Piccole macchine crescono.

Appena  compiuti diciotto anni, mi sono iscritta al corso di Scuola Guida, non mi sono posta il problema se mi piacesse o no guidare, lo ritenevo obbligatorio, si cresce, e si prende la patente: alle mie compagne di scuola era sembrato che avessi compiuto chissà quale atto eroico, aver seguito il corso mentre ci si doveva preparare per la maturità.
Diciotto anni, patente, maturità. Questo eroismo sarebbe stato surclassato trentacinque anni dopo da mia figlia: diciotto anni, patente, maturità, e una settimana dopo nasceva Luca.
Papà per la mia maturità (1973) mi regalò  una Fiat 126 blu: le foto delle 126 blu si trovano anche in siti dedicati alle auto d’epoca, e questo non fa bene al mio io.
Sarà che il blu smagrisce,  nella 126 mi sentivo  piccolissima, e dopo aver guidato in autostrada, andata e ritorno Milano Chiavari, tra i camion e le macchinone cattive che mi facevano i fari, morta di paura, l’ho venduta alla mamma di una mia amica cui sarebbe servita per muoversi in  Milano.
Così, col ricavato e la differenza finanziata da papà, cui avrei reso la somma col mio lavoro serale di baby sitter (come diurna non avrei mai retto) passai ad una fantasmagorica Fiat 127 amaranto, così bella che ne ho trovato solo una foto, con questa  tipa che ci sta per svenire sopra, da tanto è bella. Devo dire che a parte il colore – non a caso era in consegna immediata – è stata una felice convivenza per una decina d’anni.  Attraversai l’Italia  per amore una volta in orizzontale, guidando fino a Venezia, ed una in verticale,  sin sulla Sila, per masochismo, visto che poi mi sposai, non con  quello dell’orizzontale.
Se non ricordo male, a decretare il trapasso (notarile) della 127  fu l ‘arrivo di figliolanza nel 1983 e la necessità di introdurre baby pullman e seggiolini sui sedili posteriori attraverso una portiera.  La Citroen Visa,  rossa, mi stufò in breve tempo,  aveva le frecce a quanto pare imprendibili, andavano quando pareva a loro,  funzionavano in modo perfetto quando avvertivano un elettrauto in avvicinamento, in autostrada ed ai semafori invece no.   Quando  ha cominciato a pioverci dentro, tempo una decina d’anni, nel 1994, ho deciso di provare l’americana Ford Fiesta, color grigio antracite metallizzato. Fu la macchina per la scuola guida di mio figlio, e manifestà il suo debole nei finestrini elettrici. Andavano sempre  giù, ma a volte non tornavano più su, ricordo un  agosto, venivo a Milano dalla campagna, e avevo dovuto posteggiare sul marciapiedi attaccata a un muro, lato finestrino giù, perchè nessuno potesse aprire la portiera. 
Poichè il figliuolo manifestava istinti da piccione viaggiatore, decisi di comprare una macchina più sicura, così nel 2004 arrivò la Skoda Fabia Wagon, cui toccarono in sorte gli esercizi di guida della figliuola ;  grazie all’utilizzo comunitario familiare, la  MIA macchina ha anche il merito di essere tra le  più multate di Milano, mi pare sia stata  multata anche a Firenze.  Così, quando  il figliuolo passò le vacanze  in Spagna con degli amici, prese la Fabia e mi lasciò in uso la macchina di uno di loro, ed io scoprii il mio vero unico amore a quattro ruote, la Panda Verde.
Una macchina con 4 ruote, una carrozzeria, i finestrini manuali,  il riscaldamento che fa “freddo, medio, caldo”, i comandi delle luci e dei tergicristalli come dio comanda. Cioè, l’essenziale  che serve per guidare senza complicazioni, perchè io nella Fabia ancora mi perdo, dopo otto anni non so ancora tutte le gradazioni di caldo, mi annodo nelle velocità dei tergicristalli, ogni tanto suona qualche spia, e saranno anche spie, ma tengono il segreto.
Forse ne sono entusiasta perchè l’ho usata solo per un mese… come gli amori estivi, che ti lasciano un bel ricordo.
In ogni caso, di solito non guido volentieri.

Annunci

15 pensieri su “Piccole macchine crescono.

  1. giovanni choukhadarian

    Molto divertente, sì, e molto preciso: come sempre, si direbbe.
    A me, da bambino, le macchine mi piacevano un bòtto. Quando mi s’iscrisse a scuola guida, pensavo che avrei preso la patente in un men che non si dica. Non andò così etc.

    Rispondi
      1. giovanni choukhadarian

        Si può infatti dire anche: maissimo, e io lo dico, non foss’altro in memoria di quella volta che, tornando forse da Rivoli (To) e fermatici a un autogrill, con la Silvana già al volante, faccio per entrare nel Quattroporte e una sciùra mi fa: uèla, bèlla macchina, s’è l’è? Eh, rispondo io con aria fra stupito e stizzito, è un Quattroporte, ed entro. Per un tempo lunghissimo durato circa 10″, sono stato il padrone di un 4200 di cilindrata da 120mila talleri chiavi in mano.

      2. tiptop Autore articolo

        Mai dire maissimo suona abbastanza bene, potrebbero intitolarci ancora qualcosa.
        Certo che una Quattroporte… dev’essere una seccatura andare in giro sempre con tutte quelle chiavi! (non sono mai salita su una macchina così…non me l’immagino neanche!)

  2. contadinaumbra

    La patente la presi appena diciottenne, la prima macchina l’acquistai usata appena ebbi la nomina come insegnante a tempo indeterminato. Feci il mio primo prestito bancario e pagai una magnifica 500L giallo oro. Avevo 21 anni.

    Rispondi
    1. tiptop Autore articolo

      Ai miei figli non ho potuto regalarla come ha fatto mio padre con la prima 126… ho detto loro che potevano usare la mia (quando non la usavo io, il che accade di rado) pagavo io la benzina, ma non le multe!

      Rispondi
  3. contadinaumbra

    Mio figlio si è comprato la Punto con i soldi del dottorato.
    Mia figlia si è inpossessata della mia auto da quando non lavoro più e anche se ha un lavoro precario, si approfitta comunque e mi ha lasciato praticamente a piedi. La guerra è in atto….:-)

    Rispondi
  4. patrizia

    noi avevamo la 126 della suocera, da morosi, appena sposati la 127, poi la dyane 6 e poi la visa, io presi la patente a 18 anni, guidai pochissimo e alal fine non mi ricordai nemmeno più di rinnovare la patente, non sono in grado di guidare, son nervosa, mi agito e non ho il senso delle distanze

    Rispondi
  5. margherita

    Delizioso questo post, mi ha fatto ricordare che guido da quasi 40 anni! Ho cominciato con una 500 ma la mia era “station wagon” (una volta si diceva giardinetta), ora comunque cerco sempre di far guidare gli altri ^_^

    Rispondi
  6. nonnacarina

    io con le auto proprio non mi prendo, quando la usavo ero una vera e propria mina vagante, tanto che il carrozziere sorrideva beato al solo vedermi, E quando facevo le suppenze alle medie i ragazzini mi chiedevano: professoressa ma quando non trovi un muretto come fai a parcheggiare?
    Ho giubilato la 128 blu del mio primo fidanzato fresca di concessonaria, con la Diane di mio fratello ho preso – a marcia indietro – l’unico palo della luce presente sul piazzale della stazione. Tre anni a causa delle precarie condizioni di salute di mio marito olevo riprovarci ma gli istruttori di scuola mi hanno detto che… non era il caso.

    Rispondi
  7. syn

    Le macchine di un tempo avevano ciascuna la propria personalità. Una Panda, per dire, era diversa da un’altra Panda. Ora sono tutte uguali, spesso anche se di marchi diversi.
    Bel post, e bello l’apparato iconografico.

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...