E’ cheap, dice la futura suocera, e scuote la testa.

Midnight in Paris è un film che non ha certo portato elementi di novità nei miei pensieri e nelle mie conoscenze, ma mi ha regalato senza dubbio un’oretta e mezzo piacevole, che non è poco in questi tempi (miei) affannosi e concitati.
C’è questo “povero” Gil, che non è che sia uno spiantato incapace, scrive sceneggiature di successo a Hollywood ma a Parigi veste i panni dell’aspirante scrittore –  scrivere sceneggiature è più facile, dice nel film. Quest’uomo, che  nel gesticolare e nel modo di esprimersi ricorda assai il suo regista Woody Allen,  con la promessa sposa Inez, è a Parigi in visita ai genitori di lei che si trovano lì per lavoro e dei quali, data la preponderanza del bianco delle ambientazioni e degli abiti che li riguardano, capisci subito che sono molto americani e molto ricchi.
Fin dal primo momento ci si chiede cosa possa legare la giovane coppia, e la risposta “nulla” si snoda lungo il film. Questa ricca famiglia americana sembra occupata a crearsi mete e muoversi affannosamente di qui e di là, non apprezzando il gusto di Gil nel camminare per le vie di Parigi,  ed ancor più se piove.
Trovatosi  dunque solo a passeggiare, una notte  si perde e stanco si siede su una gradinata: una macchina d’epoca si ferma, gli occupanti lo convincono a salire, e comincia l’avventura delle mezzanotti parigine tra i protagonisti  della vita artistica degli anni venti. Dalla coppia Fitzgerald, a Hemingway, Picasso, Gertrude Stein, Cole Porter, a Bunuel perplesso circa la trama suggerita da Gil de l’Angelo Sterminatore, insomma Gil  interagisce con questi “grandi” accantonando l’iniziale perplessità, che credo legittima quando ci si trova proiettati un’ottantina di anni indietro nel tempo.
Non c’è come fare un riassunto per accorgersi della miriade di episodi e di particolari che ti tornano alla memoria mentre scrivi, e che ti spiace tralasciare…non hai fatto grasse risate, ma vedendo il film hai continuamente sorriso..
Ovviamente  cerca di parlare di questi incontri con la fidanzata non venendo preso sul serio, ed anzi i futuri suoceri, che lo considerano strambo, comunista e con gusti “cheap”,  gli mettono alle calcagna un detective per capire dove si rechi da solo tutte le sere.
Ovviamente finchè la fidanzata aspetta con lui sulla gradinata non si vedrà nessuno, ovviamente negli anni venti prova, ricambiato,  attrazione per la giovane amante di Picasso, con la quale atterrerà nella BelleEpoque, dove lei deciderà di restare, ovviamente lascerà la fidanzata, ovviamente passeggerà per le strade di Parigi dove  ovviamente reincontrerà  un sorriso femminile che lo accompagnerà anche sotto la pioggia.
Quanti ovviamente… ma chi se ne importa? qui ci stanno, e l’ovvietà, se ben presentata, della trama di una  storia d’amore non è necessariamente una cosa negativa: anzi, a volte è rassicurante,  a volte si ha bisogno di rassicurazioni. E forse l’ovvietà della trama equilibra la peculiarità del suo sviluppo, tra il passato ed il presente (ma il modo usato è sempre l’indicativo presente), e quel “quid” indefinibile che magicamente scocca tra due persone (un altro argomento amato da Allen) … tipo  il’incontro della ragazze del mercatino delle pulci che gli dice di aver  pensato a lui quando ha visto un nuovo vecchio disco di Cole Porter, e Gil si stupisce, non dell’incontro, non dell’oggetto,  ma di essere considerato.
Nel  film (nella vita ) sembra che ci siano come due fazioni, quelli immersi nella propria epoca, sicuri di tutto,  e le persone dotate del sentire e di molteplici punti di domanda… a queste persone che sanno amarla,  è permesso entrare nella magia di Parigi, di questo passato che non muore.  Come tanto spesso si dice “sono nato nel secolo sbagliato”.. quando ci si accorge magari che il mondo intorno avanza ad una velocità che non è la tua, ed assume valori che non saranno mai tuoi, ed il passato, già lo conosci, ritieni  che possa essere il tuo antro.
Come in ogni pellicola di Allen, i particolari sono curatissimi,  le musiche si adeguano  e sottolineano  perfettamente ogni momento del film, gli attori sono  fisicamente perfetti per il loro ruolo: degli artisti del passato, viene fatta  una amichevole caricatura,  una sfilata di personaggi,  una sorta di gioco.
Ad Hemingway è stato dato molto spazio,  ed ha tra l’altro avvertito Gil che gli scrittori sono molto competitivi, non far mai leggere un tuo romanzo ad un altro scrittore, se fosse bello ti odierebbe, e se fosse brutto ti odierebbe lo stesso perchè ha perso del tempo. Sarei curiosa di sapere, se dopo questo film, siano aumentate le vendite dei suoi libri…
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Un pensiero su “E’ cheap, dice la futura suocera, e scuote la testa.

  1. Rear Window

    Un gioiellino delizioso, questo ultimo film di Allen. Una storia sull’incapacità di vivere il presente. Quando il protagonista comprende che il passato va metabolizzato senza mitizzarlo, allora riuscirà a cogliere, anche nella vita di tutti i giorni, quelle possibilità per vivere al meglio. Riuscirà a trovare chi, come lui, ama Parigi sotto la pioggia.

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