Rifiuti, quelli che si buttano.

Stamattina leggevo in Facebook considerazioni come Pizzarotti abbia vinto a Parma con il discorso di non costruire un inceneritore a Parma, e consideravo come questa cosa non sia una soluzione, perchè alla fine, una zona o l’altra, resta con il fiammifero più corto, e si trova l’impianto di smaltimento rifiuti in casa, e se protesta uno, han diritto a protestare anche gli altri, mica che son più brutti.
Piuttosto che niente, meglio riciclare. Meglio di tutto, sarebbe riciclare un volume minimo di rifiuti, perchè a zero rifiuti appare difficile arrivare,  un po’ ce ne saranno sempre.
Mi chiedevo, ma una volta come si faceva, come si raccoglievano i rifiuti negli anni ’60 a Milano? Mica mi ricordo bene.
Senza dubbio, i rifiuti una volta erano meno, ripenso alla cucina di quando ero piccola.
Il pane secco, veniva grattuggiato.
La carta oleata, quando restava pulita, veniva conservata e si riutilizzava per impanarci le cotolette.
In cucina uno straccio per pulire il piano di marmo, e il lavello, mica metri di scottex.
Lo scottex lo usi e lo getti, lo straccio lo lavi: certo, anche lavando, coi detersivi inquini. Forse, con il vecchio marsiglia, non si inquinava molto.
L’ortolano usava i sacchetti di carta marroncini, ed a volte la carta di giornale, e sono sopravvissuta agli anni di piombo. Il tonno si consumava raramente ed era servito in pezzi, ed anche i wurstel non andavano in fila di quattro. La carne veniva comprata per consumarla in giornata, o il giorno dopo.
Anche la farina veniva venduta a peso, e lo zucchero, e me la ricordo, la carta da zucchero color carta da zucchero. E l’ortolano vendeva cose di stagione, mica avevi fragole tutto l’anno, nei contenitorini di plastica.
I supermercati non esistevano ancora, almeno nella mia realtà primi anni ’60, e non ricordo allora i sacchetti di cellophane, ma solo Bramieri in tv che diceva, e mo’ moplen.
Il latte era in bottiglia, che restituivi al lattaio. Poi fu il latte in tetrapak.  Ma i vuoti a rendere delle acque minerali, e delle  coca cola, sono andati avanti sino al 1990 circa, li tenevo e li riportavo all’Unes, e ti davano lo scontrino da scontare con la spesa.
La rumenta, veniva buttata in uno sportellino nel muro delle scale di servizio, e finiva dritta in un bidone, questo si poteva fare sino all’avvento delle prime suddivisioni imposte ai fini del riciclo.
In campagna anche oggi  la mia vicina, brucia le carte nella stufa e gli avanzi di cucina li passa alle galline.
La vita frettolosa ed i supermercati, e la velocità nei trasporti, hanno cambiato questo piccolo mondo antico.
Io però non riesco a ricordarmi come all’epoca portassero via la pattumiera dalle case, e come la smaltissero, ero piccola, forse è un problema che non mi sono mai posta, la pattumiera cadeva giù dallo sportellino, e finiva così.  Mi ricordo lo spazzino, lo strascee, e l’arrotino.  Ora, tengo via degli stracci, ma mi accorgo che si usano pochissimo, e per le lenzuola rotte e cose così da buttare, mi hanno detto di un’organizzazione che le manda ai lebbrosi di non so dove.

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7 pensieri su “Rifiuti, quelli che si buttano.

  1. antonypoe

    praticamente sono rimasto quasi a quei tempi. consumo poco e quel poco è quasi tutto riciclabile e viene ritirato con la differenziata. ricordo che quando ero piccolo la spazzatura si portava direttamente col secchio in discarica (era uno dei miei compiti). ma ho sempre vissuto in paesi. ciao

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  2. lamberto perdonanza

    A me la differenziata non dispiace nemmeno, però il Pizzarotti mi pare un bagonghi: e se sbaglio, boh, non è che mi sposti molto, perché abito mica a Parma, io (ci sono stato svariate volte, sempre divertendomi e mangiando molto bene. Il vino mi piace già meno, però)

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    1. tiptop Autore articolo

      Ho visto una vignetta di Staino, che diceva “Parma? non è cambiato niente, è rimasto un sindaco eletto con i voti di PDL e Lega.” Lamberto, ho l’impressione che dove passavi tu, a Parma, non restasse più nulla da riciclare!

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  3. lamberto perdonanza

    Guarda, io è veramente un bel tot che non passo da Parma. Un’altra volta che mi ricordo fui a Bologna, per un convegno sul grandissimo Bruno Bettinelli. Che città morta mi parve, a me, Bologna, che ci andavo con una fidanzata comunista verso la fine degli 80s, sulla Montagnola, a comperare vestiti assurdi (lei), long playing d’opera da Bongiovanni (io).
    Ti leggo volentierissimo, sai

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    1. tiptop Autore articolo

      A Bologna andavo spesso, a casa dello zio Ulisse, anzi, vicino a Bologna, a Zola Predosa, e non è che me la ricordi tanto, ricordo di più Udine dove si era trasferita l’altra mia zia, nella maison. Però mi piacerebbe riandarci adesso, per vedere l’effetto che fa.
      Se davvero leggi volentierissimo, allora dovrò scrivere. In effetti ero venuta di qua da FB per questo, che a stare tanto su FB mi viene l’occhio fisso, magari a palla, e mi sento ingranchire il dito medio sul touch pad.

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