Alla fine, non ho visto To Rome with Love, ma Dark Shadows.

Questo tiro mancino non me l’aspettavavo: per vedere  il film di Allen al cinema Odeon, alle 19.30, obbligatorio il biglietto da € 20,00 comprensivo di aperitivo.  Chissà se per lo spettacolo delle 22 era prevista la spaghettata. In quell’odore nauseante di pop corn che impregna  certi multisala non ho certo voglia di fermarmi a mangiare alcunchè cosicchè ho ripiegato su Dark Shadows, film che, scorrendo quelli in programmazione a Milano, mi aveva colpito per i nomi presenti, Tim Burton regista, il suo immancabile Depp, la Bonham Carter, la Pfeiffer  e persino il vampiro storico Christopher Lee.  Avevo poi scorso velocemente qualche recensione, e sembrava un’opera stanca di Burton,  non volevo cedere al richiamo da cassetta. Tra l’altro, avevo letto che era tratto da una serie televisiva americana degli anni ’60.

Oltretutto, le faccende di vampiri, che adoravo da giovane, ora che sono più stressata mi causano tensione…. tensione che è caduta dopo i primi dieci  minuti di film, fortunatamente, quando quasi temevo mi avrebbe preso la nausea.
La vicenda: una ricca famiglia si trasferisce da Liverpool nel Maine, ed intorno alla loro attività ittica nasce un villaggio, sorge su un’altura uno spettralissimo Collins Manor. Il discendente per dissidi amorosi con una  strega  perde la sua innamorata, finisce vampiro, viene casualmente liberato dopo duecento anni, torna a casa… e poi non racconto altro della trama, perchè se no si toglie il bello del film.
Protagonista naturalmente è Johnny Depp, un vampiro nobile e attento ai sentimenti, ritornato a gironzolare nel mondo nel 1972, che apprezza Erich Segal e considera Alice Cooper la donna più brutta che abbia mai vista, mentre la Pfeiffer, felicemente invecchiata sullo stile già della Virna Lisi,  è quella con le palle,  nel film, l’unica che non beve, non vede fantasmi, non si trasforma,  e considera dal lato pratico il ritorno del parente vampiro.  Sua figlia Carolyn, adolescente inquieta, è in conflitto col cuginetto, che viene curato perchè vede il fantasma della madre.  Insipida la donna dei sogni vampireschi,  l’attrice Bella Heathcote, con un nome così  da Far West oggi non si fa carriera, a parer mio, ma sono ignorante e magari è già famosissima. Simpatica la Bonham Carter psichiatra sensuale e alcolizzata, e vitalissima la strega Eva Green. Fanno da contorno, se va bene  con gli arrosti il contorno ci può stare anche in un film,  Willy  servitore ubriaco, Roger, discendente dissipatore e disonesto che è forse un personaggio  un po’ superfluo, e lungo tutto il film si muove una vecchissima e minuta cameriera, lucida candelieri, pavimenti, aiuta a trasportare una bara, e quando canta Alice Cooper sta appoggiata alle casse acustiche a leggere un giornaletto. Christopher Lee, smessi i panni vampireschi, in questo film interpreta il suo cameo (le particine dei grandi bisogna chiamarle così, come le torte pronte) come capo dei capitani pescatori.
In conclusione, nonostante i miei timori, il film non è stato deludente: prevedibilmente comici i disagi del vampiro che ha saltato due secoli di sviluppo tecnologico e sociale e si ritrova ai tempi degli hyppies,  molti gli effetti speciali, ma non ridondanti e finalizzati alla vicenda. Molto curata  la fotografia, soprattutto nella prima parte più ricca di paesaggi spettacolari, di una luminosità particolare. E numerosi  richiami ad altri film, anche disneyani, uno scorcio della baia di Collinsport ricordava il cartone animato Pocahontas, il duello finale Maga Magò e Merlino nella Spada della Roccia, ma anche la guerra dei Roses, con i torcicolli de La morte ti fa bella e gli sputacchi verdi de L’Esorcista.  Che poi non so neanche se sono richiami voluti, o somiglianze inevitabili considerati gli argomenti.

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4 pensieri su “Alla fine, non ho visto To Rome with Love, ma Dark Shadows.

  1. ele

    sicuamente non andrò a vedere dark shadows, non mi piacciono gli effetti speciali ecchè ci posso fare ? ma ti posso assicurare che puoi perderti to rome with love molto tranquillamente. è un allen piuttosto deludente, tra effetti-roma da cartolina e indirette frecciatine alle incapacità italiane, la storia è flebile. da perdere insomma, o da guardare solo per l’esercizio critico da cinefilo/a.
    un’opera stanca.

    furbetti i multisala. no io non li frequento mai. per l’odore anche, che li connota tutti indelebilmente, anche in senso culturale.

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    1. tiptop Autore articolo

      All’Apollo di solito mi trovo bene, non pullula di popcorn ed in genere danno sempre il film che vorrei vedere. Qui Allen era già passato…te lo dirò, se è un film stanco…in genere cerco di nn perderli!

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    1. tiptop Autore articolo

      Benvenuto Fizz, immagino che tutti ti chiamino così, non ti offendi vero? Ma si non è il film che uno sceglie in tutta tranquillità tra mille, ma come ripiego non è andato male.

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