domenica

Mezza pagnotta di grano duro, mezzo salame, una busta di mortadella, una banana, una mela in un sacchetto dell’Esselunga.  Le chiavi della casa là.  Il cane, il guinzaglio, si può andare. Non ho più la stessa abnegazione. Forse l’abnegazione non può essere di diversi tipi, la stessa o diversa:  o c’è o non c’è. Ecco, non c’è più l’abnegazione di un tempo, e ora non sono abnegata per niente.
Il cane quando si avvicina alla casa si agita e comincia a uggiolare, infatti, sorpassati tre ciclisti,  due curve,  ci siamo: arriveremo giusto in tempo perchè Boris, aperto il bagagliaio,  li insegua abbaiando, i poveretti pedalano in salita. Stranamente Boris questa volta non presta molto attenzione ai ciclisti, solo un abbaio veloce,  ha il suo daffare, deve segnalare tutti i confini, acciocchè il microscopico cane dei vicini sappia.
Il chiavistello del cancello è nascosto dalla rosa canina troppo cresciuta, che cerca di trattenerti per i capelli  quando passi, guardinga, l’erba è alta, altissima, e nasconde i quadratoni di sassi del sentierino.
Non è il castello della bella addormentata, non ha le torri ma un  lucernario al quale manca una tegola, e quando entri,  potrebbe essere, che la vita a un certo punto si è fermata, la piscinetta di Luca è capovolta semisgonfia sui due ombrelloni chiusi, ad asciugare, dalle vacanze di due anni fa.
Prima del crollo del tetto, e dopo il crollo.
Prima che io mi allontanassi, e dopo.
Una nuova crepa nelle piastrelle del pavimento, corre dalla porta del salotto alla finestra verso la strada, quella che il capofamiglia non vuole mai tenere aperta di giorno, neanche gli scuri, perchè “essi” vedono dentro e rubano. Fisime, sono entrati tante volte a rubare lo stesso, e la strada è una provinciale in collina, a piedi non passa praticamente mai nessuno.
Prendo i guanti, le forbici, taglio le velleità dell’alloro  di diventare albero, no, te siepe devi restare. Le rose gialle, sono bellissime, taglio quelle sfiorite, sopra un formicaio, ed in un attimo i miei piedi pullulano  aggrediti.  Il caprifoglio corre per terra sul cemento.
Il rastrello, la scopa, il forcone.
Il sole, il vento, le nuvole, qualche goccia di pioggia, il sole.
Ora, davanti è ripulito, Luca ora potrebbe giocarci, davanti, subito fuori dalla porta, e sotto il gramo nido delle tortore,  tra il glicine e la rete
Dentro casa non ci so stare, il timore che mi incuteva ormai  è diventato grande.

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4 pensieri su “domenica

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