Ricchi e Poveri

Stasera su La Sette, Luca Telese secondo me mal poneva una domanda, cioè se il conoscere i redditi dichiarati dai facenti parte del Governo non desse un’impressione di poca credibilità alla sobrietà  dai medesimi predicata. Nicola Porro affermava invece  che prendersela con i ricchi non fa  diventare meno  poveri i poveri.  Almeno, mi è sembrato che dicessero questo,  ascoltare la tv non è sempre facile nella cucina di casa mia, all’ora di cena.
Argomenti inesauribili direi.
Forse unica in Italia, non mi sono interessata alle dichiarazioni dei redditi di questo Governo. Quando una collega si era risentita per il reddito di Passera, le avevo detto “vediamo anche il lato positivo: lo dichiara, non sappiamo se sia tutto, ma su questo paga le tasse. Ai tempi delle elementari, io pagavo la piena refezione di mia figlia mentre un gioeilliere del centro pagava il minimo”. Son cose che innervosiscono.
Non vedo il nesso, nell’osservazione di Telese, tra ricchezza personale e sobrietà. Possono essere ricchi  e non sobri quanto vogliono, basta che non ricoprano cariche pubbliche: in quella veste, la sobrietà la pretendo, con i soldi nostri, ed anche per l’immagine che tramite loro dà di sè l’Italia. E in ogni caso, non è che se uno è ricco te lo deve sbattere in faccia ogni momento, come faceva il precedente Premier, compro casa a Lampedusa, le donne debbono sposare Piersilvio per risolvere i problemi di mantenimento, ed altre cosucce che ormai spero faccian parte della storia, perchè dovessero far parte delle barzellette, a me non veniva da ridere. Più corretta la seconda osservazione di Telese:  se hanno un reddito elevato, altrettanto elevata è  la possibilità che siano  interessati in imprese e progetti che possano implicare, nell’attività di governo, un  conflitto di interessi, e su questo occorre vigilare.
Ma essere ricchi non è un delitto, e l’obiettivo non dev’essere impoverire i ricchi, ma far arricchire i poveri: riguardo all’affermazione di Porro, che sembrerebbe intendere questo, vorrei precisare che i ricchi sono in ogni caso chiamati a contribuire al benessere comune in maniera proporzionata al loro reddito. E’ evidente per chiunque che togliere, chessò, il 10 % a uno che guadagna 1000 € al mese e ci deve vivere, è diverso che toglierlo a uno che ne guadagna 10.000 €, no? quest’ultimo continua a vivere più che decorosamente, mentre il primo annaspa.
So che spesso si considera di default che uno è ricco perchè ha defraudato qualcun altro: se si è in due con un pollo arrosto, e a uno restano solo le ali rinsecchite, è palese che il resto del pollo sia nelle mani dell’altro. Ma non è detto che si sia trattato di furto: Esaù vendette la primogenitura per un piatto di lenticchie. Credo che possano esistere persone ricche ed oneste, che si sono arricchite per capacità proprie o sgobbando, e non necessariamente alle spalle di qualcuno. Credo sia importante che ad ognuno venga data la possibilità di migliorare la propria vita, questo sì.

Non so come sia andata avanti la trasmissione, ho intravisto una  Fendi, Venditti e Pierluigi Battista, ma non potevo più seguire, mi limito quindi a quello che ho sentito nell’introduzione del programma, e considero come occorra non limitarsi al bel suono della frase, che uno dice Eh si già sono ricchi ma allora cosa dicono di essere sobri, ma anche pensare a cosa significa: le parole sono  uno strumento  e c’è chi le usa con abilità.
Il prete ti chiedeva: Vuoi tu prendere in moglie la qui allegata signorina? Ecco, le domande non sono sempre così dirette… le parole si insinuano, e insinuano.

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14 pensieri su “Ricchi e Poveri

  1. margherita

    Non sei l’unica, siamo almeno in due! Io ho il mio , loro il loro.
    Concordo con te nel pretendere che la sobrietà sia la linea guida per chi deve amministrare i soldi pubblici, con i propri possono fare come vogliono (purchè paghino le tasse, ovviamente ^_^)

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  2. giovanni choukhadarian

    Esigere sobrietà è forse troppo. Quel che un uomo pubblico ha il dovere di fornire, sempre e comunque, mi pare si possa chiamare serietà, ovvero decoro, ovvero dignità.
    Molto ben scritto il post, come al solito, ma perché a me non mi passa più la tosse, mondo ladro? Domani mica posso andare dalla Ronchey in queste condizioni qui.

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    1. tiptop Autore articolo

      Il desiderio di sobrietà, credo sia la naturale reazione all’ostentazione ed agli eccessi Governo precedente; un uomo pubblico, con doveri di rappresentanza, dev’essere sì una persona seria, e non si intende una persona che non sa ridere, insomma, e dev’essere consapevole che governa a giovamento di tutti,di chi l’ha votato e di chi era contro.
      Per la tosse, penso… chi la scrive l’aspetti, la parte ora tocca a lui “…Teatro del Casino di Sanremo, davanti a 150 paganti circa, un buon terzo dei quali affetto da tosse subacuta, acuta, cronica e con sputo….”

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      1. giovanni choukhadarian

        Debbo svelarti, lettrice iperacuta, che con la sola forza della volontà, e a dispetto di tutto il tempo trascorso fuor di casa, la tosse de quo antea va svanendo. Domani pomeriggio si sarà dunque nell’abituale posto riservato, in prima fila, onde rivolgere domande pertinenti e impertinenti alla prof.ssa S. Ronchey, vero vero

  3. ele

    Scusa ma mi sembra evidente che i ricchi, e anche tanta gente benestante, di cui i leghisti si fanno portavoce, semplicemente non intendono pagare le tasse per la loro ricchezza, che si sono costruita con tante fatiche, anche per la parte di italiani che sono stati meno fortunati. Semplicemente vogliono abolire lo stato sociale, secondo loro responsabile delle tasse sempre più alte. E’ un ragionamento molto semplicistico, ma penso che abbia attecchito molto in diversi strati sociali…io la ascolto la gente parlare, tanta gente stupida o semplicemente egoista o con scarso senso sociale e civico…ed è per questi motivi che sono andati dietro alla lega…

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  4. giovanni choukhadarian

    Sai che non ci sono regole? Credo, eh. Se faccio il relatore, tendo a guardare dietro la prima fila, perché càpita che le persone interessanti si nascondano (Irene si metteva fisa in penultima fila a sinistra, sostenendo che è l’ultimo posto a essere visto). Se ascolto, mi metto in prima fila affin che gli eventuali fotografi di sala mi fotografino.

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    1. tiptop Autore articolo

      Devo studiare bene dove posizionarmi alla Libreria del Mondo Offeso, il prossimo primo marzo. Ci son quattro sedie, in fila per due, col resto di quattro. E poi non ho scarpe nuove per la prima fila e non mi piace farmi fotografare.

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  5. giovanni choukhadarian

    Non credo sia un gran problema. Se Sandro Pallavicini è un curatore strenuo di dettagli, e Alberto Rollo, principe degli editor, dettaglia per lavoro, Giorgio Fontana è troppo giovane e troppo di sinistra per curarsene. Secondo me, vai giù tranquilla e fai la tua ottima figura, come sempre

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  6. keypaxx

    Io ho scarpe usurate dal tempo e dalla strada. Non credo però che le cambierò a breve. Certo è che restare in prima fila non me lo pongo come un problema; che si vedano pure. Quello posso permettermi e ne vado fiero.
    Un sorriso per una serena serata.
    ^___^

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    1. tiptop Autore articolo

      Ahahah ma è un gioco! Se ci fai caso, nelle fotografie delle prime file spesso capitano scarpe bene in vista!
      Ed io che non devo intervistar nessuno e detesto esser fotografata, non impressiono la pellicola, o l’impressiono troppo, tendo ad occultarmi. Cosa difficile in piccoli ambienti tipo la Libreria del Mondo Offeso…ma sopravviverò, domani.

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