paura, il nostro orticello.  Dire “Il Re è nudo”
Questa cosa delle voci mi ha ricordato il buio, ed il tintinnio nel museo ebraico di Berlino, e lo spiraglio di luce lassù.
Ma in questo libro, che leggerò, le voci sono altre, quelle di chi vive intorno alla fabbrica, e di un militare, e di un fantasma:  Margherita Remotti ha interpretato il ragazzo, la ragazza, il militare, con il solo ausilio della voce, di una sedia e di un tavolo, cambiava la scena, ci catturava.  Frasi semplici, scandite che nel contesto dicono tanto di più, delle nostre scelte e delle nostre non scelte.
Un vibrante Fernando Coratelli, ha introdotto le letture, e il dialogo con l’autrice.
I frequenti applausi erano sottolineati  dal leggero abbaio di NicolaTesla, un giovane carlino, che ha pensato bene di sottotitolare con ringhio moderato alcune parti della lettura, ma occorre dire che con argomenti di tale tensione emotiva,  un sorriso non ci stava male.

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2 pensieri su “Evento con sottotitoli.

  1. alfredo gatti

    Il carlino si chiama Nicola Tesla? Questo merita davvero un racconto a parte, intitolata magari Being Nicola Tesla. So che lo vuoi scrivere, non vediamo l’ora che tu lo faccia, con quella penna.

    Rispondi
    1. tiptop Autore articolo

      Ci stavo pensando, eh. La difficoltà di un carlino a pettinarsi con la riga in mezzo e farsi crescere baffetti alla Hitler. Che c’hanno una rosa nei capelli lì, tra le due orecchie.

      Rispondi

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