Magnifica presenza.

Una deliziosa storia di fantasmi, dove le illusioni sono i nostri fantasmi, e poi ci sono i fantasmi fantasmi.
Il protagonista Pietro, un giovane incerto su tutto ma tanto pignolo da restare ipnotizzato da un’etichetta che sporge dal golf di un altro aspirante attore in coda con lui, trova a Roma la casa dei suoi sogni e l’affitta nonostante il parere della cugina, che la trova piuttosto cadente.
Questo appartamento veniva regolarmente abbandonato dagli inquilini, che non pretendevano neanche la restituzione della caparra, e quando il giovane ci si trasferisce, si capisce anche il perchè… ci sono delle presenze, che si manifestano però solo a lui. Non li vedono nè la cugina, con la quale c’è un intenso legame, nè un travestito che, malmenato per strada,  lui soccorre senza pregiudizio alcuno. Almeno, il travestito ci crede,  che lui li veda, la cugina no.
Dopo i primi spaventi e le fughe, li affronta, e questi si presentano, nomi e cognomi… dopo  di che ci sono tutta una serie di situazioni, alcune comiche alcune meno, che come mia abitudine  non racconto per non rovinare del tutto la sorpresa, parte integrante della   visione di questo film.
Ozpetek al solito – mi permetto un “al solito” perchè è il terzo suo film che vedo, dopo Le fate ignoranti, e  Mine vaganti – non tralascia una carrellata sulla sessualità, nelle sue diverse manifestazioni, direi con l’intento, riuscito, di rendere  familiare e umano ciò che tanto spesso viene esecrato.
Secondo me, il tema del film è la comunicazione e la solitudine.
I cugini, il protagonista Pietro e la quasi co-protagonista, Maria, si vogliono bene, ma soprattutto Maria non comprende Pietro fino in fondo, anche perchè lei comunica col sesso, e Pietro è un gay, ancora troppo timido per esserlo pienamente.
Pietro  crede di avere un amore,  ma non è così: e dopo la delusione, si ritroverà in autobus con lo sguardo sognante, per la delicatezza delle parole di un fantasma…lontano dalla realtà, quindi, in cui vive.
Nessuno vede i suoi fantasmi, eppure questi per Pietro sono più presenti del resto del mondo, nel quale si muove solo.
Il film si snoda armonico, accompagnato dalla colonna sonora di Pasquale Catalano – bello anche il pezzo che ho rilevato nel finale, di Sezen Aksu, Gitmem Daha – essenzialmente ambientato nella vecchia casa (sarebbe piaciuta anche a me)  di Monteverde, a Roma (che praticamente non si vede) nella quale ho notato la mancanza. nell’arredo, di quell’elettromestico che non manca mai, la televisione, e mi son detta, gran furbata della sceneggiatura, con un apparecchio tv la storia non  sarebbe stata in piedi. Meno male, perchè la storia mi pare fantasiosissima, cosa ormai abbastanza rara.
Il protagonista, Elio Germano, appare scialbo, ma ci si fa una ragione, è richiesto dal suo ruolo, magnifica presenza suo malgrado, ma direi che ognuno degli attori  stava bene al suo posto. L’anziana attrice entrata in scena sul finire, aveva un che di familiare, ne osservavo le labbra.  Anna Proclemer, se non lo avessi letto nei titoli di coda, non l’avrei riconosciuta., la ricordo ben diversa.   Come devo essere invecchiata anch’io, allora.

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6 pensieri su “Magnifica presenza.

  1. giovanni choukhadarian

    D’accordo su tutto, direi. Naturalmente, a me sarebbe piaciuto che il tema del film fosse: mobili, vasellame e piatti, ma lì Ozp non ha osato. Peccà, perché il ragazzo ha i mezzi culturali e tecnici per farlo. Brava la blogger, come sempre, brava proprio

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    1. tiptop Autore articolo

      Il leit motiv, più che gli arredi, non potevano essere invece le acconciature,il significato semiologico del capello al di là di quello tricologico?
      Poi, ho dimenticato di scrivere un’impressione, come se questo Elio Germano ambisse ad essere un nuovo Troisi, ma non so se sia solo un’impressione mia temporanea, non ho a mente altre interprestazioni sue e quindi non posso affermarlo.

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  2. giovanni choukhadarian

    Non so, a Troisi non avevo pensato. Avevo pensato a vedere una II volta il film, che è stato su 2 settimane. Non l’ho fatto, ora l’hanno smontato.
    Direi che Ozp avrebbe potuto dedicare ben altra attenzione ad Andreotti, magnifica pasticceria romana in cui gira ben sì alcune scene, ma però se ne volevano tante di più, ecco.

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    1. tiptop Autore articolo

      Però… era curato il particolare della confezione in cui si leggeva il nome, ed il mazzolino di fiori suo, e in mano anche a un’altra coppia… chi vuole bene va da Andreotti, insomma!

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