Bianco Bric

Stasera, al Vinodromo di via Salasco 21, la mia prima dose di Festival della Letteratura di Milano, dove ho potuto rendermi conto di quanto  poco conosca le liste dei vini, ma secondo me le fanno complicate apposta, per dare un senso all’essere enoteca e non bar. Per forza, ci devono essere nomi sconosciuti ai più.  Perfino la macchina per il caffè è scostata rispetto al bancone, quasi Cenerentola, e chissà il latte, dove lo celeranno.
Così ho ordinato un Bianco Bric, perchè mi ricordava il nome del cane beige ed ispido  della ragazza di tantissimi anni fa di un amico  del capofamiglia.
E poi, non sono stata attenta a ordinare, insomma, è arrivato il vino solo, senza  neanche un cicinin di grana, o un’oliva da rincorrere.

Eccoli!

Il gruppo letterario è affiatatissimo, Luigi Carrozzo ha presentato Fernando Coratelli, Sergio Garufi, Franz Krauspenhaar, Marco Rossari ed i loro libri, Quando il comunismo finì a tavola, Il nome giusto, Le monetine del Raphael, L’unico scrittore buono è quello morto.
Per quanto riguarda i libri, di questi ne ho letto per ora solo uno, e quindi se volete accattatevilli, eccerto che vai ad una presentazione  e ti viene voglia di leggerli.  Anche se a dire il vero qualche volta, non questa, mi è successo di pensare “quel libro non lo comprerò mai”.
Volevo spendere due parole su questo Primo Festival. La parola Festival per me è molto abbinata al mondo della musica.  Quando non si tratta di musica, Festival mi evoca gli sconti dell’Esselunga, Festa del Maiale, Festa dell’Uva, o, in gennaio, Festa del Bianco, che non era perchè cadeva la neve ma perchè c’erano gli sconti sulla biancheria di casa.  Però, al momento, non ho un’alternativa da suggerire.
Spero che questo Festival riesca, per tutta una serie di motivi.  Intanto, è nato dal “basso”, cioè non da un’iniziativa imprenditoriale dei grandi editori, ed hanno collaborato un sacco di volontari. Il Comune non ha stanziato fondi, si vedrà l’anno prossimo.  Milano è piena di piccole iniziative culturali, poco pubblicizzate, magari questa manifestazione risveglia un po’ di attenzione: ricordo per un paio di anni, 2009, 2010, una sorta di piccolo Salone in via Tortona, in ottobre, ma nel 2011, che ci sia stata o no, non mi sono accorta.  Insomma, la cultura non sono solo le grandi case, i grandi nomi, i grandi teatri, occorre prenderne atto  e dare  la possibilità di sopravvivere anche ai piccoli e medi, e la grande Milano ha il dovere di concedere spazio,  questo Festival ci deve, ci dovrà  essere.
Ecco, dicono che Milano imita Mantova. Non so, di Mantova ho sentito dire, non ci sono mai andata, sono stata a Torino e Belgioioso.  Mantova certo ha il vantaggio di essere più raccolta, rispetto Milano, però non mi sento di giudicarla, questa manifestazione, che è solo all’inizio, e mi sembra, come esordio, già abbastanza ricco: è alla fine, che si tirano le somme, e  su queste si elaboreranno nuove idee.

3 pensieri su “Bianco Bric

  1. alfredo gatti

    Mantova non mi piace, né come Festival (lo fanno ancora?), né come cittadina (troppo caldo: quando ci sono stato, cioè per fortuna poche volte, faceva sempre caldo, e appiccicoso).
    Bric associato a vino mi suscita immagini spiacevoli, per cui non so.
    I giovanotti in foto sono così giovani, beati loro.

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    1. tiptop Autore articolo

      A Mantova sono andata una volta, in Tribunale, per lavoro, e mentre aspettavo il treno per il ritorno, avevo girellato in un bel mercato grande, e faceva caldo, sì.
      Ho ancora una bambolina di paglia rosa portafortuna, presa in quel mercato, e un pizzo.Credo sia… più di venti anni fa!

      Rispondi

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