Filatelia

Mio figlio era partito, e riordinando ho trovato abbandonata sulla scrivania  la busta  con il contratto firmato che doveva inviare all’assicuratore: l’ho trasferita nella mia borsa, avrei provveduto: era difficile che se ne ricordasse in quei pochi giorni natalizi caotici, che ti coprono il tavolo con carte di regali lacerate, e nastri disfatti.
Poco dopo arriva la sua telefonata, sì, la busta da spedire l’ho già vista, ora comincia una nuova caccia al tesoro, in giro  per la camera ci deve essere qualche scontrino ginevrino per un regalo che deve cambiare. Ne trovo uno, preparo una busta.
Ho finito la mia scorta di francobolli! Nel portafoglio ne trovo solo uno, lo sorteggio, la busta con lo scontrino forse è più urgente, può essere che se passano troppi giorni non cambiano più l’oggetto.  Però 60 cents forse è poco per la Svizzera, chiederò in tabaccheria.
La prima tabaccheria non vende valori bollati, la seconda li vende ma non ce li ha, bisogna andare in posta, ma è venerdì ora tramonto, ci rinuncio.
La mattina dopo li procura il capofamiglia, per la Svizzera l’affrancatura è 75 cents, ha trovato  in un’altra tabaccheria la differenza di 15 cent, e la scorta che gli avevo chiesto me l’ha fatta di francobolli da 75 cents, non da 60, tariffa italiana. Quasi affranco la busta dell’assicuratore con 75 lo stesso. Ma no, lunedì debbo andare in posta per consegnare il censimento e spedire una raccomandata, prenderò lì i francobolli giusti.
Per lo meno è un’ipotesi, una speranza, visto che nell’ufficio postale una volta ho venduto io un francobollo a un tizio, allo sportello erano finiti.
Il lunedì raggiungo le Poste sotto il diluvio, estraggo le mie buste, e chiedo anche 10 francobolli da 60: sono finiti. “Vabbè, è sera, domani debbo tornare con un pacco da spedire, mi dia intanto l’accompagnatoria”
Oggi, che era il domani che dicevo ieri, mi ripresento all’ufficio postale con l’enorme pacco – avevo trovato posteggio lontanissimo, ovviamente.  Per spedire il pacco, nessun problema, ma chiedo all’omino, diverso dall’impiegato della sera prima,  dieci francobolli da 60 cents.  Apre il raccoglitore e constata “Sono finiti, ma li vado a prendere di là” e chiede alla sua collega come si fa per i francobolli. “Fai una vendita, no?” risponde quella.  Già, in effetti, lui me li dà ed io li pago.
Il gentile impiegato – mentre attendevo con 15 persone davanti mi sembrava avere  un aspetto scorbutico, forse sarò  stata io a esalare insofferenza – torna con un foglione svolazzante, variopinto quanto bucherellato, lo inserisce nella apposita pagina del raccoglitore, e stacca dieci francobolli, forse ce la stiamo facendo! No! manca un codice, IL codice. Scuote la testa “Son francobolli vecchi” , “Ah pure raffermi me li dà? ” sorride, la sua vicina non sa niente di codici di francobolli raffigurativi della Valle d’Aosta, deve ricorrere alla capa, alla quale viene in mente che era stato annotato nel Gran Libro dei Francobolli, ed infatti, un appunto incellophanato si rivela come il codice del francobollo valdostano. Finalmente divento proprietaria a tutti gli effetti di due strisce di francobolli con ameno paesaggio montano e castello.
E nessuno se ne abbia a male se chiedendomi “Oh, non è che hai un francobollo che son senza?”  zufolerò fingendo indifferenza.

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2 pensieri su “Filatelia

  1. ele

    QUESTA è già la fine del mondo, in italia nel 21mo secolo.. la farrginosità. anche l’imbranataggine. anche le lungaggini da terzo mondo suvvia !!!
    la fine del mondo è già questa. vivere così faticosamente…

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  2. antonypoe

    bel resoconto. sì, è una vita complicata quella che ci siamo scelti. non oso pensare come sarà fra qualche anno (se ci arriviamo 🙂
    ciao

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