Overdose da moquette.

Tre giorni di Salone, o Fiera, del Libro, sono troppi. Non per l’oggetto libro, poverino, ma per il rumore, e le code per tutto,  e i prezzi del ristorante, che quando ho visto una macedonia rovesciata per terra vicino ad una cassa, sono trasalita… “poveretto…. ma pensa se gli fosse caduta la tagliata coi pomodorini…”
Non ho granchè da raccontare, che non abbia magari già detto nei post degli anni scorsi, perchè più o meno le cose sono quelle, cioè, non è che un libro lo puoi mettere in mostra in tanti modi diversi: con l’ebook può solo peggiorare.
L’impressione che il titolo Primavera Digitale nascondesse una sorta di timore nei  confronti dell’ebook, una specie di non capisco ma mi adeguo, un aggirarsi” sì ma il bisnes qui come si fa?”
L’impressione che gli stand fossero meno, più che un’impressione, credo sia la realtà. I NEI, tutti vicini vicini in uno stand come piselli nello stesso baccello, L17 era un allegro punto di ritrovo.
Ho imparato che è inutile appuntarsi gli eventi, all’appropinquarsi dell’ora, sempre che ti ricordi di guardare l’orologio, sei immancabilmente dalla parte opposta del Salone (o Fiera) e la traversata è ardua, incontri un tot di persone che non avevi ancora visto, e allora e saluti e di qui e di là, e ciao l’evento.
L’impressione che di libri ce ne fossero meno,  ma ci fosse anche meno fuffa: gli altri anni mi  guardavo intorno e mi sembrava che di roba se ne pubblicasse troppa, come potevano essere  certi  di avere un mercato sufficiente  per rientrare delle spese me lo chiedevo, mi chiedevo se se lo chiedeva anche l’editore, forse no, o forse sì ma era la forza della disperazione, non arrendersi.
Vado al Salone ed evito come la peste i grandi nomi,  portatori di calca: tanto quelli, li vedo volendo in TV, o sui giornali: benvengano però,  se portano gente in mezzo ai libri
Anche quest’anno l’apparizione: Saviano in mezzo alla scorta, minutino, in mezzo a uomini robusti vestiti scuri, tutti, e sale sulla macchina.   A me fa dispiacere, pensare che debba vivere così, povero ragazzo.
Giravano la trasmissione che sto vedendo ora, e leggiucchiando anche qua e là su FB mi chiedo perchè avercela con lui: se riesce con  Fazio a portare al gradimento di un folto pubblico questo tipo di trasmissione, fa solo del bene,  dobbiamo spurgare l’educazione televisiva del Berlusconismo, quella che ha ostracizzato la cultura dalla TV e si può dire dal quotidiano, ha ristretto le menti. In questa trasmissione ti parlano, ti raccontano, e tu devi ascoltare, mica guardare le figure. Cosa fanno di diverso quelli che lo criticano? Parlano, scrivono, cioè quello che fa lui. Saviano è diritto, incisivo: è capace di farsi ascoltare, mica è cosa da tutti.
Al Salone evito di comprare i libri che troverei  anche in una qualunque libreria sotto casa, perchè appesantire la valigia in treno? Però, è il momento di fare man bassa negli stand dei piccoli e medi editori, quelli che soffrono di mal di distribuzione… ne ho preso però uno solo, allo stand K09 Stampa Alternativa, ah, no, anche il librino di saggezze feline.
Ho assistito a un dibattito, c’era Cortellessa, la Carbone del Manifesto, Vincenzo Ostuni, Achille Mauri, ed è inervenuto Giulio Milani, insomma, un parto TQ, se ho ben capito, perchè io ascolto ma poi perdo il filo, insomma,  nasce una sorta di editoria “bio” sugli scaffali delle Coop. Libri certificati per contenuto, lavorazione, e per giusta retribuzione delle persone che vi hanno lavorato.  Una specie di razza ariana del libro, a me è suonata così.
Ma a me, quello che piace del Salone, o Fiera,  del Libro di Torino, è Torino. Secondo me a Torino le sedie di velluto, i cuscini di raso, le cornici d’oro, anzi doro, te le tirano dietro, ne hanno dappertutto.
La padrona del mio B&B ha messo i cuscini di raso anche sulla vasca,  e per di più io volevo la  stanza con la doccia, mica la vasca. Poi, c’era un cuscino anche vicino alla doccia.  E in largo Saluzzo suonano il contrabbasso sul gradino di una chiesa. Ed io un pezzettino alla volta, Torino me la vedrò, no?

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4 pensieri su “Overdose da moquette.

  1. marco schiappacasse

    Sì, può stupire quant’è piccoletto Roberto Saviano: e minuto, proprio, gracilino, che in mezzo alla scorta sembra Cappuccetto rosso o che. Poi, per carità, grande coraggio e, se anche a volte è noioso, il confronto con tutti i furbini e furboni che gli dànno addosso lo rende gigantesco.
    Bel post, torneremo a guardare qui

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  2. ele

    saviano è giusto un eroe dei nostri tempi, perchè si è condannato ad un’esistenza grama, infelice. ogni volta che lo guardo in tv, come ieri sera, mi domando ma come farà a vedere amici, amiche, e la fidanzata ce l’avrà? dovranno perquisirla ogni volta che si incontrano? dovrà vivere anche lei sotto scorta? in quale pericolo vive questo ragazzo !!!… non se siamo del tutto coscienti, noi.
    sono passata per leggere del salone del libro…grazie di aver raccontato, in questo tuo modo piacevole e leggero.
    giusto sostenere la piccola editoria, io nella mostra di roma vado per l’appunto con questo intento…
    sì torino è una gran bella città che merita anche più di una visita. ci tornerò prima o poi…

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