Ci sono libri generosi.

Vicolo del Precipizio, di Remo Bassini, Ed. Perdisa pop

Ho fortunosamente finito di leggere oggi il libro, tra mille brandelli di tempo, e pensavo no, un libro non si può leggere così, ma non volevo ricominciarlo daccapo, subito: ho preferito  arrivare alla fine, avere l’imprinting della prima lettura, la seconda ti porta a ragionare di più, non solo a cercare le cose che avevi perso, e sono sicura che di cosine piccole, di  pennellatine, me ne sono sicuramente sfuggite, e anche di quelle parole semplici, buttate lì, che ci ritorni sopra, e ti aprono, o riaprono, un mondo, quello dei ricordi.
Vicolo del Precipizio è indiscutibilmente un libro di Remo Bassini, fitto di sigari toscani, le cui volute di fumo sprigionano – o celano – luoghi e volti, le donne.
La Mimma solida come come una strada maestra, l’amletico duello tra Magda e Cristina, Alice condannata a diventare ricordo ancor prima di essere stata, Lucetta seduta alla scrivania.
“Le cose, per farsele piacere, bisogna lasciarle”, il piacere vissuto  come presente fuggitivo,  ma imperituro nella nostalgia, il desiderio incompiuto perchè possa continuare ad essere sognato, i ricordi, insieme ai mezzi sigari ed alle sigarette sono un segno distintivo della sua narrativa. Poi, Remo Bassini ha un suo modo di raccontare le cose che amo moltissimo,   senza urlare,  da giornalista che osserva i fatti, consapevole che la vita è fatta di momenti belli,  e di ingiustizie, debolezze.  vigliaccherie e tradimenti:  lo sguardo del protagonista  è prima di tutto umano, che si rivolga alla vita cortonese  o  all’editoria, ma quando lo  rivolge  verso sè stesso, diventa  impietoso e tormentato.
Leggendo delle storie di Cortona, non sapevo più se stavo a un tavolo di trattoria a contarcela su o nel Decamerone, il Lucarone e la Nina li ho inventati, dice lo scrittore Tiziano, e il bar della Caterina, penso al “Quaderno delle voci rubate” letto ormai un po’ di anni fa, e mi sembra di sentirne l’eco.
Su due frasi in particolare mi sono soffermata a pensare, una nelle prime pagine del libro: Il padre di Tiziano, il protagonista,  dice “A un certo punto della vita, voltandoti indietro, vedi che restano solo i ricordi” non ho potuto non pensare alla mia anzianissima madre, la vita diventa una faccenda dolorosa quando i ricordi li vedi invece  sempre davanti, senza bisogno di girarti,   perchè  ti mancano le energie oltre alla mera sopravvivenza,  e quelli che ti sono cari se ne stanno andando prima di te,  e l’attesa un po’ mette paura, un po’ sembra ingiusta e interminabile.
Ed ancora, il protagonista si incontra con Magda,  e questo incontro non sortisce nel modo in cui il protagonista, ed anche il lettore, un pochino si aspettavano…
“Non è stata una gran cena: avevamo ricordi diversi, Magda ed io” sintetizza benissimo il silenzio e l’incomprensione, lo scorrere parallelo di strade nate da una diramazione.  Capitò a Milano,  per lavoro,  coi capelli ingrigiti,   quello che era stato sempre il mio grande amore romano,  e fu una sensazione particolare durante la cena con lui,  le parole e i cenni avevano già un loro significato, ritrovato, mentre quando conosci qualcuno di nuovo c’è tutta una specie di  esplorazione semantica. Allora parli e parli,  e scherzando si arriva al discorso di cosa non era andato,  e scopri dopo trent’anni che la tua vitalità gli faceva paura, temeva di non stare al passo, e comunque va bene così, si stava bene a cena, a parlare, e sembra che il tempo non sia passato,  e mentre ti racconta di sè, pensi che aveva ragione lui, perchè forse ti saresti annoiata di una vita troppo ordinata e perfetta,  e insomma, quello che ti resta, dopo l’incontro, è che non lo sogni più. E da allora penso che certe cose del passato debbano stare nel passato, perchè il presente non è la loro cornice giusta… e anche la  villa di Baveno del nonno, tutta ristrutturata dagli attuali proprietari, non sono proprio  curiosa di vedere come è adesso, sono terribilmente gelosa dei miei ricordi di quella casa, non voglio che mi vadano via.

E così, mi sono accorta che della trama non ho detto nulla,  pazienza… ci sono libri per i quali è fondamentale, la storia ti avviluppa, ed altri, quelli generosi, che non ti tengono stretta lì a vedere cosa succede dopo, e ti fanno volare via con loro.

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10 pensieri su “Ci sono libri generosi.

  1. keypaxx

    Ci sono libri e ci sono libri. L’importante è che riescano a lasciare un segno, un pensiero, un ricordo, una sensazione indelebile. Alcuni ci riescono, altri no. Ma è comunque un perfetto esercizio che ci permette di imparare sempre qualcosa di diverso e di nuovo. Quando leggiamo siamo noi e l’autore, soli, a dialogare. Nulla di meno.
    Un sorriso per una lieta serata.
    ^_____^

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    1. tiptop Autore articolo

      Capita anche di dimenticarsi dell’autore, e dialogare con i personaggi…quante volte mi è dispiaciuto arrivare all’ultima pagina, e sentire la mancanza.

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      1. remo bassini

        Grazie. Mi è piaciuto questo scivolare da Tiziano a te. Un critico letterario di Cortona (famoso, mica come me, lui scrisse anche sul Corriere della Sera, si chiamava Pietro Pancrazi) sosteneva che un libro è bello quando, alla fine, tu lettore dici: avrei voluto scriverlo io. Ciao e grazie ancora e un saluto a chi passa di qui

      2. tiptop Autore articolo

        Forse,per quanto mi piaccia scrivere, non ho sufficiente animo da scrittrice per avere l’ardire di pensare “vorrei averlo scritto io”…a me non è mai venuto in mente, forse perchè penso io sono io, lui è lui, non potremmo scrivere le cose nello stesso modo (lasciando perdere il fattore “capacità”). Per me un libro è bello quando ti coinvolge, e poi ti spiace che sia finito. Può piacerti la trama, un personaggio, può darti spunti di riflessione, può essere un amore o un amico, insomma.
        P.S. Col “colui” reincontrato, di cui parlo, passai nella notte dei tempi qualche giorno a Cortona!

  2. giovanni choukhadarian

    Perché la Cristina è brava, a leggere i libri e poi darne conto; e Remo Bassini, per parte sua, scrive gran bèi libri, schìsci e austeri com’è forse lui.

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    1. tiptop Autore articolo

      Tu sei sempre troppo buono… secondo me ne do conto in un modo tanto confusionario e O.T. che mi pongo il problema se non faccia involontariamente un danno all’autore! D’altra parte, nella testata del blog c’è scritto “a modo mio”, ci tengo cioè a scrivere le mie primitive impressioni, da persona non addetta ai lavori.

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  3. antonypoe

    “Le cose, per farsele piacere, bisogna lasciarle”: una frase che non mi trova d’accordo. a parte questa considerazione personale il libro sarà sicuramente piacevole. me lo segno. ciao

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    1. tiptop Autore articolo

      Guarda Antony, non conosco i tuoi gusti letterari, ma i libri di Remo li ho letti tutti sempre con piacere, quest’ultimo mi pare particolarmente ben riuscito, e mi ha fatto venir voglia di rileggere il suo primo, Il quaderno delle voci rubate.

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      1. antonypoe

        ho gusti un po’ difficili. però ogni tanto provo a leggere qualcosa d’altro. e il tuo post mi ha trasmesso appunto sensazioni piacevoli. mi sono segnato mentalmente il nome dell’autore. la mia considerazione sulla frase non è rilevante. ciao. buona serata

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