In orario di chiusura

Un’agenzia viaggi, dove vendano ancora i biglietti dei treni, con la prenotazione e tutto, non troppo lontana dall’ufficio, me l’ha indicata un collega, indigeno di questa fetta di Milano.
Mentre risalgo il corso in direzione centro città cercando  il numero civico, mi viene alla mente, dev’essere quell’agenzia dove avevamo prenotato  il viaggio a Malta di Marco, insieme ad altri compagni di classe, ecco perchè il nome non mi era nuovo.
La trovo, una saracinesca è abbassata, l’altra no, ma la  porta a vetri  non lascia intravedere luci all’interno, mi spaventa un po’, che possa aver fatto davvero troppo tardi,  è sempre difficile riuscire a uscire presto dal lavoro,  come temevo stanno chiudendo.
Provo a entrare, la porta si apre, c’è un uomo  seduto dietro un bancone azzurro semicircolare, ecco, sì  me la ricordavo molto azzurra, quell’agenzia.
L’aspetto a dire il vero è un po’ spoglio, ma risolvo da sola i miei dubbi: è uomo, le sue donne sono rimaste in ferie, è quasi tardi, sono giorni di semiponte, poca clientela, stava chiudendo
Chiedo i biglietti del treno fino a Conegliano,  lui mi precisa se  cambio a Mestre Sì sì certo, rispondo, però mi spaventa quel cartello lì “i biglietti ferroviari si pagano solo con carta di credito” e glielo dico, che io la carta di credito non la uso proprio, non la voglio, dissipatio,  spero di aver abbastanza soldi in contanti. L’uomo mi spiega che è una cosa a venire, che è in trattativa con Trenitalia per una nuova concessione: quella vecchia prevedeva una fidejussione bancaria di 30.000€, e allora la Banca rilasciava la fidejussione, ma voleva lo stesso importo in  controgaranzia, e lui adesso – ha detto adesso come a sottindere tempi migliori – non si può permettere quella cifra ferma lì. Insomma, col pagamento tramite carta di credito o bancomat Trenitalia sarebbe più malleabile nelle  pretese.  Non è che sia convintissima di questo discorso, non capisco perchè metta il cartello prima che sia operativo, e per quanto ne  so, il discorso può essere anche al contrario, che  con la diminuzione del lavoro la Banca ha ritirato la fidejussione, ed ora sta ritrattando con le ferrovie per riavere la concessione.
Al momento richiede i biglietti al telefono con una agenzia amica, quelli cartacei dei regionali sono da ritirare il giorno dopo, mentre l’agenzia amica manda le conferme degli altri allegati alle mail,li stampa e li consegna subito.
Entra un habituè, chiede spigliato un biglietto per Genova che parta da Rogoredo, e la faccenda mi rincuora un po’, che questo surrogato di biglietteria funzioni.
Entra anche un signore anziano, chiede un biglietto per lui e la sua signora, meta Udine, il giorno dopo, posti verso il corridoio, possibilmente a metà vagone. Questo signore, impietoso e forse anche più curioso di me, chiede perchè mezza agenzia è al buio dietro la serranda serrata, e l’agente viaggiatore dice perchè la saracinesca costa 800€ a ripararla, ed allora la tengo giù, tanto  lavoro solo io, una volta avevo otto dipendenti,  ma adesso….
Si sfoga un po’: colpa di internet e della crisi, sì, ma anche dei prezzi dei treni, non capiscono, che costringono la gente a noon muoversi più, chi può permettersi ormai 100, 200 euro per raggiungere la famiglia lontana una volta al mese, come faceva prima, son sempre di più quelli che non possono.
Intanto, parlava al cellulare con la collega dell’altra agenzia, mi chiedeva orari, i bambini possono non pagare, no no io pago, per mio nipote, un posto suo, almeno la tratta Milano Mestre, la più lunga, mica sta in braccio quella peste: un salasso, il biglietto per tre, effettivamente, ma io non me la sento di guidare tra Milano e Vittorio Veneto, sempre dritto dritto, così lontano, mi addormento per molto meno, ho già provato. Ho provato anche ad andare a comprare i biglietti alla Stazione Centrale, ma i tempi di attesa sono mortali.
Forse l’Agenzia Viaggi stava chiudendo, verso le 18 di oggi, e ho fatto intempo a prendere i biglietti del Frecciabianca. Speriamo di farcela a ritirare i regionali, giovedì.
E intanto, nonostante abbia dei  biglietti Milano – Mestre in mano, retoricamente, mi chiedo dove stiamo andando.

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5 pensieri su “In orario di chiusura

  1. alex321v

    Stiamo andando indietro. All’800. Quando oramai, senza poterci permettere la benzina (io ad esempio già non me la posso più permettere) e con i treni solo per ricchi, dovremo ricorrere alla carrozza ed i cavalli. Stiamo andando dove hai detto tu: alla negazione del diritto alla mobilità, che nell’800 ci stava pure, mica c’erano state le grandi ondate di emigrazione…

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    1. tiptop Autore articolo

      Contando che i cavalli mangiano, ci restano le biciclette, che facciamo andare con le nostre gambe, e Internet, che riduce la necessità di spostamento. A me hanno ritagliato (lavori di cesello) la retribuzione e aumentato i giorni lavorativi, mia figlia, madre, lavora tutto il giorno a € 800 mese (apprendistato) e mi sa che dovrò lasciare la casa al lago, la mia tana (vedi un paio di post indietro, Il Mercatino dell’Usato)

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