Quante sorprese! una dopo l’altra!

Aprì il pc e poi la posta, e trovò un questionario sul benessere in Azienda.
Qualche giorno dopo trovò una newsletter con ricetta culinaria e intervista al collega del mese: pensò che a quel questionario dovevano aver risposto in modo  ben strano.
Poi ci fu l’invito al rinfresco natalizio, firmato con i nomi propri dell’AD e del DG, che l’aspettano, e sulle prime pensò che fossero i componenti di un complessino chiamato a ravvivare la festa, ma quando realizzò chi fossero, prevalse il suo animalesco senso di diffidenza, appariva sospetto  l’utilizzo di queste nozioni elementari di comunicazione.
Un paio di settimane dopo traslocarono gli uffici, ed il benvenuto della dirigenza nei nuovo locali consistette nell’offerta di una prima colazione, succhi di frutta e brioches e caffè, e il discorsetto.
Qualche giorno dopo, l’ennesimo rinnovo delle assegnazioni delle pratiche, quasi settecento.
Pochi giorni dopo, serpeggiava la notizia della disdetta all’associazione di categoria.
Pochissimi giorni dopo, la conferma della notizia, con l’annuncio ufficiale della disdetta anche  degli accordi che garantivano il mantenimento del contratto in essere quando era stato ceduto il rapporto di lavoro.
Il sistema premiante dei bonus non si tocca, dice l’azienda: certo, prima, per tagliare i costi,  stracciamo i contratti e gli accordi aziendali, togliamo la polizza sanitaria, riduciamo tutto ai minimi, così per il resto della vita avrete anche meno di pensione, ma il bonus lo lasciamo, non siete contenti? No.
L’assemblea ha consegnato ai sindacati il mandato di essere, per una volta, tutti uniti, e di non trattare, salvo dopo la revoca delle disdette.
Una dirigente ha apprezzato la professionalità dei dipendenti acquisiti ex accordo di cessione, però inutile ai fini aziendali e considerava quanto, con le loro pretese di rispetto dei contratti, fossero una  zavorra che rischiava di affossare l’azienda.
Ora, pare che intervengano le segreterie nazionali, e i dipendenti temono che al di sopra delle loro teste vengano firmate cose che non si volevano, tale quale fu  il modo con cui venne ceduto il loro rapporto di lavoro
Nella ridda di voci e di ansie, rabbie e di malesseri che si spargono a macchia d’olio, due sole certezze:
-una, che i sindacalisti,  a stare uniti, non ce la fanno proprio, forse si sono ritrovati in una situazione più grande di loro,
-la seconda, la gara aziendale appena istituita, i dipendenti più veloci nel  raggiungere l’obiettivo fissato,  vinceranno un week end a Parigi per due, un i-phone, una cena per due in un ristorante a scelta della propria città: quello che più si desiderava e sperava, in questo frangente.
Sembra un incubo, e lo è.
Tra le sigle sindacali ci sono desaparecidos, allarmisti, chi fa la gara  a chi ha il parere dell’avvocato più di grido, o chi aumenta il numero degli iscritti.
Il personale si riunisce a crocchi, chi tiene segreti di Pulcinella, chi cerca notizie, chi si sente Che Guevara, e alla prova dei fatti si trasformerà in Don Abbondio: sembrano tutti collaborare, ma ognuno cerca la propria sicurezza, non è una colpa, da secoli il mondo va così.
Su tutto una domanda: che senso ha, o potrebbe avere, la firma di accordi con una direzione che ha dato così palese prova di stracciarli all’occorrenza, fregandosene di legalità e diritti?

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7 pensieri su “Quante sorprese! una dopo l’altra!

  1. giovanni choukhadarian

    Nemmeno la fantasia apocalittica di un Paolo Volponi era arrivata a tanto.
    Brava la blogger-scrittrice, veh.

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  2. nonnacarina

    Niente sono decisamente in fase di rimbambimento veloce. Avevo scritto che anch’io c’ero passata, però dieci anni fa erano tempi migliori. Ad esempio ho scoperto di essere stata “ceduta” come una vacca da latte una mattina non riuscendo ad entrare nel mioPC- il locale ufficio del personale mi passò un numero di Roma che finalemte mi diede la notizia. E il tutto “ex abrupto!
    Per fortuna la ristrutturazione venne gestita da Matteo Arpe, prima del ritornoi del vecchio A.D. e i sindacati (una volta tanto uniti) riuscirono a farsi approvare uno scivolo (per quelli come me che avevano riscattato il periodo di laurea) fianziato in parte dall’azienda in parte da un comtratto di solidarietà tra colleghi (anch’io negli anni precedenti avevo contribuito all’esodo di altri)-
    Però per quasi 4 anni, tanto me ne mancavano per età alla famosa finestra. siamo stati sospesi ad un filo che poteva spezzarsi lasciandoci senza paracadute-
    Speriamo trovino anche per boi qualcosa di simile

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    1. tiptop Autore articolo

      Coni nuovo regime pensionistico ora di anni me ne mancano troppi per pensare a scivoli:
      I miei 42 anni di lavoro si compiono nel 2018…. se dovessi restare senza lavoro, i 67 anni di età li compio nel 2022. Io stavo aspettando che arrivasse il 2016 e pensavo di farcela.. ora è una certezza che non ho più.

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