Il Mercatino dell’Usato.

Ricordavo che il Mercatino si trovava dopo i Vigili, lungo il torrente San Bernardino, così ho attraversato col paraocchi il mercato, sono risalita sino alla caserma verdolina, ho girato a destra seguendo le indicazioni e scendendo per una strada interna, subito prima  di entrare nel piazzalone del mercato, eccoti il Mercatino dell’Usato di Verbania, in franchising.
Insomma, posso portare i miei mobili, previa valutazione, me li tengono in vendita 60 giorni. Solo che i miei mobili non è che siano di valore, lo sono per me: le librerie Billy costano niente, ma sono le più comode che conosco, ed anche la poltroncina nera, saldo dell’Ikea è comodissima e ora introvabile, ed il letto Mondo Convenienza in ferro battuto laccato nero è semplicissimo ma c’ho sempre dormito come un ghiro.  Con  lo specchio antiquato in ottone di cui mi ero innamorata in un altro mercatino dell’usato a 15 euri, messi tutti insieme hanno contribuito ad arredare i quaranta metri quadri affittati a Verbania, vicino all’Imbarcadero, nel centro storico silenziosissimo. Zona turistica, il traffico, la  provinciale scorre più sopra, alla fine della mia via, dove si ritrova il mondo, farmacie, negozi, posta e quant’altro serve, mi hanno giusto chiuso il cinemino, duro colpo, perchè c’ero andata spesso, al Sociale.
La ragione mi dice tante cose: ti hanno ridotto lo stipendio, ci sono una valangata di spese straordinarie nel condominio di Milano, ci vai poco, tua madre sta peggiorando avrà bisogno più cure, col nipotino è meglio se vai in albergo al mare invece che da sola in una casa con le scale, e dove il nipotino si diverte di più,  e forse il mare fa meglio anche a te che nuoti e prendi il sole di più, e poi non ti piace guidare, la stazione di Verbania è scomodissima,  non  ci sarà più la signora Botto che ti alzerà il riscaldamento d’inverno, occorre cercare di risistemare la casa nell’oltrepò, che è di tuo marito e non in affitto  e serve farci le vacanze, liberi risorse economiche per andare a trovare le amiche chessò a Ferrara e Salerno, o al Libro a Roma, all’Immacolata.
E il cuore che non ci sente, fa i capricci, ti fa venire il magone mentre aspetti il battello a Intra per tornare a casa a Pallanza. Non lo so dire neanche bene il sentimento che mi prende, quando diretta al lago da Milano comincio a intravedere le montagne che lo sovrastano, e la gamma dei verdi, e poi appare l’azzurro, e poi i luoghi noti, i nomi dei cartelli indicatori, familiari da sempre. Cioè, forse lo so, temo che sia una fuga, un ritorno verso i ricordi felici, quando i problemi non sapevi che c’erano, e piangevi per una lucertola che perdeva la coda, ma non perchè ti senti schiacciata e violentata da cose più grandi di te,  che non puoi cambiare,  e non puoi farci niente, e ti inghiottono, le tue forze, i tuoi sogni.
Che sei tu la prima a dire, le cose vanno cambiate sin nel proprio piccolo,  e ti sforzi di essere corretta, equilibrata e tutto il resto, ma non serve, non servirà neanche farsi fare sempre la fattura dal dentista, o dal veterinario.  C’è sempre qualcuno che è più furbo degli altri, e le regole vengono infrante, e sei fregata te, che rinunci.
E insomma, io quando sono qua, lo so che il posto non è divertente, o forse, io, non ci faccio niente di speciale,  volendo si può far di tutto, però ho una sensazione di casa.
Non è che non abbia la sensazione di casa anche a Milano, ma la mia casa divelta non la riconosco più, è un ammasso conciato di roba, il mio concetto di casa non è lo stesso di chi vive con me, mi sembra di strisciarci, per casa, di aver perso la stazione eretta, e qui a Pallanza … è  Bello, e Semplice.  Se esco da casa c’è il lago che luccica, e gli svassi e le papere che mi fano ridere, ed i cigni invece mi fanno sempre  pensare, non so, partendo dalla loro natura di cigno, che il cigno lo pensi con la C maiuscola, Cigno.
E così sono andata oggi al Mercatino dell’Usato, e ho anche chiesto, gli ellepì usati li vendono a circa 5 euro cadauno. Ne ho una caterva, che non ascolto mai.

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2 pensieri su “Il Mercatino dell’Usato.

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