Angelini Manfredi Nahum Spiccio Vanghè, in ordine alfabetico, che se no non saprei come fare

Ordunque, quelle sere in cui mi capita di andare  VanGhè, se appena riesco mi piace portare qualcosa da mettere sul tavolo dell’aperitivo, e così il sabato pomeriggio 28 aprile ho preparato il mio cavallo di battaglia, una torta salata   seguendo la ricetta “apri il frigo e guarda cosa c’è” ed è toccato a spinaci, zola e brie.
E feci bene, perchè a me non piace molto il pesce, perchè quella sera, in cui andavo a sentir musica di  sicuro pregio,  che in Sanremout mica si parla di fole,  il cantautore ligure si sarebbe dato  alla cucina: indossato il grembiulone maitre Angelini si è ritirato dietro le quinte a preparare il sugo di muscoli,  ad affettar patate e aringhe, ed a e tritare prezzemolo, in quantità industriale. Dovevamo essere in venticinque, infatti, e si era ignari che il numero sarebbe più che raddoppiato, chè siamo italiani, e a nulla puote  scrivere nella locandina di  prenotare.
E poi l’acqua non bolliva mai, e come accade nelle cose compartecipate occorreva rintracciare chi avesse riempito il pentolone formato naja per sapere quanto sale ci avesse messo.
L’acqua non bolliva, e dopo anche la pasta era lunga a cuocere,  Marco Spiccio si è messo al piano e suonava in modo tale, e anche diceva cose che facevano un po’ ridere, ma anche sorridere,  che insomma l’acqua poteva anche non bollire mai, andava bene così:  però  non capisco la platea milanese, cioè, proprio milanese dura…  Con la facoltà di scegliere cantautori, di dove li poteva mai scegliere, la platea? di Milano, e tè giù una canzone di Jannacci. Ma io mi dico, questi musicisti son tutti liguri, son qua a Milano che di solito sono i milanesi che vanno in Liguria, e gli chiedi Jannacci? E Conte no, per dirne uno*? Ma è andata lo stesso, gli spartiti sul piano di Spiccio hanno la dimensione di una Bibbia.
Così mentre vai a sentir musica dai una mano ad apparecchiar la tavola, e cerchi di scattare qualche foto in giro, che un po’ ti senti anche rompiballe con la macchina fotografica  in mano, col teleobiettivino, che sembreresti una gran fotografa e invece  il libretto di istruzioni della Lumix Panasonic non sei mai stata in grado di decifrarlo, ti manca la laurea in fisica. Però quando volevi fare fotografie allo chef che rimestava pasta e sugo, che ci volevano muscoli anche nelle braccia e non solo nel sugo, da tanta era, e vedevi che occorrevano altri piatti e altri cucchiai, hai anche appoggiato la macchina e lavato i piatti e i cucchiai delle portate di patate e aringhe, e le mani avrebbero saputo di aringa per tutta la sera, che poi andandosene  in fine di serata, al saluto del maestro Angelini  con tanto di baciamano, ti sei scusata, “Ma so di pesce” , “anch’io!” ha risposto ridendo lui.  Beh, tanto è a me che il pesce non piace. Ma anche al ragazzo seduto a tavola davanti a me, non piaceva il pesce, e dopo aver assaggiato le patate prezzemolate con l’aringa, e la pasta con i muscoli, si è circonfuso di luce “mangerò pesce tutta la vita!”. Quindi al Van Ghè capitano anche miracoli, ma non mi stupisce più di tanto, in un posto dove si sta tanto bene.
Sono giusto riuscita a perdere l’inizio del concerto perhè ho dato un passaggio alla metropolitana verde ad un amico che veniva da fuori, poi vedrò  se mi sono presa anche un paio di multe lungo la strada del ritorno al Vanghè. Così ho potuto ascoltare un paio di canzoni ancora dell’Angelini, e non chiedetemi mai un titolo, non li saprò mai, non me li ricordo,  ed allo Spiccio pianista si  era aggiunto il Nahum chitarrista, che ho scoperto essere quel signore, già seduto piuttosto vicino a tavola, e che si metteva sempre tra me e lo Spiccio quando volevo fotografarlo dal mio posto, ma anche egregio compositore, come si è accertato in loco, con testo di Angelini.
All’Angelini è subentrato Max Manfredi, con chioma garibaldina per sua stessa ammissione, e la serata si è chiusa con Angelini, e insomma, si capisce che quei quattro lì sono amici e fanno le cose divertendosi, questa era l’atmosfera che si sentiva,  senza quel dualismo io sono l’artista e te sei il pubblico, buono lì.

*mi hanno giustamente segnalato che Conte è piemontese, ed infatti è nato ad Asti, non mi sono neanche mai sognata di controllare, perchè per me è genovese, come fosse una di quelle cose che nasci e le sai. Chiedo quindi venia. E pare che il nome sia stato proposto, ma mica ho sentito dal mio angolo!

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4 pensieri su “Angelini Manfredi Nahum Spiccio Vanghè, in ordine alfabetico, che se no non saprei come fare

  1. giovanni choukhadarian

    Ecco una scrittura che ha il ritmo e il tempo della musica ascoltata. In quanto all’atmosfera, è sempre precisamente quella: Angelini e Manfredi e il m.o Nahum e il dottore Spiccio e altri che quella sera lì non c’erano, te li metti insieme, e prima si mangia, poi si suona, poi si fanno le 2 cose insieme e si tira la notte come fosse antàni.
    Bellissimo post, veramente

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    1. tiptop Autore articolo

      forse non mi ha preso il commento, lo riscrivo. Dicevo che la cosa mi è stata fatta notare già in FB ed allora ho messo qui un asterisco al nome di Conte ed ho scritto una rettifica in fondo al post, evidentemente ti è sfuggita. Sono convinta da sempre, non so come, che Conte sia genovese, e non ho quindi controllato. E’ nato ad Asti; per quanto riguarda la proposta del nome non ho sentito, non ero davanti a Spiccio, ero dietro, al di qua della colonna, a me è arrivata la domanda sul cantautore, una risposta sul luogo del cantautore, Milano, e una decisione, Jannacci.

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