La sala da pranzo.

La sala dove si mangiava la prima colazione non  sembrava sempre grande uguale, cresceva durante il giorno, raggiungeva il suo massimo all’ora di cena, dopo di che si riaggomitolava aspettando il mattino.
Il tavolo del mattino era quadrato, con la tovaglia, il Nescafè e lo zucchero in zollette. Per il the ci voleva il colino, le bustine credo dovessero ancora essere inventate. I biscotti erano nella scatola, e le fette biscottate erano rotonde e disgraziatissime, pronte a sgretolarsi come una colonna cariata, spalmarci sopra un po’ di burro e marmellata ti dava la stessa suspence di una partita a shangai, quando vuoi prendere il nero senza muovere.
Sul tavolo per me erano sempre pronti i fermenti lattici Fides, una deliziosa medicina in fialetta da consumare con acqua e zucchero: poi mi restava il tappino di gomma con cui giocherellare, e qualche fialetta la tenevo perchè facesse da bottiglia per le bambole. Non che avessi un grande spirito materno, alle bambole cucinavo piatti di riso con i petali delle margherite, tutt’al più spazzolavo e tagliavo i loro capelli, e dopo, non le spazzolavo più.
Insomma, al tavolo per la colazione si arrivava alla spicciolata; una mattina lo zio Fulvio, seduto di sbieco col Corriere tra le mani, mi disse “E’ morta Marilyn Monroe” e la cosa  colpì anche me, che si muoia giovani e bellissime. Così avevo anche un po’ letto una rivista, poco tempo dopo, dove dicevano che Marilyn Monroe fosse un’amante, e mi pareva una cosa un po’ spaventevole.  Non era facile essere attrici in America, all’altra bionda, la Mansfield, un leone aveva azzannato il figlio, Zoltan, me lo ricordo, il nome stesso da leone.
L’ultimo a svegliarsi era il Luca, mio cugino,  la tavola doveva essere preparata per il pranzo e lui non aveva fatto ancora colazione, così dalla terrazza sotto la sua finestra, per non fare le scale,  lo si chiamava ripetutamente, fino a quando rispondeva malevolo e impastato di sonno.
Per il pranzo il tavolo si allungava, e per la cena era ancora più lungo, credo non fossimo mai meno di una decina,  e spesso molti di più. La Francesca cucinava e raramente si faceva vedere, mentre era la Piera a servire a tavola, facendo non so quante volte su e giù le scale  per la cucina. Ricordo riso e latte, mondeghili, patate al latte…. ognuno aveva la sua busta per il tovagliolo, e un’altra per il cambio, con il nome ricamato dalla zia Bruna, un lavoro evidentemente terminato prima che io nascessi, perchè quelle col mio nome non c’erano e  potevo scegliere tra le buste generiche, per gli ospiti, con ricamati pulcini,  coniglietti ed  elefantini.
Che sia da lì, dall’essere senza la busta portatovagliolo col nome ricamato,  che abbia cominciato a prendere forma la mia natura di cane sciolto?  Però ho via io le buste delle mie sorelle, Orietta e Marisa, a loro non importavano, e adesso che non ci sono più nè loro, nè la casa, mai le butterei via, stanno lì, in un cassetto, ma sono lì.

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6 pensieri su “La sala da pranzo.

  1. giovanni choukhadarian

    Era un po’ così anche a casa nostra. Però mi ricordo bene non già la morte di Monroe, sì quella di Mao Ze Dong, che al tempo si chiamava Mao Tse Tung, e anche poi quella di Giovanni Paolo I, cioè il già patriarca di Venezia Albino Luciani.
    A me, peraltro, il caffellatte mi dava un fastidio bestia.

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    1. tiptop Autore articolo

      La morte del papa me la ricordo anche io, era di colore verde, la poltrona dove ero seduta, il bosco che si vedeva dalla vetrata del salotto a gignese. Verde sbigottimento.

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  2. contadinaumbra

    Quello che mi emoziona quando ti leggo è che tu descrivi molto bene cose materiali, se così si può dire, ma aggiungi sempre qualcosa che fa intuire il tuo mondo interiore e le relative problematiche “….le buste delle sorelle che non ci sono più, il verde sbigottimento”.
    Quanto ci sarebbe da dire?
    Io mi chiedo sempre cosa ci sia dietro e dentro alle persone. Forse una predisposizione nei confronti dell’altro, sicuramente una deformazione professionale in quanto avendo lavorato con i bambini , di fronte a certi comportamenti, dovevo intuire, capire per comportarmi nella maniera giusta, almeno cercare. E qualche volta lo dovevo fare anche con i genitori.

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  3. ele

    ..che bella la cura che si immagina, di questi portatovaglioli con il nome, e anche per gli ospiti con qualcosa ricamato su…e le lunghe ore di pazienza e di affetto che le donne, anche di servizio, hanno sempre non lesinato, agli uomini alle donne ed ai bambini.. una specie di piccolo mondo antico che non esiste più. perchè comprare un portatovaglioli ricamato non è, assolutamente non è più, come farne con le proprie mani.

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